di Lucia Di Giambattista

A fine aprile, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); un piano caratterizzato da sei missioni, ognuna declinata in differenti componenti nelle quali sono state raggruppate molteplici progettualità o di riforma o di investimento.

La “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” è la prima missione con un costo complessivo di circa 40 miliardi di euro e prevede al suo interno tre componenti dove la prima ha proprio come obiettivo, quello di occuparsi della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.

Nel corso degli ultimi cinque anni, significative iniziative sono state già avviate nella PA, grazie al lavoro svolto dall’Agenzia per l’Italia Digitale, dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e dai Responsabili della Transizione al Digitale (RTD) di Amministrazioni centrali e locali.

Il tema esiste, c’è partecipazione e disponibilità, ma servono ulteriori sforzi per essere in linea con la “digitalizzazione” degli altri Paesi europei, per avere miglioramenti significativi nella gestione della Pubblica Amministrazione e raggiungere gli utenti in modo equo, inclusivo e nel rispetto della privacy.

Per comprendere al meglio la “digitalizzazione”, occorre inserirla nei vari contesti ma soprattutto stabilire la natura delle relazioni, in modo da ridurre il più possibile gli svantaggi derivati da una frammentazione inevitabile che è insita nel tema stesso e che dunque ne ostacola i risultati.

Un caso rilevante in cui applicare una visione sistemica è la “digitalizzazione dei servizi da erogare al pubblico” da parte delle Amministrazioni o di soggetti privati. 

Lo scorso dicembre sono state presentate a livello europeo delle proposte che porteranno alla modifica di due Regolamenti, molto importanti: la prima è “Legge sui servizi digitali”, COM(2020)825, che modifica la Direttiva 2000/31/CE,; la seconda, invece, è la COM/2020/823 o nuova Direttiva NIS relativa all’aggiornamento delle misure in ambito cybersecurity, che andrebbe ad abrogare la Direttiva (UE) 2016/1148.

A queste proposte, poi, si aggiungono anche altri elementi che sono imminenti o già applicati, come ad esempio: il recepimento della Direttiva (UE) 2019/882 sui requisiti di accessibilità dei prodotti e servizi (European Accessibility ACT) entro giugno 2022; il tema della WEB TAX ed i chiarimenti dati con un provvedimento dell’Agenzia dell’Entrate dove è presente una definizione di “servizio digitale”; il Cloud Computing che sarà il motore con cui  velocizzare, semplificare la gestione dei sistemi informativi pubblici ed erogare i servizi della PA agli utenti.

Lo scenario è perciò assai complesso e non è così scontato riuscire ad arrivare ad erogare servizi digitali al pubblico che siano contemporaneamente sicuri, inclusivi, sostenibili.

Per evitare che la logica “silos” riduca i benefici della digitalizzazione, serve quanto prima istituire un tavolo di lavoro da parte del Governo per fornire una strategia comune da adottare, per avere definizioni che siano perimetrate e compatibili nelle varie declinazioni, per rendere le norme tra loro armonizzate ed applicabili, per definire la o le autorità responsabili della digitalizzazione dei servizi ed aggiornare la mappa di tutti gli attori istituzionali che concorreranno al raggiungimento degli obiettivi digitali per il 2030.

 

24-05-2021
Autore: Lucia Di Giambattista
PhD, Fisico esperto in ICT ed innovazione
meridianoitalia.tv

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