Gianni Lattanzio

Il discorso di Sua Maestà il Re Mohammed VI, pronunciato in occasione della Fêtedu Trône, offre una lettura di straordinaria profondità del ruolo che il Marocco è chiamato a svolgere nello spazio mediterraneo ed euro-africano. Non si tratta soltanto del bilancio di una stagione politica, ma dell’affermazione di una visione storica nella quale il Regno emerge come fattore di equilibrio, di continuità e di connessione tra sponde diverse ma reciprocamente interdipendenti.

Nel Mediterraneo contemporaneo, segnato da instabilità, rivalità strategiche e fragilità multiple, il Marocco si presenta come una delle poche realtà capaci di coniugare solidità istituzionale, pragmatismo diplomatico e capacità di proiezione internazionale. Il discorso reale sottolinea con chiarezza che la stabilità non è un dato statico, bensì una costruzione politica e civile, frutto di una visione che intreccia coesione interna, modernizzazione economica e autorevolezza esterna. È proprio questa combinazione a fare del Marocco un interlocutore imprescindibile per l’Europa e per l’intero bacino mediterraneo.

La centralità del Mediterraneo nel pensiero politico del Sovrano è evidente nella volontà di rafforzare un modello di cooperazione fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla convergenza degli interessi. In un tempo in cui il Mediterraneo rischia troppo spesso di essere letto attraverso le lenti dell’emergenza, il Marocco ne restituisce invece la dimensione alta di spazio politico comune, crocevia di civiltà, economie e responsabilità condivise. Il Regno si propone così come ponte naturale tra Europa, Africa e mondo arabo, trasformando la propria posizione geografica in una funzione geopolitica di primo piano.

In tale quadro, il rapporto con l’Unione europea assume una rilevanza strategica crescente. Il Marocco non è semplicemente un vicino dell’Europa, ma un partner strutturale per la stabilità del suo vicinato meridionale. La qualità del suo sistema istituzionale, la sua affidabilità diplomatica e la sua capacità di leggere le grandi transizioni globali lo rendono un attore essenziale per la sicurezza energetica, la gestione delle mobilità, la cooperazione economica e la costruzione di un autentico partenariato euro-mediterraneo. Il discorso del Re rafforza questa percezione, poiché presenta il Regno come soggetto attivo, capace di formulare offerte di cooperazione e non solo di riceverle.

Anche nei rapporti con l’Italia, il messaggio è di particolare significato. Roma e Rabat condividono una sensibilità mediterranea che va ben oltre la contiguità geografica: essa riguarda la comune percezione del mare come spazio di incontro, di sicurezza e di sviluppo. Il Marocco rappresenta per l’Italia un partner di valore crescente, sia per la qualità del dialogo politico sia per la possibilità di costruire convergenze operative nei settori economico, culturale, migratorio e strategico. In questa prospettiva, il rafforzamento del partenariato italo-marocchino si iscrive pienamente in una visione euro-mediterranea matura, capace di superare le logiche episodiche per approdare a una cooperazione strutturale e di lungo periodo.

Il discorso reale offre dunque una chiave di lettura di grande respiro: il Marocco non si limita a partecipare agli equilibri regionali, ma contribuisce a definirli. La sua postura internazionale si fonda su una rara combinazione di sobrietà, ambizione e misura, qualità che lo rendono un attore credibile nel dialogo con l’Europa, con l’Italia e con l’insieme dello spazio mediterraneo. In un’epoca di ridefinizione degli ordini geopolitici, il Regno si conferma come una delle principali architravi della stabilità e della cooperazione nel nostro orizzonte comune.

Gianni LattanzioDirettore Editoriale