{"id":3153,"date":"2026-09-19T16:09:38","date_gmt":"2026-09-19T16:09:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=3153"},"modified":"2026-09-19T16:12:32","modified_gmt":"2026-09-19T16:12:32","slug":"ciao-sandro-mazzola-bandiera-interista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/09\/19\/ciao-sandro-mazzola-bandiera-interista\/","title":{"rendered":"Ciao Sandro Mazzola,\u00a0bandiera interista"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Emanuele Mariani<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><strong><em>Il trionfo\u00a0in Nazionale\u00a0ad Euro \u201968\u00a0e la staffetta\u00a0ai Mondiali di Messico \u201970, proprio con Rivera, insieme in azzurro, ma leali avversari in tanti derby milanesi.\u00a0<\/em><\/strong><br>\u200bHo un particolare ricordo di\u00a0Alessandro (detto\u00a0Sandro)\u00a0Mazzola\u00a0che vidi personalmente giocare (ed ero un ragazzino) negli ultimi due campionati conclusivi della sua carriera da calciatore (1975-1976 e 1976-1977)\u00a0e prima ancora del padre Valentino, capitano del Grande Torino: mio nonno materno, infatti,\u00a0vide giocare al Campo Testaccio quella fenomenale formazione e\u00a0mi descrisse\u00a0e raccont\u00f2,\u00a0a me bambino, quasi come una favola,\u00a0la classe immensa di quei giocatori, guidati dal carisma di quel fuoriclasse che, al momento giusto, si tirava su le maniche quasi a mandare un\u00a0preciso segnale ai compagni:\u00a0era giunta l\u2019ora di vincere la partita e segnare pi\u00f9 gol degli avversari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa tragedia di Superga (4 maggio 1949) ci ha tolto tutto questo, ma non l\u2019immortalit\u00e0 di quella squadra e del suo capitano, il padre di Sandro, dal quale&nbsp;il figlio&nbsp;aveva ereditato la forza e la maestria calcistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEcco oggi scompare con Sandro Mazzola, uno degli ultimi grandi protagonisti di un&nbsp;mondo del calcio che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.&nbsp;Non solo grandi campioni sul campo, ma grandi uomini, veri esempi, anche fuori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bInsomma, oggi si perde&nbsp;una delle&nbsp;icone pi\u00f9 lucenti ed eleganti&nbsp;del&nbsp;<em>football<\/em>&nbsp;non solo nostrano, ma internazionale.&nbsp;Se n\u2019\u00e8 andato a&nbsp;83 anni,&nbsp;la&nbsp;bandiera dell&#8217;Inter e pilastro della Nazionale italiana&nbsp;per il quale la parola leggenda suona non solo&nbsp;appropriata, ma doverosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bA dare il triste annuncio \u00e8 stato lo stesso club nerazzurro con una nota ufficiale: \u201c\u00c8 stato uno dei pi\u00f9 grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra\u201d.&nbsp;Non vi sar\u00e0 una camera ardente pubblica. I&nbsp;funerali&nbsp;saranno celebrati&nbsp;il prossimo&nbsp;21 settembre nella basilica di Sant&#8217;Ambrogioa Milano, alle 14:45.&nbsp;Sono tantissime le testimonianze che stanno pervenendo al club&nbsp;di cordoglio e i ricordi per Mazzola da parte di chi lo ha conosciuto e vi ha giocato o&nbsp;ha vissuto l\u2019esperienza anche da dirigente interista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNato a&nbsp;Torino l\u20198 novembre del 1942, Sandro porta con s\u00e9 fin da bambino un cognome monumentale e drammatico. \u00c8 il figlio di&nbsp;Valentino Mazzola, il capitano e simbolo del&nbsp;<em>Grande Torino<\/em>&nbsp;scomparso tragicamente nella secolare&nbsp;tragedia di Superga il 4 maggio&nbsp;1949. Crescere sotto l&#8217;ala di quel&nbsp;ricordo non era facile, ma Sandro, scoperto dal carisma di Benito &#8220;Veleno&#8221; Lorenzi e svezzato nelle giovanili da Giuseppe Meazza&nbsp;(unico calciatore italiano a vincere due titoli mondiali ed al quale il 2 marzo 1980, presenti gli storici fratelli Baresi&nbsp;(e Sandro ora \u00e8 con Franco)<a><\/a>,&nbsp;\u00e8 stato intitolato lo Stadio San Siro che proprio quest\u2019anno festeggia il suo centenario), ha saputo tracciare un percorso unico, trasformando quel peso in un&#8217;immensa spinta d&#8217;orgoglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMazzola ha indossato la maglia nerazzurra per 17 stagioni, dal 1961 al 1977, collezionando&nbsp;565 presenze e 158 gol&nbsp;secondo i dati ufficiali dell&#8217;Inter. Con il club ha conquistato quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Con la Nazionale ha invece totalizzato 70 presenze e 22 reti, vincendo l&#8217;Europeo del 1968.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bSandro Mazzola&nbsp;si trasferisce in Lombardia, a Cassano d\u2019Adda,proprio dopo la perdita del padre, lui bambino di appena 6 anni.&nbsp;Assieme alla madre e al fratello Ferruccio si trasferiscono in via De Amicis.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bCassano d\u2019Adda era il&nbsp;paese natio dell\u2019amato pap\u00e0 Valentino. Mamma Emilia, si trasferisce nella cittadina dell\u2019Est Milanese quando la vita, qui, \u00e8 ancora quella \u201cdi paese\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bQuando la madre&nbsp;decide di trasferirsi a Milano in cerca di un migliore avvenire per lei e i due figli, la scelta di dove prendere casa ricade su via De Amicis,&nbsp;zona Sant\u2019Ambrogio<strong>.<\/strong>&nbsp;Il cuore della capitale lombarda. Una scelta in realt\u00e0 dettata dalla presenza qui di una zia (assieme a lei, un\u2019altra zia), che fa la ricamatrice e sogna di diventare suora. Milano, Sant\u2019Ambrogio. E&nbsp;Porta Ticinese.&nbsp;\u00c8 qui, all&#8217;oratorio di<strong>&nbsp;<\/strong>San Lorenzo<strong>&nbsp;<\/strong>che Sandro e il fratello cominciano a frequentare, che quel tirare calci a un pallone diventa via via ben pi\u00f9 di un passatempo improvvisato davanti alla basilica paleocristiana. Lui e gli amici che condividono la passione per il calcio fondano la loro prima squadra: si chiamer\u00e0&nbsp;la&nbsp;Milanesina<strong>.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAdolescente<strong>,<\/strong>&nbsp;ragazzo con un futuro davanti negli stadi&nbsp;\u2013&nbsp;nonostante dimostri di avere dimestichezza anche con la pallacanestro al punto che la&nbsp;Borletti, futura Armani, gli punta gli occhi addosso \u2013&nbsp;il giovane Mazzola&nbsp;studia ragioneria al Verri di via Lattanzio.&nbsp;A dire il vero, per il basket un pensierino lo fa. Ma sar\u00e0 la prima donna della sua vita, mamma Emilia, a riportarlo \u201csulla retta via\u201d. \u201cSandrino, continua a tirare calci al pallone, \u00e8 la tua strada&#8230;\u201d. Per onorare la memoria del pap\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMilano stella polare, gli sorride anche nell\u2019amore. Qui conosce Graziella Galante, compagna di vita e futura moglie. Famiglia benestante alle spalle, gira per Monte Napoleone con la familiarit\u00e0 con cui \u201cMazzolino\u201d \u2013&nbsp;come lo battezz\u00f2 con affetto&nbsp;Nicol\u00f2&nbsp;Carosio&nbsp;\u2013&nbsp;girerebbe per le strade di Cassano.&nbsp;E s\u2019innamora del futuro<strong>&nbsp;<\/strong>campione dell\u2019Inter quando \u00e8 un semplice ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bL\u2019amore&nbsp;pi\u00f9 forte di ogni cosa,&nbsp;che disintegra barriere sociali e distinzioni di classe. Nel corso di un\u2019ultima intervista&nbsp;alla&nbsp;<em>Gazzetta dello Sport<\/em>, Mazzola parl\u00f2 della moglie come di&nbsp;\u201cuna ragazza bionda e con gli occhi azzurri\u201d. Lei faceva parte di una famiglia benestante: \u201cLei girava in Spider&nbsp;e io&#8230;&nbsp;in tram\u201d.&nbsp;Da quel momento&nbsp;non si lasciano pi\u00f9.&nbsp;Con lei condivider\u00e0 ogni fase della vita. Una presenza discreta, lontana dai riflettori che comunque anche in quegli anni sono accesi sui campioni degli stadi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEd ecco che Sandro alla fine intraprende con successo la sua strada, verso la gloria calcistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl rigore del 1961 legato a Sandro Mazzola risale al 10 giugno 1961, giorno del suo esordio in Serie A durante la storica partita Juventus-Inter, in cui il diciannovenne Mazzola realizz\u00f2 il suo primo gol in assoluto nel massimo campionato italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa partita si gioc\u00f2 in un clima di profonda polemica: il presidente nerazzurro Angelo Moratti decise di schierare la formazione &#8220;Ragazzi&#8221; (la squadra giovanile) per protesta contro la decisione della Federcalcio di far ripetere il match scudetto. L&#8217;incontro termin\u00f2 con il punteggio di 9-1 per i bianconeri, ma fu proprio il giovane Sandro Mazzola a segnare l&#8217;unico gol dell&#8217;Inter trasformando un calcio di rigore contro il portiere juventino Carlo&nbsp;Mattrel&nbsp;al 78&#8242; minuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bTra le reti pi\u00f9 importanti c&#8217;\u00e8 quella segnata&nbsp;proprio&nbsp;contro la&nbsp;Juventusnella parte finale del campionato 1962-63. L&#8217;Inter riusc\u00ec a battere i bianconeri a Torino grazie&nbsp;a Mazzola e quel risultato contribu\u00ec al sorpasso in classifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bFu lo scudetto che apr\u00ec ufficialmente il ciclo della&nbsp;Grande Inter di&nbsp;Helenio&nbsp;Herrera, destinato a dominare il calcio italiano ed europeo nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa carriera di Mazzola si identifica sempre pi\u00f9 con quella dell&#8217;Inter. Diventa capitano e protagonista di una squadra che conquista&nbsp;quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl capitolo pi\u00f9 famoso della carriera di Mazzola arriva il&nbsp;27 maggio 1964, nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAllo stadio&nbsp;Prater&nbsp;di Vienna l&#8217;Inter si impone per 3-1 contro la squadra di&nbsp;Pusk\u00e1s&nbsp;e Di&nbsp;St\u00e9fano. Mazzola segna&nbsp;due dei tre gol nerazzurri, diventando il protagonista della prima Coppa dei Campioni conquistata dall&#8217;Inter.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bQuella doppietta rappresenta uno dei momenti simbolo della storia del club: l&#8217;Inter di Herrera supera il Real Madrid e conquista per la prima volta il massimo trofeo europeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bUn&#8217;altra rete rimasta nella memoria \u00e8 quella realizzata contro il&nbsp;VasasBudapest l&#8217;8 dicembre 1966.&nbsp;Nel 2005 l&#8217;Uefa inserisce quel gol tra i pi\u00f9 significativi della storia della competizione, indicandolo come&nbsp;miglior gol dei primi 50 anni della Coppa dei Campioni\/Champions League.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMazzola \u00e8 protagonista anche della finale di Coppa dei Campioni del 1967, questa volta con un epilogo diverso. A Lisbona, contro il&nbsp;Celtic, \u00e8 proprio lui a portare inizialmente in vantaggio l&#8217;Inter trasformando un&nbsp;rigore. La squadra scozzese rimonta e vince 2-1, lasciando ai nerazzurri la delusione della finale persa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAnche in azzurro Mazzola lascia il segno.&nbsp;Con l&#8217;Italia conquista l&#8217;Europeo del 1968&nbsp;e arriva alla finale del&nbsp;Mondiale del 1970, nel celebre torneo messicano culminato nella semifinale del 4-3 contro la Germania Ovest.&nbsp;La staffetta con Rivera si rivel\u00f2 solo dopo molti anni di fatto un diplomatico accordo per far giocare a fasi alterne e non far coesistere due fuoriclasse immensi del nostro calcio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b&nbsp;La famigerata &#8220;staffetta&#8221; tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera ai Mondiali del Messico del 1970 fu una scelta tattica e diplomatica del c.t. Ferruccio&nbsp;Valcareggi&nbsp;(e forse impartita con il beneplacito di qualche dirigente federale)&nbsp;per far coesistere due grandi fuoriclasse dello stesso ruolo&nbsp;che in realt\u00e0 non lo ricoprivano.&nbsp;La verit\u00e0 raccontata dai protagonisti nel corso degli anni, anche alla luce dei recenti ricordi e delle dichiarazioni dello stesso Rivera, descrive questa soluzione come un compromesso esagerato dai media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bValcareggi&nbsp;decise di far partire titolare Mazzola nel primo tempo sfruttando la sua freschezza e corsa, per poi inserire Rivera nella ripresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bRivera ha&nbsp;ribadito pi\u00f9 volte che non ha&nbsp;mai capito fino in fondo il senso di quella staffetta, considerandola un nonsenso tattico o una mossa legata a pressioni esterne e politiche, pur mantenendo un ottimo rapporto umano con Mazzola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa gestione culmin\u00f2 nella finale persa contro il Brasile, dove Rivera entr\u00f2 solo a pochi minuti dalla fine (sul 4-1 per i brasiliani), alimentando per decenni il rimpianto e le polemiche su quello che sarebbe potuto essere se avessero giocato insieme fin dall&#8217;inizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMazzola scende in campo, nel primo tempo,&nbsp;anche nella storica semifinale&nbsp;contro la Germania Ovest, ma non \u00e8 lui a segnare il gol decisivo: la rete del definitivo 4-3 viene realizzata da&nbsp;Gianni Rivera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIronia della sorte, proprio con Rivera, il&nbsp;<em>golden<\/em><em>&nbsp;boy<\/em>&nbsp;rossonero, insieme,&nbsp;gi\u00e0 il 3 luglio 1968,&nbsp;avevano partecipato&nbsp;alla nascita del&nbsp;sindacato dei calciatori, con l&#8217;obiettivo di tutelare anche i colleghi meno conosciuti e meno tutelati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bA proposito di gol celebri, resta immortale la prodezza, i&nbsp;sei palleggi consecutivi senza mai far toccare terra al pallone,&nbsp;conclusa con&nbsp;il gol contro&nbsp;la Svizzera in amichevole a Berna, il 17 ottobre 1970.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer chi ha scoperto il calcio in tempi senza tv a colori o Internet,&nbsp;la sequenza&nbsp;era uno dei disegni pi\u00f9 stupefacenti di Carmelo Silva, nel \u00abManuale del gol\u00bb di Vezio Melegari. Si vedeva (o meglio, si partiva da l\u00ec per immaginare) Sandro Mazzola muoversi in orizzontale, da sinistra verso destra, lungo la linea dell\u2019area di rigore difesa dagli svizzeri in vantaggio durante la gara&nbsp;amichevole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl&nbsp;<em>Baffo<\/em>&nbsp;(come dagli anni \u201970 Mazzola era soprannominato per via dei baffi che portava ben curati, allora molto di moda in quegli anni)&nbsp;riprendeva un suo cross respinto in rovesciata: stoppava il pallone di coscia, poi palleggiava due volte di destro e una di sinistro, poi ancora di destro prima di far rimbalzare il pallone, girarsi verso la porta, aggiustarselo e tirare in rete.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bChiude la carriera in Nazionale con&nbsp;70 presenze e 22 gol.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bL&#8217;ultima rete della sua carriera con l&#8217;Inter arriva il&nbsp;22 giugno 1977, nella Coppa Italia contro il Lecce. Mazzola segna al 66&#8242; il gol dell&#8217;1-1, che rimane il suo ultimo centro con la maglia nerazzurra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNel 1977 arriva anche la fine della sua esperienza da calciatore dell&#8217;Inter. In quasi vent&#8217;anni di carriera ha costruito un legame indissolubile con il club, diventandone uno dei simboli pi\u00f9 riconoscibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bQuando&nbsp;Nereo Rocco&nbsp;prova a portarlo al Milan, proponendogli anche una coppia con Rivera&nbsp;(alla faccia della staffetta azzurra mondiale del 1970),&nbsp;Mazzola non prende in considerazione il trasferimento. La sua storia \u00e8 ormai legata alla maglia nerazzurra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bDopo il calcio giocato arriva anche l&#8217;esperienza da dirigente&nbsp;&#8211;&nbsp;con lui nel ruolo di DS&nbsp;all\u2019Inter,&nbsp;arriv\u00f2&nbsp;Ronaldo il Fenomeno &#8211;&nbsp;ancora una volta al servizio della societ\u00e0 alla quale aveva dedicato la carriera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bFu anche commentatore sportivo&nbsp;e ci\u00f2&nbsp;gli ha permesso di trovarsi al fianco di Marco&nbsp;Civoli&nbsp;durante il Mondiale del 2006.&nbsp;Cos\u00ec&nbsp;ebbe la fortuna dai microfoni della Rai di commentare il magnifico percorso della Nazionale italiana di Lippi che si concluse con la vittoriosa finale di Berlino del 9 luglio 2006, quella della celebre:&nbsp;\u201cIl cielo \u00e8 azzurro sopra Berlino. Siamo Campioni del Mondo!\u201d, gridata da&nbsp;Civoli&nbsp;con al fianco proprio&nbsp;Sando&nbsp;Mazzola. Ecco come il noto giornalista sportivo ha vissuto quei momenti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u201cPraticamente siamo stati una coppia di fatto per pi\u00f9 di un mese &#8211; ha ricordato l\u2019ex cronista della RAI ai microfoni&nbsp;del Tg 2&nbsp;&#8211; Ricordo il viaggio d\u2019andata, i mille spostamenti interni, in Germania, durante un torneo che affrontavamo senza grosse aspettative per via del caso&nbsp;Calciopoliscoppiato poco prima. Ricordo le sue lacrime a Dortmund dopo la vittoria sulla Germania perch\u00e9 era emozionatissimo. Aveva la sensazione di aver giocato soltanto parzialmente la famosa sfida del 1970, per via della staffetta con Rivera, e quella sera \u00e8 come se lui avesse trovato dall\u2019altra parte della barricata una sorta di rivincita. E poi la finale di Berlino: siamo arrivati prestissimo allo stadio, abbiamo condiviso l\u2019attesa, le battute, la tensione, ma anche la voglia di battezzare dei campioni del mondo, cosa che poi \u00e8 perfettamente riuscita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bI&nbsp;successi e la fama regalati dal calcio, l\u2019uscita di scena nel 1977, la maturit\u00e0 e poi la terza et\u00e0, quando la famiglia si trasferisce da&nbsp;Milano in Brianza,&nbsp;a Vedano dove ora&nbsp;\u00e8 lutto cittadino, e la passione \u2013&nbsp;l\u2019unica passione di nonno Mazzola \u2013&nbsp;diventeranno i nipotini che gli regaleranno i figli Ilaria,&nbsp;Valentina, Sandro&nbsp;e Paolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa sua storia, partita da una casa di campagna di&nbsp;Cassano d&#8217;Addadopo la morte del padre, attraversa cos\u00ec la Milano del dopoguerra e arriva fino ai vertici del calcio mondiale. Una carriera costruita attraverso i gol, le vittorie&nbsp;e le grandi sfide con l&#8217;Inter e con la Nazionale, fino a diventare uno dei simboli&nbsp;nerazzurri&nbsp;e della storia del calcio italiano.&nbsp;Ciao Sandro, sei stato un grande uomo,&nbsp;un grande italiano, un grande calciatore. Non ti dimenticheremo mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuele Mariani Il trionfo\u00a0in Nazionale\u00a0ad Euro \u201968\u00a0e la staffetta\u00a0ai Mondiali di Messico \u201970, proprio con Rivera, insieme<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3156,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":52,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-3153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Ciao Sandro Mazzola,\u00a0bandiera interista -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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