di Aicha Bouazza

Sua Eccellenza Rajae Naji Mekkaoui firma una cerimonia di altissimo profilo diplomatico ed è la scelta di quest’anno per il Premio Gazzetta Diplomatica, che corona la sua dedizione instancabile.

Roma ha ospitato, il 30 luglio, una delle cerimonie diplomatiche più significative dell’anno: il ricevimento per la Festa del Trono, organizzato da Sua Eccellenza la Signora Rajae Naji Mekkaoui, Ambasciatrice di Sua Maestà il Re Mohammed VI presso la Santa Sede e presso il Sovrano Ordine di Malta. Con l’eleganza, il rigore e la cura del dettaglio che contraddistinguono il suo mandato, l’Ambasciatrice ha saputo orchestrare un evento capace di riunire in un’unica cornice le più alte autorità vaticane, i vertici del Sovrano Ordine di Malta, il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e numerose personalità del mondo accademico e culturale romano.

Tra gli ospiti d’onore, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, il Ministro degli Affari Esteri del Sovrano Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, e il Capo del Protocollo Pontificio, Javier Domínguez Fernández González, insieme a un folto gruppo di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. Un parterre che testimonia, da solo, il peso specifico che la rappresentanza marocchina ha saputo conquistare sulla scena diplomatica romana.

La ricorrenza celebrava quest’anno il ventisettesimo anno di regno di Sua Maestà il Re Mohammed VI, ma la serata ha assunto un significato che va ben oltre la tradizionale festa nazionale. Il 2026 segna infatti il cinquantesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra il Regno del Marocco e la Santa Sede e il quarantesimo anniversario di quelle con il Sovrano Ordine di Malta: due traguardi che raccontano la solidità di legami costruiti nel tempo attraverso il dialogo, la fiducia reciproca e una cooperazione costante nei settori umanitario, sociale e culturale.

Il ricevimento è giunto all’indomani di un evento altrettanto rilevante: la cerimonia con cui l’Accademia del Regno del Marocco ha investito il Cardinale Pietro Parolin quale membro onorario, in riconoscimento del suo impegno per il dialogo tra le culture, la pace e il riavvicinamento tra Rabat e la Santa Sede.

Nel suo intervento, l’Ambasciatrice Rajae Naji Mekkaoui ha ricordato il significato profondo della Festa del Trono quale momento di unità nazionale, sottolineando le trasformazioni economiche, sociali e istituzionali avviate sotto la guida di Sua Maestà il Re, che hanno consolidato il ruolo del Marocco quale attore di stabilità e di dialogo a livello regionale e internazionale. Il Cardinale Parolin ha, a sua volta, reso omaggio alla solidità di un legame costruito in mezzo secolo, mentre il Ministro degli Esteri dell’Ordine di Malta ha ribadito la volontà di proseguire una cooperazione umanitaria che dura da quarant’anni. La serata si è chiusa in un clima di autentica convivialità, tra i sapori della gastronomia marocchina e un programma musicale ispirato al patrimonio del Regno.

Al centro della celebrazione, come ogni anno, la figura di Sua Maestà il Re Mohammed VI, che Dio Lo protegga. Sin dalla Sua ascesa al trono degli avi, il Sovrano ha scelto la via del lavoro silenzioso e costante, senza mai cercare gloria personale né riconoscimenti di un ruolo guida a livello continentale o internazionale: ciò che Gli sta a cuore è unicamente il servizio del popolo e la garanzia, per tutti i marocchini, di condizioni di vita libere e dignitose.

Nel discorso pronunciato in occasione della Festa del Trono, il Re ha espresso un sentimento di orgoglio per i risultati raggiunti, unito a un fiducioso ottimismo verso il futuro: non un mero appagamento, ha spiegato, bensì una serenità positiva che dona la forza e lo slancio necessari per proseguire con determinazione. Ogni traguardo, ha aggiunto, non è mai frutto del caso, ma il risultato di un orientamento strategico chiaro, di un lavoro fondato su buona governance, monitoraggio costante e autocritica costruttiva.
È a questa visione che il Cardinale Parolin ha reso omaggio, sottolineando il ruolo di Sua Maestà, Amir Al-Mouminine, nella promozione del dialogo interreligioso, della convivenza pacifica e dei valori universali della pace: un ruolo che conferma il Marocco quale interlocutore privilegiato della Santa Sede nel Mediterraneo e in Europa.

Il momento più toccante della serata è arrivato al termine del ricevimento, quando l’attenzione si è spostata sulla stessa Ambasciatrice Rajae Naji Mekkaoui, festeggiata dagli ospiti perché è lei, quest’anno, la scelta per il Premio Gazzetta Diplomatica, riservato alla figura diplomatica più autorevole dell’anno. Il riconoscimento le è stato consegnato dal Direttore Marco Finelli, mentre le motivazioni della giuria sono state lette da Gianni Lattanzio, membro della giuria, che ha ripercorso il valore del lavoro svolto dall’Ambasciatrice nel corso dell’anno. Un tributo condiviso dalle autorità vaticane, dai rappresentanti dell’Ordine di Malta e dal corpo diplomatico, che ha voluto celebrare non un traguardo isolato, ma il coronamento di un impegno costante, discreto ed efficace.

Le motivazioni del Premio Gazzetta Diplomatica hanno voluto sottolineare come Sua Eccellenza Rajae Naji Mekkaoui abbia incarnato con autorevolezza e sensibilità il valore della diplomazia spirituale, rafforzando in modo esemplare le relazioni storiche tra il Regno del Marocco e la Santa Sede, promuovendo con instancabile dedizione il dialogo interculturale e interreligioso attraverso iniziative di alto profilo accademico e diplomatico, contribuendo alla diffusione internazionale del modello marocchino di moderazione, tolleranza e apertura e testimoniando, con il suo operato e la sua presenza, l’impegno del Regno del Marocco per la pace, la convivenza e la tutela dei valori umani universal.

Chi ha seguito da vicino il suo lavoro sa quanto quel premio sia stato meritato. In un anno segnato da anniversari storici e da appuntamenti diplomatici di primissimo piano, l’Ambasciatrice ha saputo tessere, con pazienza e visione, una rete di relazioni che ha rafforzato la presenza del Marocco a Roma e presso due delle istituzioni più antiche e rispettate al mondo. Il risultato è stato, ancora una volta, sotto gli occhi di tutti nella serata del 30 luglio: un evento impeccabile nella forma, denso nei contenuti e capace di trasformare una ricorrenza nazionale in un momento di dialogo autentico tra culture e fedi.

In un contesto internazionale attraversato da tensioni e trasformazioni profonde, la serata romana ha ricordato come la diplomazia continui a trovare, nel dialogo e nella cooperazione tra istituzioni, il terreno più fertile per costruire ponti duraturi. E se quest’anno, tra tante candidature, il Premio Gazzetta Diplomatica è andato proprio a Sua Eccellenza Rajae Naji Mekkaoui, è perché pochi, come lei, hanno saputo incarnare con tanta dedizione lo spirito che anima la politica estera voluta da Sua Maestà il Re Mohammed VI: fermezza nei principi, apertura al dialogo e fedeltà instancabile al servizio del Regno.

Aicha BouazzaLettrice di Lingua Araba all’Universita’ degli Studi Roma Tre