“La transizione si è compiuta: si è passati da incentivi ad hoc a un sistema realmente strutturato e parametrato sugli standard internazionali…”
di Pietro Fiocchi
La recente riscoperta dell’Asia Centrale come regione di primaria rilevanza strategica per l’Italia e per l’intera UE ha contribuito a rinnovare l’interesse per tutto quello che succede in quelle repubbliche con il suffisso -stan.
Tra queste l’Uzbekistan è oggi un paese leader nei settori del turismo, dello sviluppo dell’IA e del processo di integrazione regionale in generale. Di fondamentale importanza è ora l’aspetto che riguarda le possibilità di realizzazione in questo paese di nuovi progetti economici e finanziari, per attori pubblici e privati, italiani ed europei.
Ne parliamo con Farkhodjon A. Israilov, esperto uzbeko in investimenti, fintech e sviluppo aziendale.
Quali sono i motivi più interessanti per cui gli investitori europei dovrebbero considerare l’Uzbekistan oggi, e quali sono gli ostacoli principali che ancora scoraggiano l’afflusso di capitali dall’UE? Potrebbe indicare un paio di settori in cui queste dinamiche sono particolarmente evidenti?
L’attrattività del Paese poggia innanzitutto su due fattori: dimensioni e tempismo. L’economia dell’Uzbekistan è cresciuta del 7,7% nel 2025, superando la soglia dei 145 miliardi di dollari, mentre il primo semestre del 2026 ha fatto registrare un’ulteriore accelerazione dell’8,5%.

Questa solida performance ha spinto Moody’s a promuovere il rating sovrano del Paese e Fitch a migliorarne l’outlook a positivo.
Dietro questo successo si cela un percorso di riforme ormai strutturale e non più solo di facciata: dopo la liberalizzazione della valuta nel 2017, nell’ottobre 2025 l’Uzbekistan e l’Unione Europea hanno siglato un Accordo di partenariato e cooperazione rafforzato, applicato in via provvisoria da marzo 2026.
Insieme al regime tariffario preferenziale GSP+ (Sistema di Preferenze Generalizzate “Plus”), in vigore dal 2021, questa intesa garantisce a esportatori e investitori europei un quadro normativo e commerciale decisamente più stabile e prevedibile rispetto a soli cinque anni fa.
I numeri sul campo confermano il trend: sono già oltre 1.000 le aziende europee attive nel Paese, con un portafoglio di investimenti cumulato che supera i 30 miliardi di euro. Parallelamente, l’interscambio commerciale tra UE e Uzbekistan ha sfiorato i 4,8 miliardi di euro nel 2024, un valore quasi raddoppiato rispetto ai livelli del 2020.
La prevedibilità normativa ha registrato netti passi avanti, pur non avendo ancora raggiunto gli standard europei. Sebbene l’indagine sulle imprese della Banca Mondiale evidenzi un miglioramento nell’accesso alla terra e nelle procedure burocratiche per gli investitori esteri, muoversi in questo contesto richiede tuttora il supporto di consulenti legali locali di comprovata esperienza.
Due settori riflettono chiaramente queste dinamiche contrapposte. Nel comparto energetico, gli sviluppatori europei e del Golfo – come ACWA Power e Masdar – hanno stanziato decine di miliardi di dollari in progetti solari, eolici e di stoccaggio con il sostegno della BERS; un segnale evidente che il quadro di gestione del rischio si dimostra efficace su larga scala per iniziative strutturate e garantite dal governo.
Al contrario, la grande distribuzione e i beni di consumo raccontano una storia diversa: operatori europei come Carrefour hanno incontrato forti difficoltà fino a decidere l’uscita dal mercato.
Il fallimento non è dipeso dalla mancanza di opportunità, quanto dalla necessità di un profondo radicamento locale in termini di format, prezzi e catena di fornitura.
Un caso di scuola per qualsiasi azienda dell’UE convinta che i modelli di business occidentali siano replicabili ovunque senza variazioni.
Quali ostacoli normativi e amministrativi devono affrontare le aziende europee, in particolare le PMI, quando entrano nel mercato uzbeko, e quali misure consiglierebbe per gestire questi rischi?
Per le piccole e medie imprese, i principali ostacoli non risiedono tanto nella normativa generale sugli investimenti – ormai favorevole alle aziende straniere – quanto nella gestione della macchina burocratica quotidiana.
Le difficoltà maggiori si concentrano nelle procedure doganali e di certificazione, non ancora pienamente allineate agli standard europei, nell’accesso a terreni o strutture idonee e nell’interazione con un sistema bancario e valutario che, sebbene decisamente più aperto rispetto a dieci anni fa, richiede ancora un’attenta pianificazione per il rimpatrio degli utili e i pagamenti transfrontalieri.
Quello che io consiglio: registrare, se possibile, all’interno di una delle zone economiche speciali dell’Uzbekistan o dell’IT Park. Il Paese conta oggi 22 zone economiche speciali, a cui si aggiungono diverse centinaia di zone industriali minori.
Le imprese che vi aderiscono beneficiano di importanti sgravi sull’imposta sul reddito delle società, del differimento dell’IVA sulle importazioni e, in alcuni casi, di un regime fiscale bloccato per l’intera durata del periodo di incentivi, al riparo da eventuali future modifiche delle regole generali.
Meglio affidarsi a consulenti legali e fiscali locali di provata esperienza fin dal primo giorno, senza aspettare l’insorgere di una controversia. Il diritto commerciale uzbeko si sta evolvendo rapidamente, e il divario tra la norma scritta e la sua applicazione pratica è proprio il terreno in cui affondano le radici la maggior parte dei problemi delle PMI.
Inoltre, è fondamentale pianificare tempistiche realistiche per le certificazioni e lo sdoganamento, evitando di dare per scontata la velocità di elaborazione tipica degli standard europei.
Come è cambiato l’approccio dell’Uzbekistan negli ultimi anni per attirare gli investitori stranieri, e quali nuovi strumenti – come le zone economiche speciali, le agevolazioni fiscali o le procedure semplificate – sono oggi vantaggiose per gli investitori europei?
La transizione si è compiuta: si è passati da incentivi ad hoc a un sistema realmente strutturato e parametrato sugli standard internazionali.L’esempio più evidente e recente è il Tashkent International Financial Centre, la cui legge costituzionale è entrata in vigore nel luglio 2026.
Per offrire alle istituzioni internazionali un contesto normativo di cui già si fidano, il centro introduce i principi della common law inglese, un tribunale commerciale internazionale dedicato, un regolatore finanziario indipendente e la stabilità fiscale garantita fino al 2076.
A conferma della rilevanza del progetto, BlackRock sarà coinvolta nella definizione della sua struttura, un segnale di per sé di grande portata.
Sul fronte più immediato e vicino alle esigenze delle PMI, l’Uzbekistan conta oggi 22 zone economiche speciali (a cui si aggiungono zone di libero scambio e aree specializzate nei comparti farmaceutico, agricolo e ittico), che offrono esenzioni pluriennali dalle imposte societarie, immobiliari, fondiarie e dai dazi doganali in base all’entità dell’investimento.
L’IT Park garantisce alle imprese tecnologiche orientate all’export e a quelle di outsourcing l’esenzione totale dalle imposte sui redditi societari e personali, dall’IVA e dai dazi doganali, con agevolazioni che in alcuni casi sono blindate fino al 2040.
Nello stesso solco si inserisce l’annuncio di una nuova zona esente da imposte interamente dedicata all’intelligenza artificiale e ai data center nel Karakalpakstan. Parallelamente, dal marzo 2026, l’accordo EPCA (Accordo di partenariato e cooperazione rafforzato) garantisce alle imprese dell’UE un quadro normativo di livello pattizio per la tutela degli investimenti e del commercio molto più chiaro rispetto al passato: una svolta autentica per le PMI europee che stanno valutando l’ingresso in questo mercato.
Un consiglio chiave a un investitore europeo che si avvicina per la prima volta all’Uzbekistan?
Questo mercato va affrontato come una realtà che premia la pazienza e il reale radicamento locale, non come una scorciatoia.
Gli investitori europei e del Golfo che stanno registrando successi nei settori dell’energia, delle infrastrutture e della finanza hanno un tratto comune: hanno stanziato capitali reali e investito tempo su una scala tale da dimostrare la volontà di restare, adattando la propria strategia alle dinamiche concrete del mercato locale anziché dare per scontato che i modelli di business dei paesi d’origine fossero replicabili tali e quali.
La chiave del successo sta nel presidiare fisicamente il territorio, coltivando i rapporti con i regolatori e i partner locali prima ancora che se ne presenti la necessità, e nell’utilizzare gli strumenti giuridici oggi disponibili – come l’EPCA (Accordo di Partenariato e Cooperazione Rafforzato), il GSP+ (Sistema di Preferenze Generalizzate “Plus”) e il sistema delle zone economiche speciali – come solide fondamenta su cui costruire, ma non come un surrogato del lavoro sul campo.
Profilo dell’Esperto:
Farkhodjon A. Israilov è consulente per gli investimenti, executive nel settore fintech e specialista nello sviluppo aziendale, con focus sull’Asia Centrale.
Il suo percorso professionale comprende ambiti quali il banking, il fintech, la promozione degli investimenti, le partnership pubblico-privato e le relazioni con le istituzioni governative.
Ha lavorato a stretto contatto con investitori internazionali che sonoentrati nel mercato uzbeko, fornendo consulenza su ingresso nel mercato, gestione degli adempimenti normativi e costruzione di partnership istituzionali nei settori dei servizi finanziari, delle infrastrutture e delle tecnologie emergenti.
