{"id":3437,"date":"2026-10-14T06:54:54","date_gmt":"2026-10-14T06:54:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=3437"},"modified":"2026-10-14T07:07:08","modified_gmt":"2026-10-14T07:07:08","slug":"il-servizio-pubblico-della-rai-resta-necessario-ma-va-sottratto-alla-dipendenza-dai-partiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/10\/14\/il-servizio-pubblico-della-rai-resta-necessario-ma-va-sottratto-alla-dipendenza-dai-partiti\/","title":{"rendered":"Il servizio pubblico della Rai resta necessario, ma va sottratto alla dipendenza dai partiti\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno studio di&nbsp;Astrid&nbsp;propone una Fondazione per separare la Rai&nbsp;dal Governo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b<strong><em>di Emanuele Mariani<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;La&nbsp;Rai deve essere liberata dalla&nbsp;contrapposizione tra maggioranza e opposizione, rafforzandone l&#8217;indipendenza e la capacit\u00e0 di rappresentare tutti i cittadini, anche&nbsp;attraverso il ricorso a maggioranze qualificate dei due terzi per le nomine dei&nbsp;suoi vertici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u00c8 il messaggio lanciato dal consigliere d&#8217;amministrazione della Rai Roberto Natale, nel suo intervento, nella Sala della Biblioteca dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani,&nbsp;a Roma,&nbsp;al seminario pubblico di discussione del&nbsp;paper&nbsp;della Fondazione&nbsp;Astrid&nbsp;&#8220;<em>Per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo<\/em>&#8221; realizzato da Fernando Bruno, Vincenzo&nbsp;Lobianco, Antonio Perrucci e Augusto&nbsp;Preta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAl confronto&nbsp;hanno&nbsp;partecipato&nbsp;parlamentari&nbsp;(tutti in collegamento da remoto in ragione dei lavori nelle assemblee),&nbsp;quali&nbsp;Maurizio Gasparri, senatore Forza Italia, Antonio&nbsp;Nicita, senatore PD, Dario Carotenuto, deputato M5S&nbsp;e&nbsp;rappresentanti delle istituzioni e del settore: Roberto Natale, componente&nbsp;CdARai, &nbsp;Laura Aria, commissario&nbsp;dell&#8217;AGCOM,&nbsp;Antonio Marano, presidente facente funzioni della Rai e presidente di Confindustria Radio Televisioni (CRTV), collegato da remoto,&nbsp;Michele Polo,professore ordinario, Universit\u00e0 \u201cBocconi\u201d&nbsp;(collegato da remoto)e Vincenzo Vita, presidente AAMOD, con interventi di alcuni esperti di settore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bHanno introdotto, presieduto e concluso i lavori,&nbsp;Franco&nbsp;Bassanini, presidente di&nbsp;Astrid, Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, gi\u00e0 Presidente del Consiglio dei Ministri,&nbsp;ed Enzo Cheli, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bTutti i relatori hanno voluto evidenziare che il servizio pubblico deve riformarsi ed adeguarsi alle nuove sfide&nbsp;poste&nbsp;dall\u2019intelligenza artificiale&nbsp;e&nbsp;dalle&nbsp;<em>big&nbsp;<\/em><em>tech<\/em>&nbsp;<em>on line<\/em>,&nbsp;le quali sottraggono risorse pubblicitarie: la nuova frontiera&nbsp;del servizio pubblico Rai giustifica il pagamento di un canone che Vincenzo Vita ha prospettato possa essere proposto progressivo in funzione della capacit\u00e0 retributiva dei cittadini, guardando anche alle difficolt\u00e0 economiche e fragilit\u00e0 di molte persone &#8211; specie pensionati \u2013 visto l\u2019aumento attuale del costo della vita. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bInoltre, lo stesso Vita ha chiesto cosa si pu\u00f2 fare per attuare in via automatica, ovvero in via giurisdizionale, il&nbsp;nuovo regolamento europeo&nbsp;(che prevale sulle norme interne ed \u00e8&nbsp;<em>self executive<\/em>)&nbsp;denomimato&nbsp;<em>Emfa<\/em><em>&nbsp;<\/em>(<em>European<\/em><em>&nbsp;Media&nbsp;<\/em><em>Freedom<\/em><em>&nbsp;<\/em><em>Act<\/em>),&nbsp;che fa apparire&nbsp;incostituzionali&nbsp;anche le nostre norme sulla radiotelevisione, gi\u00e0 in vigore, tenuto conto che pende alla Cortedi giustizia dell&#8217;Unione europea, con sede in Lussemburgo, un ricorso della Slovacchia che ha impugnato la non rispondenza ai dettami europei della legge radiotelevisiva di quel Paese e si attende la pronuncia nei prossimi sei mesi che potrebbe estendersi, come previsto dai trattati dell\u2019Unione europea, a tutti i Paesi membri, Italia inclusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bTornando ai relatori, Roberto&nbsp;Natale ha messo in guardia dai rischi di una crescente &#8220;<em>polarizzazione<\/em>&#8221; politica del servizio pubblico. Pur definendosi un &#8220;<em>consigliere di opposizione<\/em>&#8221; e formulando diverse critiche all&#8217;attuale&nbsp;gestione dell&#8217;azienda, Natale ha respinto l&#8217;idea che siano venute meno&nbsp;le ragioni del servizio pubblico. Anzi, ha sostenuto che oggi la Rai svolga un ruolo ancora pi\u00f9 importante non solo sul piano dell&#8217;informazione, ma anche su quello della produzione culturale, della formazione e della sovranit\u00e0 digitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Tra gli esempi citati, Natale ha indicato il sostegno della Rai all&#8217;industria audiovisiva italiana, il ruolo di&nbsp;RaiPlay, definita una piattaforma che raggiunge &#8220;quasi 24 milioni di utenti&#8221;, e la recente&nbsp;scelta di&nbsp;RaiWay&nbsp;di respingere l&#8217;ipotesi di fusione, una decisione&nbsp;assunta anche per ragioni legate all'&#8221;autonomia del servizio&nbsp;pubblico&#8221;e&nbsp;alla &#8220;sovranit\u00e0 digitale nazionale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Nel merito della riforma attualmente in discussione, il consigliere ha&nbsp;auspicato una &#8220;<em>parlamentarizzazione<\/em><em>&nbsp;vera<\/em>&#8221; della&nbsp;<em>governance<\/em>, fondata&nbsp;su&#8221;<em>maggioranze<\/em><em>&nbsp;qualificate<\/em>&#8221; e sulla ricerca di accordi condivisi tra maggioranza e opposizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Secondo Natale, il vero nodo non \u00e8 garantire la governabilit\u00e0 dell&#8217;azienda ma sottrarla alla logica della spartizione politica. &#8220;Ad&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ogni tornata elettorale, met\u00e0 del Paese pensa della Rai &#8216;ora sei mia&#8217;,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e l&#8217;altra met\u00e0 pensa che sia il regime&#8221;, ha osservato. &#8220;Questo sistema<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">sta uccidendo la legittimazione del servizio pubblico&#8221;, perch\u00e9 a ogni alternanza politica aumenta il numero di cittadini che non si riconoscono pi\u00f9 nella Rai e cercano altrove la propria informazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Natale ha inoltre criticato la riforma Renzi, sostenendo che abbia&nbsp;&#8220;concentrato un eccesso di poteri&nbsp;nelle mani dell&#8217;amministratore&nbsp;delegato&#8221;. Da consigliere d&#8217;amministrazione, ha raccontato, non pu\u00f2 &#8220;nemmeno conoscere i compensi dei singoli collaboratori dell&#8217;azienda&#8221;,&nbsp;una limitazione che a suo giudizio riduce le possibilit\u00e0 di controllo da parte del Cda sui bilanci e sulla gestione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Infine il consigliere Rai ha espresso preoccupazione per l&#8217;ipotesi di una riduzione del canone e del suo finanziamento attraverso la fiscalit\u00e0 generale, richiamando i vincoli europei sul finanziamento del servizio pubblico, e si \u00e8 detto favorevole al mantenimento della&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">pubblicit\u00e0, purch\u00e9 accompagnato da criteri qualitativi pi\u00f9 rigorosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn vista del rinnovo della concessione Rai previsto il prossimo anno, Natale ha quindi auspicato che il confronto sulla riforma possa proseguire, definendo le prossime settimane &#8220;ancora decisive&#8221; per il futuro del servizio pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAnche altri autorevoli esperti hanno messo l\u2019accento sul ruolo dell\u2019informazione e del diritto ad essere informati come pietra angolare delle libert\u00e0 sancite nella Costituzione a cui guardare e che spesso vedono le cittadine e cittadini subire il flusso informativo senza una particolare mediazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLo stesso&nbsp;vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Enzo Cheli ha messo in evidenza il rapporto&nbsp;che deve intercorrere necessariamente&nbsp;tra servizio pubblico e corretta informazioneunita alla&nbsp;proposta di&nbsp;una&nbsp;programmazione generalista&nbsp;di alta qualit\u00e0 culturale, alla luce delle nuove tecnologie, inimmaginabili al tempo della prima riforma del 1975 e delle successive fino ad oggi,&nbsp;che giustifica l\u2019essenzialit\u00e0 di un tv&nbsp;di Stato&nbsp;che ha il canone come fonte di finanziamento principale, tenuto conto anche del contratto di servizio e della scadenza della concessione del prossimo anno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer Cheli, la proposta&nbsp;Astrid&nbsp;con la fondazione, come filtro intermedio&nbsp;con la politica,&nbsp;secondo una&nbsp;linea di terziet\u00e0,&nbsp;appare la pi\u00f9 adeguata per ridare una struttura di&nbsp;<em>governance<\/em><em>&nbsp;<\/em>indipendente alla&nbsp;Rai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer&nbsp;Laura Aria, commissario&nbsp;dell&#8217;AGCOM, la funzione educativa del servizio pubblico \u00e8 diversa da quella degli inizi quando la funzione sociale della Rai fu&nbsp;caratterizzata dall\u2019unificazione linguistica; ora la sfida \u00e8 mantenere un servizio pubblico di qualit\u00e0 che ne giustifica il canone&nbsp;e una programmazione adeguata ad un pubblico eterogeneo, pronta a stare al passo con le nuove tecnologie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAspetti su cui \u00e8 tornato&nbsp;Michele Polo,&nbsp;professore ordinario, Universit\u00e0 \u201cBocconi\u201d, per il quale la Rai deve mantenere la sua&nbsp;<em>mission<\/em><em>&nbsp;<\/em>di servizio pubblico integrato per rispettare il bisogno di informazione e dialogo con i telespettatori, avendo alle spalle oltre&nbsp;100 e 70 anni di esercizio radio e tv ed un patrimonio di teche e personale che va tutelato anche per le future generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer&nbsp;Antonio Marano, presidente facente funzione della Rai quale consigliere pi\u00f9 anziano&nbsp;e presidente di Confindustria Radio Televisioni (CRTV),&nbsp;la Rai deve puntare alla qualit\u00e0 della programmazione tenuto conto della molteplice offerta delle&nbsp;<em>big&nbsp;<\/em><em>tech<\/em>&nbsp;che sottraggono risorse pubblicitarie ed&nbsp;anche il ruolo nella&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;Rai&nbsp;ed, in particolare&nbsp;dell\u2019amministratore delegato,&nbsp;va di nuovo ridefinito, per tornare ad una&nbsp;figura&nbsp;di rilievo&nbsp;come ilDirettore generale, cosa rimarcata anche dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha&nbsp;difeso la sua legge del 2004 ed il Sic (<em>Sistema integrato delle Comunicazioni<\/em>)&nbsp;istituito per tutelare il pluralismo informativo ed evitare la formazione di posizioni&nbsp;dominanti nel mercato dei media, ed ha sostenuto come la riforma di Renzi della Rai, oggi in vigore, abbia rimesso al centro il Governo e non il Parlamento e di ci\u00f2 nessuno ha mai mosso obiezioni al tempo della sua entrata in vigore, ed ha&nbsp;difeso l\u2019impianto della nuova proposta di riforma&nbsp;che andr\u00e0 in aula al Senato, il prossimo 26 novembre 2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl testo in discussione&nbsp;prevede 2 membri del Consiglio di Amministrazione&nbsp;Rai&nbsp;espressione del&nbsp;Mef, azionista di maggioranza, e gli altri 4 nominati dal Parlamento&nbsp;(2 dalla Camera e 2 dal Senato), ma formalmente 6&nbsp;tutti&nbsp;di nomina parlamentare,&nbsp;non richiedendo maggioranze qualificate ampie e condivise con la minoranza,&nbsp;ed uno interno a rappresentare i dipendenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl&nbsp;CDA&nbsp;(con un mandato del vertice che salirebbe da tre a quattro anni, anche se vi \u00e8 chi aveva indicato e proposto cinque anni,<a><\/a>&nbsp;come la durata di una legislatura)&nbsp;nominerebbe poi l\u2019AD,cos\u00ec come il presidente, il quale&nbsp;poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza&nbsp;che resterebbe&nbsp;pienamente&nbsp;operativanelle sue funzioni anche di indirizzo.&nbsp;In questa sede,&nbsp;le prime due&nbsp;votazioni necessitano del quorum dei 2\/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza&nbsp;assoluta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa maggioranza&nbsp;dunque afferma&nbsp;che i due consiglieri di nomina governativa non coincideranno necessariamente con le figure di amministratore delegato e presidente, a differenza di quanto avviene con la normativa vigente. Le opposizioni contestano invece che la formula contrasti con&nbsp;l<em>\u2019<\/em><em>European<\/em><em>&nbsp;Media&nbsp;<\/em><em>Freedom<\/em><em>&nbsp;<\/em><em>Act<\/em>, il quale esclude legami diretti tra i governi e le televisioni pubbliche europee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMentre&nbsp;da&nbsp;tutti gli parlamentari di opposizione, da&nbsp;Antonio&nbsp;Nicita, senatore PD&nbsp;a&nbsp;Dario Carotenuto,&nbsp;deputato M5S&nbsp;si \u00e8 insistito sul ruolo del servizio pubblico Rai che va adeguato alla nuova&nbsp;imponente offerta informativa generalista e di intrattenimento che deve essere improntata a veridicit\u00e0 (contro le&nbsp;<em>fake<\/em><em>&nbsp;news<\/em>&nbsp;della rete) ed alta professionalit\u00e0 in chi comunica e lavora nel servizio pubblico, accompagnata da trasparenza ed indipendenza nella&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;dalla politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer tutti gli esperti,&nbsp;il&nbsp;servizio pubblico radiotelevisivo continua ad avere una funzione essenziale anche nell\u2019era delle piattaforme&nbsp;digitali e dei social network.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bE\u2019&nbsp;il pensiero di&nbsp;Giuliano Amato&nbsp;che \u00e8 intervenuto in apertura al convegno di&nbsp;Astrid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u201cNon \u00e8 finito il tempo del pubblico\u201d, ha affermato Amato, sottolineando che oggi esistono \u201ctante, tante, tante fonti di informazione\u201d ma anche \u201ctante, tante, tante porcherie\u201d, e che proprio per questo resta necessaria un\u2019istituzione capace di aiutare i cittadini a orientarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bSecondo l\u2019ex Presidente della Consulta e del Consiglio dei Ministri, il contesto nel quale opera oggi la Rai \u00e8 profondamente diverso da quello in cui nacquero le norme sul pluralismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa televisione generalista non \u00e8 pi\u00f9 il punto di riferimento esclusivo dell\u2019informazione e si \u00e8 aperta una forte distanza tra generazioni, con i pi\u00f9 giovani che si informano prevalentemente attraverso&nbsp;<em>smartphone<\/em>&nbsp;e piattaforme digitali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn questo scenario, ha osservato, il problema \u00e8 che la Rai rischia di essere percepita come \u201calla merc\u00e9 delle forze politiche che di volta in volta rappresentano la maggioranza\u201d parlamentare, con il risultato di risultare meno credibile agli occhi dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAmato ha espresso apprezzamento per il modello delineato nel&nbsp;paper&nbsp;Astrid, che punta a sottrarre il servizio pubblico all\u2019influenza diretta del governo attraverso una fondazione di garanzia. Tuttavia ha avvertito che una simile struttura potrebbe rivelarsi \u201cfragile\u201d e ha messo in guardia dal rischio che i partiti trovino comunque il modo di condizionarne le scelte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bDa qui la proposta di guardare all\u2019esperienza della Treccani. \u201cSono sempre stato convinto che il modello Treccani fosse il modello del futuro\u201d, ha detto Amato, immaginando una Rai configurata come una societ\u00e0 privata con finalit\u00e0 di interesse nazionale e pubblico. Un modello che consentirebbe di preservare la missione del servizio pubblico senza mantenerlo in una condizione di \u201csudditanza\u201d nei confronti della politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bL\u2019ex presidente del Consiglio ha inoltre osservato che l\u2019attuale sistema di&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;mostra evidenti limiti, ricordando come nel corso dell\u2019attuale legislatura non sia stato possibile nominare il presidente della Rai. Un episodio che, a suo giudizio, dimostra come l\u2019attuale assetto&nbsp;sia diventato \u201cnon gestibile\u201d&nbsp;e&nbsp;\u201cnon&nbsp;compatibile con la complessiva vivacit\u00e0 del mercato televisivo attuale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl documento&nbsp;di&nbsp;Astrid&nbsp;affronta insieme&nbsp;<em>governance<\/em>, missione editoriale, trasformazione digitale e finanziamento.&nbsp;La tesi degli autori \u00e8 che l\u2019indipendenza dalla politica sia ormai una condizione essenziale anche per la capacit\u00e0 della Rai di innovare e sostenere il confronto con le piattaforme globali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa proposta pi\u00f9 incisiva riguarda la propriet\u00e0. Il pacchetto di controllo oggi detenuto dal ministero dell\u2019Economia dovrebbe essere trasferito a una Fondazione, o a un soggetto terzo equivalente, incaricato di custodire l\u2019autonomia dell\u2019azienda dai poteri politici ed economici. Il consiglio della Fondazione nominerebbe il&nbsp;CdA&nbsp;Rai, sulla base di rigorosi requisiti di eleggibilit\u00e0 e incompatibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bVa affidato&nbsp;alla Fondazione anche il contratto di servizio.<br>La sua redazione verrebbe sottratta al ministero competente. La Fondazione dovrebbe operare sulla base degli indirizzi parlamentari e della cornice concordata con il Governo nella convenzione pluriennale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bVanno anche riequilibrati&nbsp;i poteri dell\u2019amministratore delegato.<br>\u200bIl documento mette in discussione un AD \u201cplenipotenziario\u201d, ritenuto difficilmente compatibile con una&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;pi\u00f9 equilibrata. Non presenta, per\u00f2, una ripartizione dettagliata dei nuovi poteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bResta per\u00f2 da risolvere il passaggio decisivo: chi nomina i garanti dell\u2019indipendenza?&nbsp;Il&nbsp;paper&nbsp;presenta due alternative. La prima affida le designazioni a singole figure istituzionali. La seconda le riserva al Parlamento, con maggioranze molto ampie,&nbsp;tendenzialmente dei due terzi, e mandati di durata diversa dalla legislatura. In entrambi i casi si chiedono candidature pubbliche, audizioni e una valutazione comparativa delle competenze. La scelta non \u00e8 definitivamente chiusa, cos\u00ec come rimane aperta la modalit\u00e0 di nomina del presidente della Fondazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bCambierebbe anche la distribuzione delle responsabilit\u00e0.&nbsp;Al Governo resterebbero le politiche generali del settore, al Parlamento gli indirizzi del servizio pubblico, ad Agcom la regolamentazione e la verifica degli obblighi. La Commissione parlamentare dovrebbe diventare soprattutto la sede in cui si definiscono priorit\u00e0 e obiettivi. Alla Fondazione spetterebbe anche la redazione del contratto di servizio, entro gli indirizzi parlamentari e la cornice della convenzione pluriennale negoziata con il Governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa riforma delle nomine si accompagna a una ridefinizione dell\u2019offerta.&nbsp;Per gli autori, tutta la produzione Rai dovrebbe avere una riconoscibile natura di servizio pubblico: informazione, cultura, formazione, sport e intrattenimento, sulle reti tradizionali come su&nbsp;RaiPlay. Gli ascolti continuerebbero a essere misurati, ma affiancati da indicatori di qualit\u00e0, fiducia, inclusione, pluralismo e impatto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNel nuovo ambiente digitale, la Rai dovrebbe inoltre rafforzare la verifica delle fonti, contrastare la disinformazione e aiutare i cittadini a comprendere algoritmi, intelligenza artificiale e contenuti manipolati.&nbsp;L\u2019adozione dell\u2019AI nei processi produttivi e negli archivi dovrebbe mantenere pieno controllo e responsabilit\u00e0 editoriali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bA questa trasformazione gli autori collegano maggiori risorse: ipotizzano un aumento del gettito del canone del 25%, circa 450 milioni di euro aggiuntivi, corrispondenti a 22-23 euro annui in pi\u00f9 per famiglia. Un incremento giustificabile, precisano, soltanto dopo&nbsp;una profonda riforma. La pubblicit\u00e0 resterebbe, con regole qualitative pi\u00f9 severe, mentre il finanziamento pubblico dovrebbe diventare stabile e pluriennale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bSecondo il lavoro firmato da Fernando Bruno, Vincenzo&nbsp;Lobianco, Antonio Perrucci e Augusto&nbsp;Preta&nbsp;l\u2019indipendenza della Rai dalla politica \u00e8 la condizione per rilanciare il servizio pubblico nell\u2019epoca delle piattaforme e dell\u2019intelligenza artificiale.Cambiare soltanto le procedure di nomina non basta: occorre intervenire insieme su propriet\u00e0, poteri, missione editoriale e finanziamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio di&nbsp;Astrid&nbsp;propone una Fondazione per separare la Rai&nbsp;dal Governo \u200b\u200b\u200b\u200b\u200bdi Emanuele Mariani &nbsp; &nbsp; &nbsp;La&nbsp;Rai deve 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