La XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, tra pensiero, innovazione e diplomazia culturale
di Gianni Lattanzio
Una lingua comincia a disegnare il futuro quando qualcuno vi trova le parole per esprimere ciò che ancora non sapeva pensare. È allora che il patrimonio diventa possibilità: una memoria si apre a un’esperienza nuova, una conoscenza trova un interlocutore, un’intuizione acquista la forma necessaria per essere condivisa. In questo passaggio si misura la vitalità di una cultura: nella capacità di offrire strumenti a chi verrà dopo e a chi, arrivando da altrove, sceglie di incontrarla.
La XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dal 19 al 25 ottobre 2026, propone di guardare all’italiano attraverso questa responsabilità. «Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano» è il tema che collega l’eredità culturale del Paese alla sua capacità di generare conoscenza e sviluppo, dalla scienza all’ingegneria, dalla tecnologia al design, dalla letteratura alle arti. Una prospettiva che merita di essere assunta come un programma, oltre la durata della manifestazione.
Nel titolo, la parola più densa è forse la più discreta: “con”. Creare con l’italiano significa riconoscere che il linguaggio partecipa al lavoro del pensiero. Un’idea cerca la propria formulazione; una distinzione rende visibile ciò che prima rimaneva confuso; una domanda ben posta modifica l’orizzonte delle risposte. Le parole consentono alle intuizioni di uscire dall’interiorità, diventare materia di confronto, accettare il rischio fecondo della correzione.
La lingua è, in questo senso, uno spazio di responsabilità. Chi formula un’affermazione deve poter rendere comprensibili le proprie ragioni. Chi ascolta deve disporre degli strumenti per interrogarle. Tra queste due libertà prende forma una comunità della conoscenza.
La scienza rende evidente tale relazione. Descrivere un esperimento, definire un’ipotesi, riconoscere i limiti di una conclusione richiede precisione concettuale e linguistica. Galileo ne offre una testimonianza esemplare: nella sua scrittura, il rigore del ragionamento incontra una forza espressiva che contribuisce alla costruzione dell’italiano scientifico moderno. La chiarezza diventa una forma dell’esattezza: rende percorribile il cammino che conduce a un risultato.
Un riscontro significativo viene dal volume dell’Accademia della Crusca Lingua gentile, lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano, curato da Annalisa Nesi e Raffaella Setti. I contributi di Paola Manni su Leonardo e di Giuseppe Patota su Galileo offrono una base concreta per leggere l’italiano come lingua dell’invenzione e della costruzione del sapere. È un richiamo utile perché restituisce alla tradizione il suo carattere più esigente: essere una capacità da esercitare nel presente.
Oggi quell’esercizio riguarda anche il rapporto con la tecnologia. La facilità con cui possiamo ottenere una formulazione rende ancora più preziosa la capacità di giudicarla. Dobbiamo saper distinguere una risposta persuasiva da una spiegazione fondata, la fluidità dalla precisione, la disponibilità di un’informazione dalla sua comprensione. L’educazione linguistica acquista qui una funzione civile: insegna a riconoscere presupposti, verificare passaggi, porre domande.
È su questo terreno che la promozione dell’italiano incontra la diplomazia culturale. Una lingua rende accessibili opere e conoscenze, ma soprattutto apre una relazione con chi le ha prodotte e con chi oggi le interpreta. Può trasformare la curiosità in familiarità, la familiarità in fiducia, la fiducia nella disponibilità a costruire qualcosa insieme.
Il suo valore internazionale cresce quando chi la apprende può usarla per esprimere un’esperienza propria. L’italiano diventa allora uno spazio abitabile anche da chi non lo ha ricevuto in eredità: una possibilità di studio, ricerca, lavoro e partecipazione. La promozione culturale raggiunge il suo significato più alto quando riconosce nell’interlocutore un autore di significati, anziché un semplice destinatario.
Per dare consistenza a questa aspirazione occorre una scelta concreta: costruire una sinergia più forte tra gli attori presenti nelle sedi estere.
Ambasciate e consolati, Istituti Italiani di Cultura, lettori universitari, scuole, enti gestori, comitati della Società Dante Alighieri e associazioni compongono una presenza articolata, sostenuta da missioni e strumenti differenti. Questa pluralità può esprimere pienamente il proprio potenziale attraverso una collaborazione più strutturata, capace di dare continuità alle iniziative e rendere più accessibili le opportunità.
La questione decisiva è passare dalla compresenza alla collaborazione. In ciascun Paese e in ciascuna circoscrizione consolare, gli operatori dovrebbero poter condividere una lettura dei bisogni, conoscere le rispettive attività e costruire collegamenti riconoscibili tra le opportunità offerte.
Chi incontra l’italiano durante una conferenza dovrebbe poter trovare un corso; chi conclude un percorso linguistico dovrebbe sapere come proseguire; chi matura un interesse specialistico dovrebbe essere orientato verso occasioni di studio e cooperazione. Accompagnare questi passaggi significa trasformare un primo contatto in un legame duraturo.
Per chi cerca queste possibilità, la complessità delle nostre strutture non dovrebbe diventare un ostacolo. L’accessibilità dell’offerta è già una forma di accoglienza; la sua coerenza è una misura della credibilità istituzionale.
Servirebbero dunque, presso le sedi diplomatico-consolari e in raccordo con gli Istituti Italiani di Cultura, momenti regolari di progettazione tra gli operatori: una mappatura condivisa dei corsi, calendari coordinati, strumenti comuni di orientamento, risorse didattiche e occasioni di aggiornamento per i docenti. Una programmazione pluriennale aiuterebbe a dare continuità alle collaborazioni, mentre una comunicazione integrata renderebbe più leggibile l’insieme delle opportunità.
Questa regia dovrebbe valorizzare le autonomie. Un’università, una scuola, un’associazione e un Istituto di Cultura hanno funzioni specifiche: proprio tali differenze possono renderli complementari. Coordinare significa creare le condizioni perché ciascuno realizzi meglio la propria missione, contribuendo a un risultato comune.
Fondamentale è il coinvolgimento delle istituzioni del Paese ospitante. Scuole, atenei, biblioteche e realtà culturali locali devono poter concorrere alla progettazione. Una diplomazia culturale matura sa ascoltare prima di proporre e riconosce nella reciprocità la condizione di una collaborazione autentica.
Scienza e tecnologia possono offrire un terreno particolarmente fecondo: laboratori di comunicazione scientifica, traduzioni specialistiche, percorsi linguistici collegati alla ricerca universitaria. L’italiano diventerebbe così una possibilità ulteriore di partecipare alla produzione della conoscenza, coniugando attrattività culturale e utilità formativa.
La Settimana, animata dalla rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura insieme ai partner della promozione linguistica, offre un orizzonte globale a questo impegno. La sua eredità migliore dovrebbe misurarsi nella qualità delle relazioni che lascia: docenti meno isolati, studenti meglio orientati, istituzioni più capaci di progettare insieme.
Rodari ne indica la finalità civile nella Grammatica della fantasia: «Tutti gli usi della parola a tutti». E, dopo aver riconosciuto il valore democratico di questo motto, precisa: «Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo». Dare strumenti di espressione significa ampliare la libertà di comprendere, scegliere e partecipare.
È questa libertà che la promozione dell’italiano dovrebbe rendere possibile. Abbiamo ricevuto una lingua capace di dare voce alla bellezza; siamo chiamati a mantenerla capace di interrogare il mondo e di accogliere domande nuove.
Il suo futuro comincia quando qualcuno, lontano dall’Italia, trova in essa una possibilità per sé. La nostra responsabilità è fare in modo che, accanto a quella possibilità, incontri persone e istituzioni capaci di darle seguito.

