di Ciro Maddaloni
Nelle settimane passate il Parlamento polacco, nell’esercizio dei suoi legittimi poteri, ha nominato i nuovi giudici della Corte costituzionale. La nomina di otto nuovi membri del Tribunale costituzionale rientra nei poteri costituzionali del Sejm, il parlamento polacco. In questo non c’è alcuna irregolarità, ma un normale avvicendamento di giudici in quelle posizioni apicali.
La Commissione europea, per bocca del suo portavoce, ha richiamato più volte la Polonia al rispetto di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che il 5 maggio 2026 ha disposto misure provvisorie imponendo alle autorità polacche competenti “di astenersi dall’ostacolare l’assunzione e l’esercizio delle funzioni giudiziarie da parte dei giudici nominati dal Sejm nel marzo 2026”.
Venerdì sera (30 ottobre) una folla di persone si è radunata davanti alla sede del Tribunale costituzionale. La polizia ha circondato l’edificio per garantire la sicurezza dei presenti. Questo ha amplificato nei cittadini polacchi la percezione di un crescente braccio di ferro, sulla composizione della massima autorità giudiziaria del Paese, tra il Presidente della Repubblica Nawrocki e il governo presieduto dal Primo Ministro Tusk.
L’assembramento, ripreso dalle telecamere dei giornalisti accorsi sul posto, è stato trasmesso in diretta televisiva, generando una controversia tra governo e opposizioni che è peraltro al centro del dibattito politico in Polonia da oltre un decennio.
Sabato (31 ottobre) la Commissione europea ha dichiarato di seguire da vicino la crisi che coinvolge il Tribunale costituzionale polacco a seguito dello scontro avvenuto venerdì sera, e ha ribadito che “spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa operare in conformità con la Costituzione e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell’Unione europea”.
Tusk ha richiamato l’importanza di ripristinare l’ordine pubblico, precisando che questo non significa “accettare l’illegalità”, bensì evitare che queste manifestazioni possano degenerare.
Tusk ha accusato alcuni ambienti politici di intraprendere azioni volte a minare la democrazia e lo stato di diritto in Polonia, rivolgendosi ai cittadini in un discorso televisivo nella sua prima importante risposta alla crisi. Ha descritto gli eventi di venerdì come “episodi scandalosi” e ha affermato di sperare che scene del genere non si ripetano mai più. In questo contesto, ha fatto riferimento a quello che ha definito il sostegno di forze filorusse e all’attività online di bot russi, che si presume sostengano gli oppositori dell’attuale ordinamento costituzionale.
Il governo Tusk afferma di portare avanti le riforme necessarie per ripristinare lo Stato di diritto dopo anni di quelle che definisce interferenze nel sistema giudiziario da parte del partito Diritto e Giustizia (PiS). L’opposizione, dal canto suo, accusa il governo Tusk di un “tentativo di colpo di Stato”.
I partiti conservatori europei accusano invece l’UE di “silenzio” di fronte a questa ennesima manifestazione di instabilità interna alla Polonia. Sabato i copresidenti del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) hanno condannato le azioni del governo polacco, descrivendole come una violazione dello Stato di diritto, e hanno espresso il loro sostegno al presidente della Repubblica Nawrocki.
Secondo i partiti conservatori, le azioni del governo Tusk costituiscono una chiara e grave violazione dello Stato di diritto, condannando quello che considerano un attacco all’indipendenza giudiziaria e alle garanzie costituzionali della Polonia. “Nessun governo è al di sopra della legge”, ha affermato il co-presidente dell’ECR Nicola Procaccini, aggiungendo che le istituzioni europee “non devono distogliere lo sguardo” e che il rispetto della sovranità nazionale e dell’indipendenza giudiziaria deve rimanere una questione di principio, “indipendente dalle alleanze politiche”.
La legittimità del Tribunale costituzionale polacco è contestata da oltre un decennio. La controversia risale al 2015, quando l’allora partito di governo Piattaforma Civica e il partito di opposizione Diritto e Giustizia si scontrarono sulla nomina di cinque giudici. Da allora la vicenda si è trasformata in un conflitto più ampio sull’indipendenza giudiziaria, sulla composizione del Tribunale e sull’autorità delle sue sentenze.

