Libri, teatro, documentari: un universo di mondi, poeti, scrittori e narratori per immagini
di Emanuele Mariani
Vi sono storie che non è sempre facile descrivere, in quanto sono loro stesse l’universo narrativo. In questa pagina, ci è parso opportuno portare alla ribalta alcuni personaggi che hanno saputo raccontare e tramandare se stessi con la loro vita professionale e d’autore attraversando il mondo del passato e del presente in vari campi della cultura, del cinema, del teatro, della letteratura, del giornalismo. Ecco a voi una carrellata sulle loro ultime produzioni con le quali si potrà ben coglierne l’umanità e sensibilità.
Libri d’autore: biografie artistiche, ma non solo

Ci sono donne che hanno attraversato epoche, come chi, per oltre vent’anni, ha fatto la storia del cinema italiano con il fascino di una presenza fresca, ironica e inconfondibile per poi reinventarsi a teatro ed in radio, come autrice e conduttrice di programmi ed, infine, da combattente nata, si è erta a difesa del territorio e della sua epopea salvando dalla cementificazione quel polmone verde di Roma dal quale si vede la cupola di San Pietro, Monte Ciocci.
Ecco, Orchidea De Santis (con i veri nome e cognome e non d’arte), in questo libro non ripercorre soltanto la carriera artistica e la ricca filmografia, ma racconta soprattutto le molte vite che ha vissuto, le tante Orchidea che il tempo ha fatto nascere e trasformare. Per la prima volta si svela senza filtri mettendo questa volta a nudo la parte più intima e meno conosciuta di sé, in un racconto sincero e profondamente femminile. Il volume è arricchito da 48 pagine di foto provenienti dall’archivio personale dell’autrice.
Il titolo è tutto un programma: “Orchidea De Santis…e non è un nome d’arte” (Bloodbuster Edizioni, pagine 232).
Tra le tante presentazioni del volume, in giro per l’Italia, ci piace ricordare quella intima e confidenziale dello scorso 24 ottobre 2026, con le tante amiche ed amici, colleghe e colleghi che hanno apprezzato il lavoro di Orchidea, agli orti di quel Monte Ciocci per il cui mantenimento a verde pubblico, la stessa Orchidea con il Comitato omonimo e le tante cittadine e cittadine si sono battuti e si continuano a battere.
Tavolo di presentazione arricchito dalla partecipazione dello scrittore e sceneggiatore cinematografico, Antonio Tentori (curatore della postfazione del libro) e che ha ricordato i tanti momenti di vita e spettacolo condivisi con l’autrice.

Altro libro che parla di vite (ben 7) tra spettacolo, amori e grandi traguardi, senza tralasciare gioia e sofferenza insieme, è quello di Eleonora Vallone, figlia del grande Raf, celebre attore, calciatore del Torino in gioventù, due lauree (in filosofia e giurisprudenza) e di Elena Varzi, anche lei grande attrice, dal titolo: “Quante vite per una? Le mie sette vite” (Castelvecchi, pagine 208).
“Cocciuta e ribelle, ma allo stesso tempo assurdamente timida, empatica e introversa, ipersensibile”, così si descrive Eleonora Vallone, ma non solo questo, anche se per farlo capire al mondo ha sempre dovuto lavorare sodo e farsi valere.
L’autrice si racconta con sincerità ed un pizzico di ironia scoprendo tutto il suo percorso, dall’infanzia agli anni della celebrità, gli amori e i dispiaceri, gli incontri avvenuti e quelli mancati, i personaggi famosi, i viaggi esotici, fino all’ideazione di una disciplina sportiva, l’AquaGym, che oggi si pratica ovunque.
Qui si svela la figlia di un padre molto amato, ma non semplice, la bellezza nota e corteggiata, la Eleonora mamma e poi nonna, la sportiva, la pittrice, la stilista e talmente tanto altro che non le è bastata una sola vita. Un ritratto autobiografico sfaccettato, emozionante, pieno di sorprese, illustrato dalle foto a colori dall’archivio intimo dell’autrice.
Tra le tante presentazioni del volume, l’ultima si è tenuta lo scorso 24 ottobre 2026, nel corso della manifestazione “La Mazziniana” a piazza Mazzini a Roma, nel quartiere Della Vittoria, dove con il giornalista e scrittore, Pino Pelloni e la giornalista e presentatrice, Elisa Palchetti, la Vallone ha ripercorso tutto l’iter artistico di donna matura ed estasiatamente spendida, dando un ritratto esclusivo e, per certi versi inedito, della sua poliedrica attività e del rapporto con la famiglia fatta tutta di eccelsi attori ed artisti, il padre Raf e la madre Elena Varzi, il fratello Saverio e la sorella Arabella, intervallata dal ricordo umano dell’amica di sempre dei Vallone, la grande attrice ed ex Bond girl, Olga Bisera che ha preso parte, a sorpresa, alla presentazione con il racconto di anedotti e curiosità inediti.

E poi ecco un saggio artistico che mette al centro il teatro italiano portato ai massimi livelli internazionali e che escono dai confini veneziani. Si tratta del bel libro del regista ed autore, Augusto Zucchi, dal titolo “Caro Goldoni, ti scrivo – tre commedie”, (Serarcangeli – collana Autori Italiani contemporanei, pagine 240).
Il volume, anch’esso presentato, da ultimo, lo scorso 24 ottobre 2026, nel corso della manifestazione “La Mazziniana” a piazza Mazzini a Roma, nel quartiere Della Vittoria, dallo stesso autore e dalla giornalista e presentatrice, Elisa Palchetti, raccoglie storie e riflessioni legate a tre commedie goldoniane, intrecciando la passione per il grande drammaturgo veneziano, Carlo Goldoni con l’esperienza teatrale dell’autore.
Qui, Zucchi, uno tra i massimi conoscitori del teatro goldoniano, analizza anche la storia umana dello scrittore teatrale e letterato di Venezia, fino a giungere al periodo trascorso, da questi, alla corte del Re Sole di Francia, Luigi XIV, a Parigi, dove Goldoni passò una parte significativa dell’esistenza anche artistica, fino all’agognata pensione che arrivò, purtroppo, pochi giorni dopo la sua dipartita da questo mondo.
Alla domanda della Palchetti, su chi oggi possa essere considerato un nuovo artista della commedia dell’arte, che riprende il teatro goldoniano delle maschere, ma in chiave moderna, novello erede della tradizione, pur disponendo di mezzi di diffusione di massa più ampi di quelli del ‘700, rappresentati dalla televisione e dai social, Zucchi ha risposto che ve ne sono tanti di grandi che portano in scena questa commedia dell’arte, ma tra questi e su tutti, Roberto Benigni ed Enrico Brignano.
Libri tra storia e spettacolo

Vi sono volumi che bene rappresentano il viaggio artistico e documentale di vita e di giornalismo anche culturale.
Ecco di questi mondi così poliedrici e variegati, all’apparenza non con tratti in comune, diversissimi e distanti, ma alla fine uniti da un caleidoscopio di figure ed immagini vicine e vivissime, ne è testimonianza diretta il volume di Luigi Saitta: “Scrittori & registi, Confessioni e segreti. Dalla carta stampata al Tg1” (Bertoni Editore, pagine 154).
Il ritratto del giornalismo e della cultura raccontato attraverso cinquant’anni di interviste, incontri e memorie.
Dalla carta stampata al Tg1, l’autore ripercorre con lucidità e passione la sua carriera, intrecciando aneddoti, riflessioni e ritratti di grandi protagonisti della letteratura, del cinema e della società. Rossellini, Camilleri, Follett, Allen, Fonda e molti altri rivivono nelle sue parole. Un mosaico di esperienze e confidenze che restituisce l’anima curiosa e instancabile di un cronista autentico. Un libro-testimonianza sulla forza del racconto e sull’etica del mestiere giornalistico.
Luigi Saitta, per me, non è solo è un amico: per molti anni responsabile della rubrica libri del Tg1 nonché, in qualità di segretario di redazione, una sorta di cerimoniere del primo telegiornale della tv italiana.
Saitta, però, è stato molto di più: uno tra i miei insegnanti (tecniche di redazione) e maestro alla Scuola di Giornalismo “Dante Alimenti” (primo biennio 1989-1991), diretta allora da un altro indimenticato del giornalismo contemporaneo, Sergio Trasatti, capo redattore centrale del quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano e presidente dell’Ente dello Spettacolo insieme a figure come Mario Ponzi, anch’egli a L’Osservatore Romano per molti anni (che ci insegnava a maneggiare con cura le fonti), Nerino Rossi, scrittore, giornalista e politico bolognese (cui fu affidato il corso di tecniche di scrittura), Luca Di Schiena, già direttore del Tg 3 dal 1980 al 1987 (che ci fece le stesse prove di lettura in video e dizione del mitico concorso Rai del 1968), Vincenzo D’Ambra, al tempo al Tgr Lazio (che ci ha fatto apprendere le tecniche televisive), Raimondo Russo Fiorillo (che insegnava storia dei partiti e dottrine politiche), il magistrato e professore di diritto amministrativo, Carlo Gessa (che ci insegnava diritto pubblico generale e costituzionale applicato all’informazione e ai mezzi di comunicazione), Gianpiero Gamaleri (professore, sociologo, giornalista, tra i massimi esperti di Marshall McLuhan), Mario Morcellini (che tenne lezioni di sociologia della comunicazione), Filippo Anastasi, all’epoca al Tg1 e che ci insegnava geografia ed esteri, senza dimenticare le dispense e le lezioni di Sergio Lepri, mitico direttore dell’Ansa.
Il segretario di redazione fa gli onori di casa e dispone dei mezzi – organizzativi e finanziari – necessari a produrre il giornale. In questa veste, Luigi Saitta ha accolto e portato in studio grandi personalità della cultura e dello spettacolo, ma soprattutto ha intervistato per la sua rubrica settimanale di libri, tutto il bel mondo del tempo.
In felice buon vicinato con Vincenzo Mollica (che ha dedicato al libro di Saitta un video appassionato di presentazione e di ricordi reperibile on line) che, negli stessi anni, faceva la sua striscia di culto “Do re mi ciak gulp”.
In verità, i grandi incontri di Saitta non sono solo quelli degli anni televisivi, sono cominciati molto prima. Luigi Saitta ha esordito sulla carta stampata da redattore e critico cinematografico de L’Osservatore Romano; poi per ben sedici anni è stato a Il Tempo di Roma, che l’ha mandato come inviato in Giappone, Spagna, Europa orientale. Anno dopo anno, Saitta ha intervistato decine di personalità del mondo contemporaneo, realizzando centinaia di servizi e annotando – come ogni buon cronista – un’infinità di dettagli.
È sempre così: solo una minima parte del nostro lavoro viene utilizzata, il resto finisce in briciole, frammenti che talvolta contengono pepite d’oro ma che sono destinati alla dispersione. Se ne ricorderà solo il cronista o il press officer, che spesso è l’altra metà di questa effimera combinazione.
Tra le tante interviste, quella a Isabella d’Amico di Bompiani e Mara Samaritani di Mondadori, con la citazione di Anna Maria Guadagni ed il collega Stefano Eco.
Luigi Saitta che, da decano della professione, alla vigilia del suo ottantaquattresimo compleanno, ha ceduto alle pressioni di moglie e figlia – le sue “coscienze critiche”, come scrive lui – raccogliendo in questo volumetto “le perle” nascoste nei suoi numerosi taccuini.
Così ecco Roberto Rossellini che nel 1967, mentre si sta preparando una miniserie sugli Atti degli apostoli, a tavola ammette serenamente di non essere più in grado di fare un film come Roma città aperta.
Ecco un gigante come Hitchcock, giunto a Roma nel 1972 per presentare Frenzy, puntare i piedi per ottenere un’udienza dal Papa per la moglie Alma, cattolica fervente, per poi disertarla e infine concedere in riparazione a L’Osservatore Romano (cioè al giovane Saitta) una lunga intervista esclusiva. I due salgono insieme in ascensore e Hitch, che occupa parecchio spazio, osserva col suo humour nero: “Bel posto per un delitto”.
Ecco Luigi Saitta, un mattino presto, improvvisato cicerone dei genitori di Martin Scorsese, intabarrati di nero e in visita alle tombe dei Papi.
A proposito di Pontefici, nel volume vi è anche il ricordo dello scoop che Saitta fece quando, il 26 agosto 1978 (anno di ben tre Papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II), del sequestro ed uccisione di Aldo Moro e delle dimissioni di Leone e dell’elezione, al Quirinale, di Pertini), riuscì a sapere in anticipo chi era stato eletto come nuovo Papa, dopo Paolo VI e riferì il nome a Gianni Letta, direttore de Il Tempo, per cui all’epoca Saitta lavorava, ma non gli credette sulle prime. Saitta insistette e disse: “Il nuovo Papa è Albino Luciani” che poi prese il nome di Giovanni Paolo I. E fu proprio così.
E poi Jane Fonda con la luna storta, che lascia fuori dalla porta l’operatore del Tg1 e vuole solo quello di sua fiducia, stizzirsi perché l’incauto cronista ha osato accarezzare il suo cagnolino. Oppure un Woody Allen malinconico, ombroso, che si rianima solo quando il cronista, nelle more dell’attesa per entrare in studio, gli strappa un sorriso mostrandogli una foto scattata a New York, proprio davanti al portone di casa del regista: Luigi aveva stazionato lì con moglie e figlia, tutte e due superfan, nella speranza d’incontrarlo.
I tour di promozione di star grandi e piccole, stressate dal moltiplicarsi di eventi e interviste, nascondono invisibili fatiche e frequenti paturnie. Ma per fortuna ci sono anche le risate: c’è l’irresistibile Andrea Camilleri con cui Luigi combina un’intervista davanti alla scuola dove sua figlia e la nipotina dello scrittore sono compagne di corso.
C’è la generosità travolgente di Dominique Lapierre, che con i suoi diritti d’autore ha finanziato una clinica in India, a Bophal, dove nel 1984 la nube tossica fuoriuscita da una fabbrica di pesticidi uccise un numero imprecisato di persone e dove Saitta è stato in viaggio con lo scrittore.
C’è la calda umanità di David Grossman, incontrato a Roma l’11 settembre 2001, il giorno dell’attentato alle Torri gemelle, che a Saitta racconta come lui e sua moglie, a Gerusalemme, mettessero i figli su tre scuolabus diversi perché, in caso di attentato, qualcuno potesse salvarsi. Sulla copia del suo romanzo destinata al cronista, Grossman ha poi annotato: “A Luigi e al nostro incontro in questa terribile giornata…”
Sono brevi note, “siparietti” li definisce Saitta, appunti personali che restituiscono il sapore di un incontro significativo con più di trenta protagonisti della cultura contemporanea; ma che ci dicono anche del legame speciale coltivato con Giuseppe Bonaviri o della lunga amicizia con Dacia Maraini. Non resta che ringraziare per la condivisione di questi ricordi: grazie Luigi (se posso permettermi di chiamati solo per nome), grazie maestro di cronaca ed umanità.

Un altro grande maestro ed un altro volume da ricordare: “Storie in volo, 80 anni di trasporto aereo in Italia” (Minerva Edizioni (Bologna), pagine 256) è l’ultimo libro di Filippo Anastasi e Rino Anastasio in cui si raccontano 80 anni della nostra Aviazione. Nel volume, dal primo aereo di Paolo VI ai viaggi di Leone XIV, storie in volo anche di tutti i grandi personaggi incontrati in aereo e da ricordare come un romanzo popolare.
C’è un luogo dove la storia smette di essere soltanto cronaca e diventa esperienza vissuta. Un luogo sospeso tra le nuvole, dove Presidenti della Repubblica, Papi, campioni dello sport, Capi di Stato e semplici passeggeri condividono per qualche ora lo stesso spazio. È da questa prospettiva privilegiata che nasce il bel volume firmato da Filippo Anastasi e Rino Anastasio, due protagonisti che per decenni hanno osservato il mondo dall’alto e che oggi mettono insieme ricordi, testimonianze e documenti per raccontare una delle più affascinanti avventure italiane del Novecento e del nuovo millennio: quella del trasporto aereo nazionale.
Accanto alle emozioni ci sono poi episodi divertenti e sorprendenti. Come il compleanno organizzato in gran segreto da papa Francesco per Rino Anastasio durante un volo di ritorno da Marsiglia, con torte, brindisi e gli auguri dell’intero seguito pontificio. Oppure i racconti che coinvolgono Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Giulio Andreotti, Giovanni Spadolini e tanti altri protagonisti della vita pubblica italiana. Non mancano i personaggi dello sport e dello spettacolo. Dalla Nazionale italiana alle trasferte internazionali, dai Mondiali di calcio alle Olimpiadi, passando per figure leggendarie come Paul Gascoigne, raccontato in uno degli episodi più curiosi del volume. Sono storie che restituiscono il volto più autentico dei protagonisti, lontano dai riflettori e dalle cerimonie ufficiali.
Da una parte Filippo Anastasi, giornalista, inviato, vaticanista, volto e voce del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. Dall’altra Rino Anastasio, assistente di volo con oltre trentatremila ore trascorse in aria, coordinatore dei voli speciali e profondo conoscitore della macchina organizzativa che consente a un aereo di trasformarsi in un luogo di rappresentanza istituzionale e diplomatica. Due percorsi professionali differenti che si intrecciano tra cabine di pilotaggio, aeroporti internazionali e voli riservati alle personalità più importanti del pianeta.
Il risultato è un libro originale e coinvolgente che unisce due registri narrativi. Da un lato il grande racconto storico: ottant’anni di aviazione civile italiana, dalla nascita di Alitalia nel secondo dopoguerra fino all’attuale esperienza di Ita Airways. Dall’altro una straordinaria raccolta di episodi vissuti in prima persona, aneddoti, curiosità e retroscena che permettono al lettore di entrare in mondi normalmente inaccessibili.
Le pagine scorrono come un lungo viaggio nella storia d’Italia. Il libro ripercorre la nascita della compagnia di bandiera, il boom economico, l’espansione dei collegamenti internazionali, l’arrivo dei jet, le crisi petrolifere, la deregulation, le grandi trasformazioni del mercato del trasporto aereo, fino alle vicende più recenti che hanno segnato la fine di Alitalia e la nascita di Ita Airways, senza dimenticare tragedie come quelle di Ustica o gli attentati terroristici ad aerei ed aeroporti (vedi quelli di Fiumicino del 17 dicembre 1973 e del 27 dicembre 1985). Guerre, terrorismo, crisi finanziarie, mutamenti geopolitici e rivoluzioni tecnologiche vengono osservati attraverso una lente particolare: quella di chi ha visto cambiare il mondo dai finestrini di un aereo. Ma il cuore più emozionante del volume è probabilmente rappresentato dai “voli speciali”, quelli che per decenni hanno trasportato pontefici, capi di Stato e delegazioni ufficiali. Qui il racconto si fa intimo, umano, sorprendente.
Il lettore sale a bordo dell’aereo papale e scopre come viene organizzato ogni dettaglio di un viaggio apostolico, dalla disposizione degli spazi alle procedure di sicurezza, fino ai piccoli particolari che rendono unico ogni volo. Entra nell’atmosfera di quegli AZ 4000 che hanno accompagnato Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e oggi Leone XIV nei loro viaggi in tutto il mondo.
Tra gli episodi più toccanti emerge il rapporto tra Filippo Anastasi e Giovanni Paolo II. Un dialogo nato durante i viaggi apostolici e culminato in un momento destinato a restare impresso nella memoria dell’autore: quando il pontefice, durante un volo notturno tra Kazakhstan e Armenia, lo chiamò accanto a sé semplicemente per ringraziarlo del lavoro svolto come giornalista. Un gesto di straordinaria umanità che diventa uno dei passaggi più intensi dell’intero libro.
A rendere ancora più prezioso il libro è la ricca documentazione fotografica che accompagna il racconto. Immagini provenienti dagli archivi privati degli autori e da importanti collezioni istituzionali consentono di visualizzare un percorso lungo ottant’anni, trasformando il volume in una vera e propria memoria collettiva del trasporto aereo italiano. Storie in volo non è soltanto un libro per appassionati di aviazione. È un racconto che attraversa la storia contemporanea italiana e internazionale, osservata da una prospettiva originale e privilegiata.
Perché, in fondo, la storia del volo è anche la storia di un Paese che ha sempre cercato di superare i propri confini. E queste pagine ricordano che, molto spesso, le storie più belle iniziano proprio quando un aereo lascia la pista e prende quota.
Il volume è stato di recente presentato lo scorso 8 ottobre 2026, presso la sala conferenze della Comunità di Sant’Egidio, a Roma, con le relazioni di Pietro Caldaroni della ITA Airways, di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, di Ignazio Ingrao, vaticanista del Tg1, di Rossella Santilli, giornalista e del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.
Filippo Anastasi, oltre ad essere stato uno dei miei maestri alla Scuola di Giornalismo Dante Alimenti, come sopra detto, è stato direttore di Rai Giubileo, vaticanista capo informazione religiosa di Radio Rai, vice direttore dei Gr Rai e del Tg2, inviato e conduttore del Tg1, capo redazione romana de L’Occhio, inviato de Il Messaggero, assistente di Storia Moderna alla Sapienza. È autore di numerosi saggi, tradotti in più lingue, romanzi, racconti e docufilm e podcast per Rai 1, Rai 3, La Grande Storia, TV2000 e Radio Rai. Tra i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera anche i premi Saint Vincent, Padre Pio, Capri, Fregene, Bronzi di Riace, Il Giogo, Aci e Galatea e Microfono d’Argento.
Rino Anastasio, assistente di volo, oltre 33mila ore volate in 45 anni di Alitalia e Ita su tutti i tipi di aereo. Attualmente è coordinatore dei voli speciali e “cabin safety officer”. Collabora attivamente in gruppi di lavoro di Icao (Organizzazione mondiale trasporto aereo) e di Iata (Compagnie aeree mondiali) per gli aspetti di sicurezza.
In una intervista con i media vaticani, Anastasio, al suo esordio come scrittore, presentando il libro, ne ha tratteggiato un racconto accurato del trasporto aereo italiano con all’interno aneddoti, ricordi e curiosità sulle trasferte dei Pontefici.
Paolo VI in volo verso Gerusalemme, con le cuffie in cabina che legge i messaggi per i Paesi sorvolati.
Giovanni Paolo II che scherza sulla sua salute e sui caccia che lo scortavano in cielo.
Benedetto XVI che, alzando gli occhialini dal giornale dove leggeva un articolo sulla mancanza in Italia di soldi per il carburante, domanda: “Ma voi avete fatto benzina per andare a Parigi?”.
Poi Francesco, con il suo umorismo, la sua prossimità, i suoi gesti improvvisi come quello di offrire una teglia di lasagna ai bambini rifugiati portati a Roma da Lesbo, mentre lui mangiava riso in bianco.
E infine Leone XIV che entra in cabina di pilotaggio e controlla se è tutto a posto con il software di bordo.
E proprio Anastasio ha consegnato a Leone XIV una copia del volume, durante il volo di rientro in Italia ed in Vaticano, dal viaggio papale in Francia, conclusosi il 28 settembre 2026.
È una miniera di ricordi, racconti, aneddoti, Gennaro Anastasio, per tutti “Rino” che in tanti anni di carriera si è occupato dei voli speciali, ovvero i voli predisposti in particolari occasioni, tra cui i viaggi del Papa, dei quali cura in particolare il catering e il servizio interno per il Pontefice, il seguito e i giornalisti in aereo.
In questi anni di Papi, Rino ne ha conosciuti cinque. Le “storie in volo” raccolte accanto al successore di Pietro ma, in generale, in questi anni di lavoro le ha messe ora nero su bianco insieme ad un giornalista dal cognome simile, Filippo Anastasi. Il risultato è un racconto accurato del trasporto aereo italiano dal primo trimotore Fiat Marchetti del 1946 a oggi, passando per crisi, successi, boom economico, alternarsi di dirigenze, governi e, appunto, Papi.
Libri che incantano

Esiste una donna, un legale, una poetessa, una scrittrice che ha una forza di vita incredibilmente contagiosa, straordinariamente sorprendente ed immensa nel suo essere.
Questa donna, con cui ho avuto l’onore di studiare legge in anni giovanili mai dimenticati, si chiama Alessandra Iannotta (Roma,1965) e costituisce un esempio di poliedrica e vivace attività legale, ma in particolare letteraria. Dopo gli studi classici, si laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma e da oltre vent’anni è avvocato civilista. È stata selezionata con le sue poesie “Il Segreto” e “Oltre” al quarto Festival Letterario Internazionale Pero Živodrag Živković. Pubblica sulla piattaforma Meetale raccolte di poesie e racconti brevi. I suoi componimenti in versi e scritti sono stati pubblicati in varie antologie poetiche e hanno ricevuto premi e menzioni speciali in numerosi concorsi nazionali e internazionali di poesia e di narrativa.
Nel 2015 ha pubblicato con la casa editrice Dante Alighieri un libro di poesie in prosa, dal titolo Sangria al Grippiale, finalista alla prima edizione del Premio Internazionale di poesia Sulle Orme di Léopold Sédar Senghor.
Nel giugno 2019 ha pubblicato con la casa editrice Kanaga Edizioni il suo primo romanzo dal titolo Gli occhi di Asha premiato, come premio speciale Milano Donna, alla terza edizione del Premio Letterario Milano International.
Alessandra Iannotta ha già pubblicato, oltra a Sangria al Grippiale (2015) e Gli occhi di Asha (2019), Panni al vento (2020), Come panni al vento (2022), La Fabbrica di Iolanda (2022). Ha concorso al Premio Strega Poesia 2023.
Dopo quello che è considerato il primo tempo ovvero il romanzo Gli occhi di Ashia, ecco il secondo: “Muse sciamane”, per le edizioni Amazon (pagine 287) che rappresenta, a buon diritto, la piena maturità artistica della scrittrice.
In uno spazio al di là del tempo, dalle fiamme del sacro Fuoco, alcuni animali iniziano a danzare tra di loro. Dopo rumori assordanti, gridi convulsi, lente ninne nanne e vortici di vento finalmente la terra acquista forma, l’acqua copre tutto, il silenzio placa ogni rumore. Asha, in cui abiterà lo spirito di uno degli animali danzanti, la tigre, vivrà un tempo scandito da tredici vite (tra l’India e Palermo, in Italia), in ogni vita cambierà nome, e rincontrerà, sotto sembianze umane, tutti gli animali danzanti.
Esiste un filo invisibile capace di legare i destini umani, superando le barriere del tempo, dello spazio e delle convenzioni sociali. È questo il nucleo pulsante di Muse Sciamane, l’ultima, straordinaria fatica letteraria di Alessandra Iannotta, la scrittrice e poetessa romana che torna a stupire il panorama editoriale con un’opera che la critica ha già definito d’avanguardia (e anche noi lo pensiamo), un testo in cui la parola scritta abbandona la rigidità della cronaca per farsi musica, visione e pura spiritualità.
L’autrice, nota per la sua capacità di tradurre in versi l’interiorità più profonda, compie qui un passo ulteriore: nel romanzo la poesia si fa narrazione strutturata senza perdere il proprio potere evocativo, e al centro della vicenda si muovono tredici esistenze intrecciate, legate indissolubilmente da un elemento ancestrale, curativo e liberatorio come la danza.
Ogni figura attraversa la propria frattura interiore, una discesa nel dolore o nella sconfitta, per poi riemergere totalmente trasformata in un autentico “cammino dell’eroe” declinato al femminile.
La narrazione di Alessandra Iannotta si distingue per una raffinata e potente tensione emotiva che si muove su una fluidità lirica straordinaria, proponendosi di abbattere radicalmente ogni barriera protocollare e geometrica del racconto tradizionale: annulla i confini logici tra il mondo umano e il regno animale, mescola con delicatezza le dimensioni temporali di passato, presente e futuro, intreccia la dimensione della reincarnazione con la presenza evocativa di animali sacri e sospende il tempo lineare per fondere il sacro ancestrale con il quotidiano profano.
Le protagoniste, queste “muse sciamane”, diventano custodi di una sapienza arcaica e profonda, frammenti di un’esperienza umana universale che riecheggia la struttura di un mondo interiore. Esse accompagnano il lettore in una dimensione in cui la vita e la morte non sono opposti escludenti, ma elementi in perenne, armonica e profonda connessione. Le gemme di poesia incastonate nel testo non hanno un semplice scopo ornamentale, ma operano come veri e propri dispositivi di guarigione e risonanza dell’anima.
Dal punto di vista stilistico, il volume conferma la piena maturità artistica della Iannotta: la sua scrittura non cede mai a facili intellettualismi di maniera; mantiene invece una limpidezza immediata e al contempo un’eleganza aristocratica, capace di parlare direttamente all’inconscio di chi legge.
Si tratta di un’opera densa di misticismo e introspezione dove la prosa si fa intima e materica, nata da un ascolto profondo che trasforma ogni singola pagina in una fotografia nitida dell’anima, un frammento di pura emozione che si fissa oltre lo scorrere del tempo.
Muse Sciamane non si offre semplicemente come un libro da sfogliare, ma come un’esperienza sensoriale avvolgente da vivere. È un’opera densa di misticismo e introspezione che consolida il ruolo dell’autrice come una delle voci più originali, poliedriche e vibranti della narrativa contemporanea italiana. Il volume è attualmente disponibile in formato cartaceo e digitale sulle principali piattaforme online, tra cui la pagina ufficiale di Amazon.
Per quanto riguarda la promozione dell’opera, l’autrice ha scelto di portare il suo magnetico universo narrativo nello splendido scenario della Sardegna, in Gallura, confermando un legame ormai profondo con questo territorio. Gli storici eventi estivi dell’autrice in terra sarda — che in passato hanno toccato l’affascinante e suggestiva cornice della Torre costiera a Punta Nuraghe — trovano la loro perfetta evoluzione nei caratteristici spazi culturali di piazza Casbah, a Porto Rotondo.
Muse Sciamane è stato infatti presentato con grande successo di pubblico, in un luogo a me caro (essendo stato li in viaggio di nozze giusto 25 anni fa), in Sardegna, a Porto Rotondo, lo scorso 20 agosto 2026, in piazzetta.
E’ stata un’occasione unica per entrare nel vivo nei racconti, nei gioielli espressivi e nell’eleganza di una scrittrice che sa far dialogare mirabilmente il diritto, l’arte e il mito.
Muse Sciamane tenta di abbattere i confini tra mondo animale e quello umano, tra presente e futuro, tra sacro e terreno.
“Il titolo e la copertina – rivela Alessandra Iannotta – sono assolutamente importanti. Muse perché questo romanzo è intriso di poesia e allora mi sembrava d’obbligo richiamare queste figure divine che proteggevano le arti, che permettono al poeta di far scivolare la penna nella poesia, di cui abbiamo davvero bisogno. Parafrasando la nota frase “la bellezza salverà il mondo”, io sono convinta che la poesia salverà il mondo, il poeta ha la grande capacità di vedere oltre il reale. Tu trasformi il mondo facendoci vedere oltre il reale. Chi ammira l’opera d’arte è in sintonia con chi l’ha realizzata. Sciamane perché erano donne guaritrici e possono guarire anche le ferite più profonde. Mai come oggi il lettore può provare leggerezza leggendo un libro scritto da una poetessa o poeta”.
“Anche la copertina – prosegue l’autrice – parla e racconta del libro. Ci sono delle figure femminili e tre animali, la tigre, il lupo e la tartaruga. Io ho immaginato il mondo animale comunicare con il mondo umano. Dopo una danza degli animali attorno a un Fuoco sacro, la protagonista, la piccola Asha, che è la stessa eroina del mio romanzo precedente, è pronta per reincarnarsi in 13 vite diverse. In queste vite rincontreremo gli animali sacri, e anche la libellula e l’aquila. Poi attraverso la danza ecco le sciamane che potranno guarire le ferite dell’anima. Tutte queste vite non hanno una collocazione temporale tranne la prima che nasce nel 1500 a Palermo. Tutte queste vite torneranno tra la Sicilia e l’India. Asha nata in India arriverà a Palermo dove sarà accolta da una famiglia ed intreccerà una storia d’amore impossibile con il capitano delle guardie della temutissima inquisizione spagnola. Nell’ultima vita, Asha riuscirà a chiudere il cerchio delle sue precedenti esistenze con conquistata consapevolezza, nell’India dove era nata per la prima volta”.
Alessandra Iannotta, con un linguaggio immediato ma potente, esplora l’interiorità di una persona, di una donna viva che trova se stessa ogni giorno nel mondo e nei suoi dettagli più poetici.
Ecco come Alessandra Iannotta si descrive nella sue poliedrici attività: “Sono capace di stupore, amo ridere ed ascoltare. Sono impulsiva, testarda, lunatica. Adoro scrivere e viaggiare. Faccio l’avvocato, ma sono una poetessa, una scrittrice”.
“Ho scelto di fare l’avvocato perché penso che il giurista sia un filosofo al pari del poeta. Il diritto è infatti una filosofia applicata. Mi piace la mia professione perché attraverso il mio lavoro posso comunque aiutare. Ci sono alcuni aspetti della professione che però non sono molto vicini al mio più profondo sentire, ma ho la fortuna di riuscire a delegare ciò che non mi piace …Se tornassi indietro penso che rifarei la scelta che ho fatto, ma forse mi avvicinerei al penale perché mi affascina l’oralità che caratterizza questo tipo di processo.
Credo che la professione di avvocato sia molto cambiata rispetto a quando io ho incominciato a lavorare, basti pensare che oggi il processo è telematico…penso che tutto cambi perché tutto è nella storia, ci sono tuttavia valori universali che sono al di là del tempo e questi sono la costanza, la dedizione e l’impegno gioioso nello svolgere un lavoro che senti comunque di amare.
Quando invece riesci a dare voce alla vena creativa che ti appartiene, allora è solo bruciante passione che esplode nella gioia della condivisione!”
Il mio motto di vita lo trarrei da una poesia della mia raccolta Panni al vento: “Non c’è tempo … Godo e ringrazio. Adesso.”
Iannotta così prosegue: “Non ho idoli, penso che come diceva Socrate ognuno di noi debba conoscere e trovare la propria forza dentro di sé. Se proprio devo ispirarmi a qualcuno guardo ai grandi pensatori ed agli artisti di tutti i tempi.
Non sono mai stata così appagata e felice nella vita come adesso che ho finalmente espresso la mia creatività scrivendo e condividendo il mio scrivere al di là della fama e del giudizio altrui. Non vorrei cambiarmi con nessuno perché mi basto così come sono…
“Ritengo che il carpe diem sia il mio motto ideale. Non mi riferisco al mio lavoro…Ma a quello che la vita ti riserva quando sai cogliere il momento giusto… Infatti voglio raccontare della gioia immensa che ho provato quando, grazie ad una professoressa fantastica, ho avuto il privilegio di parlare di poesia ai giovani di una classe di liceo. Le loro parole di ringraziamento e la loro partecipazione mi hanno resa una donna migliore!
Sarei felice di pubblicare una nuova raccolta di poesie, favole per bambini…Vorrei tornare nella scuola tra i giovani a parlare di poesia, di leggerezza e di ottimismo”.
Ed è questo che Alessandra rappresenta, una donna per sempre giovane e entusiasticamente bella, per cui il tempo che passa non ne scalfisce la femminilità, né la grande professionalità che mette ogni giorno nel proprio lavoro di legale e che fa tutto con passione e sa trasmettere emozioni al prossimo con la sua ammaliante poetica e scrittura di romanzi. Auguri Alessandra, felice di averti ritrovato ed evviva la vita!
A teatro e documentario
Una donna magica porta a teatro una storia a due, con una recitazione magistrale, tutta d’un fiato, intervallata da musiche sublimi, prima e su tutte, il Libertango di un immenso e geniale artista italo-argentino come Astor Piazzolla: Paola Riolo con “Linea di confine” (impianto scenico Francesco De Summa, tecnico luci e audio Alessandro Turella, produzione Zerkalo) andato in scena lo scorso 30 ottobre 2026, in unica serata, al Teatro Vittoria di Roma, a Testaccio, ha dato prova di un’interpretazione recitativa esaltante da autentica fuoriclasse del palcoscenico, senza sbagliare neppure una battuta del lungo, articolato e non facile copione, rendendo comprensibile la trama, descritta nel testo teatrale, a tutto il pubblico presente, con fluente, rapido eloquio e perfetta dizione, scandendo con chiarezza e precisione di significato, le frasi e le espressioni dinamiche del canovaccio.
La storia si dipana tra due sorelle opposte nelle quali l’attrice Paola Riolo (unica sul palco) si cala e dà voce.
Vivono insieme da sempre Kiki e Vivi (Viviana), ma le loro vite sono molto diverse, come diverso è il loro modo di essere.
Kiki ha rifiutato il mondo e si è rinchiusa in casa, uscendo dalla sua stanza solo quando Vivi è fuori. Vivere in solitudine non riesce però a proteggerla dalla sofferenza, dal vuoto che ha dentro. Kiki piange se la televisione racconta di guerre lontane, è travolta dalla rabbia quando riceve sul cellulare un messaggio che le ricorda antichi dolori. Kiki è indifesa, disperata, sola.
Viviana è invece travolgente, fantasiosa, piena di voglia di vivere. Viviana ha idee, progetti, vuole essere utile, aiutare tutti. Viviana desidera l’amore; esce di casa felice, come se l’aspettasse la più bella delle avventure, torna a casa piena di sogni e di speranze.
Sono meravigliosi i sogni di Vivi, terribili gli incubi di Kiki.
Parlano l’una all’altra, Kiki e Vivi, raccontandosi, amandosi, detestandosi; si parlano senza mai incontrarsi, separate da un’invisibile linea di confine, ma unite da un legame indissolubile.
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Altro esempio di donna artisticamente straordinaria, impegnata con la sua casa di produzione e come regista, è Daniela Gurrieri che ha scritto e diretto il docufilm: “Verso l’alto. Pier Giorgio Frassati”, prodotto da Cristiana Video in collaborazione con EWTN.
Il docufilm ha ricevuto il Premio MOIGE per la categoria Fiction nell’ambito della XVIII edizione della guida Un anno di Zapping e di Streaming 2024-2025, dedicata ai contenuti televisivi e digitali family-friendly.
Il riconoscimento è stato consegnato lo scorso 16 giugno 2026, presso la nuova aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, a Roma. Il premio, assegnato dall’Osservatorio Media del MOIGE, è giunto al termine di un’accurata selezione tra oltre 300 contenuti televisivi e digitali, valutati da una giuria tecnico-scientifica e segnalati dalle famiglie italiane per l’elevata qualità educativa e la fruibilità in ambito familiare.
Verso l’alto è molto più di una biografia: è un viaggio fisico e spirituale che segue Pier Giorgio Frassati e la sua “Compagnia dei Tipi Loschi” in una giornata in montagna, tra dialoghi, scherzi, riflessioni e fede vissuta. Sullo sfondo, la Torino degli anni ’20, la passione per la giustizia sociale, la preghiera quotidiana, la montagna come metafora dell’ascesa interiore.
E’ un racconto potente e sorprendentemente attuale, dedicato alla figura di Pier Giorgio Frassati, giovane torinese santificato da Leone XIV e prima beatificato da Giovanni Paolo II, che lo definì “l’uomo delle otto beatitudini” e lo scelse come patrono della Giornata Mondiale della Gioventù del 2002 a Toronto, in Canada, come sarà invece Santa Francesca Saverio Cabrini (1850–1917), missionaria, specie in terra americana, nota per la sua cura dei migranti e dei poveri (ricordata in un bel libro di Gianni Lattanzio: “Francesca Cabrini: una Santa alla prova dei tempi”, edizioni la Bussola, pagine 104), per quella del 2027 in Corea del Sud, insieme a San Giovanni Paolo II (1920–2005), Sant’Andrea Kim Taegon (1821–1846) e compagni, il primo sacerdote cattolico coreano, simbolo di fede e coraggio, martirizzato in giovane età, Santa Giuseppina Bakhita (1869–1947), ex-schiava diventata suora e testimone di speranza, libertà e fede trasformata attraverso la sofferenza e San Carlo Acutis (1991–2006), un giovane santo dell’era digitale la cui vita rimane un modello di evangelizzazione digitale.
Il docufilm presenta una doppia struttura narrativa: una parte filmica (53 minuti), ambientata nel 1925, che segue una giornata in montagna con Pier Giorgio e i suoi amici della “Compagnia dei Tipi Loschi”, tra risate, camminate, dialoghi profondi e momenti di preghiera; una parte documentaria (71 minuti nella versione estesa), con interviste e testimonianze che arricchiscono il ritratto del protagonista, restituendone la forza interiore e la coerenza evangelica.
Il risultato è una narrazione fresca, accessibile e toccante, capace di trasmettere l’umanità, la determinazione, la fede contagiosa e l’impegno sociale di un giovane che ha lasciato un’impronta silenziosa ma incancellabile. Il docufilm, disponibile in Italia in versione integrale su RaiPlay, è stato incluso nella programmazione ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona 2024.
Nel film, vediamo Piergiorgio Frassati, canonizzato lo scorso 7 settembre 2025 con Carlo Acutis, altro esempio di giovane virtuoso, ma in era internet e social, salire in montagna con gli amici, ridere, riflettere, condividere citazioni dei suoi autori preferiti (San Paolo, Papini, Savonarola), discutere di politica e spiritualità, rivelare il suo amore per l’Eucaristia quotidiana e per una preghiera profondamente incarnata nella realtà. La montagna, in questo racconto, diventa simbolo perfetto della sua vita: una scalata verso la luce, tanto fisica quanto interiore.
Commentando a caldo il riconoscimento, Andreas Thonhauser, Responsabile dell’Ufficio di EWTN a Roma, ha dichiarato: “EWTN è nata dal coraggio di una donna che ha saputo dire ‘sì’ a Dio. Oggi, raccontando la vita di un giovane beato e ora santo che ha vissuto il Vangelo tra la gente, continuiamo quella stessa missione: annunciare Cristo attraverso la bellezza di vite trasformate, che rendono visibile e tangibile la vocazione cristiana alla gioia, all’impegno e alla carità.”
Nel ricevere il riconoscimento, la regista Daniela Gurrieri ha espresso la sua profonda gratitudine a EWTN, per il sostegno a una produzione che continua nel tempo a portare frutti, e al cast e alla troupe, condividendo l’emozione per un premio che rappresenta: “una grande emozione e un grande incoraggiamento, perché è il riconoscimento che il lavoro fatto finora va nella giusta direzione. Raccontare in un film la vita e la fede di un giovane beato e ora santo, per di più recente, è una sfida difficile da vincere. La fede viene purtroppo ancora oggi associata a qualcosa che ti appesantisce, che ti annoia, ti limita… la si confonde ahimè con il bigottismo. A chi gli chiedeva se era bigotto, Pier Giorgio rispondeva risoluto: ‘No, sono rimasto cristiano!’. E questo è l’aspetto che abbiamo voluto mettere in risalto nel film, la vivacità di una fede che non si nasconde ma che diventa ‘sale’ con cui insaporire ogni aspetto della vita: l’amicizia, l’amore, la passione per la natura, per la montagna, lo sport… Tutto acquisisce un sapore diverso”.
Daniela Gurreri rispondendo ai giornalisti ha sottolineato che ha accolto con gioia la proposta di EWTN di concentrarsi sulla figura di Frassati. “Questo docufilm raccoglie le caratteristiche di Piergiorgio umane e della sua fede. Abbiamo messo tutti gli aspetti, non abbiamo censurato nulla, abbiamo raccontato un viaggio in montagna e in queste ore abbiamo concentrato tutta la bellezza della fede che Piergiorgio esprime. Mettere la fede in tutti gli aspetti della fede. Anche nello studio, all’impegno sociale, allo sport, andava a teatro, al cinema, quindi non ha rinunciato a nulla degli aspetti della sua vita, li ha aumentati con la bellezza della fede, con la felicità della fede”, ha evidenziato Gurreri.
“Il viaggio di Pier Giorgio e dei suoi amici e amiche della “compagnia dei tipi loschi” verso la montagna, per trascorrere una giornata in cammino per raggiungere la cima: ecco il senso del documentario di Daniela Gurrieri, con Francesco Buttironi, Daniele De Angelis, Andrea Di Luigi andato in onda lo scorso 12 ottobre 2026, alle 23.00 su Rai Storia per “Documentari d’autore”.
Attraverso i dialoghi, i racconti, ma anche gli scherzi e le dinamiche tra loro, si scopre chi fosse Pier Giorgio Frassati, la sua vitalità, il suo carattere, la sua fede.

