A cura del prof. Michele G. CRISTIANO
Keywords: migrazioni forzate; collasso degli ecosistemi; sicurezza alimentare e idrica; giustizia climatica; accoglienza integrale; Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo (Scalabriniani); Leone XIV; mobilità umana; Papa Francesco; sviluppo sostenibile; sicurezza umana; interdipendenza globale.
Abstract
Il saggio propone un’analisi delle interconnessioni strutturali tra degrado degli ecosistemi globali, pressioni migratorie e responsabilità etico-politiche degli Stati contemporanei. Partendo da evidenze empiriche relative al collasso di sistemi naturali critici e dalle conseguenti implicazioni per la sicurezza alimentare, idrica e geopolitica, si dimostra che la “logica dell’emergenza” risulta non solo improduttiva, ma epistemologicamente inadeguata. Attraverso il riferimento al magistero di Leone XIV e all’esperienza storica e operativa della Congregazione Scalabriniana, si argomenta la necessità di un paradigma di accoglienza integrale fondato sui principi di protezione, promozione e integrazione. L’analisi integra dati relativi ai flussi migratori nel Mediterraneo, alle dinamiche del mercato del lavoro italiano e al contributo economico globale dei migranti, per sostenere che la mobilità umana, se governata secondo criteri di giustizia e sostenibilità, può costituire un fattore di sviluppo condiviso anziché di tensione sistemica.
Introduzione: oltre la cornice emergenziale
Il dibattito pubblico e istituzionale sulle migrazioni contemporanee è dominato da una cornice interpretativa che privilegia la dimensione contingente e securitaria. Tale approccio, tuttavia, fallisce nel cogliere la natura strutturale dei fenomeni. Procedendo per via deduttiva, si osserva che i flussi migratori forzati non costituiscono un’anomalia, bensì una conseguenza prevedibile di processi di degrado ambientale, disuguaglianza economica e destabilizzazione politica che operano su scala planetaria.
Il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha esplicitamente richiamato l’esigenza di abbandonare una “logica dell’emergenza del tutto improduttiva” a favore di una strategia di governo sostenibile, ampliando al contempo lo sguardo verso i giovani italiani che emigrano non per scelta ma per necessità. Questa duplice attenzione — a chi arriva e a chi parte — invita a una riflessione simmetrica sulla giustizia intergenerazionale e sulla tenuta dei patti sociali nazionali.
Il presente contributo si propone di sviluppare tale intuizione in chiave scientifica, collegando le evidenze relative al collasso ecosistemico con le dinamiche migratorie e con le risposte ecclesiali e civili, in particolare quelle della tradizione scalabriniana e del magistero di Leone XIV.
Interdipendenza ecologica, sicurezza umana e mobilità
La letteratura contemporanea sulla sicurezza umana e sulla giustizia climatica ha progressivamente superato la dicotomia tra minacce “hard” e “soft”. Il collasso di ecosistemi critici — foreste pluviali, ghiacciai, sistemi idrici e biodiversità — genera effetti a cascata che investono la produzione alimentare, la stabilità politica e i pattern di mobilità.
Da un punto di vista accademico:
1. la perdita di funzionalità di sistemi naturali chiave riduce la disponibilità di risorse primarie;
2. la scarsità di risorse intensifica la competizione e può innescare conflitti locali o regionali;
3. i conflitti e l’insicurezza alimentare spingono popolazioni verso la mobilità forzata;
4. i flussi migratori, a loro volta, possono generare tensioni nei Paesi di destinazione se non gestiti secondo principi di condivisione della responsabilità e di integrazione strutturale.
Questa catena causale è già individuata in rapporti di intelligence e analisi intergovernative, i quali avvertono che, in assenza di interventi tempestivi, le conseguenze possono includere carestie, ondate migratorie di vasta scala e, in scenari estremi, escalation di tensione geopolitica.
Evidenze empiriche: collasso ecosistemico e pressione migratoria
Rapporti redatti con il contributo di organismi di intelligence evidenziano rischi concreti legati al declino di sei sistemi naturali critici a livello globale. Tra questi spiccano lo scioglimento dei ghiacciai himalayani, con potenziali implicazioni per la sicurezza idrica di centinaia di milioni di persone in Asia, e la deforestazione in aree chiave quali il bacino del Congo e l’Amazzonia, quest’ultima prossima a un possibile “punto di non ritorno”.
Il Regno Unito, importatore di circa il 40 % del proprio fabbisogno alimentare, illustra in modo paradigmatico la vulnerabilità delle società ad alto reddito: la competizione internazionale per risorse scarse può tradursi in rialzi dei prezzi, instabilità dei mercati e pressioni migratorie secondarie. La carenza alimentare è stata indicata come possibile entro orizzonti temporali relativamente brevi.
Sul piano empirico immediato, le crisi di frontiera — come l’arrivo massiccio di persone a nuoto a Ceuta — mostrano la convergenza di fattori di spinta: conflitti armati, povertà strutturale e stress climatico. Le conseguenze includono tensioni diplomatiche, rischi umanitari elevati (tra cui decessi in mare) e difficoltà di gestione dei sistemi di prima accoglienza. Parallelamente, le rotte del Mediterraneo centrale restano centrali per i flussi diretti verso l’Italia, con variazioni quantitative che non ne alterano la rilevanza strutturale.
Il contributo dei migranti: oltre la narrazione della minaccia
La percezione pubblica dei migranti come fattore di rischio è spesso alimentata da semplificazioni mediatiche e politiche che non trovano riscontro nei dati. Analisi recenti mostrano che gli occupati di origine straniera in Italia superano i 2,5 milioni, pari a oltre il 10 % del totale degli occupati, con una presenza particolarmente significativa nel lavoro domestico e nell’imprenditoria individuale (circa 393.000 imprese gestite da cittadini non comunitari).
A livello globale, i migranti, pur rappresentando una quota limitata della popolazione mondiale (circa il 3,6 %), generano una proporzione significativamente superiore del valore aggiunto economico e sostengono le comunità di origine attraverso le rimesse. Tali evidenze consentono di affermare, per via deduttiva, che le politiche inclusive di accesso al lavoro, all’istruzione e alla sanità non costituiscono mere concessioni umanitarie, ma investimenti in capitale umano e coesione sociale.
La narrazione della “minaccia” risulta dunque epistemologicamente debole: essa seleziona e amplifica i costi di breve periodo, mentre trascura i benefici di medio-lungo periodo e le cause strutturali della mobilità.
La tradizione scalabriniana e il magistero di Leone XIV
La Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, fondata da San Giovanni Battista Scalabrini, rappresenta una delle espressioni più coerenti e durature dell’attenzione della Chiesa cattolica verso le persone in mobilità. Il Report Annuale 2025 documenta l’accoglienza di oltre 546.000 migranti, l’assistenza a più di 70.000 marittimi e la presenza operativa di 136 missioni in 35 Paesi. L’azione scalabriniana si articola intorno ai quattro verbi proposti da Papa Francesco — accogliere, proteggere, promuovere e integrare — e trova ulteriore fondamento negli insegnamenti di Leone XIV.
Leone XIV ha ribadito che la dignità della persona migrante non può essere subordinata a calcoli di utilità contingente o a logiche emergenziali. Egli ha collocato la questione migratoria all’interno di una più ampia riflessione sulla giustizia climatica e sull’interdipendenza delle nazioni, sottolineando che la tutela degli ecosistemi e la solidarietà internazionale costituiscono due dimensioni inseparabili della responsabilità verso le generazioni presenti e future. In questa prospettiva, la riduzione degli investimenti per lo sviluppo internazionale e per la protezione ambientale appare contraddittoria rispetto all’obiettivo dichiarato di prevenire le cause profonde della migrazione forzata.
Discussione: verso un paradigma di responsabilità condivisa
L’analisi condotta consente di formulare alcune conclusioni intermedie di carattere normativo e strategico.
In primo luogo, la logica emergenziale, oltre a essere improduttiva, genera effetti perversi: alimenta la percezione di minaccia, ostacola la pianificazione di lungo periodo e indebolisce la coerenza delle politiche pubbliche.
In secondo luogo, il nesso tra collasso ecosistemico e mobilità forzata impone di superare la separazione tra politiche ambientali, di sviluppo e migratorie. I tagli ai bilanci per gli aiuti esteri e per il clima, a fronte di aumenti significativi della spesa per la difesa, risultano incoerenti con le evidenze relative alle minacce di natura sistemica.
In terzo luogo, le esperienze ecclesiali e civili di accoglienza integrale — di cui la tradizione scalabriniana costituisce un esempio paradigmatico — dimostrano che è possibile coniugare tutela dei diritti, promozione dell’autonomia e contributo allo sviluppo delle società di destinazione.
Infine, il magistero di Leone XIV offre un orizzonte etico e antropologico che rifiuta sia l’indifferenza sia la strumentalizzazione securitaria, collocando la persona migrante al centro di una visione di solidarietà universale e di cura del creato.
Conclusioni
La mobilità umana contemporanea non è un’anomalia da contenere, ma un fenomeno strutturale che richiede risposte altrettanto strutturali. Il collasso di ecosistemi critici, le crisi di frontiera e le dinamiche del mercato del lavoro convergono nel dimostrare l’inadeguatezza delle logiche emergenziali.
Una strategia sostenibile implica: il riconoscimento del nesso tra giustizia climatica e mobilità; il superamento della dicotomia tra “chi arriva” e “chi parte”; la valorizzazione del contributo economico e culturale dei migranti; e il sostegno alle realtà, ecclesiali e civili, che già operano secondo i principi di accoglienza integrale.
In fedeltà agli insegnamenti di Leone XIV e alla tradizione scalabriniana, la vera sfida non consiste nel costruire muri più alti, ma nel generare le condizioni perché la mobilità possa diventare fattore di sviluppo condiviso e di giustizia intergenerazionale.
Riferimenti principali
Dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Cerimonia del Ventaglio, Palazzo del Quirinale.
Sintesi e analisi di rapporti intergovernativi e di intelligence sul nesso tra collasso ecosistemico e sicurezza nazionale.
Report Annuale 2025 dei Missionari di San Carlo Borromeo (Scalabriniani).
Dati e analisi del Centro Studi IDOS e del XV Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro”.
Orientamenti di Leone XIV sulla dignità della persona in mobilità, sulla giustizia climatica e sulla responsabilità intergenerazionale. Riferimenti al magistero di Papa Francesco sui quattro verbi dell’accoglienza e sulla cura del creato.
Michele Gabriele Cristiano
Professore di “Innovation & Cybersecurity Management per la P.A.”
Facoltà di Economia e Giurisprudenza
Università Digitale“ Pegaso”

