c’era uno specialista, prima di Maradona, che fece grande il Catanzaro e segnava spesso dalla bandierina: Massimo Palanca, Marchigiano con i piedi fatati
di Emanuele Mariani
Domenica,4 marzo 1979, allo Stadio Olimpico di Roma, andava in programma, per la 20esima giornata del campionato di calcio di Serie A, una partita che sarebbe passata alla storia, peropposti motivi, tra due tifoserie accumunate dai colori gialli e rossi e da giocatori ed allenatore di comune fede calcistica: Roma – Catanzaro.
Da una parte, i giocatori della Capitale, allenati da Valcareggi, che in quel torneo, lottavano per non retrocedere e si salvarono solo alla penultima giornata; dall’altra, la rivelazione del torneo, il Catanzaro nelle cui fila, spiccavano alcuni giocatori e persino l’allenatore romanista: tra tutti, Ranieri e Mazzone.
Chi scrive queste note ha assistito, quel pomeriggio (da tre giorni avevo compiuto 9 anni), con mio padre in Tribuna Tevere, alla disfatta della squadra giallorossa di casa ed al meritato trionfo dei giocatori catanzaresi, ovvero al giorno “magico” di un grande campione degli anni ’70, Massimo Palanca, in gol da calcio d’angolo e per tre volte di seguito.
Ecco l’attaccante del Catanzaro, come diceva Gianni Brera, che dava nomignoli “ad hoc” e mai a caso, ai giocatori, era un tipo segaligno. Il grande giornalista della bassa lombarda, di solito, usava l’aggettivo per Mario Corso, centrocampista dell’Inter che appunto era magro e segaligno. Significava che il giocatore ti farà diventare matto e non riuscirai a prenderlo perché agile e inafferrabile come fuscello sbattuto dal vento. E infatti così saràquella domenica di inizio marzo allo Stadio Olimpico.
Massimo Palanca, nel 1979, aveva 25 anni, un marchigiano timido di Porto Recanati. I suoi tratti distintivi: non arriva al metro e settanta, porta i capelli ricci, due grandi baffi identici a quelli di Roberto Pruzzo (O’Rey di Crocefieschi), ben più noto e celebrato, che sta dall’altra parte, ha 37 di piede, un piedino (il sinistro, ovvio) così piccolo ed insidioso; a fine carriera avrà stabilito il più singolare dei record in serie A: 13 gol direttamente da calcio d’angolo. Ripetiamo, direttamente da calcio d’angolo.
La 20esima di campionato di calcio, in quella domenica 4 marzo 1979, vedeva la ripresa del torneo, dopo l’interruzione per la partita della Nazionale. L’Italia di Bearzot, in amichevole a San Siro, aveva battuto 3-0 l’Olanda, restituendole in parte lo sgarbo dei Mondiali 1978: gol di Bettega, Rossi su rigore e Tardelli. La nazionale al tempo, praticamente era costruita sul blocco della Juve: era entrato giusto il baffuto romanista Paolo Conti a rilevare Zoff nel secondo tempo e già sul 3-0.
Dalla Nazionale dunque a Roma-Catanzaro. All’Olimpico ci sono 65mila persone, i tifosi del Catanzaro sono tanti e riempiono un bel pezzo di Curva Nord: vengono dalla Calabria, ma ci sono anche i tanti emigrati sparsi ovunque in Italia, ce ne sono migliaia pure a Roma. Questo è il pomeriggio in cui Massimo Palanca – “Massimino, Massimé pari ‘na molla, pari ‘na molla!” il coro dei calabresi – passerà alla storia per i tre gol segnati alla Roma all’Olimpico. Una sorta di partita della vita, da tramandare di padre in figlio. Non sarà la storia del calcio mondiale no, ma la storia del calcio calabrese certo che sì. E poi un pomeriggio così come si può dimenticare?
Premessa, il Catanzaro neopromosso in serie A (e proprio in questi giorni si sta giocando il play off per ritornaci dall’ultima volta, stagione 1982-1983)nel 1979, stava giocando un eccellente campionato. E in classifica precedeva addirittura la Roma, che aveva già battuto all’andata (1-0, autogol di Rocca): Catanzaro nono a 18 punti, Roma undicesima a 17 che già pregustava i due punti (al tempo, non vi erano ancora i tre punti) e finalmente il rilancio in una stagione magra e non felice. Sulla panchina del Catanzaro, ecco Carletto Mazzone, 42 anni, capo di quei transfughi romani e romanisti che vestono addirittura giallorosso anche loro. Ma oggi all’Olimpico giocano in azzurro per evitare la confusione più totale. Una banda di corsari che ha eletto Catanzaro a loro Tortuga. Oltre al trasteverino Mazzone, Angelo Orazi, spoletino romanista ormai trapiantato tra i Castelli e Ostia, il ponsacchese stopper Leonardo Menichini che a Roma è stato due anni, e soprattutto il capitano Claudio Ranieri, 27 anni, da San Saba-Testaccio. Gioca terzino destro ed è quello che,nel 2016,vincerà la Premier League col Leicester e che, da poco, ha lasciato il posto da dirigente romanista, come noto dalle cronache. Ma,al tempo, l’unico suo pensiero erafermare i romanisti e non farseli sfuggire.
Sulla panchina della Roma niente meno che l’anziano Uccio Valcareggi (allenatore vice-campione del Mondo con l’Italia nel 1970), subentrato a novembre 1978, a Gustavo Giagnoni, dopo infinite polemiche ed un pesante ko casalingo con il Torino. Luciano Moggi (ebbene sì, proprio Lucianone), al servizio del presidente Anzalone, a inizio stagione, aveva portato a Roma bomber Pruzzo dal Genoa – costo tre miliardi, pagato in parte col prestito di Bruno Conti – e Luciano Spinosi, romano juventino. E’la classica epoca della Rometta.
Valcareggi mette in campo una sola punta, Pruzzo, e imbottisce la squadra di centrocampisti. Ma il Catanzaro è più essenziale ed efficace con Nicolini, cursore dalla folta chioma bionda a correre in ogni zona, il napoletano Improta raffinato regista e Braglia, a tagliare il campo. Lanciati dai compagni, “O Rey” Massimo Palanca e Renzo Rossi, detto Truci, affondano tra Chinellato e Spinosi (al rientro dalla squalifica e preferito aPeccenini) che non li tengono.
Dall’altra parte, Groppi blocca Pruzzo, mentre Ranieri e Menichinicontrollano il terreno tanto che non si muoveva neppure un filo d’erba. L’unico della Roma che non si arrende al destino subito evidente di una partita che finirà male è Francesco Rocca, il mitico Kawasaki, che fa cento volte avanti e indietro nonostante il ginocchio maledetto che non gli dà tregua. E che gli troncherà purtroppo la carriera. Un martire del calcio e della chirurgia rudimentale di quegli anni.
E le cose, per la Roma, non si mettono subito bene, proprio in avvio: è il momento topico. Al 5° minuto, Palanca va alla bandierina dell’angolo tra la Tevere e la Curva Nord (ai tempi, all’Olimpico, i distinti non esistevano e le panchine in tribuna erano di legno e c’era il mitico fossato prima della pista di atleticadove finivano spesso i palloni – non più ripresi – e le curve non avevano, nella parte finale, seggiolini o sedie neppure di legno, e lì il pubblico seguiva la partita in piedi). Tre, quattro metri di rincorsa, piedino sotto la palla che parte alta e veloce, poi si abbassa rapida e ad effetto verso il primo palo e si infila sotto la traversa con Paolo Conti e Santarini che si ostacolano nel tentativo di fermarla. Non è un colpo a caso, è mirato. L’incredibile e rarissimo gol dalla bandierina, la specialità di Palanca: 0-1, Catanzaro avanti.
Bisognerà attendere un altro genio del calcio per vedere in Italia segnare così dal corner: Diego Armando Maradona contro la Lazio segnò un gol “olimpico” dal calcio d’angolo, il 24 febbraio 1985, durante la storica partita di Serie A, vinta dal Napoli per 4-0 allo stadio San Paolo.
Tornando al nostro incontro, al 22°, Ranieri atterra Rocca lanciato verso la rete di Mattolini all’altezza dell’area piccola: la Roma pareggia (1-1) su rigore di DiBartolomei. Destro, forte, basso, quasi centrale, classico. Ma la Roma non c’è, continua a fare errori su errori e il più grave lo paga carissimo. Al 43’,Spinosi passa indietro la palla a Paolo Conti, ma è troppo lenta e Palanca ci si tuffa, beffando la difesa immobile della Roma,sempre di sinistro sull’uscita disperata del portiere romanista. Si va all’intervallo sul punteggio di 1-2 per il Catanzaro.
Per cercare di risollevare la partita e provare a recuperare,Valcareggi, al rientro in campo, mette dentro Ugolotti, seconda punta, al posto di Spinosi in giornata no. Rocca va a marcare Palanca, Di Bartolomei si sposta ancora più avanti nel tentativo di cercare un’altra marcatura. Una Roma sbilanciata in avanti,favorisce ancor di più il contropiede del Catanzaro. Al 24° del secondo tempo, su un traversone lungo di Zanini a tagliare in diagonale il campo, la palla arriva in area sul destro di Palanca, che attende l’uscita di Paolo Conti, e, ancora di piatto, realizza la storica tripletta: 1-3 per i calabresi.
E’fatta, con la Roma che finisce anche con un uomo in meno. Santarini (29°st) si fa espellere per fallo di reazione su Zanini. Mazzone, per arrivare fino alla fine con la sicura vittoria,toglie Braglia (33° st) e mette dentro Sabadini, difensore di fama arrivato dal Milan di Rivera, destinato, proprio nel 1979, a vincere lo scudetto della stella.
Nicolini fa in tempo a prendere anche il palo alla destra di Paolo Conti, ed è finita. I giocatori del Catanzaro si abbracciano festosi sotto la curva dei calabresi pieni di gioia. Massimo Palanca in trionfo. Sarà una grande stagione, il Catanzaro si salverà tranquillo e chiuderà a metà classifica.
La Roma invece si batterà, fino al termine, per non retrocedere in B e sarà salvezza solo il 6 maggio 1979 con il pareggio 2 a 2, recuperato da un gol di Pruzzo, con l’Atalanta(partita anche questa vista, con mio padre, nel solito posto di Tribuna Tevere).
Dopo il 1979, Gaetano Anzalone passerà la proprietà a Dino Viola, che, sotto la sua gestione, porterà la Roma ad anni di grandezza culminati nello scudetto 1982-1983, in due vittorie di Coppe Italia consecutive (1980–1981), in una sfortunata finale di Coppa dei Campioni, persa ai rigori con il Liverpool, il 30 maggio 1984, all’Olimpico, a tre secondi posti (1981 – 1984 ed 1986) edancora a due Coppe Italia (1984–1986).
“Qui qualcuno s’è montato la testa”, commentò sconsolato il presidente della Roma, Anzalone. Uccio Valcareggi, a 70 anni appena compiuti, dovette mandar giù quest’altra amarezza: “Non c’è nulla da dire, abbiamo perso per nostro demerito”.
Massimo Palanca si gode, invece, in questo pomeriggio di sole, l’apice della sua carriera di calciatore professionista, passato in breve alla leggenda. “Eravamo già d’accordo con Mazzone, sul corner ho tirato sul primo palo, nei successivi avrei tirato sul secondo per ingannare i romanisti, ma non c’è stato bisogno visto che ho fatto gol subito. Adesso? Adesso a Catanzaro sto bene, ma dopo cinque anni, se capita, vorrei anche tentare l’avventura in una grande squadra”.
Sandro Ciotti dirà di lui: “Uno dei migliori sinistri d’Europa”. Il piede di fata, Massimo Palanca, sarà ceduto, anni dopo, al Napoli, ma non raggiungerà più quei picchi straordinari. Tornerà in seguito al Catanzaro in B – dove è e rimarrà per sempre “O Rey” – per avviarsi a una serena chiusura di carriera. Non abbandonerà del tutto il calcio e come tanti calciatori si aprirà un negozio di abbigliamento a Camerino, città che subirà il terremoto nel 2016.
Di questa partita del 4 marzo 1979, resterà in tutti gli archivi dei giornali e in internet, la foto del vecchio tabellone luminoso dell’Olimpico: Roma-Catanzaro 1-3, Di Bartolomei e poi tre volte Palanca.
Emanuele Mariani
4 marzo 1979 (serie A, 20a giornata – Stadio Olimpico – ore 15:00)
ROMA-CATANZARO 1-3
ROMA: Paolo Conti, Chinellato, Rocca, De Nadai, Spinosi (46′ Ugolotti), Santarini, Borelli, Di Bartolomei, Pruzzo, De Sisti, Giovannelli.
Allenatore: Valcareggi
CATANZARO: Mattolini, Ranieri, Zanini, Menichini, Groppi, Nicolini, Braglia (77′ Sabadini), Orazi, Rossi, Improta, Palanca.
Allenatore: Mazzone
ARBITRO: Reggiani di Bologna.
RETI: 5° pt Palanca, 22° pt Di Bartolomei (rig), 43° pt e 24° st Palanca.
NOTE: Giornata di sole, temperatura mite, terreno di gioco in buone condizioni, spettatori 65.000. Ammonito Pruzzo, 29° st espulso Santarini. Angoli 6-4 per la Roma.
