CONVERSAZIONE CON IL PROF. MAURO CAPPELLO, DOCENTE IN POLITICHE EUROPEE PRESSO UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA

di Alessandro Mauriello

Dopo la Conferenza sul futuro dell’Europa con la redazione di molte proposte interessanti per la riforma dei trattati da parte del Movimento federalista europeo, e dopo l’importante seminario di Ventotene per gli 80 anni del Manifesto con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ritorna fortemente nel dibattito politico, il tema del rilancio del progetto europeo, seguendo il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Ursula Hirshmann, Ada Rossi. Lo faremo, ragionando sul Piano nazionale di ripresa e resilienza con il prof. Mauro Cappello, direttore scientifico del Corso “Next Generation EU e la figura del Recovery Plan Specialist” della Scuola di alta formazione Medio Adriatica, esperto in fondi strutturali , docente presso l’Università degli Studi della Tuscia, e consulente per la Commissione Europea.

A suo avviso il Pnrr presentato dal governo sarà efficace per ammodernare il paese?

Vorrei cominciare evidenziando che il PNRR non è un Fondo, ma una Facility ovvero uno strumento finanziario che serve a realizzare una serie di riforme strutturali necessarie per il nostro paese. Queste risorse inoltre rappresentano una eccellente opportunità per il nostro sistema economico, per la coesione sociale ma soprattutto perché prevede la realizzazione di quelle riforme che l’UE ci chiede di fare da anni sui nostri nodi strutturali. Pesanti fardelli che uccidono il sistema economico, la competitività delle nostre imprese, appesantiscono le attività del nostro sistema produttivo che deve competere in scenari che non sono più solo più europei, ma globali . Guardiamo per esempio ai costi amministrativi degli appalti pubblici, alla complessità dei bandi per fare infrastrutture, volano di sviluppo economico per il contesto che le descrivevo.

Per superare la crisi pandemica sarà altrettanto ?

Gli investimenti del Next Generation UE serviranno ai paesi europei per ammodernarsi e tenere il passo dei grandi player globali e saranno aggiuntivi rispetto ai due interventi già varati dall’UE a marzo e aprile, denominati rispettivamente Coronavirus Response Investment Initiative (CRII) e CRII+, per aiutare i paesi membri a superare l’emergenza sanitari attuale consentendo agli stessi una flessibilità di riprogrammare i fondi europei della fase 2014-2020.

E’ importante richiamare il fatto che tale flessibilità è stata inserita anche nel successivo periodo di programmazione dei fondi strutturali 2021-2027.

Un cambio di passo della Commissione UE contro l’austerity finanziaria di questi anni, che ha provocato grandi deficit in termini di popolarità del progetto europeo e contrasti tra paesi cosiddetti “frugali” e paesi più propensi all’aumento della spesa pubblica per incentivare lo sviluppo.

Professore Lei considera il PNRR un passo importante per una vera Unione Europea?

Lo considero un importante “cambio di paradigma”, aggiungerei una vera e propria svolta storica per la classe dirigente europea, che finalmente accetta il concetto del “debito buono” per realizzare ed accelerare gli investimenti. Con l’annoso problema del ruolo della nostra pubblica amministrazione che dovrà governare i processi di attivazione di tali investimenti, la domanda che dovremmo porci è se avremo la capacità per fare questo salto di qualità ? Il governo Draghi sta facendo grandi investimenti in termini di risorse umane puntando sui giovani e sul merito, direi che la strategia per implementare presto e bene i progetti è molto buona.

Quali altre modifiche si dovranno apportare per rilanciare il progetto europeo, sognato dal Manifesto di Ventotene?

Dobbiamo accelerare sull’integrazione UE, sui temi tradizionali della governane, politica estera, immigrazione, difesa, debito ecc per avere un ruolo strategico nello scacchiere mondiale. Pensi, uno studio molto affidabile del Centro studi e ricerche del Parlamento europeo, che afferma in previsione che nel 2035 nessun paese europeo sarà membro del G8, e che le potenze economiche globali saranno la Cina, Usa, India e solo al quarto posto ci sarà l’UE.

Altro tema dossier sui cui dovremmo lavorare molto in termini di policy making comunitario è quello della sicurezza cibernetica.

Sarà necessario raggiungere molto presto una vera “Sovranità digitale europea”, oltre la regolazione della privacy o della concorrenza.

Il balzo in avanti a livello geopolitico va fatto anche alla luce dell’imminente patto di cooperazione tecnologia e militare tra Usa, Australia, Regno Unito in volontà difensiva contro la politica di influenza della Cina nel Pacifico. Il tutto è accaduto senza che noi Europa sapessimo nulla, o che venissimo coinvolti nella strategia globale, nonostante la nostra storica alleanza militare della Nato.

14-10-2021
Autore: Alessandro Mauriello
Associazione Koine’
meridianoitalia.tv

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