Di Annalisa Libbi
Martedì 3 novembre è uscito, a sorpresa, “Buonanotte anche stanotte”, il nuovo brano del cantautore milanese Tananai, al secolo Alberto Cotta Ramusino, assente dalla scena musicale da più di un anno.
Avevamo lasciato Tananai ai successi del tour dell’estate 2025 e alla presentazione del suo libro “Occhi rossi”, che – lui ci tiene a sottolinearlo – è un flusso di coscienza più che un’autobiografia. Ad ascoltare “Buonanotte anche stanotte” sembra proprio che il flusso di coscienza continui a essere il paradigma anche della sua nuova produzione musicale: il brano presenta un’intro corale di bambini che ripetono il ritornello ed ha una sonorità elettronica ed anche pop, che si fonde perfettamente con il testo di cui Tananai è il paroliere.
Una riflessione che nasce da un’esperienza personale di osservazione di alcuni giovani e da una serie di considerazioni che potrebbero essere attribuite sia ad uno di quei giovani, sia al cantautore stesso.
Per quanto il mood dell’autore sia sostanzialmente immutato, nella narrazione testuale si nota un orizzonte più ampio che dall’io si sposta e si integra ad un contesto comunitario.

Quella di Tananai è una riflessione sul senso della vita e, ascoltandolo, sembra di ritrovare le coordinate del suo percorso umano e professionale. La vita, che deve essere un necessario compromesso tra ciò che si desidera e sogna e ciò che si è: quanto conta avere un progetto e non accontentarsi di vivere uno stereotipo “serenamente”? In questo senso sono importanti i valori, la scelta tra ciò che è negoziabile e ciò che non lo è, sia che si tratti di materiale che di immateriale; se è importante studiare, nella metafora per lui ricorrente della matematica, “trovare il vero amore o pagare le bollette”, fermarsi a ciò che appare all’esterno o scegliere ciò che ha senso.
Interessante l’accenno alle figure parentali, che hanno ruoli ben specifici e, nel mezzo, forse non a caso, la considerazione che se da un lato è vero che “ognuno ha quel che si merita”, dall’altro invece spesso è il contesto, “le situazioni”, ad influenzare il percorso umano.
C’è proprio tutto della vita in questa canzone: c’è anche l’amore nella “malinconia di quando vai via”, l’attenzione alla fragilità di chi ci è intorno, l’immagine del “fiore che muore se nevica”, chi è un passo indietro, di cui, spesso, sembriamo non curarci.
E non sorprende l’accenno alla politica: Tananai, evitando banali radicalizzazioni, riesce nel non facile intento di declinarne l’accezione più civica e sociale.
Ultimo, ma non per importanza, il refrain “Buonanotte anche stanotte”, quasi a dire che la vita va avanti da sé, anche quando non troviamo le risposte, e ci costringe a rimodulare continuamente i parametri.
Ancora un suggerimento, “Let the children make mistakes“ (“Bisogna lasciare che i giovani facciano i propri errori”): non sappiamo se sia un omaggio ai “kids” del brano “AnotherBrick in the Wall” dei Pink Floyd, ma di certo vi ritroviamo quella “pedagogia dell’errore”, un metodo induttivo così ricorrente nell’esperienza di Tananai che, in quel “magnifico fallimento” del Sanremo di quattro anni fa, ha trovato la strada del suo successo personale.
Tananai è sempre stato bravo a dipingere i tratti della generazione a cui appartiene; si fa sempre un gran parlare dei giovani, spesso senza saperne intercettare le istanze. In questa epoca di nichilismo c’è bisogno della gentilezza riflessiva, e non indulgente, di questo bravo cantautore. “Questa volta è finita la recita, sto vivendo di più” canta quasi alla fine della canzone, una sintesi perfetta della sua sensibile crescita nell’autenticità.

