di Emanuele Mariani
Il mare Tirreno non è più impetuoso al tramonto, infatti è calmo e placido e soffia un vento leggero, quasi impalpabile.
L’estate non accenna a finire e in questo caldo fine agosto, primi di settembre, sul litorale degli antichi Etruschi, il mare di Cerveteri, a due passi da Roma, ecco due importanti appuntamenti che hanno allietato il tanto pubblico dei residenti e dei villeggianti, molti venuti appositamente dalla Capitale.
Il primo, tenutosi il 31 agosto scorso presso la sede, sul lido di Cerveteri, della locale Associazione Nautica di Campo di Mare, su iniziativa ed organizzazione del componente il sodalizio, il professor Gianpiero Gamaleri, sociologo ed esperto dei media, già consigliere di amministrazione della Rai, che ha visto la esaustiva narrazione della secolare storia del Castello di Santa Severa da parte dell’archeologo e direttore del Castello e del Polo Museale Civico di Santa Severa, dottor Flavio Enei.
La serata, introdotta dallo stesso professor Gamaleri e dal presidente dell’Associazione Nautica, Celso Valerio Caferri, si è incentrata sugli aspetti poco noti del monumentale maniero, partendo fin dalle antiche origini dei luoghi dove sorge, dal periodo Neolitico, poi dall’età del bronzo, per arrivare all’epoca etrusca, romana e medioevale (subì un solo assedio nel 1241 dall’esito incerto e poco noto, presumibilmente da pirati stranieri) e rinascimentale, fino ai giorni nostri, dove l’erosione marina ha tolto un territorio vastissimo davanti al Castello, con fondali indagati dagli studi archeologici, forieri di ritrovamenti sorprendenti di epoca etrusca (ad esempio, nei pozzi delle case etrusche, oggi rinvenuti nel fondo del mare, si è trovato persino un piccolo rastrello in legno intatto!).
Fu saccheggiato anche dai soldati di Napoleone tra la fine del ‘700 ed inizi ‘800 con rimandi anche alla Repubblica romana del 1849 di cui restano incisioni a documentare il paesaggio del tempo, mostrate dal dottor Enei nella conferenza con esplicative diapositive.
Fu visitato da 9 Papi, l’ultimo Pio IX e di molte visite, sono ancora oggi visibili, sulle arcate dei portali, le iscrizioni in latino, anche con dettagli e particolari molto curiosi.
Il dottor Enei ha mostrato in modo chiaro e comprensibile a tutti, i mutamenti del territorio intorno e dentro il Castello, raccontando aneddoti e storie inedite al grande pubblico; insomma una sorta di diario di bordo del Castello di Santa Severa che non a caso prende il nome dall’omonima Santa che fu martirizzata in quel luogo.
Il primo documento che parla di Severa è un manoscritto dell’Abbazia di Farfa composto intorno all’anno 850 e narra la cattura, l’interrogatorio e il martirio della figlia di Massimo comes millenarius, di famiglia cristiana.
La vicenda si svolge all’epoca delle persecuzioni contro i Cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano intorno all’anno 298. La giovane Severa era prigioniera a Pyrgi insieme alla madre Seconda ed ai fratelli Marco e Calendino. Seconda, madre di Severa, muore prima di essere interrogata. Severa viene interrogata dal prefetto Flaviano che, durante un intenso ed appassionato colloquio, si converte e per questo viene decapitato a Centumcellae(oggi Civitavecchia) il 29 gennaio.
Dopo pochi mesi, il 5 di giugno, anche Severa ed i suoi fratelli subiscono il martirio con flagelli di piombo sulla spiaggia di Pyrgi e sepolti nello stesso luogo, come da iscrizioni antiche mostrate nelle diapositive.
Nello stesso luogo dove viene sepolta Severa, fu costruita sicuramente una chiesa, come testimonia la stessa Passio che termina con: ubi florent orationes eorum et beneficia (dove fioriscono le loro preghiere e grazie). Negli anni ’50, ancora era d’uso la processione della Santa per le vie della località marittima, come da foto del tempo mostrate dal dottor Enei nella sua esposizione.
I resti archeologici della chiesa sono stati scoperti sotto il castello di Santa Severa (Comune di Santa Marinella) esono attribuiti al V-VI secolo e proprio il dottor Enei ne ha illustrato gli scavi ed i ritrovamenti.
Nell’area si sviluppò l’importante abitato etrusco diPyrgi, che fu il porto principale di Caere (l’odierna Cerveteri, da cui dista 13 chilometri e che gli Etruschi collegarono con una strada in terra battuta,i cui resti sono stati rinvenuti nei pressi di Furbara) e uno tra i più importanti scali marittimi di tutta l’Etruria. Frequentata da mercanti greci e fenici, Pyrgi fu sede di un celebre santuario sacro alla dea Uni (assimilata alla fenicia Astarte). La città è citata da Virgilio nell’Eneide.
Nel 1068, la località identificata in Pyrgi era già stata rinominata in Santa Severa prendendo il nome della martire che vi era venerata; infatti il conte Gerardo di Galeria aveva donato all’Abbazia di Farfa unam ecclesiam Sanctae Severae ed il castello vicino alla stessa chiesa.
Gli scavi di Pyrgi hanno portato alla luce i resti di un grande santuario sorto a pochi passi dalla riva, comprendente due templi (A e B), il più grande dei quali dedicato alla dea etrusca Uni, assimilata alla fenicia Astarte. Il tempio più antico (tempio B) è databile alla fine del VI secolo a.C., il più recente e più maestoso (tempio A) alla prima metà del V secolo a.C. Tra i ritrovamenti più importanti dell’area sono da citare i frammenti di un altorilievo di terracotta dipinta con figure a rilievo di carattere mitologico (mito dei Sette contro Tebe), che ornava il frontone del tempio più recente e oggi ricostruito al Museo di Villa Giulia, a Roma.
Nel 1964, furono inoltre qui rinvenute le lamine d’oro di Pyrgi, dallo staff diretto dal grande etruscologo, Massimo Pallottino: si tratta di tre lamine d’oro alte 20 centimetri risalenti al 500 a.C. circa, contenenti testi sacri in fenicio (punico) ed etrusco, anch’esse esposte al Museo di Villa Giulia e che hanno permesso di decifrare la lingua etrusca.
Sul sito dell’antico porto etrusco fu impiantata nel 264 a.C. una colonia romana, fortificata da maestose mura “ciclopiche” ancora in parte conservate e che hanno caratterizzato la cinta della cittadina nel retro del Castello, lungo la via Aurelia, per molti secoli.
Nel corso dell’alto medioevo si sviluppò sulle rovine della cittadina romana un piccolo borgo medievale affiancato da un castello dell’XI secolo prospiciente il mare.
Nel 1068, come detto, il cavaliere normanno Gerardo di Galeria donava la chiesa e il castello di Santa Severa all’abbazia di Farfa che poi li cedette ai confratelli di San Paolo. Le famiglie nobili dei Tiniosi (noti anche come Tignosi) e dei Bonaventura lo contesero per decenni.
Nel 1482, papa Sisto IV lo consegnò, donandolo, all’ordine del Santo Spirito, che ne rimase il proprietario fino al 1980, e che nel XV-XVI secolo favorì la nascita del borgo, ove è ancora visibile la croce patriarcale, simbolo dell’ordine.
Dopo secoli di abbandono e decadenza, il castello fu utilizzato dai tedeschi come postazione militare nell’ambito della Seconda Guerra Mondiale e dopo il 1945, fu adibito a colonia agricola che forniva gli ospedali in particolare del Pio Istituto del Santo Spirito.
Nella seconda metà degli anni sessanta, lo stesso Pio Istituto di Santo Spirito, all’epoca proprietario del Castello di Santa Severa, ne ordinò la ristrutturazione. I lavori furono diretti da Riccardo Medici e vennero ultimati nel 1970.
Solo nel 2000, però, il Castello venne di nuovo reso accessibile dopo un periodo di chiusura e dopo anni di restauri di una delle torri principali.
Il Castello, nel frattempo, era divenuto proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale, in seguito al passaggio dei beni degli ordini ospedalieri a queste ultime, e attualmente della Regione Lazio che dal 2014 ne ha voluto la riapertura estiva (aprile-ottobre) ai visitatori, per permettere alla collettività di fruire di questo straordinario patrimonio sospeso tra leggenda e realtà.
Il complesso è gestito da LAZIOcrea S.p.A. (istituita ai sensi dell’art.5 della L.R. n. 12 del 24 novembre 2014) che affianca la Regione Lazio nelle attività tecnico-amministrative, offrendo servizi di gestione ed organizzazione delle attività di interesse regionale, in collaborazione con il Ministero della Cultura (e le relative Soprintendenze competenti per territorio e beni archeologici) e il Comune di Santa Marinella.
Nel borgo presso il castello è la sede del “Polo Museale Civico del Castello di Santa Severa”, comprendente il Museo del Castello di Santa Severa e il Museo del Mare e della Navigazione Antica, quest’ultimo dedicato all’illustrazione dei commerci marittimi durante l’età antica.
Di notevole interesse anche la Chiesa di Santa Maria Assunta, che presenta un interno romanico con una tela d’altare raffigurante l’assunzione tra le sante Severa e Marinella.
Situati al confine nord della cittadina, e opposti al castello medievale, si trova la località denominata i Grottini un’area della costa caratterizzata da spiagge sassose e una scogliera di tufo. Questa parete di pietra rossa friabile, con le sue numerose rientranze e protuberanze dà il nome al luogo.
Il centro balneare di Santa Severa si sviluppò negli anni ’30, come residenza estiva.
Le abitazioni costruite facevano parte della “Cooperativa 28 Ottobre”. All’inizio le case, tutte ville unifamiliari, si fermavano al corso del Fosso Eri; successivamente, già dagli anni ‘60, l’abitato si sviluppò verso nord e solo negli anni ‘70 venne costruita anche la località più settentrionale denominata “Grottini“, anche se questo toponimo spetta a un luogo un po’ più lontano, l’unico tratto non edificato, con riferimento alle cavità che il mare scava nella alta costa di argilla e arenaria, che frana gradualmente (si pensi che una casamatta ancora in posto nel 1962 si trova ora, disgregata, nel mare a numerosi metri dalla costa).
Sullo stesso litorale, si trova anche una colonia che fu costruita durante gli anni ‘30, per i bimbi degli ospedalieri romani; l’edificio dislocato sul lungomare della cittadina è attualmente abbandonato.
Il secondo incontro, invece, si è tenuto nel pomeriggiodel 5 settembre, sempre presso la sede del lido di Cerveteri, della locale Associazione Nautica di Campo di Mare, su iniziativa ed organizzazione del presidente del sodalizio, Celso Valerio Caferri e dei componenti, professor Gianpiero Gamaleri, Nazario Caprio e Federica Caprio ed è stato dedicato allo sport ed ai giovani, con l’incontro con una grande atleta del territorio che ha trasformato il sogno di una bambina in una straordinaria carriera internazionale.
Francesca Lollobrigida, protagonista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, pattinatrice di velocità su ghiaccio italiana, due volte campionessa olimpica nel 2026,nonché campionessa mondiale nel pattinaggio di velocità in linea, è stata ospite dell’Associazione Nautica Campo di Mare (dalla quale ha ricevuto oggi la targa di socia onoraria) ed ha risposto alle domande di bambine e bambini, di cittadini, sportivi, giovani, giornalisti e addetti ai lavori.
Un appuntamento che ha avuto l’obiettivo di avvicinare soprattutto le nuove generazioni allo sport e trasmettere quei valori di impegno, sacrificio e determinazione che hanno accompagnato Lollobrigida fino ai vertici della disciplina.
La campionessa ha raccontato il proprio percorso, dagli esordi fino ai grandi traguardi raggiunti, e ha condiviso con il pubblico una testimonianza capace di ispirare chi coltiva un sogno sportivo e non solo.
«Faccio questo sport del pattinaggio perché mi piace e mi diverte e mi regala ancora grandi soddisfazioni, anche se sono diventata campionessa solo a 35 anni, prima volta per una mamma e ancora in dolce attesa. Non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni» – ha detto Francesca Lollobrigida, pronipote dell’indimenticata attrice Gina Lollobrigida (in quanto il nonno paterno era uno dei fratelli dell’attrice e suo padre, Maurizio Lollobrigida, è stato un plurimedagliato e recordman nel pattinaggio a rotelle, nonché suo punto di riferimento tecnico), lontana parente di Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste nel governo Meloni e del direttore di Rai Sport, Marco Lollobrigida.
Francesca, al di là di ogni affinità e difficoltà, è riuscita a trasformare l’importante cognome “Lollobrigida” in una firma sportiva autonoma e prestigiosa, che ha reso gli Italiani, memori delle sue vittorie olimpiche da splendida mamma, orgogliosi nel mondo e che per questo non finiranno mai di ringraziarla.
Nata a Frascati, vive prevalentemente tra Ladispoli, Roma e Baselga di Piné, dove si allena. Qui a Campo di Mare di Cerveteri, è venuta con il marito Matteo Angeletti, anch’egli ex pattinatore di velocità e nazionale italiano ed allenatore ed il figlio, il piccolo Tommaso che tutti ricordiamo, in tv, dopo la vittoria alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, quando, appena conclusa la gara, la Lollobrigida corse ad abbracciarlo avvolgendolo nel tricolore.
All’incontro ha preso parte anche il sindaco di Cerveteri, Elena Gubetti: «Ringrazio il presidente dell’Associazione Nautica Campo di Mare, Celso Valerio Caferri e tutto il Direttivo per aver organizzato e promosso questo prestigioso momento – ha dichiarato – evidenziando che la Lollobrigida incarna i valori più alti dello sport anche in quanto donna e madre, che ha saputo lottare contro molte difficoltà e vincere.
«Da sempre, l’Associazione Nautica è sinonimo di socialità, mare, promozione dei sani valori dello sport e tutela del territorio» – ha detto la prima cittadina di Cerveteri che ha sottolineato anche il ruolo dell’Associazione nella vita della comunità, ricordando i numerosi appuntamenti culturali e aggregativi organizzati durante l’estate.
«L’incontro con Francesca Lollobrigida rappresenta un momento emozionante, ma soprattutto formativo – ha aggiunto Gubetti – Spero che tutti coloro che erano in spiaggia per incontrarla abbiano tratto ispirazione, dalla sua testimonianza e dai suoi racconti, e forza, per credere sempre nei propri sogni e desideri, proprio come sin da bambina ha fatto lei».
«Poter accogliere in città, sul nostro mare, una due volte campionessa olimpica come Francesca Lollobrigida, tra l’altro del nostro territorio, è un onore», ha aggiunto, in una nota, l’assessore allo Sport del Comune di Cerveteri,Manuele Parroccini.
«Cerveteri è una città ricca di realtà sportive e anche tra le nostre associazioni ci sono molti atleti che nel tempo si sono distinti a livello nazionale e mondiale. Uno su tutti, Leonardo Fioravanti che sulla sua tavola da surf ha conquistato il mondo intero».

