di Salvatore Cuomo
Il caso Roggero svela il cortocircuito di una politica che preferisce cavalcare la rabbia della piazza anziché governarla. Quando la propaganda sostituisce i dati e lo Stato di diritto l’illusione della giustizia fai-da-te rischia di trasformarsi in un pericoloso Far West.
Il verdetto definitivo della Corte di Cassazione sul caso del gioielliere Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi per il duplice omicidio di due rapinatori in fuga, ha sollevato il velo su una delle patologie più acute della nostra democrazia contemporanea:
l’abdicazione della politica al suo ruolo di guida razionale e lungimirante in favore di una cinica “politica di pancia”.
Di fronte a un fatto di cronaca drammatico una parte della classe dirigente ha scelto di non governare la complessità preferendo cavalcare l’onda emotiva dell’esasperazione popolare.
Il cortocircuito istituzionale che ne è seguito culminato nel perentorio richiamo del Quirinale sulla gestione extralegale delle richieste di grazia dimostra quanto sia fragile il confine tra la legittima richiesta di sicurezza e la pericolosa tentazione di sdoganare la giustizia privata.
Il paradosso italiano: la sicurezza nei dati, la paura nelle piazze
L’aspetto più stridente di questa narrazione tossica risiede nel totale scollamento tra la percezione collettiva della criminalità e la realtà fotografata dai dati ufficiali. La politica della paura prospera sull’allarmismo ma i numeri dell’Eurostat e del Ministero dell’Interno raccontano una storia diametralmente opposta con l’Italia che nei fatti continua ad essere uno dei Paesi più sicuri d’Europa e del mondo.
Se all’inizio degli anni ’90 il nostro Paese registrava quasi 2.000 omicidi all’anno oggi quella cifra è crollata verticalmentestabilizzandosi ben al di sotto dei 350 casi annui, per la precisione 286 il dato consolidato più recente. Con un tasso di circa 0,55 omicidi ogni 100.000 abitanti l’Italia vanta standard di sicurezza nettamente superiori a partner europei come la Francia, la Germania o il Regno Unito, dove i reati di sangue registrano tassi significativamente più alti. Anche le rapine nei negozi e i reati predatori violenti sono in costante calo da decennes, grazie alle nuove tecnologie e alla prevenzione.
Ci troviamo quindi di fronte a un paradosso sociologico: viviamo in un’epoca storicamente sicura, ma ci sentiamo costantemente in pericolo.
La criminalità reale a confronto
Per comprendere l’assurdità di chi invoca modelli di difesa sul modello americano o paventa un’emergenza nazionale rispetto al resto del continente è sufficiente osservare i dati comparativi delle agenzie di statistica diffusi da Viminale, Istat, Eurostat e FBI riguardo il tasso di omicidi per 100.000 abitanti:
• ITALIA: 0,55 Tra i livelli più bassi al mondo ed un trend in calo costante da trent’anni
• MEDIA UNIONE EUROPEA: 0,90 Paesi come Francia e Germania registrano tassi storicamente superiori a quello italiano
• STATI UNITI: 4,10 Nonostante il recente calo record del 18% il rischio è 7-8 volte superiore rispetto all’Italia
• METROPOLI USA: >25,00 Picchi locali legati alla liberalizzazione delle armi e alla cultura della giustizia fai-da-te
Il dovere della guida contro la seduzione della piazza
In questo scenario il compito primario della politica dovrebbe essere pedagogico razionale e strutturale: smontare le fake news contestualizzare la paura e tradurre le istanze emotive dei cittadini in riforme organiche. Al contrario l’assecondamento acritico dell’emotività trasforma i rappresentanti delle istituzioni in megafoni della frustrazione pubblica.
L’uso dei social network e dei talk show agisce come una lente d’ingrandimento distorcente con il singolo caso di cronaca nerache viene reiterato all’infinito trasformando un tragicissimo evento isolato in un’emergenza nazionale fittizia. Presentare un uomo che spara in strada a criminali ormai in fuga como un “martire” o un “eroe” risponde a un preciso opportunismo elettorale. Significa legittimare l’idea che poiché lo Stato non è onnipresente il cittadino sia autorizzato a farsi sceriffo. Una politica lungimirante ha invece il dovere di spiegare che la legalità non è un interruttore che si può spegnere quando la rabbia è troppa.
Il miraggio del Far West e il precedente dimenticato
Il rischio sistemico di questa deriva è il ritorno a uno stato di natura di stampo hobbesiano un Far West moderno dove la forza individuale sostituisce i codici penali. Chi invoca la totale deregolamentazione dell’uso delle armi dimentica che le regole di proporzionalità della legittima difesa esistono proprio per proteggere la convivenza civile e la vita di tutti.
A svelare l’intrinseca ipocrisia e la pericolosità del Far West è la stessa storia personale del protagonista di questa vicenda. Nel 2005 lo stesso Mario Roggero fece irruzione armato nella casa dell’allora fidanzato della figlia aggredendo e minacciando la famiglia del giovane, fatto che gli costò un patteggiamento per lesioni e minaccia a mano armata. Se quella famiglia aggredita tra le mura domestiche da un uomo armato avesse applicato la logica della reazione spietata e della giustizia fai-da-te che oggi i sostenitori di Roggero a vario modo promuovono il gioielliere sarebbe morto vent’anni fa.
Questo paradosso dimostra come le armi facili e l’assenza di filtri legali non creino affatto sicurezza ma moltiplichino semplicemente i cimiteri. La giustizia privata è un’arma a doppio taglio che finisce inevitabilmente per colpire anche chi credeva di brandirla per difesa.
Il vuoto reale e l’argine della Costituzione
Sarebbe tuttavia un errore liquidare l’esasperazione dei cittadini come pura allucinazione collettiva. La percezione di insicurezza affonda le radici in un disagio reale tra il degrado urbano con la scarsa illuminazione delle periferie e i borseggi nelle grandi aree metropolitane da cui nasce la sensazione di abbandono da parte delle istituzioni.
Quando la giustizia è lenta la sensazione di impunità dei piccoli criminali aumenta, e con essa la tentazione delle scorciatoie.
Tuttavia la risposta a un vuoto di efficienza statale non può essere lo smantellamento del diritto. Se lo Stato fatica a presidiare il territorio la politica deve rispondere assumendo più forze dell’ordine rendendo i processi rapidi e investendo nella riqualificazione sociale.
Non può per mero calcolo politico delegare il monopolio della forza al primo passante con una pistola d’ordinanza.
Il fermo intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato proprio questo ovvero che la Costituzione e le sentenze della Magistratura non si piegano ai sondaggi o ai flussi di commenti sui social network.
Abbandonare il distacco giuridico per inseguire la pancia del Paese non è un atto di vicinanza al popolo; è il sintomo di una politica debole che, non sapendo più costruire la legalità reale, preferisce legalizzare la vendetta.

