Contro l’astensione, più Costituzione e più uguaglianza socialeper una nuova idea di Italia
di Emanuele Mariani
“Con tutti i partiti che c’erano, ne serviva proprio un altro? Rivolto la domanda: con tutta l’astensione che c’è, era proprio necessario aspettare così tanto per provare a dare un’altra offerta ai cittadini?” Lo ha detto Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, in occasione della presentazione di‘Più Uno’, il movimento diventato partito, tenuto oggi a battesimo a Roma, nel Salone delle Colonne, all’Eur, con la prima Assemblea che ha visto la partecipazione di tanti aderenti provenienti da tutta Italia.
Con Ruffini, l’ex capo della Polizia ed ex direttore del SISDE e dell’AISI, nonchè ex capo del Dipartimento della protezione civile e già prefetto di Roma e dell’Aquila (ex vice commissariovicario dell’emergenza Abruzzo), Franco Gabrielli, entrambi ricordati per le loro attività trascorse in molti commenti malevoli che si possono tranquillamente respingere al mittente trattandosi di fedeli servitori dello Stato: “Sempre meglio di un evasore e un delinquente”, la replica ironica.
Ad intervistare i due leader, Giorgia Rombolà, giornalista del TG 3 e conduttrice di Linea Notte, la quale ha presentato la manifestazione di apertura in mattinata che ha visto anche gli interventi dell’ex Presidente della Corte Costituzionale ed ex Ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Maria Flick e dell’onorevole Bruno Tabacci, leader di Centro democratico, mentre il dibattito della sessione pomeridiana si è articolato sugli interventi di esperti professionisti, professori universitari e rappresentanti di associazioni territoriali e civiche, per capire meglio le realtà e i problemi da risolvere nel Paese reale.

Se Flick ha messo l’accento sulla forza delle date a fondamento della nostra Repubblica e Carta Costituzionale (25 aprile, 1 maggio e 2 giugno) e sull’imprescindibile importanza, sempre sancita nel documento fondante il nostro Stato, ovvero la libertà di manifestare il pensiero (quanto mai importante specie di questi tempi), Tabacci si è soffermato sulle prospettive e progettualità dell’iniziativa politica presentata in questa occasione:”Non so se cespuglio o quercia, ma Ruffini-Gabrielli meritano rispetto; quello che serve è la quercia delle idee e della serietà, e penso che non manchi con questo contributo”.
“Questa è un’idea di serietà della politica – ha ribaditoTabacci che aveva già così parlato anche prima del via dell’Assemblea – che è assolutamente necessaria e questi due signori, che sono stati trattati in maniera un po’ superficiale” perché definiti come “il poliziotto e l’esattore”, “sono due grandi servitori dello Stato che meritano rispetto. Viva Dio che si rendono disponibili a dare un contributo, anche personale, in una fase in cui la qualità della politica è veramente bassa e il senso dello Stato è ai minimi termini”.
Massima attenzione alle questioni legate all’immigrazione ed anche all’emigrazione dei nostri giovani che spesso sono costretti ad andare all’estero per studio o lavoro e che vanno incentivati a rientrare con salati adeguati e validi per vivere in linea con le medie europee; ai cambiamenti climatici ed ambientali;all’incentivazione delle energie rinnovabili (solare ed altre) il cui prezzo (anche con accordi specifici con i fornitori energetici) va sganciato da quello del gas che condiziona inevitabilmente il costo spesso elevato delle bollette; assistenza ai soggetti deboli, ai poveri e disagiati, dando risposte concrete, ad esempio, sull’esigenze abitative grazie ad intervento diretto dello Stato per il tramite dei Comuni e garantire un tetto con affitti calmierati a famiglie in difficoltà.
E, dunque, in sostanza, tutto per ridare fiducia ai cittadini, specie a quelli che si sono astenuti nelle ultime tornate elettorali e sono sfiduciati dalla politica e da chi la esercita.
“Il compito di Più Uno – spiega Ruffini – sarà quello di portare attenzione verso tutti gli uno che sono rimasti a casa perché non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica. Di fronte a questo astensionismo e allo scempio che è stato fatto della rappresentanza dei cittadini con l’approvazione della legge elettorale da parte della destra penso che sia necessario riportare tutti quanti a occuparci di questo Paese”. E per la nuova legge elettorale, da poco promulgata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, si prospettano ricorsi alla Corte Costituzionale, per il tramite dei Tribunali, con l’auspicio che il giudizio non sia troppo tardivo in vista delle elezioni.
Nel manifesto, presentato oggi insieme al nuovo logo, al centro la parola “uguaglianza”, con un’idea di “riformismo” che è “radicalità” ma non “estremismo”. Radicalità che vuol dire “andare alla radice dei problemi, non accontentarsi di governarne gli effetti, ma intervenire sulle cause che li producono”. L’obiettivo è quello di “una comunità nazionale più libera perché offre più possibilità, più solida perché meno divisa, più competitiva perché mette a frutto un numero maggiore di talenti, più europea perché consapevole del proprio ruolo”.
Per farlo serve una coalizione unita, con un programma chiaro e condiviso. Più concentrata sulle idee e meno sulla scelta del leader. “Penso che sia doveroso in questo momento che tutte le forze politiche di centrosinistra siano generose e si trovi un nome indipendentemente dallo svolgimento delle primarie, perché si dimostrerebbe grande responsabilità politica. Dopodiché un terzo nome non esiste se prima non ci si mette d’accordo sul cosa si vuole fare e cosa si va a proporre ai cittadini perché il problema non è di trovare una persona, donna o uomo che sia, ma il problema è cosa si sta offrendo come offerta credibile ai cittadini per dire siamo meglio noi per governare il futuro di questo Paese i prossimi anni con un patto che dovrebbe durare più di una legislatura”, ha detto.
Se poi ci saranno le primarie, che non auspica, è “ovvio che dovremmo esserci e vedremo poi come, sperando che siano a doppio turno con il voto possibilmente digitale, ma è l’ultimo dei problemi”. Però, ha chiarito, “non bisogna vincere le primarie, bisogna vincere le elezioni e cercare di far sì che la destra non rivinca le prossime elezioni”.
Anche perchè le politiche rappresenteranno “uno spartiacque, anzi due”. Il primo è costituzionale perché “la posta in gioco dichiarata dalla destra non è solo il governo ma soprattutto la conquista della presidenza della Repubblica” e “portare il Paese verso il presidenzialismo di fatto senza dirlo”. E’ questo l’obiettivo di una destra che prova “indifferenza verso la Costituzione e l’equilibrio dei poteri”.
Il secondo spartiacque è l’Europa: “Si discute se abbia ancora senso un’Europa unita, a iniziare dalla difesa comune. Ovunque crescono destre che vogliono smontare l’Europa e il confine tra estrema destra e conservatori si fa sempre più labile. Anche questo si decide alle prossime elezioni: da che parte sarà l’Italia in Europa e da che parte sarà l’Europa nel mondo. L’Europa è il nostro bene comune e va difeso”.
“Abbiamo scelto di essere nel centrosinistra – ha concluso – perché è lì che vivono le idee in cui crediamo, l’uguaglianza scritta nella Costituzione, l’Europa come casa comune, uno Stato che rimuove gli ostacoli invece di alzarli. Non siamo di centro, lo abbiamo detto in queste settimane, siamo di centrosinistra e non crediamo che il centro sia un pezzo da aggiungere a qualcun altro per completarlo. Crediamo nell’ambizione di tenere insieme le culture che vogliono cambiare il Paese: il cattolicesimo democratico, la sinistra riformista, la tradizione liberale, l’europeismo, l’ambientalismo. E abbiamo l’ambizione di parlare a tutti, non a una parte del Paese, e quell’ambizione però si è persa per strada. Noi vogliamo riprenderla, provarci, senza chiedere a nessuno nella nostra casa di lasciare fuori dalla porta la propria storia”.
L’ultima frase a chiusura, Ruffini la prende da un pensiero di Aldo Moro, a ricordare, proprio come nel filmato che ha aperto la manifestazione, dove sono state proiettate tutte le scene dei principali avvenimenti storici, dolorosi e gioiosi, avvenuti in 80 anni di Repubblica italiana, che solo con le idee di statisti insigni che rievocano grandi idealità e sani principi sempre protesi al bene comune, si può governare un Paese che – dice Ruffini – rende meglio (e gli piace di più, come parola) la vicinanza con la gente della pure appropriata Nazione.

