{"id":510,"date":"2023-01-16T10:30:04","date_gmt":"2023-01-16T10:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2023\/01\/16\/don-giovan-carlo-centioni\/"},"modified":"2023-01-16T10:30:04","modified_gmt":"2023-01-16T10:30:04","slug":"don-giovan-carlo-centioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2023\/01\/16\/don-giovan-carlo-centioni\/","title":{"rendered":"DON GIOVAN CARLO CENTIONI"},"content":{"rendered":"<p><strong>Cappellano MILITARE dal 1937 al 1977 oper\u00f2 &nbsp;A ROMA dal 1940 AL 1945<\/strong><\/p>\n<p><strong>di&nbsp;Sergio Conti<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>Don Giovan Carlo ( Giancarlo ) &nbsp;Centioni (1912 -2010 ) Cappellano militare nasce a Grottaferrata il 5 Luglio 1912 da Umberto e Raponi Cherubina,&nbsp;&nbsp; risiede in Grottaferrata dalla nascita sino al 27 gennaio 1961&nbsp; in Viale Vittorio Veneto n. 42 ( Casa Generalizia dei Padri Pallottini ) quando fu trasferito a Roma. Il padre proprietario terriero di professione \u201c vignaiolo \u201c insieme alla madre casalinga assecondarono ed aiutarono il futuro sacerdote nella sua missione di vita.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px; float: right;\" title=\"Ordine dei Pallottini\" src=\"images\/ordine.jpg\" alt=\"ordine\" width=\"250\" height=\"325\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Laureatosi in filosofia dopo la licenza in teologia e la laurea in diritto canonico&nbsp; e civile. Docente di storia e filosofia presso le scuole dei Pallottini e in quelle dello Stato. Viene nominato Cappellano Militare dal 1937 al 1077 ed oper\u00f2 a Roma dal 1940 al 1945 &nbsp;presso le Caserme&nbsp; Pastrengo &nbsp;di Viale &nbsp;Giulio Cesare in Roma, in questo periodo risiede a Roma in Via dei Pettinari n. 57 nella casa generalizia della societ\u00e0 dell\u2019Apostolato Cattolico ( Pallottini) Muore a Roma nel 2010 alla vereranda et\u00e0 di 98 anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Don Giovan Carlo Centioni un sacerdote cattolico da inserire tra i&nbsp; \u201cGiusti \u201c di Israele.<\/strong><\/p>\n<p>Chi come me ha conosciuto Don Giancarlo e ha letto il suo memoriale, custodito nella mia biblioteca, che raccoglie sia volumi storici su Grottaferrata, sia testi di vario genere scritti da cittadini di Grottaferrata, non pu\u00f2 far meno che divulgare queste notizie. Credo di essere uno dei pochi a pensare che Don Giovan Carlo debba essere aggiunto ai cinquecento italiani nella speciale lista stilata a Gerusalemme dei <strong>\u201c GIUSTI \u201c<\/strong> . Ritengo che sia doveroso da parte mia informare sui fatti e gli accadimenti dal 1940 al 1945 che videro Don Giovan &nbsp;Carlo in prima fila per il ruolo e la funzione da Lui ricoperta nella tragedia della Shoah. Di seguito riporto due articoli di quotidiani pubblicati anche di recente che meglio fanno comprendere il delicato ruolo svolto da Don Giancarlo. \u201cIl ruolo svolto dalla St. Raphaels-Verein nel salvataggio degli ebrei e nel carteggio del vescovo di Campagna mons. Giuseppe Maria Palatucci e nei ricordi di don Giancarlo Centioni, che \u00abencomi\u00f2 l\u2019opera di carit\u00e0 che compiono in questi giorni <strong>le Suore e i Monaci<\/strong>, che aprono le porte della clausura per accogliere coloro che hanno bisogno di rifugio\u00bb.Nel settembre del 2008 il sacerdote Pallottino don Gian Carlo Centioni scrisse un interessante memoriale, ripreso anche in un\u2019intervista televisiva, nel quale rivel\u00f2 tutti i particolari della rete di assistenza clandestina a beneficio degli ebrei, denominata St. Raphaels-Verein (Opera S. Raffaele), un\u2019organizzazione cattolica sorta in Germania nel lontano 1871 come societ\u00e0 di patronato dei migranti e dei rifugiati tedeschi e poi estesa anche agli ebrei \u2013 di cui era referente a Roma padre Anton Weber che, dal suo quartier generale di via Pettinari 57, si muoveva in perfetta sinergia con la Segreteria di Stato di Sua Santit\u00e0 Pio XII (1876-1958), nell\u2019intento di adempiere le direttive pontificie, secondo le quali tutti coloro che erano in pericolo dovevano essere presi sotto le ali protettive della Chiesa, indipendentemente dal loro colore politico e dalla loro fede religiosa.&nbsp;<br \/> Difatti, come sottolinea il segretario di Stato Maglione in una lettera inviata il 6 febbraio 1941 all\u2019arcivescovo di Vienna Mons. Innitzer, appena \u00abinizi\u00f2, in alcune Nazioni, la politica \u201crazzista\u201d per cercare di lenire sempre pi\u00f9 siffatte sofferenze, la Santa Sede caldamente raccomand\u00f2 e favor\u00ec la costituzione, sia in Europa sia nelle Americhe, di Comitati nazionali cattolici di soccorso.<\/p>\n<p>Sua Santit\u00e0 per favorire detta emigrazione, ha benevolmente messo a disposizione della direzione del menzionato \u201cRaphaels -Verein\u201d&nbsp; trentamila dollari. Inoltre, allo stesso fine, sono state fatte le necessarie pratiche affinch\u00e9 dai Governi Spagnolo e Portoghese non si facciano difficolt\u00e0 per l&#8217;eventuale passaggio dei profughi diretti in Brasile\u00bb.<br \/> Pertanto, in ossequio a questa direttiva, diversi religiosi e religiose in quel periodo, mettendo a repentaglio la propria vita, si adoperarono per sottrarre gli ebrei al loro triste destino, nascondendoli all\u2019interno dei propri monasteri, come del resto si evince chiaramente anche dalle cronache della comunit\u00e0 di Grottaferrata delle Figlie del Sacro Cuore di Ges\u00f9, guidata all\u2019epoca da suor Salesia Galamini, in cui si riporta un\u2019interessante riflessione sulla pregevole attivit\u00e0 di questa rete segreta proprio di don Gian Carlo Centioni, che dal settembre &#8217;43 al marzo &#8217;44, fu richiamato a Roma dall\u2019Ordinario Militare Mons. Angelo Bartolomasi, per ricoprire l\u2019incarico di Cappellano della G.N.R. presso la Caserma \u00abMussolini\u00bb in via Baiamonti e presso quella \u201cPastrengo\u201d dei Carabinieri dopodich\u00e9 fino alla liberazione della capitale, fu trasferito presso la caserma dell\u201981\u00b0 Reggimento Fanteria in viale Giulio Cesare, dove venivano raccolti gli ebrei e le altre persone rastrellate, i primi per essere deportati in Germania, e gli altri per essere avviati nelle retrovie del fronte per la costruzione delle fortificazioni.<br \/> Il 5 febbraio del 1944, infatti, al termine della celebrazione Eucaristica, che aveva appena presieduto nella cappellina delle suore, mentre spiegava il significato \u00abdel martirio di Sant\u2019Agata, vedendo dei signori ed altre persone ospitate (dalle religiose) encomi\u00f2 l\u2019opera di carit\u00e0 che compiono in questi giorni le Suore e i Monaci, che aprono le porte della clausura per accogliere coloro che hanno bisogno di rifugio\u00bb. In realt\u00e0, come egli stesso dichiarer\u00e0 negli anni successivi, alloggiando nello stabile attiguo alla Casa Generalizia dei Pallottini in via dei Pettinari 57, ebbe l\u2019occasione di allacciare i primi contatti con il referente romano dell\u2019Opera San Raffaele e con i sacerdoti della Societ\u00e0 del Verbo Divino di Roma, divenendo in tal modo uno dei membri pi\u00f9 attivi di questa rete clandestina di cui, a partire dal 1940, era responsabile il tedesco P. Anton Weber coadiuvato dal rev. Gottfried Melcher \u2013 a cui era affidato il compito di allacciare i contatti con i vari uffici e consolati per procurarsi i documenti necessari \u2013 e da altri due confratelli. Oltre che a Roma i punti nevralgici di questa rete segreta che, grazie anche al provvidenziale aiuto del responsabile dell\u2019ufficio politico della questura capitolina Romeo Ferrara agevolava l\u2019espatrio degli ebrei, si trovavano ad Amburgo ed a Lisbona dove operavano, rispettivamente, il segretario generale P. Alexander Menningen e il polacco P. Woicjech Turowski. Una delle principali attivit\u00e0 svolte in quel periodo consisteva nel procurare passaporti e denaro alle famiglie ebree braccate dai nazifascisti per agevolarne la fuga negli Stati Uniti e nei Paesi dell\u2019America del Sud attraverso la Penisola Iberica. Difatti P. Weber aveva spesso contatti diretti persino con lo stesso pontefice e la Segreteria di Stato di Sua Santit\u00e0 che gli forniva il denaro e i passaporti di cui aveva bisogno per consegnarli agli ebrei che desideravano espatriare proprio attraverso don Gian Carlo Centioni che, in virt\u00f9 delle funzioni che svolgeva allora, godeva di una certa libert\u00e0 di movimento. Come ricorda egli stesso in quel periodo ricevette \u00abnumerosi incarichi di portare denaro in nome e per conto della Santa Sede, della Croce Rossa Internazionale e, attraverso il P. Weber, a tante famiglie ebraiche in Roma e dintorni. Il denaro ed i passaporti venivano dati a queste famiglie ebree da padre Weber che li otteneva direttamente dalla Segreteria di Stato di Sua Santit\u00e0 in nome e per conto di Pio XII\u00bb.<br \/> Tra le famiglie ebree che beneficiarono di questi aiuti, don Centioni ne ricorda alcune: Andrea Maroni e Zoe Imavein, il prof. Melchiorre Gioia, il prof. Aroldo Di Tivoli, la famiglia del violinista Tagliacozzo con la moglie Cohen, il sig. Ghiron e il dott. Vincenzo De Ficchy, che riuscirono a sfuggire ai loro aguzzini raggiungendo gli Stati Uniti proprio grazie ai passaporti forniti dal Vaticano. Altri, come il prof. Van der Reis, direttore dell\u2019Ospedale di Danzica, ed il celebre maestro di musica Erwin Frimm Kozac, furono nascosti da don Centioni proprio presso la Casa Genera-<\/p>\n<p>lizia dei Pallottini e nel complesso edilizio di via Giuseppe Ferrari. &nbsp;<br \/> Questa audace opera, in effetti, fu agevolata anche dalle provvidenziali reti informative di cui gli ineffabili sacerdoti Pallottini si avvalevano in quel periodo grazie ai contatti allacciati con alcuni funzionari della Questura di Roma che, appena fiutavano il pericolo di arresti imminenti disposti ai danni degli ebrei, immediatamente mettevano al corrente i religiosi segnalando il grave rischio che incombeva su di loro, in modo che gli interessati potessero essere preventivamente avvertiti e mettersi rapidamente in salvo. \u00abln particolare \u2013 ricorda nel suo memoriale don Centioni \u2013 si prodigarono, in tal senso, il vice Questore di Roma, il<\/p>\n<p>dr. Romeo Ferrara, il dott. Pennetta, il dott. Barletta, il dr. Fiori ecc. Grazie al primo, poterono sfuggire alla cattura i componenti della famiglia Bettoja. Di notte, sulla base delle indicazioni proprio del dott. Ferrara, raggiunsi la loro abitazione nei pressi di Piazza Ungheria; li avvertii dell\u2019imminente pericolo e rilasciai ad essi un salvacondotto, mediante il quale poterono allontanarsi da Roma. (Una delle loro figlie, Franca, divenne poi la moglie di Ugo Tognazzi). Grazie, invece, al dott. Fiori, riuscii ad impedire la cattura del gi\u00e0 nominato Maestro Frimm Kozac\u00bb.&nbsp;<br \/> Inoltre, in un memoriale scritto di suo pugno il 18 aprile 2010 don Centioni aggiunge: \u00abricordo che nell\u2019anno 1943 la nostra Comunit\u00e0 di Via dei Pettinari ha accolto e nascosto, tra gli altri, per almeno due mesi, la famiglia ebrea Pavoncello, composta allora dal padre sig. Angelo, dalla moglie sig.ra Tagliacozzo Speranza e dai figli Settimio, Margherita, Pacifico, Alberto, Peppino e Fiorella. Successivamente sono stati separati e sono stati nascosti singolarmente in altri luoghi. Dichiaro, inoltre, che il sig. Pacifico, allora ragazzo, arrestato in piazza Fiume e portato prima a Via Tasso, poi nel carcere di Regina Coeli e infine nella Caserma dell\u201981\u00b0 Fanteria, e stato l\u00ec salvato dal mio confratello P. StanisIao Suwala\u00bb, consultore generale dei Pallottini che in incognito faceva di tutto per aiutare gli ebrei a sfuggire ai loro aguzzini.<br \/> Grazie ai passaporti ed al denaro \u2013 3.000 dollari, 1.895.000 escudos e 3.100.000 lire \u2013 che la Segretaria di Stato di Sua Santit\u00e0, per nome e per conto di Pio XII, mise a sua disposizione, tra il 1940 e il 1944 P. Weber delle 25.000 persone assistite riusc\u00ec a far emigrare ben 1.500 ebrei di nazionalit\u00e0 tedesca, polacca, austriaca e jugoslava. Quanto andiamo dicendo \u00e8 suffragato da una missiva inviata al pontefice, il 2 settembre 1944, proprio dal direttore di questa organizzazione nella quale si legge: \u00abquesta opera fu possibile soltanto grazie alla protezione e al valido aiuto della Santa Sede e prima di ogni altro alla persona di Sua Santit\u00e0, che con cuore paterno \u00e8 venuta in aiuto della opera nostra.&nbsp; Subito dopo rivolgiamo il nostro pensiero all\u2019Istituto \u201cOpere di Religione\u201d senza la cui efficace, pronta, e generosa assistenza il problema finanziario della assistenza ai profughi non si sarebbe mai potuto risolvere\u00bb.<br \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px; float: left;\" title=\"PIO XII (1876-1958) 260\u00b0 Papa dal 1939 al 1958\" src=\"images\/PIOXII.jpg\" alt=\"PIOXII\" width=\"400\" height=\"344\" \/> Dell\u2019aiuto di questa eccellente rete assistenziale si avvalse, tra gli altri, anche il vescovo di Campagna, mons. Giuseppe Maria Palatucci, zio del celebre reggente della questura di Fiume Giovanni Palatucci che, proprio in quel periodo, si trov\u00f2 a lavorare gomito a gomito con l\u2019Opera San Raffaele, come del resto emerge da alcune lettere contenute nel suo archivio personale. Il 4 febbraio 1941, infatti, il presule francescano si rivolse a padre Weber per intercedere a beneficio di alcuni internati di origine ebraica che si trovavano nel campo di Campagna: \u00abPrendo occasione \u2013 scriveva mons. Palatucci \u2013 di un mio sacerdote che viene a Roma, il Rev.mo Can. Gibboni, e Vi mando l\u2019elenco di alcuni internati che desiderano che Voi vediate se pu\u00f2 farsi qualche cosa per le loro pratiche di immigrazione\u00bb. Emblematico in tal senso appare il caso di Sigismondo Hirsch che, attraverso i buoni uffici del rettore del seminario regionale di Salerno, mons. Domenico Raimondi, al quale era stato segnalato dai monsignori della diocesi genovese Costa e Giacomo Moglia, il 14 settembre del 1940, mediante una circostanziata missiva si present\u00f2 a mons. Palatucci spiegando che in passato aveva avuto modo di allacciare \u00abun legame compatto con il grande Padre Semeria\u00bb e \u00abl\u2019onore di poter accompagnare il defunto ecc.mo Rabbino Dr. (Alessandro) Da Fano di Milano presso Sua Santit\u00e0 Pio XI\u00bb, che lo ricevette in udienza privata in pi\u00f9 di una circostanza, in virt\u00f9 della sincera amicizia che li legava fin dai tempi in cui l\u2019allora prefetto Achille Ratti, insegnava ebraico presso il seminario ambrosiano. Fu cos\u00ec che in seguito, per la precisione il 15 settembre successivo, Sigismondo Hirsch \u2013 con la moglie, internata a l\u2019Aquila, ed i figli Bernardo e Giulio \u2013 grazie all\u2019intervento del vescovo di Campagna presso il Ministero dell\u2019Interno, nonch\u00e9 del Questore di Salerno comm. Palma e del commissario De Paoli, riusc\u00ec ad ottenere il nulla osta ed i passaporti per l\u2019espatrio in Ecuador. Di conseguenza, il 24 settembre di quello stesso anno, mons. Palatucci decise di rivolgersi alla Segretaria di Stato della S. Sede per procurarsi il denaro necessario per questo viaggio, assicurando che si trattava \u00abdi un ebreo retto e di coscienza e d\u00e0 affidamento della sua parola\u00bb. Nel frattempo, per\u00f2, Sigismondo Hirsch era riuscito a racimolare la somma necessaria di cui aveva bisogno dagli ebrei di New York ragion per cui, il 10 ottobre 1940, dal campo d\u2019internamento di Campagna scrisse una nuova lettera all\u2019arcivescovo di Genova Pietro Boetto, facendo appello alla sua generosit\u00e0 allo scopo di essere aiutato per il deposito della cauzione di 400 dollari presso il Banco Central do Ecuador <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px; float: right;\" title=\"Don Giancarlo Centioni ( 1912 -2010)\" src=\"images\/Centioni.jpg\" alt=\"Centioni\" width=\"300\" height=\"212\" \/>\u00abnecessario per ottenere il visto\u00bb. \u00c8 a questo punto che entra in gioco padre Weber, allorch\u00e9 per procurarsi questa somma di denaro mons. Palatucci decise di rivolgersi proprio a lui ben sapendo quando stava facendo per altri bisognosi. \u00abIl sig. Sigismondo Hirsch \u2013 scriveva, infatti, il 15 ottobre 1940 il vescovo di Campagna \u2013 mi ha detto che ha scritto una lettera a Voi e un\u2019altra anche al Card. Boetto per ottenere che gli sia concesso un prestito di 400 dollari per ottenere il passaporto per l\u2019Equatore, poich\u00e9 dagli ebrei di America ha ottenuto il denaro per i biglietti di viaggio. Da parte mia gi\u00e0 avevo raccomandato la cosa alla Segreteria di Stato di S.S., ma finora non ho ricevuto risposta in proposito. Ecco perch\u00e9 ben volentieri vi raccomando la preghiera del sig. Hirsch, che mi pare dia grande affidamento di seriet\u00e0\u00bb. La risposta di padre Weber non si fece attendere, tant\u2019\u00e8 che il 29 ottobre successivo, si affrett\u00f2 a rassicurare mons. Palatucci facendogli pervenire una missiva nella quale dichiarava che \u00abanche per il Sig. Hirsch siamo occupati di fare tutto il possibile. Lui \u00e8 venuto proprio oggi dal Campo di Concentramento a Roma\u00bb. Questo, in realt\u00e0, non fu l\u2019unico caso che mons. Palatucci segnal\u00f2 all\u2019Opera San Raffaele. Il 21 ottobre 1940, infatti, si era rivolto al sacerdote pallottino per caldeggiare anche la pratica della signora Gertrud Neumann e di suo marito Vittorio Wolffsohn, internato a Campagna, che avevano intenzione di emigrare in Brasile. In seguito, il 21 agosto 1942, mons. Palatucci scriveva ancora una volta a P. Weber per perorare la causa del commerciante ebreo di origini polacche Abraham Gleitmann allo scopo di \u00abfacilitargli l\u2019emigrazione nel senso che egli ha spiegato. Certo, \u00e8 una grande opera di carit\u00e0, e se potete farla, fatela quanto meglio e quanto pi\u00f9 presto \u00e8 possibile, poich\u00e9 mi pare che sia un uomo degno di essere accontentato\u00bb. La risposta non si fece attendere, tant\u2019\u00e8 che il 29 agosto successivo, confermando di aver ricevuto la lettera del sig. Gleitmann, il sacerdote pallottino, replicava assicurando \u00abfaremo tutto il possibile di fargli avere il visto per la Spagna. Vi preghiamo V. Eccellenza Rev.ma umilmente di fare arrivare la lettera acclusa al sig. Gleitmann, che lo informa di tutti i passi, i quali bisogna fare per avere il visto spagnuolo\u00bb. Poi fu la volta dell\u2019ing. Walter Graetzer, un altro ebreo internato a Campagna desideroso di emigrare in Venezuela che, il 15 maggio del 1941 \u2013 su consiglio del Nunzio Apostolico in Italia Francesco Borgongini Duca e in virt\u00f9 di una raccomandazione di Mons. Palatucci \u2013 si rivolse al referente romano dell\u2019Opera S. Raffaele per procurare alla \u00abmoglie Margarethe Bogner attualmente a Vienna (\u2026) un posto presso una buona famiglia a Roma\u00bb, in modo da ritrovarsi insieme al momento del loro trasferimento in Venezuela o in Cile visto che, proprio in quel periodo, stavano favorendo l\u2019immigrazione di ingegneri e tecnici. Di questo se ne occup\u00f2 ancora una volta il solerte presule francescano il quale, subito dopo aver appreso che il R. Consolato Italiano a Vienna le aveva rilasciato il visto d\u2019ingresso, il 14 marzo 1942 si affrett\u00f2 a scriverle per rassicurarla che \u00abdurante il vostro soggiorno in Italia troverete alloggio e vitto qui a Campagna nel convento di queste Suore, in modo che non avete bisogno di provvedervi di divisa estera\u00bb. Inoltre, tra le centinaia di documenti custoditi nell\u2019archivio di Mons. Palatucci, risalta anche il carteggio con P. Anton Weber per ottenere dei visti per un Paese del Sud-America, come nel caso del profugo di guerra di origini polacche Antonio Iwanicki \u2013 che era stato separato dalla moglie e dai figli deportati, rispettivamente, in Siberia ed ai lavori forzati nelle miniere del Kazakistan \u2013 del tedesco Hans Heimann con la madre Helene Weiss che avevano espresso il desiderio di trasferirsi in Brasile, dell\u2019ingegner Wilhelm Feith, Enrico Kniebel, Alessandro Gottlieb, Walter Graetzer e Giorgio Pionkowski che aveva \u00abottenuto la promessa certissima dal Consolato di Genova che gli daranno un \u201cvisto\u201d per l\u2019Ecuador a lui e alla madre di lui attualmente internata a Lagonegro (Potenza)\u00bb.<br \/> Come si evince chiaramente da quanto vi abbiamo fin qui raccontato, l\u2019impegno in prima linea della S. Sede e di tanti religiosi e religiose in questa catena di solidariet\u00e0, non fu nel modo pi\u00f9 assoluto qualcosa di sporadico e localizzato in zone particolari, ma rappresent\u00f2, al contrario, un atteggiamento diffuso e ben ramificato che si estendeva in tutto il territorio nazionale collegando tra loro anche varie diocesi.<\/p>\n<p>Giovanni Preziosi articolo pubblicato il 19\/6\/2015 \u201c La Stampa \u201c<\/p>\n<p>\u201c <strong>Suore e Monaci<\/strong> \u201c I Padri basiliani che con il Rev.mo Padre Archimandrita Isidoro Croce nascondevano nelle soffitte&nbsp; del Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata e presso L\u2019Istituto Sacro Cuore&nbsp; di Via Garibaldi &nbsp;e nel convento di Rocca Priora molti ebrei.<\/p>\n<p><strong>DON CENTIONI \u00abCOS\u00cc SALVAVO GLI EBREI CON PIO XII\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>In un&#8217;intervista televisiva esclusiva su H2Onews.org, l&#8217;ex cappellano militare delle &#8220;Camicie nere&#8221; sfata le falsit\u00e0 su Papa Pacelli. Testimoniando l&#8217;esistenza di una rete voluta da lui stesso per aiutare le famiglie ebree a fuggire dai nazisti &nbsp;<\/p>\n<p>Altro che antisemitismo. Una dimostrazione ulteriore che su Pio XII \u00e8 stata costruita una vera e propria leggenda, viene da un video pubblicato oggi da&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.h2onews.org\/\"><strong><em>H2Onews.org<\/em><\/strong><\/a>, il servizio d\u2019informazione multimediale dedicato alla vita della Chiesa nel mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;Si tratta di 5 minuti di intervista a don Gian Carlo Centioni, che fece parte di una rete clandestina creata da Pio XII in persona per salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste: \u00abConsegnavamo passaporti e soldi alle famiglie ebree perch\u00e9 potessero fuggire &#8211; racconta il sacerdote, che di questa rete \u00e8 l\u2019ultimo testimone ancora in vita &#8211; Sia i documenti che i soldi venivano direttamente dalla Segretaria di Stato di Sua Santit\u00e0, per nome e conto di Pio XII\u00bb.&nbsp;<br \/> Come ha spiegato recentemente a&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.clonline.org\/news\/chiesa\/2010\/01\/14\/default.asp?id=344&amp;id_n=13722\"><strong><em>Tracce.it<\/em><\/strong><\/a>&nbsp;il vaticanista Andrea Tornielli, infatti, \u00abl\u2019impegno della Chiesa \u00e8 stato enorme: solo in Italia, in pi\u00f9 di 100 citt\u00e0 e in 102 paesi, 500 case religiose maschili e femminili hanno nascosto degli ebrei\u00bb. Non si tratt\u00f2, dunque, di singole iniziative: \u00abuno sforzo cos\u00ec non si spiega senza una tacita benedizione di Pio XII, anche perch\u00e9 molti ebrei sono stati nascosti in istituti di clausura e solo un ordine speciale del Papa poteva permettere di violarla\u00bb.&nbsp;<br \/> E la testimonianza esclusiva di don Giancarlo Centioni ne \u00e8 una conferma. Dal 1940 al 1945 ha lavorato come cappellano militare nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale a Roma, un ruolo che gli ha permesso di salvare molte vite: \u00abI miei colleghi sacerdoti tedeschi mi hanno invitato a partecipare alla rete. Siccome ero cappellano fascista, mi era pi\u00f9 facile aiutare gli ebrei\u00bb. Per questo, il suo racconto &#8211; scoperto e vagliato anche dalla Pave the Way Foundation nata da Gary Krupp, un ebreo di New York .&nbsp;<br \/> Fabrizio Rossi News \u201cComunione e Liberazione\u201d del 14\/01\/2010<\/p>\n<p>Sono disponibili sui due articoli anche le interviste televisive.<\/p>\n<p>Il <strong>Giusto<\/strong> \u00e8 un eroe con un piccolo grande valore aggiunto dato dalla capacit\u00e0 di \u201cdimenticare\u201d quanto fatto, mentre un eroe di quanto ha fatto ci vive tutta la vita, se ne vanta, ne trae profitto.<br \/> Il Giusto non \u00e8 la persona che si volta dall\u2019altra parte quando vede il dolore, indifferente a quanto succede perch\u00e9 non lo riguarda. E\u2019 la persona che si fa carico della sofferenza altrui cercando con tutti mezzi di aiutare gli indifesi e i perseguitati. Una sorta di \u201cbanalit\u00e0 del bene\u201d intendendo questa espressione come la capacit\u00e0 di riconoscere e di opporsi al male al di l\u00e0 e al di sopra d\u2019ogni ideologia.<br \/> Una sorta di dicotomia con \u201cla banalit\u00e0 del male\u201d, titolo di un importante libro di Anna Arendt, studiosa tedesca che ricostru\u00ec la vita e la psicologia di Adolf &nbsp;Eichmann, il tristemente famoso organizzatore delle deportazioni verso i campi di sterminio. Catturato dopo la guerra nel 1960 in Argentina ove si era rifugiato, portato a Gerusalemme venne giudicato e condannato a morte. La sua difesa consistette nell\u2019affermare che aveva solo obbedito agli ordini. Gli ordini erano di organizzare al meglio le deportazioni degli ebrei e lui li aveva tranquillamente eseguiti. Appunto, la banalit\u00e0 del male. Anche Don Centioni non esegui gli ordini ma prevalse in Lui l\u2019opera caritatevole del sacerdote cattolico.<br \/> Raccontare ai ragazzi la Shoah, lo sterminio premeditato di 6 milioni di cittadini europei di religione ebraica \u00e8 fondamentale ma se accanto a ci\u00f2 trasmettiamo le storie di persone normali che seppero dire no, seppero opporsi anche a rischio della propria vita, trasmettiamo un importante valore positivo e cio\u00e8 che ognuno di noi qualcosa pu\u00f2 e deve fare per impedire odio e violenza.<br \/> Nonostante lo straordinario messaggio morale universale rappresentato dalla foresta di Gerusalemme, l\u2019idea di rendere omaggio ai Giusti \u00e8 rimasta per troppo tempo limitata esclusivamente alla memoria della Shoah.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>Cappellano MILITARE dal 1937 al 1977 oper\u00f2 &nbsp;A ROMA dal 1940 AL 1945<\/strong><\/p>\n<p><strong>di&nbsp;Sergio Conti<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>Don Giovan Carlo ( Giancarlo ) &nbsp;Centioni (1912 -2010 ) Cappellano militare nasce a Grottaferrata il 5 Luglio 1912 da Umberto e Raponi Cherubina,&nbsp;&nbsp; risiede in Grottaferrata dalla nascita sino al 27 gennaio 1961&nbsp; in Viale Vittorio Veneto n. 42 ( Casa Generalizia dei Padri Pallottini ) quando fu trasferito a Roma. Il padre proprietario terriero di professione \u201c vignaiolo \u201c insieme alla madre casalinga assecondarono ed aiutarono il futuro sacerdote nella sua missione di vita.<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1683,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":1,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-510","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>DON GIOVAN CARLO CENTIONI -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2023\/01\/16\/don-giovan-carlo-centioni\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"DON GIOVAN CARLO CENTIONI -\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Cappellano MILITARE dal 1937 al 1977 oper\u00f2 &nbsp;A ROMA dal 1940 AL 1945 di&nbsp;Sergio Conti Don Giovan Carlo ( Giancarlo ) &nbsp;Centioni (1912 -2010 ) Cappellano militare nasce a Grottaferrata il 5 Luglio 1912 da Umberto e Raponi Cherubina,&nbsp;&nbsp; risiede in Grottaferrata dalla nascita sino al 27 gennaio 1961&nbsp; in Viale Vittorio Veneto n. 42 ( Casa Generalizia dei Padri Pallottini ) quando fu trasferito a Roma. 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