di Gianni Lattanzio
L’Unione Europea ha compiuto nel 2026 una svolta decisiva nella sua proiezione verso l’America Latina, segnando un punto di non ritorno nella ridefinizione degli equilibri globali. La conclusione di due accordi commerciali di portata storica – l’Accordo di Partenariato con il Mercosur, entrato in vigore provvisoriamente il 1° maggio, e l’Accordo Globale modernizzato con il Messico, firmato appena venti giorni dopo – rappresenta molto più di un successo diplomatico: costituisce una dichiarazione geopolitica inequivocabile in un mondo multipolare sempre più frammentato e competitivo.
La simultaneità di queste due intese non è casuale. Essa riflette una strategia europea consapevole, maturata nel corso di anni di negoziati complessi e spesso tormentati, volta a riaffermare la presenza del Vecchio Continente in un’area geografica dove i legami storici, culturali e linguistici avrebbero dovuto garantire un primato naturale, ma dove invece la realtà dei numeri racconta una storia diversa. La Cina è oggi il secondo partner commerciale dell’America Latina con il 22% delle importazioni, avendo superato tanto gli Stati Uniti (18,2%) quanto l’Unione Europea (12,8%). Gli investimenti cinesi attraverso la Belt and Road Initiative hanno raggiunto dimensioni imponenti: 223 miliardi di dollari in dieci anni nelle sole infrastrutture, a fronte degli 800 milioni di euro promessi dall’Europa nello stesso settore. Un divario che parla da sé.
Di fronte a questo progressivo arretramento, l’Europa ha scelto di rispondere non con un ripiegamento protezionistico – tentazione sempre latente in tempi di incertezza – ma attraverso una rinnovata apertura strategica. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha espresso con chiarezza la natura di questa scelta: “Questi accordi sono molto più di una questione commerciale: sono una dichiarazione geopolitica”. In un contesto internazionale segnato dal ritorno delle minacce tariffarie dell’amministrazione Trump e dalla crescente competizione sino-americana per le sfere di influenza, Bruxelles ha optato per il multilateralismo e le regole condivise, configurando un modello distintivo di proiezione internazionale che coniuga apertura commerciale, tutela dei valori e sicurezza strategica.
L’architettura dei due accordi rivela una coerenza progettuale notevole. Entrambi si articolano su tre dimensioni fondamentali, ciascuna con una propria ratio strategica. La prima dimensione è quella commerciale: l’eliminazione progressiva dei dazi doganali consentirà agli esportatori europei di risparmiare oltre 4 miliardi di euro all’anno con il Mercosur, mentre con il Messico scompaiono le tariffe rimanenti sui principali prodotti d’esportazione, inclusi formaggio, pollame, carne di maiale, pasta, mele, cioccolato e vino, che attualmente scontano tariffe fino al 100%. L’azzeramento dei dazi riguarderà l’83% dei prodotti agricoli e il 100% di quelli industriali entro dieci anni per il Mercosur, con abbattimento completo nei settori strategici come meccanica strumentale, chimica, farmaceutica, automotive e agroalimentare. Con il Messico, la quasi totalità dei prodotti europei entrerà senza dazi, creando un’area di libero scambio che coinvolge circa 800 milioni di persone.
La seconda dimensione riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti, questione divenuta cruciale dopo le crisi energetiche e le disruption delle catene di fornitura globali. Entrambi gli accordi garantiscono all’Europa accesso preferenziale esclusivo a materie prime critiche essenziali per le transizioni verde e digitale. Il Messico dispone di risorse strategiche come zinco, rame, antimonio, manganese, fluorite e bismuto, mentre i paesi del Mercosur offrono accesso a litio, nichel e altri materiali cruciali per le tecnologie verdi. Questa dimensione assume particolare rilevanza in un momento in cui l’UE cerca di ridurre la propria dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche, diversificando le fonti di approvvigionamento e costruendo partnership più bilanciate con partner affidabili.
La terza dimensione è quella della valorizzazione delle eccellenze europee. Entrambi gli accordi prevedono una protezione senza precedenti per le Indicazioni Geografiche: 568 prodotti con il Messico e oltre 340 con il Mercosur, di cui 57 italiane. Si tratta del maggior numero di indicazioni geografiche mai protetto in accordi dell’UE, garantendo la tutela di eccellenze come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Gorgonzola, Prosecco, Chianti, Barolo e Aceto Balsamico di Modena. Questa protezione assicura che i prodotti latinoamericani non possano imitare le denominazioni europee, valorizzando le produzioni tradizionali e offrendo maggiori opportunità di penetrazione nei mercati per i prodotti agroalimentari di qualità.
Ma sarebbe riduttivo leggere questi accordi solo attraverso la lente economica. Essi incorporano una visione politica ambiziosa che trascende la mera liberalizzazione commerciale. Entrambi approfondiscono la cooperazione su temi strategici quali diritti umani, sviluppo sostenibile, cambiamento climatico, trasformazione digitale, sicurezza e giustizia. L’accordo con il Messico include una clausola anticorruzione e una clausola di tutela dei diritti umani che potrebbe portare alla sospensione del trattato in caso di violazione. Gli accordi prevedono impegni vincolanti in materia di diritti dei lavoratori e commercio sostenibile, con un chiaro riferimento agli Accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, stabilendo sottocomitati per dialoghi e scambi di informazioni su sicurezza alimentare, salute animale e vegetale, benessere degli animali, lotta alla resistenza antimicrobica e biotecnologie agricole.
L’approccio europeo si distingue nettamente da quello dei competitor globali. Mentre gli investimenti cinesi sono prevalentemente statali e concentrati su infrastrutture secondo un modello centro-periferia, e quelli statunitensi mantengono il primato nei settori finanza e tecnologia con logiche di breve termine, l’Europa punta su un partenariato più equilibrato che include capitoli vincolanti su ambiente, lavoro e condotta aziendale responsabile. Gli accordi liberalizzano anche gli appalti pubblici, sia a livello federale che sub-federale, permettendo alle aziende europee di partecipare alle gare d’appalto su un piano di parità con le imprese locali, ed espandono le opportunità per il commercio di servizi europei in settori chiave come finanza, trasporti, commercio elettronico e telecomunicazioni.
L’Italia ha sostenuto con particolare convinzione questi accordi, dopo aver ottenuto garanzie e clausole di salvaguardia rafforzate per proteggere alcune filiere sensibili del comparto agroalimentare. Se le importazioni dai paesi Mercosur porteranno squilibri competitivi e danni ai produttori europei, scatteranno le clausole di salvaguardia con lo stop temporaneo dell’accordo sui prodotti “sensibili” per l’Unione Europea, tra cui carni e formaggi. L’accordo prevede inoltre che i prodotti importati debbano rispettare gli standard europei, garantendo la tutela dei consumatori e la parità di condizioni competitive.
Le proiezioni economiche attestano l’impatto potenziale di questa strategia: l’accordo con il Mercosur dovrebbe portare a un incremento del 39% delle esportazioni UE entro il 2040, mentre quello con il Messico aggiorna un’intesa in vigore dal 2000 che già oggi sostiene 630.000 posti di lavoro europei attraverso esportazioni di beni e servizi per oltre 70 miliardi di euro all’anno. Complessivamente, i due accordi potrebbero generare benefici per 50 miliardi di euro e creare 440.000 posti di lavoro in più in tutta l’UE, contribuendo all’obiettivo italiano di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027.
Il cammino verso la piena operatività presenta tuttavia complessità procedurali non trascurabili. L’accordo con il Mercosur è entrato in vigore provvisoriamente il 1° maggio 2026, diventando vincolante ai sensi del diritto internazionale, ed è composto da 27 capitoli e 21 allegati per ciascun ambito negoziale. L’accordo con il Messico richiederà la ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell’UE secondo le rispettive procedure nazionali, mentre l’accordo commerciale provvisorio, rientrando nelle competenze esclusive dell’UE, necessita del consenso del Parlamento Europeo e di una decisione del Consiglio. Entrambi richiedono votazioni a maggioranza qualificata in Consiglio europeo e a maggioranza semplice al Parlamento europeo prima dell’entrata in vigore definitiva, un processo che richiederà mesi se non anni e che dovrà affrontare resistenze interne, particolarmente da parte del settore agricolo in alcuni Stati membri.
Ciononostante, la portata strategica di questa doppia intesa trascende le difficoltà procedurali. In un momento in cui il protezionismo minaccia l’ordine commerciale internazionale costruito faticosamente nel secondo dopoguerra, in cui la competizione sino-americana ridisegna gli equilibri globali secondo logiche di potenza, e in cui il multilateralismo appare in crisi profonda, l’Europa ha scelto di riaffermare il proprio ruolo in America Latina attraverso accordi che non si limitano a creare vantaggi commerciali reciproci, ma configurano un modello distintivo di relazioni internazionali basato su regole condivise, cooperazione multilaterale e tutela di valori comuni. La sfida non è solo economica: è la sfida di dimostrare che esiste un’alternativa al realismo delle potenze autoritarie e all’unilateralismo delle democrazie tentate dal ripiegamento nazionalista. L’America Latina, con i suoi legami storici con l’Europa e la sua crescente importanza strategica, diventa così il terreno dove l’Unione può testare la tenuta del proprio modello in un mondo che cambia. L’esito di questa scommessa determinerà non solo il futuro delle relazioni transatlantiche in senso lato, ma anche la capacità dell’Europa di rimanere un attore globale rilevante nel XXI secolo.
