{"id":288,"date":"2021-02-25T16:05:33","date_gmt":"2021-02-25T16:05:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2021\/02\/25\/il-sistema-ricerca-nei-documenti-programmatici-del-governo-una-visione-d-insieme\/"},"modified":"2021-02-25T16:05:33","modified_gmt":"2021-02-25T16:05:33","slug":"il-sistema-ricerca-nei-documenti-programmatici-del-governo-una-visione-d-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2021\/02\/25\/il-sistema-ricerca-nei-documenti-programmatici-del-governo-una-visione-d-insieme\/","title":{"rendered":"Il sistema ricerca nei documenti programmatici del governo, una visione d\u2019insieme."},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gianpiero Ruggiero <\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><em>Nel mentre il prof. Draghi giurava come nuovo premier, sulla gazzetta ufficiale \u00e8 stato pubblicato il Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027&nbsp;uno degli ultimi atti del governo Conte, passato un po\u2019 in sordina per via della crisi politica e dell\u2019avvicendamento governativo. Eppure si tratta del documento che orienter\u00e0 le politiche della ricerca in Italia per i prossimi sette anni, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le priorit\u00e0 della Commissione europea.<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>Per capire meglio dove sta andando il \u201csistema ricerca\u201d, il PNR andrebbe letto inquadrandolo con quanto contenuto in altri due documenti di indirizzo e programmazione strategica; una lettura comparata dalla quale emergere con pi\u00f9 chiarezza la visione \u201cstraordinaria\u201d, richiesta a livello internazionale, con la gestione \u201cordinaria\u201d pensata dall\u2019Italia. Il riferimento \u00e8 al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui testo \u00e8 in discussione in Parlamento, e alla legge di Bilancio 2021, approvata a fine dicembre.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il sistema ricerca nei documenti programmatici del governo<\/strong><br \/>Cosa ci dicono in estrema sintesi l\u2019insieme di questi tre documenti programmatici predisposti dal governo?<\/p>\n<p>In primo luogo lo sforzo di invertire la tendenza del taglio di risorse da immettere nel settore. Per fortuna gli investimenti risultano in aumento, seppur debolmente. Certamente non si \u00e8 ancora vicino a quanto richiesto da quattordici scienziati, pi\u00f9 noto come \u201cPiano Amaldi\u201d (dal nome del primo promotore), che pu\u00f2 essere riassunto nello slogan: investire nella ricerca pubblica 15 miliardi in 5 anni. Una cifra corrispondente a un aumento di 1 miliardo ogni anno, che permetterebbe di arrivare, nel 2025, a un livello strutturale dello 0,75% del Pil, il livello della Francia di oggi.<\/p>\n<p>Gli appelli del mondo scientifico e culturale, a investire maggiori risorse nella ricerca pubblica, partono tutti da alcuni dati inconfutabili. L\u2019Italia attualmente investe solo circa lo 0,5% del suo PIL in ricerca pubblica, di base e applicata (150 euro per ogni cittadino contro i 250 e 400 di Francia e Germania) e sommando anche i programmi di sviluppo industriale e i contributi del settore privato, contribuisce ai capitoli ricerca e sviluppo con l\u20191,4% del PIL, contro il 2,2% della Francia e il 3,1% della Germania. Di conseguenza i ricercatori pubblici sono circa 75.000 nel nostro paese, contro i 110.000 della Francia e i 160.000 della Germania. Inoltre, \u00e8 da tener presente che lo 0,5% italiano viene speso per lo pi\u00f9 in salari e non in attivit\u00e0 di ricerca. \u00c8 deludente vedere le statistiche dei ricercatori di nazionalit\u00e0 italiana, vincitori di bandi internazionali ERC, che decidono di svolgere le proprie ricerche all\u2019estero; \u00e8 altrettanto frustrante creare nuovi ricercatori, le cui proposte di ricerca non verranno mai adeguatamente finanziate.&nbsp;<\/p>\n<p>Un\u2019iniezione di risorse aggiuntive, in un sistema in forte sofferenza da troppi anni, \u00e8 senz\u2019altro da valutare positivamente. Ma sappiamo che le risorse vanno correttamente indirizzate e gestite, attraverso una rigorosa valutazione dei progetti attuativi, garantendo le necessarie sinergie tra i titolari dei programmi e i loro beneficiari. In tale prospettiva, \u00e8 da registrare con favore l\u2019approccio di governance condivisa tra MUR e le altre amministrazioni che emerge dal Programma Nazionale per la Ricerca.<\/p>\n<p>L\u2019aver istituito presso il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) la \u201cCommissione per la ricerca\u201d, composta da un rappresentante fiduciario di ogni Ministero, appare un idoneo strumento di coordinamento che potr\u00e0 garantire, quando necessario, le azioni opportune a favorire l\u2019attuazione di politiche multilivello e una partecipazione, appunto, coordinata alle numerose iniziative di partenariato europeo. L\u2019aver istituito la Commissione per la ricerca in seno al CIPE, per\u00f2, ha fatto emergere con pi\u00f9 clamore un\u2019assenza importante, di non poco conto. In nessuno dei tre documenti programmatici esaminati, in particolare, viene mai citata l\u2019Agenzia Nazionale per la Ricerca[2]. Istituita sulla carta per promuovere e finanziare progetti di ricerca altamente strategici, da realizzare in Italia ad opera di soggetti pubblici e privati, favorire l&#8217;internazionalizzazione delle attivit\u00e0 di ricerca italiane, nonch\u00e9 definire un piano di semplificazione delle procedure amministrative e contabili relative ai progetti di ricerca, al momento dell\u2019Agenzia si sono perse le tracce. Scomparsa dai radar, appare destinata a finire su un binario morto prima ancora di nascere.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 l\u2019unica fra le grandi nazioni ancora priva di una Struttura o Agenzia comparabile a NSF (Usa), DFG (Germania), ANR (Francia), MRC (UK), presenti in altri paesi in cui l\u2019investimento in ricerca \u00e8 considerato una priorit\u00e0 per lo sviluppo nazionale. Nel vuoto che si \u00e8 creato, alcuni accademici ha proposto la creazione da parte del Governo di una Fondazione per la Creativit\u00e0 Scientifica[3], fondazione di diritto privato afferente alla Presidenza del Consiglio e dedicata allo sviluppo della creativit\u00e0 ed innovazione scientifica attraverso il finanziamento di progetti di ricerca scientifica di base meritevoli proposti da singoli individui (bottom-up).<\/p>\n<p>Contribuire alla costruzione di un sistema della ricerca, intervenendo sulle sue debolezze e con una visione di lungo periodo, non pu\u00f2 prescindere dal considerare il \u201ccapitale umano\u201d come fattore determinante. Nell\u2019insieme dei tre documenti, il vero nodo ancora non sciolto \u00e8 il reclutamento di nuovi ricercatori e l\u2019aumento del numero di dottorati. Manca quell\u2019investimento necessario per avvicinare il numero di ricercatori pubblici italiani a quelli di Francia e Germania e invertire la fuga dei cervelli.<\/p>\n<p>Tuttavia, questa carenza di risorse non ha ancora minato la qualit\u00e0 della ricerca prodotta nel nostro paese. Assistiamo a un fenomeno che va sotto il nome di \u201cParadosso Italiano\u201d, per cui nelle pi\u00f9 rilevanti riviste scientifiche la presenza di articoli di autori italiani \u00e8 pi\u00f9 alta, in termini di qualit\u00e0 e risonanza, in rapporto ai pochi fondi stanziati per la ricerca, di quella degli altri paesi avanzati. Il che dimostra che la qualit\u00e0 della scienza italiana \u00e8 elevatissima. Lo stesso non si pu\u00f2 dire della quantit\u00e0; peraltro una quota notevole di questa ricerca scientifica proviene da scienziati in media non giovanissimi, molti dei quali ormai vicini alla pensione.<\/p>\n<p>Nella lettera inviata a Draghi dalla illustri scienziati[4], si pu\u00f2 leggere che \u201cla ricerca di base sia la fonte primaria dell&#8217;innovazione nelle societ\u00e0 tecnologiche avanzate e che gli investimenti in ricerca, specialmente quelli in capitale umano, siano moltiplicatori potenti di crescita e sviluppo socio-economico, a rendimento differito nel tempo ma con effetti di lunga durata. Da sottolineare, tuttavia, che le spese per la formazione del capitale umano possono sviluppare la loro potenzialit\u00e0 solo se, nelle infrastrutture scientifiche del Paese, c&#8217;\u00e8 equilibrio tra ricercatori in entrata e quelli in uscita verso l&#8217;estero\u201d.<\/p>\n<p><strong>La ricerca nella legge di bilancio 2021<\/strong><br \/>La legge di Bilancio 2021 ha istituito quattro nuovi fondi per la ricerca: il Fondo per la ricerca in campo economico e sociale (con una dotazione di 8,5 milioni annui dal 2021), il Fondo per la promozione e lo sviluppo delle politiche del Programma nazionale per la ricerca (con una dotazione di 200 milioni per gli anni 2021 e 2022 e di 50 milioni il 2023), il Fondo per l\u2019edilizia e le infrastrutture di ricerca (con una dotazione di 100 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022, 250 milioni per il 2023, 200 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025 e di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2035) e il Fondo per la valutazione e la valorizzazione dei progetti di ricerca (con una dotazione di 10 milioni a decorrere dal 2021).<\/p>\n<p>Sono state assegnate risorse ad hoc anche per creare ecosistemi dell\u2019innovazione nelle Regioni del Mezzogiorno. La Manovra 2021 prevede anche la possibilit\u00e0 di trasferire, in tutto o in parte, le risorse destinate al Fondo per l&#8217;innovazione tecnologica e la digitalizzazione introdotto dal DL \u201cRilancio\u201d alle amministrazioni pubbliche per il finanziamento di progetti di trasformazione digitale.<\/p>\n<p>Oltre ad istituire nuovi strumenti finanziari a sostegno della ricerca e dell&#8217;innovazione, la manovra 2021 va anche a rifinanziare misure esistenti, come il Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca, che viene incrementato di 65 milioni annui a decorrere dal 2021. Inoltre, assicurare la partecipazione dell&#8217;Italia al Trattato antartico, a decorrere dal 2021, potr\u00e0 essere assegnato un contributo di 23 milioni agli enti pubblici di ricerca incaricati dell\u2019attuazione del Programma nazionale di ricerche in Antartide (PNRA).<\/p>\n<p>Pur senza stravolgimenti o novit\u00e0 sostanziali, la manovra di bilancio pu\u00f2 essere vista come l\u2019introduzione di presupposti per sostenere un disegno pi\u00f9 armonizzato del \u201csistema ricerca\u201d e per invertire, finalmente, la tendenza che aveva visto negli anni addietro un taglio di 1 miliardo al Fondo per l\u2019Universit\u00e0 e di circa 250 milioni a quelli degli Enti.<\/p>\n<p><strong>La ricerca nel PNRR<\/strong><br \/>Con le basi poste dalla legge di bilancio, ci si sarebbe aspettato che il PNRR presentasse una visione d\u2019insieme, con la definizione delle proposte progettuali dove indirizzare le risorse. Ma cos\u00ec non \u00e8. Il livello di dettaglio (giustificazione risorse e descrizione progetti) \u00e8 scarno, limitato a una tavola riassuntiva con poche righe per ogni iniziativa proposta. Troppo poco per un tema, come la ricerca, che necessita di visione, di un disegno preciso e di una continuit\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>Nel documento ora in discussione in Parlamento, la ricerca \u00e8 presente nella quarta missione \u201cIstruzione e Ricerca\u201d, sotto il titolo \u201cDalla ricerca all\u2019impresa\u201d, con una dotazione totale di circa 11,7 miliardi. Nelle pagine relative a R&amp;S viene esposta una diagnosi delle nostre debolezze, abbastanza nota e condivisibile[5], unitamente alle linee di intervento che puntano al loro rafforzamento: la promozione delle iniziative di interesse comune europeo e del partenariato, il trasferimento tecnologico e il sostegno all\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Obiettivi certamente condivisibili, ma il cui livello di dettaglio fornito dalle brevi descrizioni dei diversi interventi che lo compongono e, soprattutto, il dimensionamento economico attribuito, non sciolgono i dubbi sul grado di integrazione tra l\u2019insieme delle attivit\u00e0 previste. All\u2019interno delle risorse destinate al rafforzamento della ricerca e delle iniziative di partenariato europeo (di cui una parte finanziate gi\u00e0 dal bilancio nazionale, quindi non risorse aggiuntive), sono presenti voci come gli accordi di innovazione, il fondo per l\u2019edilizia e le infrastrutture, il finanziamento ai partenariati per l\u2019innovazione[6]. Non \u00e8 chiaro, perci\u00f2, quante risorse fresche \u201caggiuntive\u201d allora andranno effettivamente a beneficio della ricerca di base.<\/p>\n<p>Le infrastrutture di ricerca, per fare un altro esempio, vengono citate in pi\u00f9 progetti, senza un\u2019indicazione sul ruolo attribuito o del disegno che ne giustifichi la presenza nelle singole proposte di spesa. Un quadro che pu\u00f2 essere ricavato per deduzione, collegando altre voci, quali gli IPCEI, i partenariati, gli ecosistemi dell\u2019innovazione e i campioni nazionali.<\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo non si comprende come la scelta per le infrastrutture si rapporti con quanto detto a proposito delle dieci missioni citate nei partenariati allargati o dei sette centri \u201ccampioni nazionali di R&amp;S\u201d, di cui viene fornito un elenco dettagliato.<\/p>\n<p>Ci sarebbe davvero tanto da specificare su queste iniziative, soprattutto quali siano gli aspetti metodologici da portare avanti (quanto siamo avanti nel porci come innovatori nelle aree tematiche citate?) e quali gli apporti in termini infrastrutturali (siamo in grado di costruire consorzi e infrastrutture che siano in grado di assolvere con efficacia alle funzioni di rendicontazione, coordinamento e sfruttamento?).<\/p>\n<p>Il progetto dei \u201ccampioni nazionali\u201d, nondimeno, non chiarisce cosa accadr\u00e0 dopo il 2026, che diventa il termine entro cui i Centri nazionali dovranno dimostrare di essere in grado di autosostenersi, creando strutture in grado di moltiplicare le risorse e trovare sbocchi occupazionali adeguati. Iniziative di questo genere necessitano di una pianificazione e lungo termine, per la formazione e strutturazione del capitale umano e il raccordo con le politiche in atto, alcune proprio con finanziamenti europei, che non possono essere interpellate \u201ca sportello\u201d. Occorrerebbe, quindi, coinvolgere ex ante atenei ed enti di ricerca, mettendo in chiaro fin da subito impegni e contributi.&nbsp;<\/p>\n<p>Se lo schema del PNRR per il settore della ricerca \u00e8 in linea di massima condivisibile, le voci che lo compongono al momento non sembrano volare alto e necessitano di ulteriori approfondimenti. Molte proposte sono avvincenti, ma un giudizio definitivo si potr\u00e0 dare solo al momento in cui i progetti saranno resi definitivamente pi\u00f9 chiari, con l\u2019identificazione dei programmi di ricerca pi\u00f9 rilevanti e le opzioni di policy scelte dal governo per sostenerle.<\/p>\n<p><strong>Il Programma Nazionale Ricerca 2021-2027<\/strong><br \/>Guardando alla struttura del PNR salta subito all&#8217;occhio l&#8217;allineamento con i cluster di Horizon Europe:<\/p>\n<p><strong>Salute<\/strong><br \/>Cultura umanistica, creativit\u00e0, trasformazioni sociali, societ\u00e0 dell\u2019inclusione<br \/>Sicurezza per i sistemi sociali<br \/>Digitale, industria, aerospazio<br \/>Clima, energia e mobilit\u00e0 sostenibile<br \/>Prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, ambiente<br \/>Questi sei grandi ambiti di ricerca e innovazione sono declinati, a loro volta, in aree d\u2019intervento (sotto ambiti) che il Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca ha individuato in coerenza con le specificit\u00e0 del contesto nazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"images\/tabella.jpg\" alt=\"tabella\" width=\"772\" height=\"307\" \/><\/p>\n<p>Da sottolineare che il PNR contiene, in appendice, una pregevole matrice di conversione dei grandi ambiti di ricerca e innovazione con le politiche multilivello, con un aggancio agli obiettivi dell\u2019Agenda 2030 (SDGs) e ai domini per la misurazione del benessere equo e sostenibile (BES). \u00c8 un esempio concreto, da replicare in altre ambiti, di come iniziare a strutturare nei documenti programmatici l\u2019orizzonte del benessere e dello sviluppo sostenibile, attraverso l\u2019identificazione e realizzazione di azioni coerenti, convergenti e, quando possibile, congiunte fra le diverse amministrazioni.<\/p>\n<p>Il PNR sposa l&#8217;approccio mission-oriented, che &#8220;mira a orientare e coordinare gli interventi pubblici al fine di raggiungere obiettivi sociali ambiziosi&#8221;. In questo contesto la ricerca diventa uno degli elementi funzionali, che &#8211; insieme ad altre iniziative politiche &#8211; consentir\u00e0 &#8220;all\u2019azione innovatrice di dispiegarsi e raggiungere l\u2019obiettivo&#8221;, trovando soluzioni alle attuali sfide della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il PNR include anche due piani nazionali:<\/strong><\/p>\n<p>il Programma nazionale per le infrastrutture di ricerca, che intende definire una rete delle infrastrutture di ricerca, espandendo il loro ruolo nell\u2019innovazione e potenziando i rapporti con l\u2019industria;<br \/>il Piano nazionale per la scienza aperta, per garantire l&#8217;accesso aperto agli strumenti di produzione della ricerca, ai dati e alle pubblicazioni scientifiche.<br \/>All\u2019attuazione del PNR sono destinati fondi di provenienza diversa, tra i quali risorse di bilancio del Ministero per l\u2019universit\u00e0 e la ricerca i fondi strutturali e di investimento europei, i fondi nazionali destinati alla Politica di Coesione e i programmi europei a gestione diretta (Horizon Europe, InvestEU, Europa digitale, Erasmus+, Europa Creativa, LIFE). Sui sette anni del programma (2021-2027), sono indicati 14,5 miliardi (non aggiuntivi), considerati i 12 miliardi del Fondo ordinario degli Enti, 1,5 del First, 1 del Prin Covid. Il PNR comprende anche le risorse per le assunzioni.<\/p>\n<p>Il documento \u00e8 il risultato di un lungo processo di concertazione e trae vantaggio dall\u2019essere stato concepito tenendo conto sia della nuova programmazione della ricerca europea (il programma quadro \u201cOrizzonte Europa\u201d), sia di quanto andava maturando per dare concretezza al piano europeo Next Generation EU.<\/p>\n<p>Nel PNR viene ribadita la necessit\u00e0 di approcci di governance condivisa tra il MUR e le altre amministrazioni, uno punto cruciale del Piano, in quanto \u201cla volont\u00e0 di progettare e realizzare opportune sinergie tra strategie e programmi che intervengono in ambiti diversi, ad esempio quello della ricerca e quelli di sostegno alle capacit\u00e0 produttive, deve essere supportata da una efficace azione di coordinamento delle amministrazioni nel momento in cui questi programmi prendono forma e le autorit\u00e0 responsabili sono impegnate a definirne le priorit\u00e0. Si intende, in questo modo, promuovere e sostenere azioni organizzate del sistema nazionale della ricerca su temi prioritari di carattere interdisciplinare o intersettoriale, come la realizzazione delle politiche sulla scienza aperta, l\u2019innovazione aperta o sull\u2019Intelligenza artificiale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><br \/>Da molti anni il settore della ricerca ricopre il ruolo di cenerentola nel panorama delle politiche pubbliche. Molto evocata a parole, da tutti, nei fatti la ricerca non assume mai il ruolo centrale, non viene mai messa dalla politica tra le battaglie di sistema. Come se spendere di pi\u00f9 in ricerca e sviluppo fosse una partita che non vale la pena di giocare fino in fondo. E cos\u00ec facendo, in aggiunta anche a una endemica frammentazione del settore tra pi\u00f9 dicasteri, la ricerca italiana, come sistema, non riesce a crescere e svilupparsi come dovrebbe.<\/p>\n<p>Eppure non bisognerebbe mai dimenticare qual \u00e8 il posizionamento del nostro paese (\u201cinnovatore moderato\u201d secondo lo scoreboard europeo), con una ricerca pubblica di qualit\u00e0 ma sottodimensionata per risorse umane, economiche e strutturali; con una ricerca privata che, seppure in crescita, riflette una specializzazione produttiva non \u201cscience based\u201d, con forti disparit\u00e0 territoriali e tecnologiche.<\/p>\n<p>Nelle settimane a venire che mancano alla stesura definitiva del PNRR, anche in vista della riunione congiunta dei Ministri competenti sull&#8217;innovazione e sulla ricerca del G20, che si terr\u00e0 il 5 e 6 agosto a Trieste, occorre rendere il percorso per raggiungere gli obiettivi prefissati pi\u00f9 chiaro e puntuale, cercando di far lievitare le risorse per la ricerca pubblica e consolidare la ricerca fondamentale.<\/p>\n<p>Il potenziale innovativo c\u2019\u00e8, ma si sente molto l\u2019esigenza di una visione unitaria di lungo periodo e della capacit\u00e0 di investirci con coerenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>di Gianpiero Ruggiero <\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><em>Nel mentre il prof. Draghi giurava come nuovo premier, sulla gazzetta ufficiale \u00e8 stato pubblicato il Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027&nbsp;uno degli ultimi atti del governo Conte, passato un po\u2019 in sordina per via della crisi politica e dell\u2019avvicendamento governativo. Eppure si tratta del documento che orienter\u00e0 le politiche della ricerca in Italia per i prossimi sette anni, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e le priorit\u00e0 della Commissione europea.<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>Per capire meglio dove sta andando il \u201csistema ricerca\u201d, il PNR andrebbe letto inquadrandolo con quanto contenuto in altri due documenti di indirizzo e programmazione strategica; una lettura comparata dalla quale emergere con pi\u00f9 chiarezza la visione \u201cstraordinaria\u201d, richiesta a livello internazionale, con la gestione \u201cordinaria\u201d pensata dall\u2019Italia. Il riferimento \u00e8 al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui testo \u00e8 in discussione in Parlamento, e alla legge di Bilancio 2021, approvata a fine dicembre.<\/em><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1508,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":0,"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[],"class_list":["post-288","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-istruzione-ricerca"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il sistema ricerca nei documenti programmatici del governo, una visione d\u2019insieme. -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2021\/02\/25\/il-sistema-ricerca-nei-documenti-programmatici-del-governo-una-visione-d-insieme\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il sistema ricerca nei documenti programmatici del governo, una visione d\u2019insieme. -\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Gianpiero Ruggiero  Nel mentre il prof. 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