di Emanuele Mariani

       Mai una finale di un Mondiale di calcio, in quasi cento anni di storia, aveva messo di fronte la squadra campione del mondo in carica (e detentrice della Coppa America) con quella campione d’Europa; Argentina e Spagna, mai si erano sfidate per un titolo mondiale. Una partita nella partita, Messi contro Yamal: il campione argentino di 39 anni, considerato, a buon diritto, erede calcistico di Maradona ed anche l’attuale giocatore più forte del mondo, contro il giovane spagnolo appena 19enne, astro nascente del calcio mondiale, destinato a diventare il secondo più giovane (dopo Pelè) a disputare una finale mondiale.

       Avrebbero dovuto giocare per la ex Coppa (Trofeo) Artemio Franchi, ovvero per la Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA, nota anche come Coppa delle nazioni europee-sudamericane, ma la gara tra i campioni mondiali e  continentali di Sudamerica ed Europa (culla del calcio, due patrie quasi simmetriche del football, dove l’una ha tramandato all’altra il gioco più bello del mondo, completandosi ed integrandosi a vicenda in oltre un secolo), sfida che si sarebbe dovuta disputare a Doha, in Qatar, venne annullata a marzo scorso, a causa del conflitto tra Usa e Iran, unito alle difficoltà della federazione sudamericana a trovare una data utile per lo spostamento.

       E il primo torneo internazionale è saltato per l’attacco degli Usa e di Israele all’Iran. La finalissima, co-organizzata da Uefa e Conmebol tra i campioni continentali di Europa e Sudamerica, è stata cancellata per l’impossibilità di raggiungere un accordo con l’Argentina su una data alternativa a quella del 27 marzo 2026, a Doha, in Qatar, come era previsto dal calendario. 

       Nessuna delle opzioni proposte dall’Uefa si era rivelata accettabile per la federazione argentina che, in fondo, preferiva non giocare.

       Il commissario tecnico albiceleste, Scaloni avrebbe evitato l’impegno a prescindere dagli eventi, ricordando l’1-6 inflitto dalla Spagna alla sua nazionale prima di Russia 2018.

       Inoltre, l’Afa, la Federcalcio di Buenos Aires, pretendeva l’incasso totale come se la partita fosse ancora giocata in Qatar (dove erano stato venduti 80mila biglietti).

       La Spagna aveva cercato in tutti i modi di giocare accettando tutte le tre opzioni, ma invano.

       La prima prevedeva di disputare la partita al Bernabeu nella data prevista, con una divisione equa dei tifosi presenti, ma l’Argentina ha rifiutato. L’Uefa ha ringraziato il Real Madrid per la disponibilità manifestata, e il Qatar che avrebbe ospitato la partita, e ha cancellato l’evento che sarebbe giunto alla seconda edizione, dopo la prima vinta a Wembley, a Londra, dall’Argentina sull’Italia (3-0).

       La seconda prevedeva una sfida andata e ritorno: una partita al Bernabeu il 27 marzo e l’altra a Buenos Aires durante una finestra internazionale prima dell’Europeo e della Coppa America 2028.

       Anche questa opzione è stata respinta. Infine, l’Uefa ha chiesto all’Argentina l’impegno a disputare la partita il 27 marzo, o il 30 marzo, scorsi, se si fosse trovata una sede neutrale in Europa (erano stati presi contatti anche per San Siro), ma anche questa proposta è stata respinta.

       L’Argentina, si era detta indisponibile anche per il 31 marzo, e aveva, quasi profeticamente, proposto di giocare la partita dopo il Mondiale, ma in quel momento nessuno pensava a date disponibili anche per la Spagna, e dunque pure questa possibilità è stata scartata.

       Chissà che cosa penseranno ora gli organizzatori al vedere invece che proprio le due grandi formazioni (peraltro Argentina, prima e Spagna, seconda nel ranking Fifa), alla fine giocheranno per il massimo titolo calcistico mondiale in palio, domenica 19 luglio 2026, alle ore 21:00 italiane al New York  New Jersey Stadium di East Rutherford, l’impianto conosciuto abitualmente come MetLife Stadium.

       Entrambe le formazioni fanno parte delle 8 grandi che nel passato hanno vinto almeno un titolo mondiale, ma alcune hanno vinto sia la Coppa Rimet (solo Rimet per l’ Uruguay, con i 2 titoli del 1930 e 1950), sia la Coppa Fifa (Italia: 4 titoli, con 2 Rimet, nel 1934 e 1938 e 2 Fifa nel 1982 e 2006; Brasile, con 5 titoli, tre Rimet nel 1958, 1962 e 1970 e due Fifa nel 1994 e 2002, Germania (Ovest sino al 1990) con 4 titoli, 1 Rimet nel 1954 e 3 Fifa nel 1974,1990 e 2014, e l’Inghilterra, 1 Rimet, nel 1966), altre solo la Coppa Fifa (Argentina 1978, 1986 e 2022, Francia, 1998 e 2018, Spagna, 2010).

       La Coppa Rimet, disputata dal 1930 al 1970, fu assegnata, a titolo definitivo, al Brasile nel Mondiale appunto del 1970, in Messico, avendola vita per tre volte, verdeoro che guidano la classifica dei titoli mondiali con 5 affermazioni (3 Rimet e due Coppe Fifa).

       Per la Spagna finalista che, dopo aver ospitato il Mondiale del 1982, per noi Italiani vincente, sarà tra i Paesi organizzatori del prossimo Mondiale del centenario, insieme a Marocco ed Uruguay per l’inaugurazione, sarebbe il secondo titolo (dopo il primo assoluto del 2010, al Mondiale sudafricano); per l’Argentina si tratterebbe della quarta Coppa Fifa e seconda consecutiva (solo Italia e Brasile ci riuscirono, si trattava di Coppa Rimet) e sarebbe un record assoluto: infatti, nessuna squadra ha mai vinto finora due Coppe Fifa consecutive e sarebbero ben 4 i titoli Fifa dal 1978, anno del primo trionfo argentino in casa.

       Intanto, la Albiceleste, battendo, ieri 15 luglio 2026, l’Inghilterra in semifinale (2 a 1, stesso punteggio del quarto di finale, disputatosi il 22 giugno 1986, al Mondiale del Messico 1986, celebre per la mano de Dios e per il gol del secolo di Maradona), ha eguagliato il record della Germania (Ovest fino al 1990), con sette finali mondiali.

       Cosa resterà di questo Mondiale 2026 (il primo a 48 squadre e con gironi ed eliminazione diretta da sedicesimi), così atteso e pieno di grandi partite (ben 104). O meglio, a futura memoria, quale emozione ci rimarrà scolpita e tramandata? L’Italia non vi ha partecipato, certo, ma enormi sono stati i sentimenti che solo il calcio sa suscitare, come quelli dell’animo umano, la gioia ed il dolore (sportivo si intende).

       Non potremo certo dimenticare alcune Nazionali che hanno mancato l’impresa come Capoverde ed Egitto che, per poco, non hanno fermato la corsa verso la finale dell’Argentina (che sa plasmare emozioni tutte sudamericane con la sua garra e le vittorie al fotofinish, con remuntade clamorose anche sotto di due reti) o la remata collettiva dei giocatori della Norvegia (spesso capitanata dal centravanti tra i più forti del mondo, Erling Haaland) con i propri tifosi ad ogni vittoria, scandinavi degni eredi dei Vichinghi, capaci di battere il Brasile e poi inchinarsi all’Inghilterra, ma di certo vera squadra rivelazione di questo Mondiale (Norvegia che peraltro aveva, con merito, sbarrato la strada alla qualificazione, primi nel girone eliminatorio, all’Italia di Gattuso).

       E come dimenticare la Francia, che non è riuscita a superare, ancora una volta, l’ostacolo, sempre più ostico, della Spagna in semifinale, battuta dagli Iberici per 2 a 0, dopo un cammino che sembrava trionfale verso la presa della Bastiglia finale (bleus sconfitti proprio il giorno della festa nazionale, il 14 luglio 2026).

       Insomma, un Mondiale di successo anche per la Rai che, come Servizio Pubblico, ha garantito una copertura di altissima qualità e professionalità.

       Ci sentiamo, dunque, di dire grazie alle giornaliste e giornalisti, conduttrici e conduttori, registe e registi, tecnici, collaboratrici e collaboratori a tutti i livelli, ed opinionisti interni ed in esterni anche sui luoghi dell’evento, comparse, insomma alle donne e uomini, in particolare di Rai Sport, per il lavoro eccellente svolto con passione (fino ad ore piccole) per la tv pubblica, non solo per la trasmissione delle partite, ma anche per le rubriche di approfondimento a sostegno ed accompagnamento del pre, durante e post degli incontri (Dribbling MondialiItalia chiama America e Notti Mondiali), che hanno registrato ottimi dati di ascolto dall’11 giugno 2026, tenuto conto che Notti Mondiali è andata in onda quasi sempre fino a tarda notte (fino all’ultimo cliente, come si è detto spesso in trasmissione) ed il 12 luglio 2026 addirittura fino alle 03:00 di notte con Argentina – Svizzera che, dopo i supplementari, si è conclusa alle 05:30 del mattino).  

               La febbre Mundial ha conquistato sempre di più gli spettatori e gli appassionati, sintonizzati su Rai 1, in chiaro e gratuitamente, per seguire le partite del Mondiale 2026 arrivato ormai alle ultime battute.

       La fase finale dei Mondiali 2026 ha continuato a registrare ascolti record su Rai 1.

       Basti pensare che la semifinale tra Francia e Spagna trasmessa il 14 luglio scorso, in prime time su Rai 1, è stata seguita complessivamente da 9.017.000 di ascolto medio e uno share del 49,4%.  Si confermano i risultati positivi sui target con gli Uomini 15 – 24 anni (70,1% di share) e Uomini 25 – 34 anni con il 64,6% di share. Per le donne si segnala il target 15 – 24 con il 62,5% di share.

       La semifinale tra Inghilterra e Argentina, disputata mercoledì sera, il 15 luglio scorso e conclusa con la qualificazione della nazionale di Lionel Messi alla finale contro la Spagna, è stata seguita da 9 milioni 447mila telespettatori, con uno share del 52,3%.

       Ed ora si attende la finale di domenica 19 luglio alle 21:00 (ora italiana) a New York, al New Jersey Stadium di East Rutherford, conosciuto come MetLife Stadium (dove c’è la Spagna che attende l’Argentina), che vedrà in cabina di telecronaca la coppia Rimedio – Adani, mentre le sconfitte (Francia – Inghilterra), si affronteranno nella finale per il terzo posto, in programma sabato 18 luglio alle 23:00 (ora italiana) a Miami, al Miami Stadium, denominazione utilizzata dalla FIFA per l’Hard Rock Stadium di Miami Gardens, in Florida e sarà commentata da De Capitani – Denis.

       “Il grande successo dei Mondiali proposti dalla Rai – dice l’Amministratore Delegato, Giampaolo Rossi – va oltre gli eccezionali dati d’ascolto fin qui raggiunti anche tra il pubblico più giovane, perché quegli stessi dati dimostrano la bontà della scelta del Servizio Pubblico di proporli in chiaro, per tutti. Perché il grande sport deve essere di tutti e noi continueremo a proporlo, anche in altre discipline, nei prossimi mesi. Ringrazio il direttore di Rai Sport e tutta la sua “squadra” di telecronisti, inviati, commentatori e tecnici per averci offerto un prodotto di grande qualità e assolutamente coinvolgente”.

       Agli straordinari risultati editoriali si affiancano quelli commerciali.

       “Il risultato commerciale di questa Coppa del Mondo rappresenta un segnale molto positivo per l’intero mercato, in un contesto economico e geopolitico ancora caratterizzato da forti incertezze. Abbiamo superato i 50 milioni di euro di raccolta pubblicitaria, migliorando il risultato dell’edizione del Qatar 2022 nonostante un’offerta sensibilmente inferiore di partite trasmesse: 35 contro le 64 in esclusiva del 2022, in un Mondiale che vede Rai condividere i diritti dell’evento con un altro broadcaster che trasmette integralmente il torneo. Il risultato di Rai Pubblicità è la riprova del fatto che solo i grandi editori nativi possono offrire audience così importanti con un’elevata penetrazione sui giovani 15-24.” dichiara Luca Poggi, Amministratore Delegato di Rai Pubblicità. “Le aziende continuano a riconoscere nel grande sport in chiaro un’opportunità unica per creare valore per il proprio business, come conferma la crescita del numero dei clienti, passati dai 204 investitori dei Mondiali del Qatar ai 237 di questa edizione.”

       Solo con le prime 28 sfide trasmesse, la tv di Stato ha raccolto oltre 118 milioni spettatori davanti alla televisione.

       La media è stata pari a oltre 4,2 milioni di spettatori a partita, con uno share del 31%. Un dato che supera i quasi 4 milioni medi fatti registrare dalla Rai con le gare del Mondiale 2022 (in quell’occasione tutte in esclusiva sulla tv di Stato).

       Un dato (l’ascolto medio) che ha avuto picchi di crescita ulteriori considerando che all’appello mancano ancora le finali che metteranno di fronte le big rimaste in gioco.

       I dati mostrano dunque che l’investimento è stato azzeccato, considerando che, secondo indiscrezioni, la Rai ha pagato 70 milioni di euro per la sua quota di diritti, cifra più bassa del previsto a seguito dell’assenza dell’Italia dal torneo.

​​​​​​Emanuele Marianisaggista e scrittore