{"id":9,"date":"2020-03-22T08:11:09","date_gmt":"2020-03-22T08:11:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/03\/22\/l-italia-e-la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-di-fausta-speranza\/"},"modified":"2020-03-22T08:11:09","modified_gmt":"2020-03-22T08:11:09","slug":"l-italia-e-la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-di-fausta-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/03\/22\/l-italia-e-la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-di-fausta-speranza\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la \u201cterza guerra mondiale\u201d a pezzi."},"content":{"rendered":"<p><strong>Fausta Speranza&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>L\u2019interdipendenza da anni ci chiede di pensare un vero progetto comune,<\/strong><\/span> da tempo si parla di una globalizzazione che non pu\u00f2 restare senza forme di governance globale. L\u2019infezione da Covid 19 ci ha inchiodati alle urgenze.<\/em><\/p>\n<p>Non ci sono solo i sistemi sanitari, la viabilit\u00e0 mondiale ad essere messi in discussione dalla pandemia, ma un mondo che tende a ridistribuire la potenza politica e la ricchezza concentrandola in capo ai giganti emergenti. Mentre registravamo il moltiplicarsi di conflitti e l\u2019inasprirsi della forbice delle disuguaglianze sociali in praticamente tutte le aree geografiche, \u00e8 arrivato lo spettro di una <em>debacle<\/em> dell\u2019economia ma, soprattutto, si profila il rischio di mettere in discussione l\u2019ordine liberale su cui ci siamo basati per decenni. L\u2019Italia, primo Paese democratico ad affrontare lo tsunami del contagio, \u00e8 diventata modello per altri Paesi che pensavano di gestirlo diversamente. Sembra l\u2019occasione simbolicamente propizia per riscoprire le potenzialit\u00e0 della penisola a sud d\u2019Europa e a nord del Mediterraneo. E la presidenza di turno del G20 nel 2021 pu\u00f2 rappresentare l&#8217;orizzonte di un impegno che deve e pu\u00f2 avere come faro lo straordinario spessore umanistico che ha salvato il vecchio continente dai periodi pi\u00f9 bui.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come dice papa Francesco, nel mondo \u00e8 guerra mondiale a pezzi. Non si pu\u00f2 negare visto l\u2019attuale numero di focolai di violenze. Stanno in guerra per la sopravvivenza anche gli 820 milioni di persone che ogni giorno soffrono la fame, mentre il divario tra ricchi e poveri \u00e8 aumentato al punto che l\u2019un per cento della popolazione globale possiede una ricchezza pari a quella del restante 99 per cento. E hanno un nemico da sconfiggere anche i 40 milioni di vittime dell&#8217;ignobile tratta di esseri umani. Il fenomeno \u00e8 trasversale perch\u00e9, in una fase storica segnata dalle multinazionali, anche gli affari criminali viaggiano su scala globale. E la globalizzazione delle organizzazioni illecite non conosce crisi o recessioni: hanno accesso ai fondi che provengono dalle attivit\u00e0 criminose che non si fermano e non rallentano durante i periodi di crisi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sarebbe bello pensare che siano motivo di speranza le mobilitazioni di piazza cui abbiamo assistito dal Nord Africa al Medio Oriente, da Hong Kong all\u2019America Latina. Vogliamo credere che siano il segno di processi evolutivi, ma per il momento sono innanzitutto la manifestazione delle diverse profonde lacerazioni sociali che imbrigliano i Paesi.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Da una parte, la globalizzazione ha migliorato le condizioni di vita in larga parte del globo, dall\u2019altra, ha provocato tensioni e disuguaglianze pronunciate nei Paesi a economia matura e ha finito di strozzare alcune piccole economie locali. Risulta insufficiente l\u2019azione delle istituzioni economico-finanziarie multilaterali e questa consapevolezza ha generato una diffusa disaffezione delle popolazioni verso queste stesse istituzioni, Unione Europea inclusa. Il punto \u00e8 che mentre aumentano le esigenze di&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;globale vengono messi in discussione i mezzi che permettono di soddisfarle. &nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma in discussione devono essere la soluzione multilaterale o, piuttosto, le insufficienze delle istituzioni che incarnano l\u2019ordinamento internazionale? La chiarezza nel porsi questo interrogativo \u00e8 doverosa. Si palesa la sfida delle sfide: quella di respingere la tentazione di tornare alla concorrenza fra gli Stati, come un secolo fa.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il multilateralismo ha consolidato le prerogative dei cittadini, che, espresse e riconosciute in precedenza dalle sovranit\u00e0 individuali degli Stati, si sono successivamente trasfuse nella protezione offerta a livello internazionale. Basti pensare alla Dichiarazione universale sui diritti dell\u2019uomo. Ma di questi tempi non possiamo dare per accantonato definitivamente il criterio della forza. Negli Stati Uniti d\u2019America, ad esempio, ci si interroga sulla bont\u00e0 di ambiti e sistemi in cui la applicazione del requisito \u201cuno Stato un voto\u201d pu\u00f2 portare alla spiacevole sensazione di soggiacere a decisioni prese da altri. Prendono forza anche altrove posizioni a carattere revisionista, rispetto a quelle all\u2019origine della creazione dell\u2019architettura degli organismi internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp;Sostituire alle politiche di cooperazione quelle di competizione certamente non aiuterebbe. E\u2019 urgente difendere pace e giustizia al centro dei doveri degli Stati nei rapporti internazionali. E\u2019 quello che emerge dalla Costituzione italiana in particolare dagli art. 10 e 11 che indirizzano e guidano l\u2019azione della Repubblica. Pu\u00f2 essere la prima indicazione di rotta per la presidenza italiana del G20.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dopo la crisi finanziaria del 2008 i leader mondiali hanno cercato soluzioni multilaterali anche in tema di economia e hanno tenuto il primo vertice dei leader del G20 a Washington, andando oltre il ristretto orizzonte dei 7 (o 8 con la Russia) Paesi pi\u00f9 industrializzati. Insieme, i membri del G20 rappresentano circa il 90 per cento del Pil mondiale, l\u201980 per cento del commercio globale e i due terzi della popolazione, nonch\u00e9 circa il 60 per cento dei terreni coltivabili e l\u201980 per cento circa del commercio di prodotti agricoli. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Avevamo pensato di circoscrivere cos\u00ec il dibattito al margine da dare o meno al multilateralismo, mentre si discuteva di una possibile riforma delle Nazioni Unite che rispettasse meglio gli equilibri attuali tra Paesi. Il coronavirus, invece, con la sua spiazzante capacit\u00e0 di intrusione in quasi ogni angolo di mondo e di scuotimento di ogni sistema Paese, ha centrifugato i dibattiti. Resta una prospettiva sopra qualunque altra: mettere al riparo dalle spinte nazionalistiche i pilastri della democrazia e i presupposti del bene comune: significa lotta alla povert\u00e0 e alle ingiustizie sociali, difesa di valori come la solidariet\u00e0. Pensavamo di averlo fatto con la costruzione europea, ma \u00e8 ancora troppo fragile in tema di politica estera e di politica economica. Due aree chiamate direttamente in causa dalla pandemia del Covid 19. La sensazione \u00e8 davvero di essere a un bivio: o rafforziamo le architravi istituzionali o ci sar\u00e0 spazio solo per nazionalismi e potenze regionali. I cittadini europei, passata l\u2019emergenza e i <em>flash mob<\/em> di incoraggiamento, potrebbero scoprirsi pi\u00f9 disorientati, pi\u00f9 arrabbiati di prima.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si pu\u00f2 fare tanto su tematiche specifiche come quella urgente della questione fiscale. L\u2019Ocse lavora per la <strong>creazione di un nuovo sistema internazionale adeguato al ventunesimo secolo, che corregga almeno due grossi <em>vulnus<\/em>. Il primo \u00e8 che gli utili dei colossi tecnologici &#8211; siano statunitensi, europei o cinesi &#8211; non sono tassati in modo adeguato. Il secondo \u00e8 che l\u2019attuale sistema consente il dumping fiscale e distorce la concorrenza<\/strong>. &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vale la pena ricordare l\u2019intelligente provocazione che George Orwell mette in bocca a uno dei suoi personaggi di 1984: \u201cLa scelta per l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 tra libert\u00e0 e felicit\u00e0 e per la stragrande maggioranza la felicit\u00e0 \u00e8 meglio\u201d. Se il prezzo della crisi che inesorabilmente si pagher\u00e0 a seguito del Coronavirus dovesse essere riversato sui cittadini &#8211; come \u00e8 stato per i danni della finanza creativa a partire dal 2008 &#8211; potremmo assistere a un\u2019onda di nazionalsocialismi populisti, razzisti, totalitari pi\u00f9 lunga e invasiva del previsto. Potremmo scoprire che, nonostante i numeri sull\u2019alfabetizzazione, ampie fette della popolazione non hanno consapevolezza che non pu\u00f2 esserci felicit\u00e0 senza libert\u00e0. Abbiamo gi\u00e0 avuto un\u2019idea di cosa comporti manipolare fette di popolazione con le <em>fake news<\/em>. Non significa solo una rovinosa resistenza nei confronti dei vaccini. Significa far passare i limiti delle democrazie come pi\u00f9 gravi di ogni limitazione dei regimi dittatoriali o semi dittatoriali che assicurano il soldo. Va scomodato Toqueville, che insegna: \u201cLa democrazia \u00e8 il potere del popolo informato\u201d. Se \u00e8 solo potere di popolo \u00e8 populismo. Servono buon giornalismo e Sapere. Ma innanzitutto ci vogliono buone politiche da raccontare. Il punto \u00e8 che, se viene meno la capacit\u00e0 da parte delle democrazie occidentali e in particolare dell\u2019Europa di difendere i propri cittadini rischia di venir meno non solo la fiducia nell\u2019Europa unita, ma anche in quello che rappresenta: un baluardo a difesa dello Stato di diritto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per l\u2019Italia c\u2019\u00e8 un terreno particolarmente fertile. Le politiche di sviluppo comprendono anche missioni negli ambiti della ricerca archeologica, antropologica, etnologica, che si estendono cronologicamente dalla preistoria all\u2019epoca medioevale e geograficamente dal Vicino Oriente all\u2019Africa, dall\u2019Estremo Oriente all\u2019America Latina. Non si tratta solo di attivit\u00e0 scientifica di studio, ma di un prezioso strumento di formazione nel settore del patrimonio culturale in cui l\u2019Italia si colloca a un livello di eccellenza internazionalmente riconosciuto. Come avremo bisogno di regole comuni per affrontare la crisi delle aziende \u2013 quello del settore aereo \u00e8 solo un esempio \u2013 cos\u00ec avremo bisogno di regole comuni per difendere lo spazio culturale, che rappresenta il pi\u00f9 privilegiato luogo di incontro, di promozione del dialogo, antitesi dei conflitti.&nbsp; E l\u2019Italia deve sapersi giocare la carta della sua cultura cos\u00ec centrale nella vicenda del mondo Occidentale. Un patrimonio unico di umanesimo da rimettere in campo. &nbsp;<\/p>\n<p><em>Alcuni scenari particolari:<\/em><\/p>\n<p><strong>Europa all\u2019appello<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per i Paesi occidentali che ci siamo abituati a ritenere leader in tema di pace e di sviluppo dobbiamo considerare sfide cruciali. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019Europa ha aperto l\u2019anno con la certezza della Brexit ma anche con tutti gli interrogativi sulla sua attuazione. Dal 1 febbraio \u00e8 iniziato il periodo di transizione fissato fino alla fine del 2020. Fino al 31 dicembre di quest\u2019anno non doveva cambiare nulla, ma il coronavirus non era previsto. Le incertezze hanno lasciato il posto a assoluti punti interrogativi. Diciamo che ci sono in ballo diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro tra l\u2019Europa e il Regno Unito. Finora il premier Boris Johnson ha detto che non ci sar\u00e0 assolutamente nessun rinvio e che quindi o si chiude un accordo commerciale con l\u2019Unione Europea entro dicembre oppure il Regno Unito sar\u00e0 fuori senza accordo. Ma nel frattempo \u00e8 arrivato il coronavirus e rinviare le scadenze potrebbe essere una priorit\u00e0 per tutti. Finora non si \u00e8 mai vista l\u2019Ue tanto unita come nel fronteggiare il Regno Unito. Sarebbe fallimentare cambiare registro. &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Intanto, l\u2019Europa si \u00e8 chiusa al mondo. E si spera sia un segno di compattezza e non la somma di tante chiusure. La decisione di serrare per un mese le frontiere esterne con le dovute eccezioni \u00e8&nbsp; stata accompagnata da propositi di solidariet\u00e0: corsie preferenziali per il passaggio dei materiali medici, difesa della libera circolazione delle merci sul territorio, primi aiuti.&nbsp;E\u2019 evidente che siamo davanti a&nbsp;una decisione senza precedenti&nbsp;in risposta alle serrate in ordine sparso tra i Paesi dell\u2019area Schengen cui si \u00e8 assistito man mano che il virus faceva la sua comparsa nei Paesi membri.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di fronte al Covid 19 l\u2019Italia ha scelto, senza se e senza ma, la salute della popolazione e gli altri governi, dopo aver accarezzato l\u2019idea della cosiddetta \u201cimmunit\u00e0 di gregge\u201d per non fermare l\u2019economia, hanno seguito lo stesso esempio. E, a quel punto, l\u2019Europarlamento e la Commissione si sono sbilanciati a promettere che l\u2019Ue sar\u00e0 unita, mettendo in campo risorse considerevoli per fronteggiare il contraccolpo finanziario e soprattutto autorizzando deroghe al patto di stabilit\u00e0. Si \u00e8 tornato a parlare di bond comunitari, invocati come <em>coronavirusbond<\/em> dal presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte. Per anni nostri economisti, come il professor Alberto Quadrio Curzio, hanno invocato <em>eurobond<\/em>. E deve essere immediatamente chiaro che stare dalla parte dei cittadini in questa emergenza attuale deve significare combattere l\u2019infezione ma anche prepararsi a gestire il dopo tsunami in termini di conseguenze economiche per cittadini, famiglie, imprese. Dopo anni di espressioni retoriche sull\u2019ultima chiamata all\u2019Ue, si avverte esattamente la sensazione che si sia arrivati all\u2019ultimo appello.<\/p>\n<p><strong>Gli Stati Uniti al voto<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Negli Stati Uniti la rielezione di Trump nel voto presidenziale di novembre prossimo sembrava scontata fino all\u2019arrivo del coronavirus, fattore in grado di rimettere in discussione le certezze della sua politica sotto lo slogan America first e il suo carisma. Trump ha prima relegato la questione a un virus cinese non arginato in un Paese come la Cina che \u201cha nascosto i pericoli\u201d o \u201cin un Paese piccolo come l\u2019Italia\u201d. Ha poi dovuto ammettere l\u2019emergenza nazionale nel giro di pochi giorni prendendo atto del contagio in tutti e 50 gli Stati dell\u2019Unione. Inizialmente ha annunciato lo stop ai voli nei Paesi europei ad eccezione del Regno Unito, dove il premier Johnson difendeva la scelta di non fermare nessuna attivit\u00e0, ma nell\u2019arco di 24 ore ha tagliato fuori dalle rotte aeree anche la Gran Bretagna.&nbsp; Nelle stesse ore, il fronte democratico, con le primarie, si \u00e8 compattato intorno alla figura di Joe Biden. Potrebbe ora trovare terreno pi\u00f9 fertile nella battaglia contro l\u2019approccio iperliberista difeso da Trump anche in tema di sanit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p><strong>Il gigante cinese <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La Cina in pochi anni ha sviluppato una&nbsp;forte e moderna economia, che le ha fatto raggiungere nel 2014 il traguardo di prima economia mondiale per PIL a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto. Non \u00e8 pi\u00f9 solo la \u201cfabbrica\u201d del mondo, ma ha anche una certa propensione al consumo, ed \u00e8 diventata leader dell\u2019high-tech, dell\u2019alta velocit\u00e0, dell\u2019elettronica, dell\u2019energia rinnovabile. Le scelte geopolitiche del governo di Pechino stanno rivelando la volont\u00e0 di guidare il mondo. Ora, dopo diversi mesi sotto l\u2019assedio del coronavirus fa i conti con i rientri di connazionali infettati all\u2019estero e soprattutto con le conseguenze dello tsunami dei contagi. &nbsp;Nell\u2019immaginario resta la figura del dottor Li Wenliang&nbsp;che per primo ha segnalato in un gruppo privato di WeChat, l\u2019app di messaggistica cinese, la possibile esistenza di un nuovo virus dello stesso genere della micidiale Sars. E\u2019 stato interrogato&nbsp;dalla polizia locale&nbsp;con l\u2019accusa di aver diffuso falsi allarmi e costretto a firmare una dichiarazione in cui ammetteva le sue responsabilit\u00e0. \u00c8 stato&nbsp;riabilitato&nbsp;solo dopo che il governo centrale ha diffuso la notizia ufficiale dell\u2019epidemia. Alla sua morte per Covid 19, un gruppo di intellettuali ha immaginato una giornata per la libert\u00e0 di espressione proprio nel giorno della sua scomparsa. Sui social effettivamente \u00e8 esplosa la rabbia dei cittadini sui ritardi, ma il governo centrale ha risposto incriminando le autorit\u00e0 locali. Resta quell\u2019hashtag condiviso milioni di volte prima di essere&nbsp;censurato: \u201cNoi vogliamo la&nbsp;libert\u00e0 di parola\u201d (\u6211\u4eec\u8981\u8a00\u8bba\u81ea\u7531&nbsp;<em>w\u014fmen y\u00e0o y\u00e1nl\u00f9nz\u00ecy\u00f3u<\/em>). &nbsp;&nbsp;&nbsp;In Cina si sta formando, lentamente, una&nbsp;societ\u00e0 civile&nbsp;che cerca di erodere la centralizzazione politica. Ma l\u2019emergenza da coronavirus in realt\u00e0, al di l\u00e0 della figura del dottor Li, rischia di limitare l\u2019evoluzione di tale mobilitazione, in particolare con la quarantena forzata di milioni di cittadini e il controllo serrato su internet come sui movimenti delle persone.<\/p>\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Non si pu\u00f2 dimenticare Hong Kong, dove a quasi un anno dal loro inizio, le proteste non sono sparite a fine anno soltanto dalle home page dei siti internazionali, ma anche dalle strade della regione autonoma cinese nella quale per mesi centinaia di migliaia di manifestanti hanno chiesto pi\u00f9 democrazia e maggiore indipendenza dalla Cina. Oltre 7.000 arresti, migliaia di feriti e almeno due morti direttamente legati alle proteste. La svolta c\u2019\u00e8 stata dopo il trionfo alle elezioni locali dei partiti &nbsp;&nbsp;che sostenevano i movimenti delle proteste, con un tracollo di quelli legati all\u2019establishment di Hong Kong e al partito comunista cinese.<\/p>\n<p><strong>L\u2019incognita Russia <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per la Russia \u00e8 stato giallo coronavirus: per diverse settimane non si aveva notizia di casi nonostante i forti scambi con l\u2019Europa e la Cina. Poi il 18 febbraio \u00e8 arrivata la prima vittima. Il momento \u00e8 cruciale per il presidente Putin: alla guida del Paese da vent\u2019anni alternando il ruolo di primo ministro e di presidente,&nbsp;si prepara a succedere a se stesso con una riforma costituzionale che cancella il limite dei due mandati e consente al presidente in carica di ricandidarsi nel 2024. Dopo l\u2019approvazione in parlamento e il placet della Corte Costituzionale che ha dichiarato le riforme \u201ccompatibili con la legge\u201d, l\u2019ultimo passo da fare \u00e8 il referendum.&nbsp;La data individuata \u00e8 quella del 22 aprile, ma non \u00e8 detto che \u2013 a causa dell\u2019emergenza coronavirus \u2013 non sar\u00e0 rinviata.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sulla via della Seta polare<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo scorso 2 dicembre, in videoconferenza rispettivamente da Sochi e Pechino, il&nbsp;presidente Putin&nbsp;e il&nbsp;presidente Xi Jinping&nbsp;hanno assistito all\u2019inaugurazione del&nbsp;gasdotto Forza della Siberia&nbsp;e simbolicamente rilanciato le relazioni commerciali e politiche tra i loro due Paesi. Il prezzo del gas rimane un segreto commerciale, ma fonti confermano che il valore complessivo del contratto (valido per i prossimi 30 anni) si aggira sui&nbsp;400 miliardi di dollari. Sebbene in passato le relazioni tra i due Paesi siano spesso state animate da&nbsp;sentimenti contrastanti, ora viene rilanciato \u201cil partenariato strategico russo-cinese nel settore energetico a un livello completamente nuovo\u201d, per usare le parole dello stesso presidente russo. &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Oltre a gasdotti ed esercitazioni militari congiunte, Russia e Cina puntano anche a&nbsp;rafforzare i loro legami commerciali. L\u2019anno scorso il volume degli scambi commerciali sino-russi ha raggiunto per la prima volta la cifra di&nbsp;100 miliardi di dollari, e&nbsp;si punta al raddoppio entro il 2024. C\u2019\u00e8 la&nbsp;Via della Seta Polare. La regione artica \u00e8 ricca di risorse e ha un grande valore politico e commerciale. Idealmente connette Asia, Europa e Nord America, cio\u00e8 le regioni dove si concentra il&nbsp;90 per cento del commercio internazionale. I cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci, in particolare nei mesi estivi, potrebbero aprire un nuovo&nbsp;ventaglio di opportunit\u00e0&nbsp;che sia Russia e Cina sono ansiose di esplorare.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mosca e Pechino hanno infatti subito entrambe delle \u201csanzioni\u201d da Washington, sia di tipo politico che economico. Entrambi i Paesi contestano l\u2019egemonia statunitense e cercano di trovare nuove alternative all\u2019attuale ordine mondiale, seppur ovviamente con mezzi e modalit\u00e0 diverse. Vedremo se il 2020 rafforzer\u00e0 o meno l\u2019intesa tra Mosca e Pechino e cosa potr\u00e0 il coronavirus. In questa e in altre convergenze.<\/p>\n<p><strong>&nbsp;Nel bollente contesto del Vicino e Medio Oriente<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il conflitto israelo-palestinese si \u00e8 riacutizzato mentre non si fermano le violenze a Gaza e in Cisgiordania. C\u2019\u00e8 nuova tensione dopo la scelta del presidente Usa Trump di spostare l\u2019ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, nel 2019, e poi, a inizio del 2020, di proporre un piano di pace che prevederebbe, tra l\u2019altro, il riconoscimento da parte palestinese di \u201cGerusalemme capitale indivisa di Israele\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran \u00e8 stato segnato il 3 gennaio del 2020 dall\u2019uccisione voluta da Trump del generale di Teheran Qasem Soleimani, capo della Niru-ye Qods, l\u2019unit\u00e0 delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell\u2019ideologia khomeinista fuori dalla repubblica islamica. &nbsp;Al di l\u00e0 dell\u2019immediata rappresaglia iraniana l\u20198 gennaio contro basi statunitensi in Iraq, si sono aperte nuove falde di conflittualit\u00e0 e si sono rafforzate alcune distanze su quello internazionale, a partire dalla difficile posizione dell\u2019Ue nei confronti della politica estera statunitense e dall\u2019accentuata lontananza tra l\u2019amministrazione a Washington e la presidenza di Vladimir Putin a Mosca, da sempre alleato dell\u2019Iran. &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Peraltro in Iran, mentre cresce l\u2019epidemia di coronavirus e aumentano le sue vittime, a causa della mancanza di personale medico e della loro stanchezza per il grande numero di pazienti, riemerge il rischio di una rivolta popolare.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tralasciando l\u2019escalation di tensione tra Israele e Hezbollah nel sud del Libano, bisogna guardare alla crisi siriana. Il conflitto \u00e8 entrato nel suo drammatico decimo anno di carneficina. Nel nord ovest si continua a combattere mentre in tutto il Paese scarseggia cibo e oltre la met\u00e0 delle strutture sanitarie risulta distrutta. Gli ospedali, infatti, sono stati e sono presi di mira dai bombardamenti. E\u2019 solo una delle prove dell\u2019assenza ormai totale di qualunque rispetto del diritto internazionale in materia di belligeranza. La crisi in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche contro il governo, \u00e8 diventata \u201cguerra civile\u201d, segnata dal dilagare tra Siria e Iraq del cosiddetto califfato del sedicente Stato islamico (Is) sconfitto solo nel 2017. Sono intervenuti sul campo Russia, Stati Uniti, Turchia, oltre ad altri attori regionali, come l\u2019impegno delle forze curde contro l\u2019Is e la partecipazione dell\u2019Iran \u2013 insieme con Mosca e Ankara &#8211; ai colloqui di pace ad Astana, in Kazakhstan, in parallelo a quelli dell\u2019Onu a Ginevra. A inizio 2020 sono saltate alcune alleanze contro i ribelli: l\u2019esercito siriano e quello turco si scontrano. Damasco accusa Ankara di ingerenza sul suo territorio e Ankara accusa Damasco di non rispettare la zona di de-escalation stabilita in precedenza nell\u2019ambito dei colloqui tra Siria, Russia, Turchia, Iran. Di fatto, nella fase finale del conflitto si \u00e8 aperta la questione della spartizione di potere sul territorio siriano tra quanti hanno appoggiato il presidente al-Asad. In gioco c\u2019\u00e8 il controllo di porti e pozzi petroliferi. A questo punto \u00e8 evidente che si ragiona solo in termini di capacit\u00e0 di azione di potenze regionali con buona pace del diritto internazionale.&nbsp;E l\u2019Occidente non dovrebbe girarsi dall\u2019altra parte.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019aggravarsi della situazione umanitaria nello Yemen \u00e8 un altro motivo di seria preoccupazione. Dopo l\u2019accordo di Hodeidah tra l\u2019esercito appoggiato dalla coalizione a guida saudita e i ribelli non \u00e8 finito il dramma delle forniture e degli approvvigionamenti essenziali per una popolazione stremata.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019Iraq, dopo gli indicibili crimini inflitti dal sedicente Stato islamico alla popolazione \u2013 in particolare ai membri di minoranze religiose ed etniche \u2013 offre qualche speranza nel procedere verso la via della riconciliazione e della ricostruzione, ma la fase \u00e8 estremamente delicata tra forti proteste e scontri. E il Paese \u00e8 diventato terreno di confronto, tra l\u2019altro, tra Washington e Teheran, che vorrebbe vedere ritirarsi tutte le forze statunitensi dal territorio iracheno. Anche in questo caso si palesa con sempre maggiore inquietudine la questione dello sfruttamento delle risorse energetiche.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; C\u2019\u00e8 poi la tensione nello Stretto di Hormuz, un limitato tratto di mare che divide il Golfo Persico dal Golfo dell\u2019Oman che \u00e8 stato al centro delle cronache a met\u00e0 2019. Da non dimenticare: anche qui, tra attacchi alle petroliere e abbattimenti di droni, si gioca la competizione tra Iran e Stati Uniti. Sullo sfondo rimane l\u2019irrisolta contrapposizione tra Arabia Saudita e Iran.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Spostando lo sguardo all\u2019Afghanistan troviamo un Paese che gioca la sua&nbsp;partita pi\u00f9 importante: per la pace con i talebani. Si sono&nbsp;seduti al tavolo delle negoziazioni con gli Stati Uniti ma non si pu\u00f2 sapere cosa succeder\u00e0 se le forze Usa si ritireranno. A diverso titolo sono tanti gli altri attori statali coinvolti: Pakistan, Russia, Cina ed Iran&nbsp;sono tra i principali e tutti con&nbsp;interessi contrastanti.&nbsp;E&nbsp; il cosiddetto&nbsp;Stato Islamico \u00e8 stato sconfitto in Iraq e Siria, ma da sempre ha scelto l&#8217;Afganistan come una delle sue principali basi operative.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Africa tra conflitti e carestie<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al conflitto in Libia fa da sfondo la crisi nella martoriata zona del Sahel che si protrae da anni tra vecchio terrorismo, disgregazione militare, traffico di esseri umani. La sensazione \u00e8 che ci sia un filo stretto tra questi fattori e che l\u2019uno giochi a sostegno dell\u2019altro. Di fatto, Nigeria, Niger, Burkina Faso sono solo alcuni dei 16 Paesi dell\u2019area colpiti da guerre, instabilit\u00e0, carestie, in un\u2019area vastissima che parte dalle coste mediterranee libiche e si spinge fin gi\u00f9 alla cosiddetta \u201clinea del sale\u201d, per commerciare esseri umani o i loro organi. E la pace vacilla anche oltre questo orizzonte se si pensa che nel pacifico Camerun sono scoppiate violenze in seguito alle rivendicazioni delle regioni anglofone, mentre proseguono le scorribande di Boko Haram. La speranza va alla vicina Algeria dove abbiamo assistito per mesi a proteste sempre e solo di stampo pacifico, dove per\u00f2, dopo la caduta di Bouteflika, le manifestazioni non si sono fermate perch\u00e9 sono state forti le forze in difesa del sistema autoritario anche senza la presenza del presidente al potere da 20 anni. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019America Latina in rivolta contro le disuguaglianze &nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un punto fermo in America Latina \u00e8 il dramma del traffico degli stupefacenti e delle armi. E poi c\u2019\u00e8 una certezza: anche qui i trafficanti di essere umani, che \u201cmasticano\u201d di geopolitica, si adattano alle situazioni, rimodellano i percorsi, ma non perdono il business. C\u2019\u00e8 stata l\u2019emergenza delle carovane di migliaia di persone in fuga dagli Stati dell\u2019America centrale verso il Messico e verso gli Stati Uniti. Poi, la crisi politica e la crisi umanitaria in Venezuela &#8211; ormai il 90 per cento della popolazione si trova in condizioni di povert\u00e0 o comunque di insicurezza alimentare &#8211; ha mobilitato milioni di persone sulla Ruta andina, la rotta verso Per\u00f9, Cile, Argentina. Si sono intrecciati fattori come la caduta del prezzo del petrolio e la resa dei conti per politiche che hanno affamato il grosso della popolazione. In tutto questo frangente, sono esplose proteste e rivendicazioni in un Paese dopo l\u2019altro. E\u2019 un grido ripetuto contro la corruzione e le ingiustizie sociali. E questo accade anche in un Paese come il Cile che consideravamo un\u2019oasi di crescita economica, la Svizzera dell\u2019America Latina. In realt\u00e0, rischiavamo di dimenticare un record: \u00e8 fra i 14 Paesi con maggiore disuguaglianza al mondo.&nbsp;E anche qui, come in Bolivia, Ecuador, Repubblica Dominicana, etcetera, \u00e8 scoppiato il malcontento. Anche in Colombia, a tre anni dalla firma finale dell\u2019accordo di pace tra governo e il gruppo guerrigliero delle Farc &#8211; sottoscritto dopo 53 anni di conflitto \u2013 restano tensioni di carattere politico sociale e forti rivendicazioni contro le politiche economiche del presidente Ivan Duque.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In tutto questo l\u2019America Latina \u00e8 forse il continente dove si possono trovare le donne pi\u00f9 \u201cpotenti\u201d e, allo stesso tempo, pi\u00f9 maltrattate, ma una speranza viene proprio dall\u2019universo femminile. Sono state diverse le presidenti elette in vari Paesi \u2013 un numero molto pi\u00f9 alto rispetto all\u2019Europa \u2013 e allo stesso tempo prosegue l\u2019escalation di violenze sessuali e soprusi. Negli ultimi anni l\u2019Argentina e il Cile hanno dato vita a movimenti contro la violenza sulle donne, con interessanti <em>flash mob<\/em> e prese di posizione. Stessa cosa anche in Messico, dove si consuma la pi\u00f9 silenziosa guerra civile al mondo con 95 omicidi al giorno e un tasso di impunit\u00e0 in alcune zone del 90 per cento. &nbsp;Anche in Messico, Paese nel Nord America ma di cultura latina, le iniziative nella giornata internazionale della donna 2020 hanno registrato una partecipazione di massa mai vista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>Fausta Speranza&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>L\u2019interdipendenza da anni ci chiede di pensare un vero progetto comune,<\/strong><\/span> da tempo si parla di una globalizzazione che non pu\u00f2 restare senza forme di governance globale. 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