di Carmine De Pascale
Il 4 novembre l’Italia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. La ricorrenza ricorda la fine della Prima guerra mondiale: l’armistizio entrò in vigore il 4 novembre 1918, dopo anni di combattimenti e perdite immense. Quella data segnò una tappa decisiva nel percorso di unificazione del Paese, iniziato con il Risorgimento. È una giornata di memoria per i Caduti e di riconoscenza verso chi, con la propria vita e il proprio servizio, ha contribuito a difendere l’Italia e le sue istituzioni.
Perché si celebrano insieme l’Unità d’Italia e le Forze Armate? Perché l’unità di un Paese non è soltanto una pagina di storia o un confine tracciato sulla carta: è una comunità di cittadini, retta da istituzioni comuni e dai principi di libertà e democrazia. Le Forze Armate hanno il compito di difendere la Repubblica, il territorio e la sicurezza dei cittadini. La giornata del 4 novembre unisce dunque il ricordo di un passaggio fondamentale della storia nazionale alla gratitudine per chi oggi svolge quel compito. Non celebra la guerra: ricorda il prezzo terribile dei conflitti e il valore di un servizio rivolto alla difesa della pace e della libertà.
Quel servizio si svolge ogni giorno, spesso senza clamore. Richiede preparazione, disciplina, responsabilità e la capacità di intervenire in situazioni difficili. I militari proteggono il Paese, operano in concorso con le istituzioni e partecipano a missioni internazionali, generalmente sotto l’egida delle Nazioni Unite, della NATO e dell’Unione europea. Nel 2025, secondo il Rapporto Difesa, l’Italia ha preso parte a 39 missioni e operazioni. In diversi contesti, i militari contribuiscono alla stabilizzazione, addestrano le forze locali e sostengono la sicurezza necessaria perché la pace possa consolidarsi.
Non bisogna nascondere il rischio che accompagna questi incarichi. Chi parte può trovarsi in luoghi instabili, lontano da casa e dagli affetti, esposto a minacce e imprevisti. Il coraggio non consiste nell’ignorare il pericolo, ma nell’affrontare il proprio dovere con professionalità e consapevolezza. E il sacrificio non appartiene soltanto a chi indossa l’uniforme: coinvolge anche chi resta ad aspettare.
A casa, infatti, la missione continua in un’altra forma. Ci sono telefonate attese, ricorrenze vissute a distanza, preoccupazioni che non sempre si riescono a raccontare. Ci sono figli che chiedono quando tornerà mamma o papà e un genitore che deve reggere da solo la quotidianità mentre l’altro è lontano. Quando a partire è una militare, spesso è il padre a tenere insieme casa e famiglia; quando parte un militare uomo, può essere la madre a farlo. Ma non esiste un ruolo prestabilito: sono i genitori e le famiglie, ciascuno a modo proprio, a sostenersi e a colmare l’assenza. Anche loro meritano rispetto e riconoscenza.
Le Forze Armate contribuiscono inoltre alla sicurezza insieme ai Paesi alleati. La NATO, per esempio, non dispone di un esercito autonomo: sono gli Stati membri a mettere a disposizione personale, mezzi e capacità per le attività comuni. La partecipazione italiana rafforza la difesa collettiva e la cooperazione tra Paesi. Il lavoro con gli alleati richiede addestramento condiviso, fiducia e impegno costante: è una responsabilità che l’Italia assume insieme agli altri membri dell’Alleanza.
Il servizio delle Forze Armate si svolge anche in Italia, accanto alle comunità. In concorso con le Forze dell’Ordine, i militari contribuiscono al presidio del territorio e alla sicurezza interna, mettendo a disposizione addestramento, capacità operative e presenza. È un impegno che affianca quello delle autorità civili e di polizia nel proteggere luoghi e persone. Anche in questo caso, dietro l’uniforme ci sono professionalità e senso del dovere, al servizio della collettività.
La gratitudine verso i militari non dovrebbe esaurirsi in una cerimonia. Significa riconoscere la serietà con cui svolgono il proprio servizio, l’onore con cui rappresentano le istituzioni e la disciplina con cui affrontano responsabilità spesso gravose. Significa anche non dimenticare i Caduti, essere vicini a chi ha riportato ferite e ricordare le famiglie che condividono, in silenzio, il peso delle partenze.
Il 4 novembre ci invita a tenere insieme questi pensieri: la storia di un’Italia che ha conquistato la propria unità, il dovere di proteggerne la libertà e il volto umano di chi serve il Paese, in patria e all’estero. Ai Caduti dobbiamo memoria. Ai militari in servizio, e alle loro famiglie, dobbiamo rispetto e un grazie sincero per ciò che fanno, con onore e disciplina.

