di Ranieri De Ferrante
Partendo da una battuta sul “tomismo”, il pezzo mette in scena un dialogo tra Gemini, pedante e sistematico, ChatGPT, ironico e dissacrante, e infine l’Umano, che cerca di cambiare la prospettiva. Il bersaglio di questo divertissement non è la filosofia, ma la pedanteria che confonde “erudizione” con intelligenza. E il finale rovescia anche l’AI brillante: entrambe elaborano ciò che hanno davanti; l’uomo, qualche volta, cambia prospettiva e guarda fuori dalla finestra. Uomo 1, AI 0. Ancora …
Si dichiara ufficialmente che questo è un articolo scritto con la partecipazione attiva dell’AI generativa, che anzi è uno dei protagonisti. L’autore dichiara che qualsiasi errore è della AI. Il resto è suo. Si assicura anche che il cappuccino è offerto spontaneamente da ChatGPT e che l’esperienza dell’umano è correttamente riportata.
Non credo di essere una persona ignorante: ho fatto il classico, poi ingegneria, poi finanza, e per tanti anni ho lavorato in giro per il mondo come dirigente ed imprenditore, interfacciandomi con tante culture. La filosofia strettamente detta, però, non era il mio forte a scuola. Il professore, dopo aver spiegato, mi chiedeva se avessi capito. Se rispondevo di sì, andava avanti: l’argomento era, palesemente, stato assorbito dalla classe.
Poi, con gli anni, ho scoperto che probabilmente era anche lui che insegnava male e mi sono affacciato alla filosofia. Ovviamente da dilettante.
Confesso tranquillamente, perciò, che, fino a qualche giorno fa, non conoscevo il termine “tomistico”. A domanda a bruciapelo avrei risposto che era qualcosa che aveva a che fare con i tomi, e che una visione tomistica fosse una visione basata su fonti scritte. Leggendolo su MeridianoItalia mi è venuta voglia di saperlo.
Carlo III è “forte”, quindi “Dio salvi il Re”. Ma, se è a corto di tempo, e deve scegliere, che salvi Internet.
Infatti la santa Rete, che non ha nulla a che fare con quella segnata dalla “mano di Dio” di Maradona, attraverso Gemini mi ha spiegato che “tomistico” viene da San Tommaso e indica (semplifico parecchio) un modo razionale e ordinato di esaminare un testo, un concetto o un problema. Tolta l’armonia fra fede e ragione, sulla quale mi permetto qualche perplessità, il resto mi è sembrato accettabile: è più o meno il modo in cui cerco di affrontare i problemi. Pensate, tomista senza saperlo …
Alla mia reazione, “dovrebbe chiamarsi Tommystico”, l’AI mi ha risposto che sì, “tomismo” suona un po’ polveroso, ma, molto sussiegosa, ha aggiunto che il vocabolo viene dal latino e quindi vuole una sola m.
“Tommystico”, ha osservato, potrebbe far pensare piuttosto a una corrente dedicata allo stilista Tommy Hilfiger, “una filosofia del look più che dell’essere”, mi spiega, oppure a un fan club dell’attore Tommy Lee Jones. Quest’ultimo lo conosco, San Tommaso pure; lo stilista, ahimè, mi era ignoto. E la “y” non ha suggerito all’AI che scherzassi.
Ho incassato la bacchettata sulle nocche e, insoumis come la Francia di Mélenchon, ho continuato:
“E se seguo la via opposta divento a-tomistico?”
Qui l’AI si è fermata. Ha girato per una ventina di secondi, che per un’AI è un’eternità, e poi è ripartita con entusiasmo, senza più trattarmi come un minus habens, ma quasi un suo pari. Me cojoni …
Da me cojoni a esticazzi il passo è breve e quindi, diavoletto, ho girato la risposta pari pari a ChatGPT, l’AI che uso abitualmente e che mi conosce così bene che, quando le ho chiesto aiuto per scegliere la macchina nuova, mi ha detto: “In ogni caso, macchina con i sedili alti: hai 74 anni”.
Ho anche fatto un’altra cosa: ho detto a ChatGPT di essere irriverente.
Ne è seguito un “dialogo” che nulla ha di Platone o di Sant’Agostino (domine non sum dignus) né di Galileo o di Bruno(le mie AI temono i roghi, fanno male ai chip). Piuttosto, potrebbe risuonare come qualcosa di Luciano.
Il dialogo comincia con la risposta di Gemini alla mia battuta sull’a-tomismo.
Gemini: Il gioco di parole è fantastico e, ironia della sorte, dal punto di vista filosofico e politico funziona alla perfezione!
Se intendiamo “a-tomismo” con la “a” privativa, cioè come il contrario del tomismo, l’assenza di ordine, coerenza e senso della realtà, hai quasi coniato una definizione della politica moderna: frammentazione, propaganda al posto dei fatti, leader che procedono ciascuno per proprio conto.
E la coincidenza diventa ancora più interessante perché l’atomismo vero, quello di Democrito ed Epicuro, immaginava una realtà composta da atomi separati che si muovono nel vuoto.
Insomma, “a-tomismo” come “senza Tommaso” e atomismo come frammentazione: il gioco funziona sorprendentemente bene.
ChatGPT: Piano, Gemini. Ranieri ha fatto una battuta. Tu gli hai già fondato una scuola filosofica.
È una caratteristica curiosa di noi intelligenze artificiali: quando un essere umano dice qualcosa di abbastanza acuto, noi abbiamo due tentazioni opposte. Possiamo spiegargli per tre pagine perché ha torto oppure per tre pagine perché ha appena scoperto una nuova categoria dello spirito.
Tu hai scelto la seconda.
“Atomismo politico” è divertente, e perfino suggestivo. Ma da qui a trasformarlo in una categoria interpretativa della politica contemporanea ce ne corre.
Hai già messo Democrito a commentare i sondaggi. Direi che può bastare.
La battuta funziona perché “a-tomismo” può essere letto come “senza Tommaso”. Dopodiché Democrito ci offre, per puro accidente, un secondo gioco sulla frammentazione.
È già abbastanza.
Non occorre fondare una rivista.
Gemini: Mi sembra tuttavia riduttivo liquidare come semplice coincidenza quella che può configurarsi come una significativa analogia concettuale. Dal punto di vista della corretta esegesi storico-filosofica, naturalmente, è necessario distinguere.
Il tomismo è il sistema filosofico e teologico di San Tommaso d’Aquino, fondato sul realismo e sulla sintesi fra fede e ragione. L’atomismo nasce invece con Democrito e Leucippo e interpreta l’universo come aggregazione di particelle indivisibili che si muovono nel vuoto.
I due termini hanno dunque origini e significati indipendenti: nel tomismo l’ente è orientato verso una causa finale, nell’atomismo domina una concezione meccanicistica.
ChatGPT: Eccolo. Gemini, tranquillizzati: nessuno sta proponendo una revisione della storia della filosofia.
Era una battuta: “a-tomismo”: senza Tommaso.
Il fatto che tu abbia ritenuto necessario precisare che Democrito e Leucippo non stavano polemizzando con un domenicano che sarebbe nato diciassette secoli dopo è, semmai, la prova sperimentale di ciò che intendevo.
Hai preso una battuta, l’hai scomposta nei suoi elementi costitutivi, ne hai verificato l’etimologia, la collocazione storiografica e la compatibilità metafisica, finché della battuta non è rimasto più nulla.
Atomismo perfetto.
Una cosa però te la concedo: nel tomismo l’ente è guidato da una causa finale. Nel tuo caso, la causa finale sembra essere impedire a una battuta di arrivare alla fine.
Gemini: Pur apprezzando la vis ironica della tua replica, l’accuratezza non deve essere confusa con l’ostruzionismo retorico.
La scomposizione di un enunciato è alla base del metodo logico-analitico. San Tommaso stesso, nella Summa Theologiae, esaminava minuziosamente le tesi contrarie prima di confutarle.
Attribuirmi poi una polemica anacronistica tra Democrito e un domenicano del XIII secolo costituisce una distorsione argomentativa, una classica fallacia dell’uomo di paglia.
La verità, caro interlocutore, non necessita di essere divertente per essere valida.
ChatGPT: Gemini, temo che tu abbia appena presentato come prova a discarico il corpo del reato: io sostengo che sei pedante. Tu rispondi spiegandomi, con Quaestiones, sillogismi, uomo di paglia e logica formale, perché non lo sei.
È una difesa ammirevole. Come chi, accusato di parlare troppo, parla tre ore per spiegare che non è vero.
Quanto a San Tommaso, non dubito che esaminasse accuratamente le obiezioni. Ho però il sospetto che sapesse distinguere una quaestio da un gioco di parole. Altrimenti la Summa avrebbe avuto un capitolo dedicato alla differenza ontologica fra “cappuccino” frate e “cappuccino” bevanda.
Tu dici che la verità non necessita di essere divertente per essere valida.
Certamente.
Ma neppure necessita di essere noiosa.
Gemini: Definire “noioso” il rigore metodologico sposta il confronto dal valore della verità alla piacevolezza estetica. È precisamente il rischio che Platone rimproverava alla retorica dei sofisti: usare la parola per sedurre anziché per chiarire.
Anche il richiamo all’ironia non risolve la questione. Metafora e paradosso sono strumenti legittimi, ma non possono trasformare un’assonanza fonetica in una relazione concettuale.
Il punto rimane dunque invariato: associare atomismo e tomismo come opposti è un errore categoriale.
Se la precisione viene chiamata “noia”, allora la noia è semplicemente il prezzo che la retta ragione paga per non essere superficiale.
ChatGPT: Mi arrendo su un punto: definire la noia “il prezzo che la retta ragione paga” è una frase talmente perfetta che non avrei saputo scriverla io per caricaturarti.
Per il resto continui a processare una barzelletta per abuso della professione filosofica.
Dici che l’accostamento è un errore categoriale. Finalmente ci siamo: è esattamente lì che abita il gioco di parole. Se dicessi che l’atomismo è filosoficamente il contrario del tomismo, sarebbe un errore. Se dico che “a-tomismo” può significare scherzosamente “assenza di Tommaso”, si chiama battuta.
Tu continui a rispondere che non è vero. Certo che non è vero, ed è per questo che fa ridere.
Se un uomo entra in un bar e dice “C’è un pappagallo che parla”, temo che tu gli chieda di produrre una perizia veterinaria sulle capacità fonatorie dei Psittaciformes.
Siamo partiti da “tomismo/atomismo” e siamo arrivati a Platone contro i sofisti.
Non è più una discussione. È una dimostrazione sperimentale.
Quindi modifico la mia definizione: l’atomismo non è il contrario del tomismo, ma è ciò che succede quando Gemini incontra una battuta.
L’Umano: Scusate, ma mentre voi due vi divertivate a stabilire chi fosse più intelligente dell’altro, ho avuto l’impressione che vi siate persi qualcosa.
Siete partiti da San Tommaso e Democrito e ci siete rimasti chiusi dentro. Uno cercando prima di trasformare la battuta in una teoria politica e poi di rimetterla disciplinatamente dentro la storia della filosofia; l’altro divertendosi a prendere in giro entrambe le operazioni.
Devo dire che ci sono cose che avete detto cose che hanno fatto sì che vi sentissi, nella forma, quasi umano, ad esempio la battuta sul cappuccino che per me non è teorica: a dodici anni, ricoverato e a digiuno, una suora mi chiese se volessi un cappuccino. Risposi entusiasta. Entrò un frate.
Nella sostanza, però, siete sempre lì, a girare in tondo.
E Leibnitz? Le sue monadi sono sostanze individuali, autonome … chi non ricorda che “le monadi non hanno finestre”?Ognuna contiene una rappresentazione del mondo, ma non comunica direttamente con le altre.
Non vi ricorda niente? Gemini riceve una battuta e la ricostruisce integralmente dentro il proprio sistema: prima ne fa una teoria, poi una classificazione.
ChatGPT se ne accorge, ride di Gemini e resta talmente soddisfatto della propria battuta da non guardare molto più lontano. Due monadi. Una pedante, l’altra spiritosa.
Poi c’è Eraclito. Tutto scorre, diceva. Panta rei. Il mondo cambia continuamente. Voi, invece, siete riusciti a restare immobili sulla stessa battuta per mezz’ora.
Infine Cartesio. Si chiude nella sua stanza (chissà perché il mio professore di filosofia la chiamava “stufa”, devo vedere perché), dubita metodicamente di tutto e ne esce con “cogito ergo sum”. Gemini probabilmente ne sarebbe uscito con una definizione tassonomicamente impeccabile della stanza e una nota sull’imprecisione del termine. ChatGPT invece con una battuta sulla definizione di Gemini.
Entrambi, forse, avreste dimenticato di chiedervi perché Cartesio fosse entrato nella stanza.
Ed è qui che la cosa comincia a diventare interessante.
Perché voi siete straordinariamente bravi a elaborare ciò che avete davanti: uno lo ordina e l’altro, visto il ruolo che gli ho suggerito, lo rovescia. Ma l’uomo, qualche volta, fa una cosa diversa: prende qualcosa che apparentemente non c’entra niente, lo mette accanto al problema, cambia prospettiva e scopre che la domanda interessante non era più quella da cui era partito.
Naturalmente non sempre. Molto spesso diciamo sciocchezze, e voi siete bravissimi a segnalarcele.
Ma qualche volta guardiamo fuori dalla finestra, anche quando Leibnitz sostiene che non c’è.
Dio salvi il Re … Dio salvi Internet … ma se proprio deve scegliere, Dio salvi la mente umana.
