{"id":3450,"date":"2026-10-17T08:50:35","date_gmt":"2026-10-17T08:50:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=3450"},"modified":"2026-10-17T08:50:36","modified_gmt":"2026-10-17T08:50:36","slug":"tra-lorologio-di-pechino-e-il-calendiario-di-bruxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/10\/17\/tra-lorologio-di-pechino-e-il-calendiario-di-bruxelles\/","title":{"rendered":"Tra l&#8217;orologio di Pechino e il calendiario di Bruxelles"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se l&#8217;industria cinese corre al ritmo degli smartphone e il finto dominio di Stellantis paralizza l&#8217;Italia: il caso del Codice della Strada e il Green Deal svelano il dramma di un<\/strong><strong>a&nbsp;<\/strong><strong>Europa&nbsp;<\/strong><strong>e di una Italia&nbsp;<\/strong><strong>al rallentatore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>di Salvatore Cuomo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Salone dell\u2019Automobile di Parigi in concomitanza con l\u2019annuncio del nuovo Codice della Strada&nbsp;\u00e8&nbsp;occasione per una riflessione pi\u00f9 ampia sullo stato&nbsp;dell\u2019automotive&nbsp;europea ma anche delle lentezze burocratiche sia UE che italiane che sembrano&nbsp;anche in questo caso&nbsp;pi\u00f9 inseguire che governare i fenomeni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre il&nbsp;Consiglio dei Ministri&nbsp;esamina il testo finale del Nuovo Codice della Strada la macchina burocratica svela ancora una volta la sua pi\u00f9 profonda asimmetria temporale&nbsp;con&nbsp;una riforma discussa oggi che vedr\u00e0 la sua effettiva applicazione soltanto tra diversi anni. Questo sfasamento cronologico tra l&#8217;annuncio politico e la &#8220;messa a terra&#8221; giuridica stride violentemente se confrontato con un mercato automobilistico globale che evolve ormai alla velocit\u00e0 del software. Laddove lo Stato impiega anni per completare decreti attuativi regolamenti e circolari esplicative l&#8217;ecosistema industriale asiatico azzera i tempi di sviluppo e si muove con una rapidit\u00e0 incompatibile con la flemma istituzionale occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il labirinto procedurale tra garanzie democratiche e leggi-manifesto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I proclami sulla semplificazione normativa si infrangono regolarmente contro una macchina burocratica che continua ad alimentarsi di nuova prassi, interpelli, decreti correttivi e provvedimenti d&#8217;urgenza che complicano un edificio normativo gi\u00e0 sovraccarico.&nbsp;Eppure&nbsp;la lentezza in s\u00e9 non \u00e8 il problema. La ponderazione dei tempi risponde a una necessit\u00e0 democratica imprescindibile: garantire la certezza del diritto e il bilanciamento dei poteri evitando norme scritte sull&#8217;onda dell&#8217;emotivit\u00e0 o dell&#8217;emergenza del momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dramma nasce quando queste tutele si trasformano in un labirinto fine a&nbsp;se&nbsp;stesso. Cos\u00ec mentre le riforme strategiche rimangono impantanate il Parlamento trova spazio per un&#8217;attivit\u00e0 legislativa spesso orientata a ricorrenze simboliche e interventi dal limitato impatto economico e sociale. Si legifera rapidamente sull&#8217;annuncio e molto lentamente sull&#8217;attuazione&nbsp;con la politica&nbsp;che&nbsp;privilegia il tempo della comunicazione mentre il mercato continua a correre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L<\/strong><strong>\u2019automotive<\/strong><strong>&nbsp;emblema del<\/strong><strong>la fine del sogno colonialista dell&#8217;Occidente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 stato un tempo, non troppo lontano, in cui i consigli di amministrazione di Wolfsburg, Stoccarda, Torino e Parigi guardavano alla Cina come alla pi\u00f9 grande terra di conquista economica del XXI secolo. Pechino rappresentava il mercato del futuro, il bacino inesauribile di consumatori destinato a sostenere la crescita dei costruttori occidentali attraverso joint venture e produzioni locali&nbsp;ma oggi quella prospettiva si \u00e8 ribaltata&nbsp;con la rotta&nbsp;che&nbsp;si \u00e8 invertita&nbsp;e vede&nbsp;l&#8217;industria cinese a guadagnare quote crescenti nel mercato europeo attraverso una combinazione di competitivit\u00e0 tecnologica, velocit\u00e0 di esecuzione e capacit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I numeri&nbsp;del 2025&nbsp;raccontano bene il cambiamento&nbsp;con&nbsp;l&#8217;Unione Europea&nbsp;che&nbsp;ha importato dalla Cina oltre un milione di veicoli mentre le esportazioni europee verso il mercato cinese si sono fermate attorno a 160 mila unit\u00e0. Il rapporto rimane ampiamente sbilanciato e fotografa una trasformazione che solo pochi anni fa sembrava impensabile. Marchi iconici della&nbsp;tradizione automobilistica europea come Volvo sono passati sotto il controllo di Geely mentre il gruppo cinese \u00e8 diventato uno dei principali azionisti di Mercedes. Non si tratta ancora di un controllo generalizzato dell&#8217;industria europea ma rappresenta il simbolo di una crescente influenza industriale e finanziaria cinese nel cuore della manifattura continentale. Persino Volkswagen, storicamente uno dei gruppi occidentali pi\u00f9 forti sul mercato cinese, si trova oggi a fronteggiare concorrenti domestici diventati estremamente competitivi tanto sul piano tecnologico quanto su quello commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Green Deal, i ritardi strutturali e i cigni neri della geopolitica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attribuire l&#8217;intera responsabilit\u00e0 di questa crisi al Green Deal sarebbe tuttavia una semplificazione.&nbsp;L&#8217;automotive&nbsp;europeo \u00e8 arrivato all&#8217;appuntamento con la transizione accumulando vulnerabilit\u00e0 ben precedenti alla svolta normativa di Bruxelles. Negli anni i costruttori continentali hanno registrato ritardi nello sviluppo del software di bordo, delle piattaforme digitali e delle tecnologie per le batterie. A ci\u00f2 si sono aggiunti la dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche, la scarsit\u00e0 di materie prime strategiche, il costo crescente dell&#8217;energia e una competizione globale sempre pi\u00f9 aggressiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 non toglie che il Green Deal abbia rappresentato un passaggio ad alto rischio. Fissare politicamente l&#8217;uscita dai motori termici entro tempi predeterminati ha significato scommettere che infrastrutture, consumatori, industria e mercati si sarebbero mossi tutti alla stessa velocit\u00e0, insomma una scommessa che si \u00e8 rivelata&nbsp;appunto&nbsp;molto pi\u00f9&nbsp;complicata&nbsp;del previsioni che non hanno tenuto conto dell\u2019arrivo dei cigni neri&nbsp;della pandemia,&nbsp;delle tensioni geopolitiche, la guerra energetica, l&#8217;impennata dei costi delle materie prime e la frammentazione delle catene globali del valore&nbsp;che&nbsp;hanno radicalmente alterato il contesto entro cui era stato progettato il Green Deal.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una&nbsp;operazione&nbsp;nella quale colgo una&nbsp;somiglianza&nbsp;impressionante per audacia e destino al clamoroso investimento finanziario che port\u00f2 Cristiano Ronaldo alla Juventus: un piano&nbsp;iperambizioso&nbsp;e&nbsp;pianificato nei minimi dettagli per compiere il grande salto continentale&nbsp;cos\u00ec daimporre una nuova egemonia&nbsp;del club nel contesto calcistico&nbsp;internazionale, progetto che per\u00f2 fu&nbsp;letteralmente ucciso dalle conseguenze dell&#8217;arrivo improvviso e devastante del Covid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo l&#8217;Europa si \u00e8 trovata a promuovere una trasformazione industriale gigantesca proprio mentre i cigni neri della storia rendevano il mondo meno prevedibile, meno integrato e molto pi\u00f9 costoso. Pi\u00f9 che la causa unica della crisi il Green Deal ha finito per amplificare debolezze gi\u00e0 presenti nel sistema industriale europeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe tuttavia ingeneroso dimenticare che il Green Deal nasceva da un&#8217;intuizione strategica sostanzialmente corretta&nbsp;che oltre alla tutela ambientale e alla riduzione della dipendenza europea dagli idrocarburi importati puntava a stimolare la nascita di nuove filiere industriali ad alto contenuto tecnologico in grado di affiancare o sostituire comparti che gi\u00e0 mostravano segnali di crisi strutturale. Batterie, software, elettronica di potenza, infrastrutture di ricarica e produzione di energia rinnovabile avrebbero dovuto rappresentare non soltanto una risposta alla sfida climatica ma anche un nuovo motore di crescita economica e occupazionale per il continente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il ritmo dello smartphone contro il ciclo generazionale delle piattaforme<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La distanza pi\u00f9 grande tra Europa e Cina \u00e8 per\u00f2 diventata una questione di tempo. I costruttori cinesi hanno introdotto nell&#8217;automobile logiche tipiche dell&#8217;elettronica di consumo&nbsp;con&nbsp;aggiornamenti continui, cicli di sviluppo rapidi, innovazione software costante e revisione&nbsp;frequente dei prodotti. Laddove i marchi europei continuano a ragionare su piattaforme destinate a durare sette o otto anni i concorrenti cinesi riducono drasticamente il tempo che separa una generazione dall&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa asimmetria \u00e8 potenzialmente devastante. Quando un produttore europeo si trova ancora nel pieno dell&#8217;ammortamento di una linea industriale il concorrente cinese pu\u00f2 aver gi\u00e0 introdotto nuove batterie, nuovi software e nuovi sistemi di assistenza alla guida. Il mercato automobilistico assume cos\u00ec sempre di pi\u00f9 le caratteristiche del mercato degli smartphone, mentre una parte dell&#8217;industria occidentale continua a muoversi secondo i tempi lunghi del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il finto dominio di Stellantis e la subalternit\u00e0 della politica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario si inserisce il caso italiano. Secondo la narrativa prevalente l&#8217;assenza di grandi investimenti cinesi sarebbe spiegata dalla mancanza di siti produttivi immediatamente disponibili. Ma questa interpretazione rischia di trascurare una realt\u00e0 pi\u00f9 complessa. Per anni la politica italiana ha costruito la propria strategia automobilistica attorno a un unico interlocutore dominante: Stellantis. Nella convinzione di proteggere occupazione e produzione nazionale si \u00e8 finito per privilegiare la conservazione degli equilibri esistenti rispetto all&#8217;apertura del mercato a nuovi operatori. Il risultato \u00e8 che stabilimenti sottoutilizzati e produzioni in calo vengono spesso presentati come prova della vitalit\u00e0 del sistema quando in realt\u00e0 riflettono una difficolt\u00e0 strutturale dell&#8217;intero comparto. La politica rischia cos\u00ec di difendere un dominio sempre pi\u00f9 teorico mentre la base industriale continua a restringersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;indotto dimenticato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le conseguenze pi\u00f9 pesanti si scaricano sull&#8217;indotto della componentistica. Per decenni questa rete di imprese ha rappresentato uno dei principali punti di forza del manifatturiero italiano. Oggi molte di queste aziende si trovano strettamente dipendenti dalle decisioni di pochi grandi gruppi e devono affrontare contemporaneamente la contrazione dei volumi, la transizione all&#8217;elettrico e la pressione competitiva internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta aperta una domanda fondamentale: l&#8217;ingresso su larga scala di costruttori cinesi avrebbe rappresentato una possibilit\u00e0 di rilancio per la filiera italiana oppure avrebbe accelerato una dipendenza ancora maggiore da Pechino? La risposta non \u00e8 scontata&nbsp;ma resta ci\u00f2 che appare evidente&nbsp;ovvero&nbsp;la scelta di preservare l&#8217;assetto esistente&nbsp;che&nbsp;ha impedito di verificare concretamente questa alternativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La risposta tardiva di Bruxelles e la trappola delle regole futuribili<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo&nbsp;Bruxelles prova a reagire attraverso il dibattito sul cosiddetto &#8220;Made in Europe&#8221; e sui requisiti minimi di contenuto locale per accedere agli incentivi pubblici&nbsp;con l&#8217;obiettivo&nbsp;di&nbsp;rafforzare la produzione continentale e arginare la perdita di competitivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 che molte aziende cinesi si stanno gi\u00e0 muovendo in anticipo investendo in stabilimenti reti logistiche e partnership produttive all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea&nbsp;e se le nuove regole arriveranno quando queste filiere saranno gi\u00e0 radicate nel territorio europeo gran parte dell&#8217;effetto protettivo rischier\u00e0 di risultare attenuato. Ancora una volta emerge il medesimo problema: il legislatore discute il futuro mentre il mercato ha gi\u00e0 iniziato a viverlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il vero rischio: leggi gi\u00e0 vecchie nel giorno della loro entrata in vigore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa incapacit\u00e0 di sincronizzarsi con la velocit\u00e0 del mondo reale non riguarda soltanto&nbsp;l&#8217;automotive&nbsp;ma la si ritrova in numerosi provvedimenti economici, fiscali e amministrativi la cui applicazione viene rinviata di anni rispetto alla loro approvazione. Quando quelle norme entreranno finalmente in vigore il contesto tecnologico e industriale per il quale erano state pensate sar\u00e0 probabilmente gi\u00e0 mutato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero problema dell&#8217;Europa non \u00e8 soltanto aver scritto regole giuste o sbagliate&nbsp;ma&nbsp;aver continuato a produrre regole con una velocit\u00e0 incompatibile con quella del mercato che pretende di governare. Quando una norma impiega tre anni per diventare operativa&nbsp;mentre un costruttore cinese rinnova la propria tecnologia in diciotto mesi il rischio non \u00e8 avere leggi inefficaci&nbsp;ma&nbsp;gi\u00e0 vecchie&nbsp;fin dallaloro entrata in vigore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;industria cinese corre al ritmo degli smartphone e il finto dominio di Stellantis paralizza l&#8217;Italia: il caso<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3452,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":6,"footnotes":""},"categories":[14,18],"tags":[],"class_list":["post-3450","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","category-scienze"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tra l&#039;orologio di Pechino e il 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