di Salvatore Cuomo
Il dibattito pubblico contemporaneo è intrappolato in un paradosso: mentre i cittadini affrontano quotidianamente l’impatto di dinamiche economiche e geopolitiche devastanti, lo spazio della discussione online è dominato da una perenne contrapposizione politica che trasforma ogni tema in uno scontro identitario.
La logica tribale delle piattaforme digitali alimentata da algoritmi che sembrano volutamente progettati per premiare l’indignazione tende a catalogare immediatamente qualsiasi opinione o richiesta concreta come “di destra” o “di sinistra”.
Questo meccanismo svuota il confronto di ogni merito tecnico riducendo problemi strutturali a semplici bandiere ideologiche. Si tratta di una contrapposizione che rende estremamente difficile trovare soluzioni condivise e lungimiranti sui temi di comune interesse primo fra tutti il miglioramento delle condizioni economiche dei ceti meno avvantaggiati.
Questo perenne stato di agitazione digitale alimenta una contrapposizione della base elettorale che non aiuta i partiti nel trovare una soluzione lungimirante e condivisa sui principali temi politici che riguardano il futuro del nostro Paese.
Schiacciate sulla reattività immediata richiesta dai social le stesse forze politiche diventano ostaggio delle tifoserie che hanno contribuito a creare ovvero la rincorsa al consenso facile e immediato. Fatto che impedisce la nascita di quel compromesso alto e di quella visione strategica necessari per varare riforme strutturali capaci di sopravvivere alle singole legislature.
Un meccanismo che svuota il confronto di ogni merito tecnico riducendo problemi strutturali a semplici bandiere ideologiche. Si tratta di una contrapposizione che rende estremamente difficile trovare soluzioni condivise e lungimiranti sui temi di comune interesse, primo fra tutti il miglioramento delle condizioni economiche dei ceti meno avvantaggiati.
In questo scenario di perenne distrazione di massa il fenomeno più macroscopico riguarda la profonda mutazione antropologica e politica dell’elettore che si identifica in un partito di destra. La rincorsa ai trend social e ai posizionamenti geopolitici internazionali sembra aver prodotto una netta perdita dell’identità sociale del popolo della destra.
L’ossessione per le “guerre culturali” e la focalizzazione su temi polarizzanti come legge elettoralegiustizia reimmigrazione o anche la gestione stessa della sicurezza hanno spinto la base elettorale di questa area politica a trascurare temi più vicini ai bisogni materiali delle classi popolari e mediequasi ad aver dimenticato le origini e le radici storiche della destra sociale, penso al Movimento Sociale che aveva animato le susseguitesi stagioni politiche dell’epoca.
Questo cortocircuito comunicativo e valoriale produce come conseguenze questi effetti:
• L’etichettatura strategica: Qualsiasi richiesta legata ai bisogni effettivi delle persone come la tutela dei salari dall’inflazione, la difesa del potere d’acquisto o il potenziamento dei servizi pubblici viene sbrigativamente liquidata e bollata spesso nei social come “comunista” anche quando proviene da elettori della stessa base elettorale conservatrice.
• L’evasione dai problemi complessi: Mentre la base si accapiglia su casi di cronaca divisivi, on line passa sotto silenzio il confronto sui costi economici e industriali che il Paese paga per i propri posizionamenti internazionali partendo dall’instabilità delle rotte commerciali nel Mar Rosso fino alle conseguenze della transizione e della dipendenza energetica.
• L’illusione liberista: Senza più una sponda politica che riesca ad interpretare la solidarietà nazionale in chiave sociale e sussidiaria l’intervento pubblico a tutela dei cittadini viene bandito dal dibattito per paura di scivolare nel vecchio statalismo.
La via d’uscita da questo stallo non risiede nell’invocare un ritorno allo Stato assistenziale,formula che crea dipendenza e distrugge il merito, bensì nel pretendere un sostegno concreto e mirato in situazioni straordinarie.
Quando shock geopolitici esogeni come la crisi in Medio Oriente o il blocco delle rotte marittime colpiscono direttamente il tessuto produttivo e i bilanci familiari l’intervento della politica non è assistenzialismo ma difesa patriottica dell’economia nazionale.
Finché la priorità della politica rimarrà la fidelizzazione algoritmica attraverso lo scontro simbolico i nodi strutturali del Paese continueranno a rimanere senza soluzione.
Per riaccendere l’attenzione della base sui problemi reali è necessario scardinare questo meccanismo dimostrando che chiedere ai propri rappresentanti in parlamento di perseguire il sostegno della dignità economica delle famiglie, porre in essere efficaci politiche per il lavoro e letutele per cittadini ed imprese nei momenti di emergenza internazionale non è una prerogativa della sola sinistra ma il fondamento stesso di una comunità nazionale sovrana coesa e protetta.

