di Emanuele Mariani

​E’ un legame speciale che unisce l’Italia con l’Argentina edaffonda le sue radici nel tempo. Sono due Paesi lontani geograficamente (“quasi alla fine del mondo” disse Papa Francesco, primo Pontefice argentino, parlando alla folla, appena eletto il 13 marzo 2013, dalla loggia delle benedizioni, in Piazza San Pietro, a Roma), ma vicini con il cuore (corazon). 

​Parlare dell’Argentina e del rapporto con gli Italiani è un po’ come fare un viaggio nel tempo da parte di chi si ricorda tutto come il Funes, o della memoria (titolo originale spagnolo Funes el memorioso) racconto fantasy dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Pubblicato per la prima volta su La Nación del giugno 1942, apparve nell’antologia Finzioni del 1944, seconda parte (Artifici). La prima edizione italiana fu pubblicata da Einaudi nel 1955, nella traduzione di Franco Lucentini.

​Il racconto narra la vicenda di Ireneo Funes, una sorta di alter ego di Borges, un uomo che, in seguito a una grave caduta da cavallo e a un trauma cranico, sviluppa la capacità eccezionale – o forse il tormento – di ricordare ogni minimo dettaglio di tutto ciò che vede e vive. E così è anche chi scrive queste note, senza cadute, ma come dono naturale.

​Sono profonde le radici che legano i due Paesi. E sono tanti i blog nati nelle città argentine che hanno più di un rapporto con l’Italia. Ecco allora le tappe che hanno portato alla nascita di questa affinità, che ha profonde basi storiche. Unione che è testimoniata anche dall’istituzione di una Giornata dell’emigrante italiano, che si celebra ogni anno il 3 giugno.

​Le bilaterali tra Argentina e Italia  godono di relazioni amichevoli, la cui importanza è incentrata sulla storia della migrazione italiana in Argentina. Gli argentini di origine italiana totale o parziale ammontano a circa 25 milioni, pari al 62% della popolazione totale del paese. Entrambe le nazioni sono membri del G20.

​Nel 1816, l’Argentina dichiarò la propria indipendenza dalla Spagna. Allo stesso tempo, l’Italia era formata da stati italiani indipendenti separati. Nel maggio 1836, il Regno di Sardegna riconobbe e instaurò relazioni diplomatiche con l’Argentina, il primo stato italiano a farlo. Nel 1842, il generale italiano Giuseppe Garibaldi (futuro unificatore dell’Italia e da qui anche il legame con l’Argentina ed il Sudamerica ed il titolo “eroe dei due mondi” tanto che vi è una statua Giuseppe Garibaldi a Plaza Italia in Buenos Aires) combatté per i ribelli uruguaiani durante la guerra civile contro la Confederazione argentina ed il Partito nazionalista uruguaiano.

​Nel 1850, il re sardo (e futuro re dell’Italia unita), Vittorio Emanuele II, nominò un ambasciatore in Argentina. Nel 1855, Argentina e Italia firmarono un trattato di amicizia, commercio e navigazione. Nel 1924, l’Italia ha trasferito la sua legazione diplomatica a Buenos Aires in un’ambasciata. Nello stesso anno, il principe piemontese Umberto (futuro re Umberto II) visitò l’Argentina. La visita principale del Principe in Argentina (e in altre nazioni sudamericane) faceva parte di un piano politico di fascismo per collegare il popolo italiano che viveva fuori dall’Italia con la sua madrepatria.

​Durante la seconda guerra mondiale, l’Argentina rimase neutrale per gran parte della guerra e all’epoca il presidente argentino Juan Perón guardava con attenzione alle mosse delprimo ministro italiano, Benito Mussolini. Nel 1944, a causa delle pressioni internazionali, l’Argentina dichiarò ufficialmente guerra alla Germania e al Giappone poiché a quel tempo l’Italia si era già arresa agli Alleati nel settembre del 1943. Poco dopo, l’Argentina donò grano a un’Italia sconfitta. Nel giugno del 1947, Eva Perón fece una visita ufficiale in Italia durante il suo Rainbow Tour of Europe.

​Durante la guerra sporca argentina dal 1974-1983, otto cittadini italiani andarono “dispersi” in Argentina. Nel maggio 2007, l’Italia ha condannato in contumacia all’ergastolo a cinque ufficiali argentini ex-marina per l’omicidio di tre degli otto italiani scomparsi durante la guerra. Nel 1982, durante la guerra delle Falkland tra Argentina e Regno Unito, l’Italia, che intratteneva rapporti diplomatici anche con il Regno Unito, rimase neutrale nei combattimenti.

​Nel 2015, il commercio tra Argentina e Italia è stato di 1,7 miliardi di euro. Le principali esportazioni argentine verso l’Italia includono: grano, semi di soia, crostacei congelati, pere e carne bovina. Le principali esportazioni italiane in Argentina includono: turbine a vapore, binari di scorrimento, macchinari e medicine. 

​Ferrari, Fiat e Lamborghini sono presenti in Argentina, così come la moda e i prodotti alimentari italiani. 

​La società siderurgica congiunta italo-argentina, Techint, ha sede in entrambe le nazioni e opera in diversi paesi a livello globale. Nel 2000, i paesi membri del Mercosur (che comprende l’Argentina) e l’Unione Europea (che comprende l’Italia) hanno avviato i negoziati su un accordo di libero scambio. 

​L’Argentina ha un’ambasciata a Roma e un consolato generale a Milano. L’Italia ha un’ambasciata a Buenos Aires e consolati generali a Bahía Blanca, Cordova, La Plata e Rosario e consolati a Mar del Plata e Mendoza.

​Tra il 1870 e il 1960, oltre 2 milioni di cittadini italiani immigrarono in Argentina. La maggior parte degli italiani ha lasciato l’Italia a causa della povertà e delle guerre. Nel 2011, oltre 25 milioni di cittadini argentini (circa il 62% della popolazione) rivendicano origini italiane. La cultura italiana è penetrata nella società argentina nel cibo e nella lingua poiché lo spagnolo argentino è fortemente influenzato dall’italiano. Diversi politici argentini, personaggi dello sport, attori, modelli e autori letterari, tra gli altri (incluso il precedente Papa cattolico), sono di origini italiane. L’Argentina ospita la seconda più grande comunità di diaspora italiana nel mondo dopo il Brasile. Nel 1973, Argentina e Italia hanno firmato un accordo sulla doppia cittadinanza.

​La comunità argentina in Italia ammonta a 11.200; tuttavia, molti cittadini argentini hanno la doppia cittadinanza con l’Italia e quindi la comunità argentina in Italia potrebbe essere maggiore.

​Se oggi l’Argentina conta una popolazione elevatissima di emigranti italiani, la ragione si deve a ciò che fecero alla fine dell’Ottocento tanti nostri connazionali. Si stima che tra il 1870 e il 1960 furono oltre 2 milioni i cittadini italiani che si trasferirono in Argentina. Nella penisola era il periodo di maggiore difficoltà le guerre, la carestia, la povertà. L’Argentina sembrava una meta ideale da raggiungere per rifarsi una nuova vita. Anche perché l’Argentina aveva bisogno di braccia per popolare e coltivare i suoi vasti territori.

​Gli italiani che emigrarono in Argentina provenivano soprattutto dal Nord Italia, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto. Ma nel Novecento si trasferirono anche molti italiani provenienti da Calabria, Sicilia, Campania.

​Ed è così che oggi gli studi stimano che circa il 60 per cento della popolazione argentina rivendica origini italiane. Ma se la cultura italiana è entrata a pieno titolo in quella argentina, non si può dire lo stesso della lingua. Non tutti parlano l’italiano. Ma senza dubbio molte parole sono simili. E quindi ci si riesce a comprendere con facilità. Sarà anche perché tra i due popoli scorre nel sangue la stessa passione e lo stesso calore che appartiene alle popolazioni del Mediterraneo. Non sarà dunque un caso che nella capitale Buenos Aires sia sorto anche un museo degli emigranti.

​L’italiano ha fortemente influenzato lo spagnolo parlato in Argentina. Il dialetto locale (castellano rioplatense) presenta influssi del napoletano e del genovese e ha adottato molti termini presi in prestito dal nostro vocabolario (come lunfardo), mentre parole come “pibe” (da pivello) sono entrate nell’uso quotidiano, basti pensare a come veniva soprannominato Maradona, appunto “el pibe de oro”, il ragazzo d’oro, figlio del barrio di Lanus.

​Il termine pibe è un’espressione gergale argentina e sudamericana per indicare un giovane corrispondente, per attrazione, al partenopeo “scugnizzo”, ragazzino che gioca in strada e diventa, quasi come una rivalsa, grande dalla povertà. Il titolo di el pibe fu attribuito a Maradona, per esaltare il suo talento precoce, puro e inestimabile, paragonabile a un metallo prezioso.

​Ed è così quindi che molti argentini rivendicano origini italiane di che li lega quindi al nostro Paese in modo indissolubile.L’Argentina è tra i paesi al mondo con la più forte eredità italiana. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento milioni di italiani emigrarono verso il Sud America in cerca di opportunità, portando con sé lingua, tradizioni e valori che hanno contribuito a plasmare profondamente la cultura e la società argentina. Questo legame storico è evidente anche nei profili di molti dei suoi personaggi più celebri, le cui famiglie hanno radici italiane documentate.

​Tra questi personaggi famosi, vi sono sportivi celebri, ma anche diversi politici argentini, attori, modelli, tutti con origini italiane. La comunità italiana di emigrati in Argentina è seconda solo a quella del Brasile. E come non ricordare i tanti argentini che hanno fatto la loro fortuna in Italia. 

​Anche il musicista Astor Piazzolla aveva lontane origini italiane; fu celebre per le sue note del tango (che in Argentina ballano anche in strada e che in Italia ha grande seguito persino come tema culturale) accompagnate dal bandoneón appartenuto al grande musicista e donato a Castelfidardo, patria della fisarmonica, dalla sua vedova, custodito e restaurato dagli artigiani locali ed oggi esposto all’interno della suggestiva Sala Astor Piazzolla del Museo Internazionale della Fisarmonica.

​La città marchigiana, riconosciuta come la capitale mondiale di questo particolare strumento musicale, omaggia la musica di Piazzolla anche durante il rinomato PIF (Premio Internazionale di Fisarmonica), che include sezioni speciali dedicate alle sue intramontabili melodie. 

​Piazzolla è considerato un genio assoluto planetario della musica, di cui forse lui stesso non ne fu da subito consapevole, ma solo dopo alcuni anni; nacque a Mar del Plata, da genitori di origine italiana. Tra le teche Rai, si possono ammirare celebri assoli di Piazzolla e persino duetti con Mina ed altri cantanti degli anni ‘60 e ’70. La collaborazione storica tra Mina e AstorPiazzolla ha dato vita all’indimenticabile brano Balada para mi muerte.

​Questo straordinario duetto fu registrato nel 1972 durante la trasmissione televisiva Teatro 10. L’esibizione unisce la potente e inconfondibile voce di Mina con il virtuosismo del bandoneón di Piazzolla e il suo Conjunto 9.

​Il padre, Vicente Piazzolla (chiamato Nonino dai figli di Astor), era figlio di Pantaleone, un pescatore nativo di Trani in Puglia, che emigrò in Argentina dopo il naufragio della sua imbarcazione; oggi infatti nella villa comunale di Trani è presente una piazzetta con il nome di Astor Piazzolla dove vi èanche un piccolo palcoscenico destinato ai concerti. La madre, Asunta Manetti (Assunta), era invece nativa di Massa Sassorosso, frazione di Villa Collemandina, in Garfagnana, in provincia di Lucca. Il nome di Astor deriva da un amico e cliente del padre, Astor Bolognini, violinista di successo in America del Nord.

​La supermodella e conduttrice televisiva argentina Valeria Raquel Mazza Ferreira, coniugata Gravier, conosciuta al grande pubblico come Valeria Mazza, nata a Rosario, ha origini portoghesi da parte di madre, ed origini italiane, tedesche, portoghesi e spagnole da parte di padre (il bisnonno paterno era emigrato in Argentina dall’Italia in cerca di lavoro).​

​Per non parlare dei campioni dello sport da Omar Sívori (che aveva lontane origini abruzzesi) a Claudio Caniggia, Gabriel Batistuta, Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, Lionel Messi e il grande Maradona e molti altri sportivi più recenti, che hanno difeso e difendono i colori italiani, come Mauro GermánCamoranesi, ex calciatore argentino naturalizzato italiano,divenuto Campione del Mondo con l’Italia 2006, Mateo Retegui, altro calciatore argentino naturalizzato italiano, ed il tennista argentino naturalizzato italiano, Luciano Taddeo Darderi. E poi non si può dimenticare Papa Francesco.

​Approfondiamo, tra questi appena citati, 5 personaggi argentini, famosi in tutto il mondo, con origini italiane:

Lionel Messi

​Lionel Andrés Messi Cuccittini è nato il 24 giugno 1987 a Rosario, in Argentina, da Jorge Horacio Messi e Celia MaríaCuccittini. Le sue lontane origini italiane sono ben documentate.
Il suo bisnonno paterno, Angelo Messi, emigrò dall’Italia, dal comune di Recanati (Marche), verso Buenos Aires nel XIXsecolo. Anche da parte materna ci sono radici italiane, con antenati della regione delle Marche, legate a documenti genealogici di famiglie originarie di San Severino Marche. Questi legami hanno permesso a Messi di acquisire cittadinanza italiana e di essere iscritto all’anagrafe di Recanati.

Diego Maradona

​Diego Armando Maradona, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi (per molti, ed anche per chi scrive, il più grande certamente ed almeno dal 1977, quando smise di giocare Pelè, fino al 1994) nacque il 30 ottobre 1960 a Lanús (nunicipalidad), oggi una città argentina di 212.152 abitanti, capoluogo dell’omonimo partido nella Provincia di Buenos Aires, uno dei principali centri dell’area sud della conurbazione della Grande Buenos Aires, situata a 12 km a sud della capitale argentina.

​La famiglia materna di Maradona, i Franco, aveva origini europee miste: italiana e croata, con antenati europei arrivati in Argentina nei decenni precedenti. È stato confermato più volte che dal lato materna Maradona abbia antenati italiani, mentre non è certo che anche dal lato paterno ci sia sangue italiano.
​La vera influenza culturale italiana si riflette anche nel suo legame con Napoli, città in cui giocò e divenne un simbolo sportivo e sociale, tanto che lo stadio della città partenopea è a lui intitolato.  

​Omaggiamo qui Diego Armando Maradona, anche il suo lato umano di grande altruismo, generosità ed amicizia, che, indossando la fascia da capitano dell’Argentina, con tutti i suoi compagni di squadra e tecnici e dirigenti del tempo, il 29 giugno 1986, ben 40 anni fa, alzò e baciò a Città del Messico, la Coppa del Mondo Fifa, a seguito della vittoriosa partita per 3 a 2 contro la Germania Ovest, la seconda, al tempo, vittoria mondiale, dopo la prima, alzata da capitan Daniel Passarella, l’unico argentino ad aver vinto due volte la Coppa del mondo, anche se nel 1986 non giocò neanche un minuto durante la fase finale del torneo ed anch’egli discendente da immigrati italiani provenienti da Ferruzzano, comune calabrese della città metropolitana di Reggio Calabria, nel 1978, al Mondiale organizzato in casa, dove solo l’Italia riuscì a battere gli Argentini per 1 a 0 nel  girone eliminatorio. 

​L’Argentina dell’erede calcistico di Diego Armando Maradona, Lionel Messi, con tutti i suoi altrettanto straordinari compagni di squadra e tecnici e dirigenti, vincerà poi la Coppa del mondo Fifa, il 18 dicembre 2022 ai rigori contro la Francia (dopo uno spettacolare 3 a 3 dopo i tempi supplementari) e sarà la terza affermazione in un Mondiale per l’Albiceleste.

​Ebbene se nel 2026, l’Argentina vincesse anche questa edizione calcistica dei Campionati del Mondo, in Canada, Stati Uniti e Messico, stabilirebbe record su record: sarebbe la prima nazionale di calcio al mondo a vincere per la quarta volta, solo Coppe Fifa (in palio dal Mondiale del 1974, organizzato in Germania Ovest), ed il capitano Messi, che ha eguagliato, per ora,il record assoluto di gol segnati ai Mondiali, 16, con il tedesco Miroslav Klose (che però ha impiegato meno partite a segnarli, 24 contro le 27 di Messi) e dopo essere stato il giocatore più giovane e al contempo il più anziano ad aver segnato con l’Albiceleste in un Mondiale, sarebbe quello più longevo ad alzare, con la fascia da capitano, 40 anni dopo l’altro immenso capitano Maradona, laquarta Coppa del Mondo (Fifa), raggiungendo Italia e Germania e Italia (1934 – 1938) e Brasile (1958 – 1862) uniche, ad oggi, con due titoli consecutivi (2022 in inverno e 2026 in estate). 

​E, poi sulle tre panchine dei tre Mondiali vinti dall’Argentina e persino su quella del possibile quarto, si sarebbero seduti ben tre allenatori di origini italiane: Cesar Luis Menotti, vincitore nel 1978, nacque, infatti, a Rosario in una famiglia originaria della città italiana di Ancona, Carlos Salvador Bilardo, vincitore nel 1986 e che giocò, ad inizio carriera, nella squadra del San Lorenzo per cui teneva Papa Francesco, nacque a La Paternal, barrio nel centro di Buones Aires, da genitori italiani emigrati, per la precisione di Mazzarino (provincia di Caltanissetta), in Sicilia; ed infine, lo stesso attuale tecnico dell’Argentina, Lionel Sebastian Scaloni, già vincitore del Mondiale nel 2022, ha origini italiane, precisamente del paesino di Magliano di Tenna, comune italiano in provincia di Fermo, nelle Marche, ed è in possesso del doppio passaporto e, da giocatore, ha militato nella Lazio e nell’Atalanta. 

​Messi sarebbe anche ad un solo titolo dal brasiliano Pelè (non a caso considerato, dal 1958 al 1977 e per molti anche negli anni, il più grande di tutti i tempi), il solo giocatore ad aver vinto tre Coppe Mondiali Rimet (1958 – 1962 – 1970) con oltre 1.000 gol segnati in carriera, pur non avendo giocato in squadre di club europee.

Juan Manuel Fangio

​Juan Manuel Fangio (1911–1995) è stato uno dei più grandi piloti di Formula 1 della storia, vincendo cinque titoli mondiali negli anni ’50. Le sue origini italiane sono documentate: entrambi i genitori erano nati in Italia (regione Abruzzo), provenienti dai paesi di Castiglione Messer Marino e Tornareccio, prima di trasferirsi in Argentina.

​Oltre a Fangio, tra i grandi piloti della Formula 1 ricordiamo italo-argentini celebri come Franco Colapinto, pilota argentino originario di Pilar che possiede la cittadinanza italiana. Ha debuttato in Formula 1 con il team Williams a metà della stagione 2024 prima di passare in Alpine; 

​José Froilán González: noto come “Il Cabezón”, nacque ad Arrecifes da una famiglia con forti legami con l’Italia. Fu il primo pilota a vincere un Gran Premio al volante della Scuderia Ferrari nel 1951, a Silverstone.

​Carlos Reutemann: nato a Santa Fe e di origini parzialmente italiane e svizzere. Ha sfiorato il titolo mondiale nel 1981 con la Williams, arrivando a un solo punto di distacco dal campione Piquet.

Papa Francesco

​Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) era nato nel 1936 a Buenos Aires, ed era figlio di genitori italiani emigrati in Argentina: il padre Mario José Bergoglio era originario del Piemonte, precisamente di Portacomaro, un piccolo borgo collinare situato in provincia di Asti, nel territorio del Monferrato, mentre la madre Regina María Sívori aveva anch’essa radici italiane. risalendo precisamente in Liguria. Il suo bisnonno, Vincenzo Girolamo Sivori, era nativo di Cogorno (un paese in provincia di Genova) ed emigrò in Argentina nel 1861. 

​La madre di Regina Maria (e quindi nonna materna del Papa) era originaria del Piemonte.

​All’inizio del Novecento, il nonno di Papa Francesco (Giovanni Angelo Bergoglio) emigrò in Argentina. Altri avi e parenti del Pontefice sono originari di centri limitrofi sempre nell’astigiano, come Montechiaro d’Asti (luogo di nascita del bisnonno) e Tigliole.

​Questa familiarità con l’Italia rinnova il legame storico tra i due paesi anche a livello religioso e culturale. Grande la semplicità del futuro Papa che per gli spostamenti ed andare ad assistere le periferie più bisognose dei barrios di Buones Aires, utilizzava i mezzi pubblici, come testimoniato in tante circostanze anche da religiosi che visitava o accompagnava.

​Vi è un andeddoto calcistico legato alla finale del Mondiale ’90, Germania Ovest-Argentina, disputata allo Stadio Olimpico di Roma, l’8 luglio 1990 e vinta dalla Germania Ovest pe 1 a 0 e che riguarda Papa Francesco. 

​L’Argentina, guidata da Maradona, aveva eliminato, il 3 luglio 1990, in semifinale, ai rigori, proprio l’Italia, al San Paolo di Napoli (oggi intitolato a Diego Armando Maradona), dopo l’1 a 1 dei tempi supplementari.

​Peraltro, quella partita detiene il record assoluto di ascolti nella storia della televisione italiana, in era Auditel (seconda solo a Italia – Germania Ovest 3 a 1, dell’11 luglio 1982, disputata al Santiago Bernabeu di Madrid, dove non vi era la rilevazione Audiel, ma il servizio opinioni Rai e che registrò oltre 40 milioni di telespettatori in Italia, quale trasmissione televisiva più vista nella storia della televisione italiana di tutti i tempi). 

​La semifinale dei Mondiali ‘90, incollò davanti agli schermi 27.535.000 telespettatori, raggiungendo una percentuale di share del 87,23%.

​Il Pontefice, grande appassionato di calcio, non ha mai fatto mistero del suo tifo per la squadra argentina del San Lorenzo che da piccolo seguiva anche allo stadio. 

​Inutile sottolineare il feeling tra Bergoglio e la Nazionale del suo Paese. Anche in passato il Papa è stato spesso interpellato, in modo divertito, sull’amore per i colori dell’Albiceleste. Pur essendo un grande amante dello sport, Francesco non ha seguito la finale dei Mondiali del 2022 (e anche tutte le partite precedenti) in tv.

​Ciò per un voto alla Vergine del Carmelo, fatto dopo la partita persa dall’Argentina nella finale di Roma del Mondiale 1990.

​Una decisione non legata al calcio: “La tv non fa per me“. E da allora Francesco non seguì la tv e di conseguenza nemmeno le partite di calcio, del suo San Lorenzo e della nazionale argentina.

​Come faceva allora, a restare aggiornato sui match che gli interessavano, in primis quelli dell’Argentina? C’è chi aveva un compito preciso, quello di aggiornarlo: “C’è una guardia svizzera che ogni settimana, mi lascia i risultati”. Questa guardia ebbe un ruolo molto importante nel riportare quanto accaduto in quella partita di finale mondiale con la Francia, in Quatar, visto che è stato un incontro ricco di emozioni e colpi di scena. Alla fine quello che conta è il risultato finale e Papa Francesco nel 2022, si potè godere il titolo di Campione del mondo della sua Argentina calcistica e certamente, da lassù, oggi prega per il bene del mondo intero. 

Ricardo Darín

​Ricardo Darín è uno degli attori più celebri del cinema argentino contemporaneo. La sua famiglia ha ascendenze italiane da parte paterna (il cognome Darín ha origini venete) e mediorientali (libanesi e siriane) da parte materna.
​Nel suo profilo biografico ufficiale viene confermato che la famiglia Darín ha radici italo-argentine collegate alle migrazioni europee verso Buenos Aires.

​Il legame tra Italia e Argentina non è solo storico ma profondamente culturale e personale. Le storie di Messi, Fangio e Papa Francesco, tra gli altri, documentano come l’eredità italiana abbia influenzato vari ambiti della società argentina: dallo sport alla religione, dal cinema alla cultura popolare. Raccontare queste radici significa celebrare un patrimonio condiviso che continua a unire due nazioni lontane ma profondamente connesse nel tempo.

​Anche nel cibo e nelle tradizioni gastronomiche vi sono molti punti in comune. 

​L’Italia importa dall’Argentina tanti prodotti che fanno parte della gastronomia. Come il grano, semi di soia, crostacei congelati, pere e carne bovina. Mentre l’Italia esporta macchinari e medicine, la moda e prodotti alimentari. E poi la pasta. Infatti in Argentina si trovano le tallarines (fettuccine), ravioles (ravioli), ñoquis (gnocchi), lasañas (lasagna). E poi la fainá e la pizza, di derivazione napoletana e condita con pomodoro e muzarella. Tra i dolci la pasta frola, e liquori come il chitronchelo (limoncello) e la grapa (grappa). Sostenuta dalla qualità dei prodotti e delle carni nasce la tradizione dell’asado (arrosto), piatto tipico argentino fatto con carne di manzo cotta alla brace, carni argentine rinomate nel mondo.

​Un legame, di recente, rinsaldato anche a livello istituzionale, come ci ha pensato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita in Argentina. “Italia e Argentina sono Paesi il cui legame è unico al mondo” aveva detto Mattarella, una reciproca collaborazione da far crescere con rinnovato e intenso slancio. I rapporti tra Italia e Argentina, quindi, sono caratterizzati da una solida componente umana. E si ha la percezione che l’eredità italiana sia parte costituiva del patrimonio culturale argentino. Negli anni sono aumentati gli scambi anche tra le scuole e le università, gli Istituti di cultura.

​Come il progetto Italia in 24 lanciato lo scorso anno dall’Ambasciata a Buenos Aires per favorire la collaborazione con le province del Paese sudamericano, che sono 24. Finalizzato a  definire iniziative che possano incrementare gli scambi turistici con particolare attenzione al turismo dalle radici.

​E proprio sulla volontà di poter andare alla scoperta delle proprie radici si basa il progetto promosso dalla Fondazione italiani.it, che vogliamo ricordare. “Conflentesi per sempre” è il progetto che il prossimo anno permetterà a due giovani argentini di raggiungere l’Italia e il paese di Conflenti per conoscere tradizioni e cultura di un luogo caro alla propria famiglia, ma che non hanno mai visitato. E chissà che magari non avvenga anche il contrario. Un viaggio in Argentina per gli italiani è molto più di una normale esperienza di viaggio.

​Il legame speciale, potremmo dire di sangue e fraterno, affonda le proprie radici proprio nella vicinanza tra i due Paesi. E amichevolmente gli italiani vengono chiamati dagli argentini TanoTana, abbreviazione che deriverebbe da Napoletano/a. Chissà quindi quale sia l’origine di questo speciale rapporto. Noi abbiamo provato a spiegarvelo. Ma le ragioni saranno tante altre. Sarà per una questione di carattere, di passione, di cuore, gli Argentini hanno qualcosa di speciale come tutti i sudamericani e gli Italiani lo sanno. Perché sono come loro. Sono popoli latini, sono un grido, una voce popolare calda ed appassionata, che unisce questegrandi Nazioni, come tutto il Sudamerica, dalla lingua ispanico-portoghese, al di là di ogni appartenenza ed estrazione sociale. E la cosa è senza dubbio reciproca.

​​​​​​​​     Emanuele Mariani

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