di Maurizio Gentilini
“Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. «Mettiti la cintura e legati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo” … (Atti 12,7-9).
21 aprile 2025. Tradizionalmente, per i romani (credenti e non credenti) il Lunedì dell’Angelo è “fuori porta”. Il giorno dopo la Pasqua la città è in mano ai turisti, coi negozi chiusi e i musei aperti. In Vaticano, dopo le solenni celebrazioni della Settimana Santa e del Triduo pasquale, si torna ai ritmi ordinari.
Alle 9.50 l’annuncio del camerlengo cardinale Farrell da Casa Santa Marta: “Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma è tornato alla casa del Padre”. Come suo solito (e come un tipico centravanti del calcio argentino) Francesco ha preso tutti in contropiede, prendendo la sua carrozzina e seguendo l’angelo del Signore.
Nella mia vita la mia povera fede è stata (più o meno…) “sorvegliata” da sei Papi, ognuno dei quali ha (più o meno…) dimostrato di possedere la statura spirituale e morale (più o meno…) giusta per il proprio tempo. Non so se c’entri solo lo Spirito Santo, ma così è stato.
Il 13 marzo 2013 Papa Francesco – mancato giusto un anno fa – si presentò al mondo dalla loggia delle benedizioni con il suo “fratelli e sorelle, buonasera!”, i riferimenti al “Papa venuto dalla fine del mondo”, a “non dimenticare mai poveri”. Poi, il Vescovo di Roma (inchinato assieme ai cardinali) che chiede la preghiera del Popolo a Dio perché lo benedica. Atti inauditi in quel contesto, col suo misto di sacralità secolare e di teatralità barocca romana, non disgiunte da qualche accenno a un passato “in rebus temporalibus”… Tutto è stato oggettivamente dirompente.
Soprattutto perchè Francesco ha introdotto nella tradizione pontificia il magistero dei gesti. Della parola anche, ma soprattutto dei gesti, per la prima volta diretti alla comprensione di tutte le donne e gli uomini: il Vangelo che parla a “todos, todos, todos!”.
E poi, subito al largo di Lampedusa, a ricordarci le responsabilità di tutti nel chiamarlo “Mare nostrum”.
Le 14 visite, lavanda dei piedi compresa, in carcere. L’Anno Santo inaugurato a Bangui, capitale africana in guerra. Le visite pastorali nelle periferie, urbane ed esistenziali. Le sferzate (ampiamente ignorate) contro il clericalismo – di tanto clero e tanti laici – nella Chiesa.
E poi … soprattutto il magistero della Misericordia. Tu puoi non riconoscerlo, non sapere chi sia, puoi bestemmiarlo, detestarlo, ma Lui no, Lui vuole bene ugualmente, “a todos”.
Le sue encicliche, dai titoli che segnano un’epoca (come disse lui “non un’epoca di cambiamenti, ma un cambio d’epoca”) dove sono mutati alfabeti e grammatiche per decifrare, comprendere e descrivere il tempo che ci è dato di vivere: “Laudato si”, “Fratelli tutti”. Come a dire che dal caos in cui il mondo e l’umanità pare siano sprofondati usciremo (magari con un aiutino della Provvidenza) solo partendo da questi due bandoli: la cura della terra e il principio di fraternità.
Lo capiscano i presunti grandi del mondo, che alimentano – altra sua grande espressione, mai smentita da nessuno – la “terza guerra mondiale a pezzi”. Espressione con cui ha cercato di richiamare l’attenzione di una politica distratta e paralizzata, ma che, soprattutto, ha introdotto e scandito la sua straordinaria lezione magisteriale sulla pace, senza se e senza ma…
Poi, nel silenzio del lunedì dopo Pasqua, ha calzato i sandali e il matello, è uscito dalla sua cella e ha seguito l’angelo. Era pronto a farlo. Perché l’essere pronti equivale a tenere la lampada sempre rifornita dell’olio necessario a far luce sul proprio cammino, a mantenere vivo e fecondo il lievito nella pasta del pane della vita, ad affidare l’argilla di cui siamo fatti alle mani del Signore, il vasaio descritto da Isaia che ogni giorno plasma la nostra esistenza.
Un anno fa era il lunedì “dell’Angelo”, che significa “messaggero”, “annunciatore” e – perché no? – “profeta”…
