di Pio Daniele Mizzau
Dopo ben un quarto di secolo dall’attentato più scioccante degli ultimi tempi il dibattito sul crollo del World Trade Center vede ancora una profonda spaccatura tra il resoconto governativo del NIST(National Institute of Standard and Technology) e le severe obiezioni sollevate dall’associazione AE911Truth (Architects & Engineers of 9/11 Truth).
La ricostruzione del NIST sostiene che il collasso delle Torri Gemelle e dell’Edificio 7 sia stato causato da un cedimento strutturale progressivo. Secondo l’istituto, l’impatto degli aerei avrebbe divelto le protezioni ignifughe dalle colonne portanti, esponendo l’acciaio a incendi devastanti. L’incurvamento dei solai surriscaldati avrebbe infine ceduto sotto il peso della massa sovrastante, scatenando una caduta a catena.
Tuttavia, AE911Truth — che conta oltre 3.000 tra architetti e ingegneri — contesta radicalmente questo scenario, definendolo scientificamente lacunoso. La principale critica rivolta al NIST riguarda la meticolosa omissione delle prove fisiche fondamentali: l’agenzia governativa ammise infatti di non aver mai cercato residui di esplosivi nei detriti (tesi della demolizione controllata), rifiutando di analizzare campioni di polvere in cui test indipendenti avevano riscontrato tracce di materiale termiticoincandescente.

I tecnici di AE911Truth evidenziano altresì come la dinamica dei crolli presentasse anomalie incompatibili con un normale incendio: la simmetria quasi perfetta delle cadute, l’estrema polverizzazione del cemento e, soprattutto per il WTC 7 (non colpito da aerei!), una fase di accelerazione in caduta libera tipica delle implosioni o demolizioni controllate. Vengono inoltre contestate le simulazioni al computer del NIST, ritenute manipolate nei parametri e tenute coperte da segreto per impedire verifiche indipendenti.
Mentre il NIST liquida queste accuse affermando che posizionare cariche esplosive in segreto sarebbe stato impossibile, AE911Truth sostiene che la versione ufficiale violi le leggi fondamentali della fisica, chiedendo una vera indagine super partes. Comunque il ricordo delle quasi tremila vittime resta legato al nodo mai del tutto sciolto sulla verità. Nonostante le inchieste ufficiali abbiano ricostruito la presunta matrice terroristica, l’ombra del segreto di Stato su dettagli decisivi — come i sostegni logistici internazionali — continua a ferire i familiari. La desecretazione parziale promossa negli anni non ha cancellato il sospetto di omissioni strategiche: senza trasparenza totale, la memoria non trova pace.
Inutile piangere a comando solo il giorno della commemorazione per poi continuare a nascondere la verità tutto l’anno, quella verità che i familiari sopravissuti devono ai propri cari strappati loro improvvisamente, con violenza e senza “ancora” una umana spiegazione!

