di Gianni Lattanzio
Roma, Università “Sapienza”. Un Papa entra nella Cappella universitaria, benedice studenti e docenti, attraversa i viali tra gli edifici razionalisti, si ferma a parlare nel piazzale e infine prende la parola nell’Aula Magna. Non è soltanto il protocollo di una visita pastorale: è una regia simbolica che restituisce la Chiesa al cuore della città universitaria, e la città universitaria al cuore della Chiesa. L’incontro di Leone XIV con la Sapienza, giovedì 14 maggio 2026, appare fin da subito come qualcosa di più di un evento: una scena in cui si misura, in concreto, la possibilità di una nuova alleanza tra fede e ragione, tra istituzione ecclesiale e sapere laico, tra coscienza religiosa e coscienza civile.
di Sonia Rocca
Vi è una domanda che percorre come una corrente sotterranea l’intera storia del pensiero occidentale: chi siamo quando smettiamo di recitare? Pirandello la pose con lucidità spietata, dissolvendo il confine tra maschera e volto fino a renderli indistinguibili. Fernando Pessoa la moltiplicò in un’eteronimia vertiginosa, come se l’identità fosse non un nucleo ma un arcipelago.
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Beccalossi e prima hanno ammirato la grandezza del grande Torino, senza dimenticare Alex Zanardi ed il post terremoto in Friuli – giorni di anniversari tra storie di sport e di vita, ricordando i campioni e gli eventi come avrebbe fatto Beppe Viola
di Emanuele Mariani
Ci sono giorni nei quali, specie ai primi di maggio, lo sport e la vita si mescolano al ricordo di avvenimenti non sempre lieti: è notizia di oggi, 6 maggio, della scomparsa di un grande, grandissimo fantasista del calcio italiano degli anni ’70, ’80 e ’90, e che oggi, ironia della sorte, avrebbe fatto comodo alla nostra Nazionale (a corto di geniali numeri 10) - lui che in Nazionale maggiore non ci ha mai giocato - Evaristo Beccalossi, data che coincide con altro tragico anniversario, il terremoto in Friuli giusto 50 anni fa (ricordato con una cerimonia alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella),
Leggi tutto: Chiedimi di quelli che…hanno visto giocare, con classe infinita,
di Angelo Bottone
Viviamo in un’epoca ossessionata dall’informazione e, allo stesso tempo, profondamente segnata dalla sfiducia. Da una parte siamo continuamente invitati a “seguire la scienza”, a pretendere prove, dati, verifiche; dall’altra assistiamo alla diffusione di credenze irrazionali, teorie del complotto e forme di fanatismo politico o religioso. In questo contesto, una domanda antica torna sorprendentemente attuale: quando è giusto credere?
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di Gianni Lattanzio
Ci sono lingue che nascono per comandare, lingue che prosperano negli scambi commerciali, lingue che si affermano come codici tecnici di potenze militari. L’italiano ha avuto un’altra storia: si è insinuato nel mondo come lessico dell’arte e della musica, come grammatica del paesaggio urbano, come lingua di una certa idea di misura e di umanità.