di Emanuele Mariani
Alle 10.25 (come indica, a perenne memoria, l’orologio dell’epoca, ancora oggi visibile) di sabato 2 agosto 1980, un ordigno ad altissimo potenziale, a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna Centrale.
La deflagrazione, di devastante portata, provocò il crollo della struttura sovrastante le sale d’aspetto e di trenta metri della pensilina con bar annesso. Investì anche due vetture di un treno in sosta al primo binario, Ancona – Chiasso – Basilea e il parcheggio dei taxi antistante. Rimasero uccise ottantacinque persone, sia di nazionalità italiana che straniera (tre dalla Germania Ovest (una madre con due figli di 14 e 8 anni), due britannici, uno spagnolo, una francese, una svizzera e un giapponese), oltre duecento furono i feriti.
Le conseguenze dell’esplosione furono terrificanti anche a causa dell’affollamento della stazione in un giorno prefestivo di agosto.
Si è trattato di uno degli atti terroristici più gravi del secondo dopoguerra, la più grave strage di civili in tempo di pace nel nostro Paese, come peraltro rimarcò lo stesso Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, giunto nel pomeriggio di quel tragico giorno, a Bologna, commosso fino alle lacrime e sgomento: «Siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia, al più grave attentato dell’Italia repubblicana».
La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza anche da parte e per merito di un gran numero di cittadine e cittadini che diedero prova di altissimo, esemplare senso civico animato da partecipazione emotiva e che mai si finirà di ringraziare ed elogiare.
Quel giorno cominciò anche una delle più difficili indagini della storia giudiziaria, con un iter processuale complesso e che non può ancora dirsi, presumibilmente, del tutto concluso.
Ad oggi, sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva come esecutori materiali nel primo processo per la strage i terroristi dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) GiusvaFioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, e per i depistaggi, dieci anni all’ex capo della P2, Licio Gelli ed al faccendiere Francesco Pazienza e rispettivamente otto anni e 5 mesi e sette anni ed 11 mesi, all’agente dei servizi segreti, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, ufficiale del Sismi.
Nel 2017, un altro esponente dei NAR, Gilberto Cavallini, è stato rinviato a giudizio per strage, e infine condannatoall’ergastolo, in via definitiva, il 15 gennaio 2025, dalla Corte di Cassazione.
L’ultimo troncone di indagini (condotte dalla Procura Generale di Bologna) porterà a stabilire la penale responsabilità nella strage anche di un altro soggetto legato agli ambienti della destra di Avanguardia Nazionale (Paolo Bellini) e la partecipazione nei depistaggi di altri imputati.
Nel cosiddetto processo ai mandanti, aperto a Bologna nel 2021, è stato condannato all’ergastolo, sempre in via definitiva dalla Corte di Cassazione, con sentenza del 1° luglio 2025, lo stesso Paolo Bellini per concorso in strage.
I giudici della VI sezione della Suprema Corte hanno anche ribadito la condanna a sei anni per l’ex Capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e a quattro anni per Domenico Catracchia, amministratore di alcuni condomini di via Gradoli(strada di Roma, nota principalmente per accadimenti legati al sequestro Moro, dal 16 marzo al 9 maggio 1978), per false informazioni al Pubblico Ministero, al fine di sviare le indagini.
Ancora oggi i mandanti della strage non sono stati con certezza identificati e restano ombre e interrogativi anche sul movente: negli anni, sono state formulate numerose ipotesi, relative anche ad un coinvolgimento “straniero” nella strage che però è stato smentito dal lungo iter giudiziario.
Si è negli anni parlato di “piste” internazionali come quella palestinese (che avrebbe visto il coinvolgimento del Fronte popolare per la liberazione della Palestina ed il terrorista mercenario conosciuto come Carlos) e libica che inquadrerebbe la strage in un’ottica di ritorsione per il presunto attacco al colonello Gheddafi, avvenuto nei cieli sopra l’isola di Ustica il 27 giugno 1980, quando cadde il DC 9 Itavia causando la morte degli 81 passeggeri e membri di equipaggio o una sorta di avvertimento al nostro Paese per la dinamiche legate proprio alle modalità della strage di Ustica, con l’aereo DC 9 Itavia che peraltro era partito da Bologna.
Ecco le principali sentenze emesse nella ricerca deiresponsabili della strage di Bologna del 2 agosto 1980, in particolare:
— la sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’assise di Bologna l’11 luglio 1988, quella di appello del 18 luglio del 1990; la sentenza delle Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione del 12 febbraio 1992 che cassa con rinvio la sentenza di appello del luglio del 1990; la sentenza di appello (bis) pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Bologna il 15 maggio del 1994 sul rinvio operato dalla Cassazione nel febbraio del 1992 e la sentenza delle Sezioni Unite penali della Corte di cassazione del 23 novembre 1995;
— le sentenze relative alla partecipazione di Luigi Ciavardini(all’epoca della strage minorenne e condotto in giudizio per la strage nel 1997);
— le sentenze relative alla partecipazione di Gilberto Cavallini alla strage;
— le sentenze relative all’ultimo troncone di indagini che porteranno alla condanna di Paolo Bellini come concorrente nella strage e di altri imputati per i depistaggi e le false informazioni rese al fine di ostacolare le indagini.
Ci piace ricordare questa ricorrenza, dando conto di una serie di importanti iniziative.
Proprio in vista del 46° anniversario, il podcast “Lampi – 2 agosto 1980”, scritto e narrato da Sara Poledrelli (con musiche e sound design di Marco Degli Esposti; artwork di copertina di Serena Oddo; sigla di apertura: Belladonna; producer e montaggio di Paolo Maoret; supervisione autoriale: Antonella Beccaria e Paolo Maoret; consulenza storica: Antonella Beccaria e Cinzia Venturoli; ufficio stampa: Vincenzo Branà; comunicazione e social media manager: Serena Oddo; con il patrocinio del Comune di Bologna, in collaborazione con Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e con il sostegno di Radio Taxi (CO.TA.BO.) e la collaborazione di ANPI comitati provinciali di Bologna) pubblica una nuova puntata extra dedicata all’intervista ai tre magistrati della Procura generale di Bologna – Alberto Candi, Umberto Palma e Nicola Proto – che hanno condotto l’inchiesta sui mandanti della strage.
L’intervista ricostruisce le ragioni dell’atto di avocazione del fascicolo sui mandanti, il lavoro sui flussi finanziari legati al cosiddetto “documento Bologna”, il ruolo dei depistaggi e la definizione della pista palestinese come ormai storicamente smentita, offrendo una chiave giuridica e storica per comprendere l’ultimo processo sulla strage.
“Lampi – 2 agosto 1980” è un podcast in 6 puntate scritto e narrato da Sara Poledrelli che ricostruisce la strage alla stazione di Bologna intrecciando la grande storia con le microstorie di chi quella mattina era in stazione, ha soccorso, ha indagato, ha perso una persona cara o ha vissuto accanto ai terroristi e lo fa con testimonianze inedite e mai prima rilasciate.
Si tratta di uno dei lavori più completi e rilevanti sulla strage di Bologna perché fa parlare i fatti attraverso le storie inedite di chi ha vissuto quell’immane dolore che ancora oggi non si è affatto sopito, non solo a Bologna, ma in Italia e nel mondo intero (le vittime ed i feriti non furono solo di nazionalità italiana, ma anche straniera) ed introduce a diversi punti di vista di quel tragico accadimento.
Prodotto da Piombo Podcast, con il patrocinio del Comune di Bologna e la collaborazione dell’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto 1980, il podcast restituisce la dimensione umana della tragedia e la lunga ricerca di giustizia attraverso testimonianze in gran parte inedite, materiali d’archivio audiovisivi e una narrazione che unisce registri emotivi e storico-documentari.
“Lampi – 2 agosto 1980” è disponibile sulle principali piattaforme (Spotify, YouTube, Apple Podcast, Amazon Music), dove sarà pubblicata anche la nuova puntata extra a partire dal 31 luglio.
L’intervista integrale ai tre magistrati è già presente nell’appendice del libro “Lampi Bologna 2 agosto 1980” di Sara Poledrelli, edito da 4 Punte con la prefazione dello storico Davide Conti e la postfazione della giornalista e saggista, Stefania Limiti.
Il volume in parte riprende in forma saggistica la sceneggiatura delle puntate, in parte colma le lacune inevitabili del racconto audio, offrendo una bibliografia selezionata e rinvii puntuali alle fonti archivistiche e processuali. Nel libro trovano spazio approfondimenti specifici, oltre a note, episodi e materiali che non avevano potuto essere inclusi nel montaggio sonoro.
Il podcast “Lampi – 2 agosto 1980” sarà protagonista di due eventi di avvicinamento all’anniversario della strage: il primo è in programma a Casalecchio di Reno, nell’ambito del cartellone “Politicamente Scorretto”, con la serata “2 Agosto 1980. Diritto alla verità. Il racconto e la divulgazione”, ospitata alla Casa per la Pace La Filanda (via Canonici Renani 8) e tenutosi lo scorso lunedì 27 luglio, alle 20:30.
La serata ha previsto i saluti del sindaco Matteo Ruggeri e dell’assessore alla Cultura, Pace e Memoria, Andrea Gurioli, seguiti dagli interventi di Maurizio Sgarzi (associazione Percorsi di Pace), Paolo Lambertini (presidente Associazione Familiari Vittime 2 Agosto 1980) e Sara Poledrelli, autrice del podcast.
Alle 21:15, si è tenuta una tavola rotonda moderata da Cinzia Venturoli, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna, con la partecipazione dei magistrati Alberto Candi, Umberto Palma e Nicola Proto.
Il secondo appuntamento è stato a Modena, martedì 28 luglio alle 21:00, ai Giardini Ducali, spazio “Juta all’orto”. Il programma ha previsto i saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Modena, Andrea Bortolamasi, del presidente Associazione Familiari Vittime della Strage di Bologna, Paolo Lambertini, di Ilaria Franchini, dell’Istituto storico di Modena, di Vanni Bulgarelli, di ANPI Modena, e di Simona Balugani, figlia di Rolando, maresciallo di polizia, direttore del periodico ANPI di Modena “Resistenza – Antifascismo Oggi”.
Tra gli interventi, anche quelli di Sara Poledrelli, autrice del podcast, e del magistrato Alberto Candi, già Avvocato Generale presso la Corte d’Appello di Bologna, con la moderazione di Cinzia Venturoli, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna.
Il podcast “Lampi 2 agosto 1980” è stato presentato, a Roma, lo scorso 11 giugno, presso la sala David Sassoli della sedenazionale del Partito Democratico, con il titolo: “2 agosto 1980, la verità come responsabilità democratica. Contro ogni manipolazione e revisionismo” ed ha visto gli interventi di illustri relatori.
Al saluto della portavoce nazionale della Conferenza delle Donne democratiche, Roberta Mori, hanno fatto seguito l’introduzione della delegata al Comune di Bologna per i processi del 2 agosto, Federica Mazzoni e le relazioni, oltre che dell’autrice del podcast, Sara Poledrelli, di Paolo Lambertini, presidente Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, della giornalista Stefania Limiti, di Andrea Speranzoni, avvocato delle parti civili, del giornalista Giovanni Vignali, autore del libro “L’uomo nero e le stragi”, che hanno arricchito e sviluppato il dibattito e confronto sul tema, moderato dalla giornalista Paola Pentimella Testa, fino alle conclusioni affidate all’onorevoleChiara Braga, presidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati. Da tutti i relatori, si è evidenziato il punto fermo di non dimenticare questa tragedia che ha attraversato il Paese ed il mondo intero e che va raccontata soprattutto alle giovani generazioni, per non dimenticare e, per chi crede, pregare e, per chi non crede, non cedere all’oblio del tempo che passa.
La strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna – si è detto da parte dei relatori – è e resta una ferita collettiva, inferta alle vittime, alle loro famiglie, alla città felsinea, all’Emilia-Romagna, alla Repubblica.
E’ una pagina della storia d’Italia che ci obbliga a non arretrare mai davanti alla manipolazione, al revisionismo, alla rimozione. La democrazia vive solo se custodisce la memoria nella sua forma più esigente: la verità accertata, documentata, processuale, condivisa, raccontata dalle tante testimonianze anche femminili raccolte nel tempo.
Sara Poledrelli, autrice del podcast “Lampi – 2 agosto 1980”,ha reso accessibile, viva, ascoltabile la verità delle vite, delle emozioni, dei passaggi che portano alla verità processuale, conun’opera meritoria e necessaria che parla con il linguaggio narrato consono alle nuove generazioni ed a tutte le generazioni senza semplificare, senza deformare, senza cedere alla retorica. Ha trasformato, così, la memoria in conoscenza.
Emanuele Mariani

