di Ranieri de Ferrante
La vita è una cosa troppo seria per essere presa sul serio. Come tanti argomenti che, seriamente, possono risiedere solo nel più intimo di noi. Possono respirare liberamente all’aria aperta solo se discussi da grandifilosofi o se affrontati in modo dichiaratamente scherzoso e dissacrante. Scherza con i fanti e lascia stare i santi, dice il proverbio. Secondo me i santi, invece, hanno senso dell’umorismo. I fanti, forse, no.
Oggi, signori, Stand Up Comedy.
L’infinito è una cosa strana: non finisce mai.
Einstein diceva che c’erano due cose infinite: l’universo e la stupidità umana. Sull’universo aveva qualche dubbio.
Anche l’otto è strano.
È un numero palindromo. Si può leggere in entrambe le direzioni. Ho imparato la cosa perché quando bevo conto i sorsi. Non riesco a non farlo. È una forma di mania, o di autismo. Credo. Siamo tutti, chi più chi meno, autistici. Alcuni lo mascherano meno bene.
Mio suocero mi ha detto che, conoscendo mia madre, il fatto che io sia “quasi normale” è un miracolo.
Se avesse conosciuto anche mia nonna, mi esporrebbe a Lourdes.
Comunque, il collegamento fra otto e i sorsi lo ha trovato il mio psicologo. Con il quale ho fatto pochissime sedute e poi ho deciso che forse io ero depresso, ma lui era coglione. Ero appena andato in pensione, mi sentivo triste, cercavo aiuto … psicologi: non affrontano mai il tuo problema. La prendono alla lontana, in genere partendo da tuo padre.
Fra le altre cose gli ho raccontato che io conto i sorsi, bevendo, perché da ragazzo esageravo con l’acqua, al punto divomitare. Mio padre, militare, risolse la cosa in maniera militare: “Ogni volta che bevi, mi chiedi quanti sorsi puoi bere. Io te lo dico e tu li conti”. Lo presi talmente sul serio che, decenni dopo, lo faccio ancora.
Si illuminano gli occhi del mini – Freud. Eccitato come se gli avessi rivelato che Gesù Cristo, posto avanti all’amaro calice, avesse chiesto al Padre “quanti sorsi?”
“Quanti anni aveva quando è successo?” mi chiede, con interesse palpabile
“Più o meno otto”, io rispondo.
“Ah, vede”, conclude il genio, “otto è un numero palindromo”.
Mi sento subito meglio: conto i sorsi non perché sono matto, ma perché sono italiano. Fossi stato inglese sarebbe stato eight, ed io oggi non avrei problemi.
Da tutto questo sono uscito con nuovo rispetto per Einstein: la stupidità umana è effettivamente infinita.
Comunque otto è un numero strano. Non perché è palindromo, ma perché è l’unico numero che vola: l’ottovolante.
L’ottovolante fisico è una giostra; l’otto che usiamo tutti i giorni ha forma di elica e, quando vola, se atterra male e cadepancia all’aria, non è più otto, ma diventa infinito.
E tutto cambia.
Perché l’infinito non è solo strano… è pazzesco.
Non solo – come dicevo prima – non finisce mai, ma è difficilissimo da immaginare.
Tutti moriamo, quindi la vita non è infinita.
Il governo di Trump negli USA sembra eterno, ma dura solo quattro anni. Speriamo.
La costruzione della Salerno – Reggio Calabria sembrava infinita, ma ora è stata dichiarata terminata. Mi hanno tolto lacosa più vicina all’infinito che io conoscessi.
Però con uno sforzo intellettuale si può pensare a qualche cosa che oggi c’è, e ci sarà per sempre. L’universo forse non è infinito come dimensioni, ma non c’è motivo di pensare che finisca. Quindi ci permette di “visualizzare” l’infinito. Einstein aveva ancora ragione, pur nei suoi dubbi.
Pensare all’infinito all’indietro, però … pensare ad una cosa che è sempre esistita … è mentalmente impossibile.
Così come è impossibile trovare una risposta alla domanda sulla creazione. Le due cose vanno mano nella mano.
Chi ha creato l’universo attuale?… il Big Bang.
Chi ha creato il corpuscolo che un giorno ha deciso di smettere di essere tale e di espandersi?… probabilmente un altro corpuscolo più piccolo. E così via finchè ti trovi con un corpuscolo infinitamente piccolo, infinitamente lontano nel tempo ed infinitamente impossibile da capire.
Io credo che Dio ci sia. Razionalmente credo che non possa non esserci. Dio o qualcosa di analogo.
Anzi, non esageriamo. In realtà il massimo che possiamo concludere, in modo strettamente razionale, è che un tempo infinito fa Dio c’era. Ma c’è ancora?
Boh… qua deve subentrare la fede.
Ed è un salto di fede che, a pensarci bene, si può fare. L’alternativa è pensare che Dio, dopo essere stato per un tempo semi infinito lassù, da solo, perfetto e senza vizi (una delle poche cose che veramente rendano la vita piacevole) abbia deciso che ne aveva abbastanza e si sia buttato dalla sua nuvoletta.
Forse l’asteroide che ha colpito la Terra e ucciso i dinosauri era Dio che si era buttato dal balcone.
O forse, sempre dal balcone, ha visto le porcate che gli uomini facevano. La prima volta ha mandato il diluvio; poi, la volta dopo, si è incazzato così tanto che gli è venuto un infarto. L’ipotesi chiave, in questo caso, è che Dio abbia un cuore, in senso fisico. Un miocardio.
Io sono pronto a fare il salto di fede che Dio esiste ancora, ma se proprio devo pensare che se ne sia andato, preferisco che si sia buttato. Pensare a Dio che muore perché non ha equipaggiato il Paradiso con defibrillatori non mi soddisfa. Non è abbastanza “divino”.
Se proprio non ci fosse più, sono quasi certo che sarebbe perché ne aveva le palle piene.
Le palle: non ho dubbi che Dio le abbia. E’ noto che gli angeli non hanno sesso, ma Dio … per fare quello che ha fatto… beh … Dio deve avere due palle così.
Il che conferma che Dio è donna. La Madreterna!
Abbiamo “provato”, fra virgolette, che Dio è esistito. Ed io, per parte mia, tendo ad accettare che esista ancora. Marimane ancora una domanda: per dirla alla romana, “je frega de noi?”.
Il dubbio viene quando si vede un padre di famiglia che viene licenziato, una guerra che scoppia, disabili maltrattati, profughi sotto la pioggia e psicopatici al potere. O quando si vede un ventenne che muore ed un centenario che sopravvive, anche se ormai in realtà non vive più, e la sua vita è un peso per lui e per chi lo assiste.
Chiediamo ancora aiuto ad Einstein, che fino adesso si è dimostrato affidabile come guida. Lui diceva: “Dio non gioca a dadi con l’Universo”.
E vorrei vedere… mica rischi di rompere quello che hai impiegato la bellezza di sette giorni a costruire. Anzi, sei: la domenica si è riposato…
La teoria cristiana dice che il giovane muore perché c’è un grande disegno dietro. Anche dietro la guerra ed i fallimenti aziendali o dietro il profugo che muore di fame … ci vuole tanta fede, e quando è stata distribuita a me ne è toccata una porzione extramini.
Come i campioncini in profumeria.
Cerco di supplire riflettendo, e sul destino ho una teoria diversa. Uso me stesso come animale da laboratorio: esperimento in corpore vili.
Io non scommetterei mai tutto ciò che ho alla roulette, ma due euro su un gratta e vinci li potrei anche spendere.
Dio non gioca a dadi con l’Universo.
Ma con ciascuno di noi forse sì.
