di Annalisa Libbi
Il. 5 giugno scorso è uscito il nuovo singolo di Arnaldo Furioso “Finchè sei viva”.
Con la sua solita ironia, che si intuisce già dal visual che accompagna la canzone, Arnaldo Furioso torna a parlare di relazioni, scelte, vita.
Ad ascoltare i singoli finora prodotti, sembra di intuire il fil rouge di un interrogativo sul senso della vita. Una vita che, a volte, tutti noi vorremmo vivere senza troppi scossoni ma che, invece, con i suoi repentini cambiamenti ci costringe ad adattarne continuamente le coordinate.
In un paradigma di autenticità, la felicità costa fatica e, forse, non conviene. Così quei “dieci secondi”, di incontro fugace con l’altro, sono una metafora delle relazioni vissute in un’era di modernità, in cui tutto deve essere speso entro momenti di attenzione drasticamente ristrettisi.
In tempi sfuggenti, anche le relazioni umane finiscono con l’esserlo e, la felicità diventa qualcosa da simulare al punto da scambiarla con l’essere vivi.
Un pezzo estivo, poiché uscito in estate, un pop, quello di “Finché sei viva”, che è un po’ elettronico ma, di un‘ironia che lo rende elettrico e, attraverso un ritmo vivace e divertente, costringe chi ascolta alla riflessione, anche con l’interessante riferimento al gergo locale – “amo’” – che rende la retorica testuale ancora più accattivante ed attraente.
Furioso, ottimo interprete della sua generazione, attraverso una musica vivace ma mai leggera, con questo ultimo pezzo, continua ad interpellare con un interrogativo che, forse, pone anche a se stesso, ovvero, se la felicità, il primato di una vita vissuta in modo autentico, valgano la fatica e così, chi ascolta il brano riesce ad individuarne i significati profondi senza sacrificare il divertimento.
