{"id":868,"date":"2025-11-10T00:00:00","date_gmt":"2025-11-10T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2025\/11\/10\/droni-archi-e-deja-vu\/"},"modified":"2025-11-10T00:00:00","modified_gmt":"2025-11-10T00:00:00","slug":"droni-archi-e-deja-vu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2025\/11\/10\/droni-archi-e-deja-vu\/","title":{"rendered":"Droni, archi e deja vu"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Ranieri de Ferrante<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>I droni \u2013 o meglio il loro utilizzo intensivo e multi missione al di l\u00e0 del loro ruolo \u201ctradizionale\u201d di ricognizione \u2013 sono i protagonisti della guerra in Ukraina, ed anche delle operazioni belliche a Gaza. Quotidianamente i media ne parlano, e non ci sono dubbi siano un elemento nuovo nel modo di fare la guerra e che con essi cambi anche il rapporto uomo\/macchina. Sono un fenomeno nuovo, di innovazione tecnologica e strategica, eppure in questo cambiamento modernissimo risentiamo i suoni di eventi di 700 anni fa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Tibullo, in una sua elegia scrive \u201cquis fuit horrendos qui primus protulit enses?\u201d (chi fu ad inventare le orrende armi?). Il poeta se lo chiedeva nel 1\u00b0 secolo A.C., pochi anni dopo la morte di Cesare. Oggi le armi hanno inventori con nomi e cognomi, come Kalashnikov, o Colt, entrati nella conoscenza comune, ma la domanda di Tibullo riceverebbe la stessa risposta generale di allora: le armi sono nate quando l\u2019uomo si \u00e8 reso conto che i pollici opponibili non servivano solo a far il segno di OK &#8230; ma anche ad afferrare una pietra o una clava.<\/p>\n<p>Naturalmente scherzo, ed il segno delle dita a circolo non era usato dai Neanderthal, ma \u2013 per confermare quanto la guerra sia parte integrante della storia &#8211; &nbsp;\u00e8 interessante osservare che questo gesto che usiamo con tanta frequenza nella vita di tutti&nbsp; giorni nasce in trincea, durante la Grande Guerra: le dita indicavano \u201czero\u201d, e l\u2019abbreviazione OK sta per \u201c0 killed\u201d,&nbsp; scritto nei rapporti quando le pattuglie ritornavano dalla terra di nessuno.<\/p>\n<p>E non \u00e8 il solo segno oggi comunemente usato che nasce in guerra. Poi ne vedremo un altro esempio.<\/p>\n<p>La Guerra \u00e8 parte della vita umana, e le armi sono al centro della Guerra. La deterrenza, l\u2019abusato \u201csi vis pacem para bellum\u201d le mette per\u00f2 anche al centro della Pace, e non si pu\u00f2 negare che la storia delle armi, e di come sono state usate \u2013 o non usate &#8211;&nbsp; coincide con la storia dell\u2019uomo. E come in tutte le vicende umane, vi sono ripetizioni, casuali o meno, che ci ricordano come i secoli passano, ma certi schemi si ripropongono a distanza di secoli, e non sono coincidenze casuali.<\/p>\n<p>Certo, le coincidenze casuali esistono: durante la prima guerra mondiale la speranza di vita di un ufficiale subalterno in trincea era stimata in 6 settimane. Oggi in Ukraina c\u2019\u00e8 una fascia profonda alcuni chilometri, lungo il fronte, all\u2019interno della quale un veicolo blindato ha una sopravvivenza attesa di 6 minuti. Settimane o minuti \u2026 sono 6: certo \u00e8 un caso, ma \u2026 666 non \u00e8 il numero del Diavolo \u2026?<\/p>\n<p>Lasciamo stare le coincidenze, per quanto intriganti. E\u2019 una vita che mi interesso di armi e guerra: parto da figlio di Militare, continuo facendo un hobby della lettura di libri sull\u2019argomento, &nbsp;per poi arrivare anche a farne una professione quando ero alla guida di una grande Azienda della Difesa. Gli eventi degli ultimi anni, e le modifiche all\u2019arte della Guerra che si registrano particolarmente in Ukraina, danno oggi molto cibo a questo mio interesse, anche se preferirei &nbsp;occuparmi di guerre passate.<\/p>\n<p><strong>Qualche giorno fa \u2013 nel quadro di questo mio hobby &#8211; leggevo un articolo sulla \u201cDronizzazione\u201d della Russia<\/strong>: i droni sono diventati infatti cos\u00ec importanti che in Russia \u00e8 stato introdotto un meccanismo che misura la capacit\u00e0, in ognuna&nbsp; delle Regioni, di operare, sviluppare e gestire questi sistemi d\u2019arma. Al punteggio concorrono strutture dedicate, finanziamenti disponibili ed eventuali corsi di formazione per studenti (per i quali sono previsti corsi di pilotaggio). L\u2019operatore deve infatti essere un tutt\u2019uno con il drone che guida, e questo non si impara in due giorni, ma si pu\u00f2 cominciare ad imparare \u2013 magari in modo ludico \u2013 in et\u00e0 giovanissima. Con questo programma il regime di Putin vuole assicurarsi che la competenza nasca, cresca e si sviluppi in maniera capillare ed efficace.<\/p>\n<p>La regione di Bashkiria (per chi, come me, non lo sapesse, \u00e8 sul Volga) si \u00e8 classificata prima. Sono state valutate 47 aree in tutto, e dall\u2019anno prossimo la partecipazione diventer\u00e0 obbligatoria per tutte le regioni e gli enti. Saranno escluse solo le aree rubate all\u2019Ukraina.<\/p>\n<p>Naturalmente \u00e8 presentata come un\u2019iniziativa di carattere civile, per sviluppare nuove tecnologie per migliorare il mondo \u2026 ma questo \u00e8 tipico russo.<\/p>\n<p>Oggi non si pu\u00f2 operare sui campi di battaglia senza usare i droni, ormai diventati un sistema d\u2019arma strategico, capace di coprire un ampio spettro di missioni. Fra i reparti di dronisti \u2013 i nuovi guerrieri specializzati \u2013 delle forze di Kiev c\u2019\u00e8 una gara a punti: questi si acquistano uccidendo soldati, distruggendo carri armati e soprattutto eliminando i dronisti nemici. Nel punteggio questi ultimi valgono pi\u00f9 dei carri armati (che \u2013 come detto &#8211; al fronte, durano 6 minuti).<\/p>\n<p>Ed un operatore, se catturato, viene immediatamente passato per le armi Come lo erano i cecchini nella prima guerra mondiale ed in qualsiasi conflitto dopo di essa.<\/p>\n<p>Tutto questo pu\u00f2 essere interessante (spero), magari strano, ma basta aprire un giornale o accendere una TV per saperlo! Qual \u00e8 quindi il punto di questa nota?<\/p>\n<p><strong>Il punto si coglie con un rewind di quasi 700 anni, tornando a Crecy, nel 1346<\/strong>: un forte esercito francese, composto da quasi 40,000 uomini (enorme per l\u2019epoca), di cui ben 12,000 cavalieri (che allora dominavano i campi di battaglia come i carri armati hanno fatto durante gli ultimi 100 anni) si scontra con uno inglese di poco pi\u00f9 di 15,000 uomini, con solo 4,000 cavalieri.<\/p>\n<p>Tre a zero a tavolino, si direbbe, ed invece no: la vittoria va alle truppe di Edoardo III, mentre il re francese (Filippo VI) viene ferito e, per dirla alla Brancaleone di Norcia, fassi gran mattanza di cavalier d\u2019Oltralpe. Chiave della vittoria \u00e8 l\u2019arco lungo inglese, che permette di colpire i nemici a distanza, evitando quel confronto faccia a faccia, armatura ad armatura che avrebbe visto vincere, quasi inevitabilmente, i francesi.<\/p>\n<p>L\u2019arco era stato usato in precedenza, dai Parti, ad esempio, e dai Mongolo, ma questo era un modo nuovo, e, per almeno due secoli, l\u2019arco lungo sarebbe stato un\u2019arma vincente (quasi sempre) sui campi di battaglia, per poi essere sostituito dalle armi da fuoco, che allontanavano ancora di pi\u00f9 le parti a confronto e quindi possono essere viste come il secondo stadio del cambiamento cominciato a Crecy.<\/p>\n<p>Gli arcieri inglesi erano cos\u00ec temuti ed odiati che \u2013 quando catturati \u2013 venivano uccisi o, se erano fortunati, subivano l\u2019amputazione dell\u2019indice e del medio, per renderli incapaci di usare la propria arma. Il segno di V, reso famoso da Churchill come simbolo di Vittoria, in realt\u00e0 era il segno che gli arcieri facevano per comunicare \u201cguarda mamma, son tornato a casa ed ho ancora le dita \u2026!!\u201d<\/p>\n<p>Le analogie con i droni sono evidenti: il drone, come l\u2019arco, spersonalizza \u2013 anzi disumanizza &#8211; la guerra, allontanandone ulteriormente gli attori. Il drone, come l\u2019arco, rende inefficienti le armi che avevano dominato il campo di battaglia (i carri armati oggi, i cavalieri allora). Infine, si ripete anche l\u2019abitudine di fare oggetto di vendetta specifica e violenta chi \u00e8 in grado di usare queste armi, se catturato.<\/p>\n<p>Le analogie non finiscono qui, e questo mi riporta all\u2019inizio di questa nota.<\/p>\n<p>Gli arcieri non si formavano con due settimane di addestramento, n\u00e9 con due mesi. Per essere in grado di flettere le loro armi, ed ottenere le portate di 200 metri ed oltre che servivano sul campo di battaglia, serviva una forza enorme, frutto di un allenamento specifico di anni ed anni: &nbsp;gli scheletri di arcieri trovati in Inghilterra mostrano infatti quella che non si pu\u00f2 che definire una deformazione strutturale, con la parte destra sviluppatissima, la spalla sinistra compressa e \u2013 spesso \u2013 alterazioni della colonna vertebrale.<\/p>\n<p>Per avere una disponibilit\u00e0 ampia, garantita e costante di questi specialisti, divenne obbligatorio, in Inghilterra, praticare il tiro con l\u2019arco: regolarmente tutti gli uomini validi, cominciando da ragazzi, si ritrovavano e si esercitavano insieme, ingaggiando competizioni, con un elemento quindi anche di convivialit\u00e0 e divertimento. Attenzione, per\u00f2, era un obbligo rigoroso, e l\u2019attivit\u00e0 divenne talmente intensa e diffusa che nacque una vera e propria industria per realizzare le armi e le foreste di tasso (albero particolarmente adatto alla realizzazione degli archi lunghi) vennero esaurite.<\/p>\n<p>\u201cArchizzazione\u201d del Regno di Inghilterra nel 1300, come oggi si parla di dronizzazione della Russia.<\/p>\n<p>Un deja vu, quindi, sia pur con attori e strumenti diversi. D\u2019altra parte \u2013 a cercare bene \u2013 nella storia quasi ogni fenomeno, pur sembrando di rottura, ritrova un eco nel passato, di cui rappresenta una riedizione in abiti rinnovati. Historia magistra vitae: quando l\u2019uomo trova il presente o il futuro sorprendente \u00e8 solo perch\u00e9 non ha guardato con abbastanza attenzione al passato.<\/p>\n<p><strong>Ma allora &#8211; seguirebbe logicamente &#8211; da questo passato e questo presente potremmo proiettare il futuro.<\/strong><\/p>\n<p>Proviamoci.<\/p>\n<p>Lo scontro all\u2019arma bianca era \u2013 come direbbero gli inglesi \u2013 \u201cclose and personal\u201d. L\u2019arco e poi le armi da fuoco l\u2019hanno reso molto meno ravvicinato, ma l\u2019uomo \u00e8 rimasto centrale, interpretando sia il ruolo di bersaglio che di \u201ccolpitore\u201d. Con l\u2019avvento dei droni &nbsp;l\u2019uomo diventa pi\u00f9 bersaglio e meno attore: un video che mostra un soldato ukraino che, inquadrato da un drone, si inginocchia facendosi &nbsp;il segno della croce, o l\u2019episodio di un gruppo di soldati russi che si arrende a dei droni sono esemplari.<\/p>\n<p>Se questo trend continuasse l\u2019essere umano &#8211; rimosso dal ruolo di soggetto \u2013 potrebbe sparire anche da quello di oggetto, portando la guerra ad essere caratterizzata da scontri fra macchine, senza vittime.<\/p>\n<p>Il ragionamento filerebbe \u2026ma ci spero poco. \u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>di Ranieri de Ferrante<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>I droni \u2013 o meglio il loro utilizzo intensivo e multi missione al di l\u00e0 del loro ruolo \u201ctradizionale\u201d di ricognizione \u2013 sono i protagonisti della guerra in Ukraina, ed anche delle operazioni belliche a Gaza. 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