paesi indissolubilmente legati da storia, tradizioni, spettacoli e scambi culturali

​​​​di Emanuele Mariani

Dici Italia – Brasile e subito pensi alle epiche, leggendari e sfide calcistiche dei Mondiali di un tempo, da quelli del 1938 (dove le due rappresentative nazionali si sono incontrate per la prima volta in assoluto, non solo a livello di campionanti del mondoil 16 giugno 1938, 2 a 1 per noi, allo stadio Velodrome di Marsiglia, in Francia) fino a quelli del 1970, in Messico (finale mondiale della Coppa Rimet, assegnazione definitiva al Brasile, 4 a 1 per i verde-oro di Pelè, a Città del Messico, 

Stadio Atzeca, 21 giugno 1970) ed a quelli dellafinale per il 3° e 4° posto, Mondiali del 1978, tra Brasile e Italia (2 a 1)che si giocò, il 24 giugno 1978, allo Stadio Monumental (noto come EstadioMonumentalAntonio Vespucio Liberti) di Buenos Aires, in Argentina, ma soprattutto quelli di Spagna del 1982 (5 luglio 1982, Stadio Sarrià di Barcellona, 3 a 2 per l’Italia, con tre gol di Paolo Rossi)l’ultima volta che abbiamo sconfitto i Brasiliani in una partita di un campionato del mondo, in quanto nella finale di Los Angeles – Pasedena, al Rose BowlStadium, il 17 luglio 1994 (0 a 0 dopo i supplementari), furono i verde-oro a trionfare ai rigori, laureandosi campeões

E’da quella volta (peraltroultimo incontro mondiale, avvenuto negli Stati Uniti, come sarà nel 2026, in Canada e Messico, ma senza gli azzurri) che Italia e Brasile non si incontrano ai massimi livelli calcistici planetari e addirittura mancano dal 2013, partite ufficialitra le due squadre (22 giugno 2013, a San Salvador de Bahia, per la Fifa Confederation Cup 2013, Basile – Italia 4 a 2). Basti pensare che l’Italia, ogni volta che ha battuto il Brasile ai Mondiali (in due occasioni, finora, nel 1938 e 1982), ha sempre trionfato e vinto la Coppa del Mondo di calcio.

Altra partita significativa, fu anche un Brasile – Italia che si disputò, il 31 maggio 1976, finita 4-1 per il Brasileallo StadioYale Bowl di New Haven (Connecticut), per il Torneo del Bicentenario (200 anni dalla fondazione degli Stati Uniti, 4 luglio 1776 – 4 luglio 1976 e quest’anno, proprio in America, si celebreranno i 250 anni durante i Mondiali, 4 luglio 2026). Questa partita, pochi lo sanno, fece scoprire al grande pubblico mondiale, europeo ed italiano, un centrocampista a tutto campo che giocava nell’International di Porto Alegre, allora non certo noto in Italia, Paulo Roberto Falcão che impressionò i due tecnici della Nazionale italiana del tempo, Fulvio Bernardini (già gloria giallorossa) che affiancava l’altro allenatore, Enzo Bearzot, il quale, divenuto, nel 1977, unico commissario tecnico della Nazionale, ritroverà Paulo Roberto Falcão nella storica partita del Sarrà del 1982, con il gol del momentaneo 2 a 2,realizzato proprio dal fuoriclasse verde-oro.

Paulo Roberto Falcão avevaconquistando per tre volte il titolo brasiliano, titolo che l’Internacional non aveva mai vinto in precedenza. Al termine dei sei anni nel club, Falcão risultava aver realizzato ventidue reti in campionato. Considerato ancora oggi uno dei più grandi giocatori del club e del Brasile, durante la sua militanza nelle file della squadra di Porto Alegre è stato per due volte insignito del Bola de Ouro, un prestigioso premio assegnato dalla rivista brasiliana Placar al miglior giocatore del campionato brasiliano.

Paulo Roberto Falcãosarà segnalato dal giornalista e vicedirettore del Corriere dello Sport, Ezio de Cesari ai dirigenti della Roma, alla riapertura delle frontiere, nel 1980 e sarà acquistato proprio dalla compagine capitolina (divenuto nel frattempo presidente, Dino Viola) e la fece grande, con tutti i compagni di squadra del tempo, fino alla conquista dello storico scudetto 1982-1983 e a tante altre vittorie di quegli anni tra il 1980 ed il 1985.

Il legame che però lega l’Italia con il Brasile (ed in generale con i paesi latino-americani) è però molto più ampio e abbraccia numerosi campi della cultura, della musica e dello spettacolo e va tenuto conto che molti Italiani, fin dalla metà dell’800 ed ancora ai giorni nostri, si sono trasferiti e vivono in Brasile ed in Sudamerica stabilmente, così come, per converso, molti brasiliani e sudamericani sono venuti ad abitare nel nostro Paese, per ragionifamiliari o di lavoro, mantenendo, però, stretto il legame con le loro terre di origini. 

Insomma, non solo calcio alla base di tanto interesse tra il Sudamerica ed due Paesi, Italia e Brasile.

Entrambe le nazioni godono di relazioni amichevoli, la cui importanza è incentrata sulla storia dell’emigrazione italiana in Brasile. Circa 31 milioni di brasiliani hanno affermato di avere origini italiane (circa il 15% della popolazione), rendendola il maggior numero di persone con origini italiane complete o parziali al di fuori dell’Italia, con la città brasiliana di San Paolo che è la città più popolosa con origini italiane nel mondo (ed anche chi scrive queste note, ha un lontano parente che si è trasferito e vive in Brasile)Entrambe le nazioni sono membri comuni delle principali economie del G20, delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione mondiale del commercio.

La migrazione italiana verso il Brasile iniziò nel 1875,quando la stessa nazione brasiliana iniziò a promuovere la partenza verso il Paese al fine di aumentare la sua popolazione e quindi creò “colonie” principalmente nelle aree rurali per la migrazione di italiani ed altri europei. 

Tra il 1880 e il 1920, oltre un milione di italiani immigrarono in Brasile. Nel 1924, il principe piemontese italiano, il futuro re Umberto II, visitò la città di Salvador di Bahia, poiché Rio de Janeiroera considerata non sicura per il principe e San Paolo era stata temporaneamente presa dai ribelli. La visita del Principe in Brasile (ed in altre nazioni sudamericane) faceva parte di un piano politico che mirava amantenere i legami ed i collegamenti (anche familiari e di lavoro) tra il popolo italiano, che viveva all’estero, con la propria madrepatria.

Rio de Janerio era la capitale brasiliana all’epoca, prima che lo divenisse, dal 1960, Brasilia, quest’ultima dichiarata, nel 1987,dall’UNESCO, patrimonio dell’umanitàe costruita nell’interno delpaese, sull’altopiano di Goiás. 

 Brasilia è una città interamente nuova, sorta dal nulla in soli quattro anni. L’idea di creare una capitale nell’interno del Brasile non era nuova. La prima proposta in questo senso fu avanzata già nel 1789 dai colonizzatori portoghesi che desideravano promuovere lo sviluppo del loro impero coloniale. I grandi centri urbani e la maggior parte delle attività commerciali, infatti, erano e rimasero per lungo tempo limitati alla fascia costiera del Brasile, mentre l’interno restava poco sfruttato e quasi spopolato (basti pensare all’immenso territorio dell’Amazzonia, così ricca di preziosa vegetazione per l’umanità). 

La prima Costituzione del Brasile repubblicano, scritta nel 1891, stabiliva che un’area di 14.400 km quadrati, chiamata Distretto Federale, fosse riservata alla fondazione di una nuova capitale. Sarebbero però passati molti anni prima che questo progetto si traducesse in realtà. Una prima pietra simbolica fu collocata nel 1922, ma solo nel 1956 furono avviati i lavori, che si conclusero a tempo di record: in soli quattro anni il Brasile aveva la sua nuova capitale.

Il sito scelto per costruire Brasilia, sulle sponde di un lago artificiale, dista 1.015 km da San Paolo e 1.148 km da Rio de Janeiro. La città fu progettata dall’urbanista Lucio Costa, ma la maggior parte degli edifici si deve all’architetto Oscar Niemeyer

Brasilia ha una pianta a forma di aeroplano, con le due ali costituite da una strada principale fiancheggiata da palazzine, e da un’altra grande strada con banche, alberghi, ministeri e altri uffici. All’estremità orientale di questo viale si trova una piazza con i principali edifici pubblici.

Grazie a un’efficiente rete stradale, la nuova capitale ha senza dubbio contribuito a unificare il paese e ha spinto a valorizzare le immense risorse del suo interno, anche se l’altopiano su cui sorge continua a essere poco popolato. La nuova capitale, però, non ha mai soppiantato Rio de Janeiro o San Paolo come principale centro politico e culturale del paese.

Brasilia è stata definita “città da tre giorni”: chi se lo può permettere, infatti, soggiorna nella capitale dal martedì al giovedì e poi vola verso altri centri che offrono una vita sociale più allettante per trascorrere lunghi fine settimana.

Durante la prima guerra mondiale, il Brasile dichiarò guerra alle potenze centrali dopo l’affondamento e la cattura di diverse navi mercantili brasiliane e fu l’unica nazione latinoamericana ad essere coinvolta attivamente nella guerra inviando otto navi da guerra in Europa e 100 paramedici in Francia. Alla fine della guerra, sia il Brasile che l’Italia hanno aderito al trattato di Versailles.

All’inizio della seconda guerra mondiale nel settembre 1939; Il Brasile rimase neutrale, tuttavia, i sottomarini tedeschi (U-Boats)affondarono sei navi brasiliane nell’Atlantico e il Brasile dichiarò guerra alla Germania e all’Italia il 22 agosto 1942.

Durante la guerra, il Brasile inviò una forza di spedizione composta da 23.000 soldati che prese parte alla campagna italiana.Le forze brasiliane combatterono principalmente nelle regioni Toscana ed Emilia-Romagna. Nel 1944, il Brasile ristabilì le relazioni diplomatiche complete con l’Italia.

Dalla fine delle due guerre mondiali, sia il Brasile che l’Italia hanno rafforzato le loro relazioni concordando diversi accordi bilaterali come un Accordo sulla migrazione (1977);Accordo per evitare la doppia imposizione (1979);Trattato di estradizione (1989)Trattato sulla cooperazione giudiziaria in materia penale (1993); Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica (1997), tra gli altri.

Entrambe le nazioni sono attori attivi nelle organizzazioni internazionali e i leader di entrambe le nazioni hanno effettuato visite ufficiali nelle rispettive nazioni, rispettivamente, in numerose occasioni.

Di grande importanza, è l’influenza della poesia brasiliana in Italia che si basa su un dialogo culturale secolare. Comprende il Modernismo, la “poesia concreta” e il legame con grandi cantautori. 

Questo scambio include figure che hanno unito i due Paesi, come il poeta Giuseppe Ungaretti (che insegnò a San Paolo) e autori contemporanei.

I momenti storici e le correnti principali di questa contaminazione includono, ad esempio, iModernismo e Oswald de Andrade,rappresentato dalManifesto Antropofagico (1928) ha segnato la cultura brasiliana proponendo di competere con l’arte europea per creare un’identità autonoma. Questo concetto ha influenzato profondamente l’avanguardia italiana, ribaltando la prospettiva post-coloniale.

Va poi ricordata la Poesia Concreta (Anni ’50), nata in contemporanea in Svizzera e in Brasile. Questa corrente ha spostato l’attenzione dal contenuto al valore visivo e fonetico delle parole. Ha avuto una forte eco in Italia grazie a mostre ed esposizioni che hanno unito artisti visivi e poeti.

In merito alla scena contemporanea, è degna di menzione anche la diffusione di autori brasiliani in Italia che continua attraverso festival, rassegne e traduzioni. Un esempio sono i reading e le antologie curate da poeti contemporanei (come quelle di Rosana Crispim Da Costa e Andrea Garbin in Emilia-Romagna e Lombardia) che contaminano lingue e tradizioni. Con una comunità forte soprattutto a Roma, Milano e Torino, le iniziative dei consolati e degli istituti culturali accademici mantengono un costante ponte di scambio letterario tra i due Paesi.

Ci soffermeremo, qui, in particolare, sulla vicinanza con cui la poesia in Brasile si fonde spesso con la musica popolare, che ha reso celebri cantastorie e musicisti. Nomi storici come Vinícius de MoraesCaetanoVeloso e Chico Buarque hanno influenzato enormemente la canzone d’autoreDalla tradizione poetica brasiliana, infatti, il cantautorato d’autore italiano si è spesso ispiratoE’ noto il profondo legame di Fabrizio De André con i ritmi e i testi dei poeti e autori musicali carioca.

La musica e il Brasile sono profondamente legati in Italia, con una ricca tradizione di contaminazioni tra samba, bossa novae melodia italiana. Basti pensare a Ornella Vanoni ed alla canzone La tristezza, canzone scritta tra il 1963 e il 1965 dai brasiliani Niltinho e Haroldo Lobo, titolo originale semplicemente Tristeza e testo italiano di Alberto Testa (con l’aiuto di Leo Chiosso), uno dei maggiori parolieri italiani (1927-2009), autore di Quando quandoquando e Grande grande grande, portati al successo rispettivamente da Tony Renis e da Mina (oltre alla versione inglese di Shirley Bassey), Innamorati a Milano per Memo Remigi, Io ti darò di più, interpretata da Orietta Berti e dalla stessa Ornella Vanoni.

Tristezza per favore vai via non può definirsi, dunque, una canzone tipicamente cantautorale italiana, ma omaggia uno dei nomi che ha dominato la scena italiana per più di sessant’anni, sottolineandone le sue connessioni con la musica brasiliana.

Il legame con il Brasile, portò bene alla Vanoni che ebbe la fortuna di cantare uno dei suoi maggiori successi, per il quale ancora oggi è annoverata tra le più grandi interpreti della musica italiana: L’appuntamento che venne tratto nel testo italiano da Bruno Lauzi da Sentado à beira do caminhoun brano musicale composto dai musicisti brasiliani Roberto Carlos e Erasmo Carlos, inciso dallo stesso Erasmo Carlos nel 1969, nel singolo a 33 giri e incluso l’anno successivo nell’album Erasmo Carlos e osTremendões. 

Lauzi scrisse il testo della versione in italiano, intitolata L’appuntamento, che venne incisa da Ornella Vanoni e pubblicata nel 45 giri – L’appuntamento/Uomo, uomo e nell’album Appuntamento con Ornella Vanoni.

La versione, con testo in lingua italiana, valse a Ornella Vanoni la Gondola d’oro alla Mostra internazionale di musica leggera del 1970; il pezzo raggiunge in seguito il grande pubblico quando approda in televisione a Canzonissima 1970 e come sigla radiofonica di Gran varietà.

Il testo italiano riprende il tema dell’originale portoghese: l’interminabile attesa della persona con la quale il/la protagonista ha un appuntamento. La speranza che questi arrivi, riscattandola da un passato sentimentale di delusioni, viene disattesa, e al calar della sera la protagonista si decide a fare rientro a casa, tornando alla propria “triste vita”, sbriciolata “tra le dita” dell’amato. L’arrangiamento della versione di Ornella Vanoni è di Gianfranco Lombardi ed è la sigla del programma tvBelve, condotto da Francesca Fagnani. Questa versione in italiano fa parte della colonna sonora del film Ocean’sTwelve.

Mina incise la canzone in lingua originale, nel 1970,per l’album Mina canta o Brasil, che ha reso ancora una volta indissolubile il legame tra il Brasile e le più grandi interpreti della musica italiana.

Dallo storico sodalizio diVinícius de Moraes con artisti, come Toquinho e Sergio Endrigo, nasce e si sviluppa il legame tra musica e testi in lingua portoghese, di origine brasiliana rappresentati in italiano e da artisti nostrani che arriva fino ai festival, alle accademie dedicate e alle contaminazioni contemporanee.

Il legame tra Toquinho e l’Italia è profondo e storico: l’artista considera il Bel Paese la sua “seconda patria”. Attraverso collaborazioni illustri, proprio come quelle con Vinícius de Moraes e Ornella Vanoni, ha fatto conoscere la magia della samba e della bossa nova, diventando un’icona del ponte culturale tra Brasile e Italia.

Il sodalizio artistico e umano di Toquinho con l’Italia è iniziato nei primi anni ‘70 e si è consolidato nel tempo così come quello conVinícius de Moraes e Chico Buarque.

Toquinho è arrivato in Italia nel 1969 ed è diventato un pilastro della musica brasiliana esportata in Europa, collaborando con i più grandi cantautori e partecipando a progetti storici.

Ha inciso con la grande interprete, Ornella Vanoni, album memorabili, tra i quali va ricordato, tra tutti, “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, album in studio di Ornella Vanoni, realizzato in collaborazione con il poeta brasiliano Vinícius de Moraes e appunto il chitarrista Toquinho, pubblicato nel 1976.

Il disco è una rilettura di diverse musiche brasiliane di bossanova, scritte da alcuni dei più grandi nomi della musica brasiliana come Antônio Carlos Jobim e Chico Buarque, cantate in italiano con testi di Sergio Bardotti.

Il disco è stato registrato in presa diretta; i cori e le parti orchestrali sono stati sovrapposti in un secondo momento con gli arrangiamenti di Gianfranco Lombardi; si presenta come un concept album di canzoni e poesie interpretate da Vinicius, dove spesso non vi è pausa né termine tra un pezzo e l’altro.

Questi artisti hanno unito la melodia italiana alle armonie brasiliane, affermandosi come una pietra miliare nella fusione delle due culture.Acquarello, l’inno senza tempo èil brano che ha consacrato Toquinho al grande pubblico italiano. Scritto originariamente in portoghese (Aquarela) e poi adattato in italiano, è diventato un successo planetario che l’artista ha sempre eseguito con enorme affetto nei suoi concerti nel Paese

Per celebrare i suoi 60 anni di attività artistica, Toquinho è tornato protagonista nei principali teatri italiani. I suoi tour nel Paese offrono l’occasione di riascoltare i più grandi classici della MúsicaPopular Brasileira (MPB), dimostrando ancora una volta la sua grandezza come chitarrista e interprete.

C’è anche un rapporto personale che chi scrive queste note ha ed ha avuto sempre con il Brasile: il 1 maggio 1982, ho ricevuto la cresima nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, nei pressi del Vaticano, a Roma, da una vescovo brasiliano, poi divenuto cardinaleLucas Moreira Neves (São João del-Rei, 16 settembre 1925 – Roma, 8 settembre 2002) , già consacrato vescovo ausiliare di San Paolo, il 26 agosto 1967, da Agnelo Rossi (cardinale e arcivescovo cattolico brasiliano, figlio di emigrati italiani originari della Basilicata), nominato, nel 1972, consultore del Consilium de laicis e l’anno successivo membro del Comitato per la famiglia. 

Il 15 ottobre 1979, papa Giovanni Paolo II lo nomina segretario della Congregazione per i vescovi e contestualmente segretario del Collegio cardinalizio. Il 9 luglio 1987, viene nominato arcivescovo di San Salvador di Bahia e primate del Brasile. 

Papa Giovanni Paolo II, lo eleva al rango di cardinale nelconcistoro del 28 giugno 1988. Dieci anni dopo, nel 1998, lo stesso Papa lo chiama in Curia a Roma, dove ritorna in qualità di prefetto della Congregazione per i Vescovi. Il 25 giugno 1998, è elevato all’ordine dei cardinali vescovi, titolare della Sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto.

Malato, si ritira al compimento del 75º anno d’età, nel 2000.Muore l’8 settembre 2002. Per me, Lucas Moreira Neves rimane una figura importante che non impartì solo un sacramento; ricordo, infatti, come nell’omelia ci disse che la confermazione aveva il significato dello Spirto Santo su di noi, da non dimenticare mai nella nostra vita e ci disse che quel sacramento lo impartiva un presule brasiliano e, da ciò, ognuno di noi comprese, così, la sua fierezza di essere appartenente al popolo carioca.

Altro legame con il Brasile è stato anche questo. Da bambino e poi da ragazzo, ogni sabato, negli anni ’70 ed ’80, ho frequentato il Pontificio Collegio Pio Brasiliano, sito ancora oggi, sull’Aurelia, a Roma, dove giocavo a calcio, sui campi in terra battuta anche con mio padre, nei vari tornei amatoriali del tempo: fu l’occasione per conoscere il mondo brasiliano per cui il calcio è considerato quasi una religione. 

Mi colpiva sempre, andando negli spogliatoi, quelle gigantografie che il custode dei campi, un anziano brasiliano che aveva visto giocare la nazionale verde-oro degli anni ’50, ’60 e ’70 e aveva conosciuto, tutti gli allenatori e quei giocatori straordinari, Pelè su tutti, aveva affisso ovunque con le principali biografie di quei campioni. Entrando all’ingresso si ammirava e si leggeva un’enorme scritta: Brasiltricampeãodel mondo (1958 – 1962 – 1970) che poi diventerà pentacampeãocon i titoli del 1994 e 2002. 

A questo, si aggiungeva la visione di una immagine della statua del Cristo Redentor, la “grande statua di Rio de Janeiro”, il “Cristo di Rio de Janeiro” che, maestosa, si affaccia dai 710 metri di altezza della cima del Corcovado (montagna simbolo di Rio de Janeiro), una delle massime attrazioni turistiche del Brasile, per cui si pregava e si giocava a pallone.

Non a caso, in Brasile, furono i gesuiti a far conoscere il gioco del calcio. E’stato il giornalista Alver Metalli raccontareche “furono i discepoli di Sant’Ignazio a introdurre il calcio nel paese dove ‘elfutbol’ è vita, arte e passione per la gente e sapienza popolare”. 

Metalli fa riferimento a un articolo apparso su Passos, giornale brasiliano, dove si dice che “tra il 1879 e il 1881 i gesuiti del collegio San Luis, nella città di Itu, nello stato di San Paolo, dopo una visita alle grandi istituzioni educative in Europa”, importarono lo sport nel paese con questa motivazione: “I muscoli funzionano in maniera armoniosa e al contempo, attraverso il gioco e il divertimento, si assimila anche la lezione morale che deriva dallo spirito sportivo”. Da lì, i brasiliani cominciarono a giocare e divennero maestri nel fotbol e giocavano sempre, persino a piedi nudi sulle spiagge, come quelle di Copacabana di Rio de Janerio e persino nelle favelas. Il calcio in Sudamerica si diffuse ovunque e, da qui, si può capire la grandezza di giocatori immensi come Pelè o lo stesso Maradona (che giusto 40 anni fa, il 29 giugno 1986, alzava, allo Stadio Atzeca di Città del Messico, 16 anni dopo Pelè, nello stesso tempio del calcio, la sua prima ed unica, Coppa del Mondo Fifa) e oggi Messi ed il legame anche con le nazionali latine di lingua portoghese e spagnola, che pure sono tra le più forti calcisticamente in Europa.

Ecco, allora il Brasile ci appare come todajoiatodabelezama anche come il sentimento di malinconia che prende spesso i Brasiliani lontani dalla madrepatria.

La saudade sarebbe dunque una nostalgia, un desiderio quasi metafisico e assoluto di qualcosa di remoto e intimo che non conosciamo bene, o che conosciamo in maniera intuitiva, che sentiamo che esiste prima ancora di sapere che esista.

 Tanti sono gli scrittori e poeti, dai primordi della lingua galegoportoghese fino ai nostri giorni, che hanno cercato di definire l’indefinibile di un sentimento quasi sempre associato all’espressione lirica ed elegiaca propria del poeta: saudade e poesia sono un binomio inscindibile nelle letterature di lingua portoghese.

Saudade viene dal latino «solitudine», «isolamento», origine dei termini arcaici soydade e suydade presenti già in epoca medievale, nelle liriche dei canzonieri galego-portoghesi, che riuniscono più di 1600 componimenti scritti fra la fine del XII secolo e la metà del XV. L’evoluzione del dittongo «oi» in «au», verificatosi nella formazione del termine, è considerata, tuttavia, anomala e gli studiosi avanzano varie ipotesi per spiegare il fenomeno. Per la filologa Carolina Michaëlis de Vasconcelos(1851-1925) ci sarebbero stati influssi da altri termini che iniziano con saud, come il verbo saudar («salutare») e il sostantivo saude(«salute»).

Lo studioso brasiliano João Ribeiro (1860-1934) propone la suggestiva tesi che nel cambiamento fonetico del dittongo abbiano influito le espressioni arabe suadsaudá e suaidá, che indicano profonda tristezza.

La genesi del sentimento della saudade va collegata alla storia stessa del Portogallo, alla vocazione marinara del paese, aperto all’oceano Atlantico e geograficamente racchiuso in una striscia di terra ai confini occidentali dell’Europa, da dove partirono i grandi navigatori ed esploratori portoghesi, come Vasco de Gama che ha dato il nome ad una famosa squadra brasiliana, ma che non navigò mai verso il Brasile

Lo Sport Club Rio Grande, fondato il 19 luglio 1900, nella città omonima nello Stato del Rio Grande do Sul, è la squadra di calcio più antica del Brasile. Non a caso, per celebrare questo storico primato, la Federazione Calcistica Brasiliana (CBF) ha istituito la “Giornata Nazionale del Calcio” proprio in questa data.

I grandi viaggi avventurosi che caratterizzarono la fondazione e l’affermazione di questa nazione avrebbero intensificato il senso di malinconia e solitudine di cui erano pervasi tanto tra coloro che partivano quanto tra coloro che restavano, soprattutto donne, ad attendere il ritorno dei propri cari. Dinnanzi all’immensità del mare e del cielo, la fanciulla, da sola, con la madre o con le amiche, cantava, nelle cantigas de amigo, il desiderio di rivedere l’amato, partito per andare incontro all’ignoto. E da qui si comprende anche il senso del popolo brasiliano (legato a quello portoghese per lingua e colonizzazione) sintetizzato dal motto scritto sulla sua bandiera verde una grande nazione Ordem e progresso (in italiano “Ordine e progresso”) è il motto nazionale del Brasile, celebre per essere scritto sulla bandiera del Paese. 

Il significato si articola in due concetti chiave: Ordem(Ordine) che rappresenta la stabilità sociale, la disciplina e l’organizzazione dello Stato ed il Progressochesimboleggia lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e civile.

La frase è una sintesi della filosofia del positivismo del pensatore francese Auguste Comte. La sua massima originale, abbreviata per la bandiera brasiliana nel 1889, era infatti: “L’amore per principio e l’ordine per base; il progresso per scopo”

Ciò si ritrova anche nell’attuale bandiera del Brasile che presenta un campo interamente verde, colore che inizialmente omaggiava la Casa di Braganza dell’Imperatore Pedro I. 

Attualmente, il verde simboleggia l’esuberanza della Foresta Amazzonica. Al centro si trova un rombo giallo (ricchezza/oro) e un globo blu che mappa le costellazioni sopra Rio de Janeiro.

I colori della bandiera si articolano nel modo seguente: verde che rappresenta i vasti territori della foresta pluviale e la natura del Paese; giallo che simboleggia le immense risorse minerarie e le riserve d’oro; blu & bianco che evidenzia il globo blu e le 27 stelle bianche (che includono gli Stati Federati e il Distretto) riportano il celebre motto nazionale di cui si è detto sopra il senso:Ordem e Progresso.

Ed allora, viva il Brasile, la cui Nazionale di calcio è allenata oggi, da un grande tecnico italiano, Carlo Ancelotti e chissà che domenica, il 19 luglio 2026, in finale, al MetLife Stadium di East Rutherford (New Jersey, nell’area metropolitana di New York)…​​​​​​​​​

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