Per una nuova regolazione dei processi migratori tra lavoro, formazione, diritti e sviluppo locale
di Gianni Lattanzio
Vi sono epoche nelle quali le parole pubbliche arrivano in ritardo rispetto alla realtà. Migrazione è una di queste parole. Troppo spesso viene pronunciata quando il fenomeno è già divenuto emergenza, quando la persona è già arrivata, quando l’amministrazione è già in affanno, quando il territorio è già impreparato, quando il lavoro rischia di diventare invisibile. Eppure la mobilità umana è una delle costanti più antiche della storia: non un incidente della modernità, ma una forma permanente attraverso cui le società si trasformano, si impoveriscono o si rigenerano.
anche il nostro doppio, Bolelli e Vavassori, conquistano, da soli, il titolo, per la prima volta, dopo l’ex aequo di pietrangeli e sirola, nel 1960 – il 2026, anno di anniversari non solo per il vincente tennis italiano
di Emanuele Mariani
Sono tra quelli che ricorda la vittoria di Panatta agli Internazionali d’Italia del 30 maggio 1976 contro Guillermo Vilas: all’epoca, un mio zio era giudice di linea di quella manifestazione e proprio dopo la vittoria di Panatta, a sei anni, cominciai a prendere lezioni di tennis che mi portano ancora oggi a giocare discretamente.
Sempre nello stesso anno, Panatta vinse anche il Rolland Garros, il 14 giugno 1976, battendo in finale lo statunitense, Harold Salomon, in 4 set ed il 19 dicembre 1976, la Coppa Davis, in Cile, con gli altri grandi tennisti di quella squadra (Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti, Antonio Zugarelli), capitanata da Nicola Pietrangeli.
di Gianni Lattanzio
Roma, Università “Sapienza”. Un Papa entra nella Cappella universitaria, benedice studenti e docenti, attraversa i viali tra gli edifici razionalisti, si ferma a parlare nel piazzale e infine prende la parola nell’Aula Magna. Non è soltanto il protocollo di una visita pastorale: è una regia simbolica che restituisce la Chiesa al cuore della città universitaria, e la città universitaria al cuore della Chiesa. L’incontro di Leone XIV con la Sapienza, giovedì 14 maggio 2026, appare fin da subito come qualcosa di più di un evento: una scena in cui si misura, in concreto, la possibilità di una nuova alleanza tra fede e ragione, tra istituzione ecclesiale e sapere laico, tra coscienza religiosa e coscienza civile.
di Myriam Mazza
Il termine Hantavirus è indicativo di una vasta famiglia di virus a RNA a singolo filamento, appartenenti al genere Orthohantavirus (famiglia Hantaviridae), che causano gravi sindromi zoonotiche a livello globale. La distribuzione e la manifestazione clinica di questi virus variano significativamente in base alla regione geografica, al clima, allo sviluppo sociale, al comportamento umano e al serbatoio animale coinvolto. Mentre in Europa e Asia gli Hantavirus provocano prevalentemente la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), nelle Americhe sono la causa principale della sindrome polmonare da Hantavirus (HPS o HCPS), una patologia respiratoria acuta con tassi di letalità molto elevati (possono raggiungere il 40-50%).
di Romina Cacciatore
Negli ultimi anni, il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis ha rappresentato, per molti piccoli comuni italiani, non soltanto una questione amministrativa o identitaria, ma anche un fenomeno con effetti economici concreti sul territorio. In particolare, nel Sud Italia — Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Abruzzo e numerosi borghi soggetti a spopolamento progressivo — l’arrivo di italo-discendenti provenienti dall’estero ha contribuito alla riattivazione di microeconomie locali, spesso caratterizzate da fragilità strutturali e riduzione demografica.
di Sonia Rocca
Vi è una domanda che percorre come una corrente sotterranea l’intera storia del pensiero occidentale: chi siamo quando smettiamo di recitare? Pirandello la pose con lucidità spietata, dissolvendo il confine tra maschera e volto fino a renderli indistinguibili. Fernando Pessoa la moltiplicò in un’eteronimia vertiginosa, come se l’identità fosse non un nucleo ma un arcipelago.
di Angelo Bottone
Viviamo in un’epoca ossessionata dall’informazione e, allo stesso tempo, profondamente segnata dalla sfiducia. Da una parte siamo continuamente invitati a “seguire la scienza”, a pretendere prove, dati, verifiche; dall’altra assistiamo alla diffusione di credenze irrazionali, teorie del complotto e forme di fanatismo politico o religioso. In questo contesto, una domanda antica torna sorprendentemente attuale: quando è giusto credere?
di Salvatore Donato
Lavoro con dati da fonti aperte da anni, e nel tempo ho imparato a guardare le cose obliquamente. Non l'evento in sé, ma quello che lo precede. Non la crisi conclamata, ma i segnali che nessuno ha collegato prima che esplodesse. Quel che ho capito è che le informazioni necessarie, quasi sempre, esistono già. Sono accessibili, sono persino osservate da qualcuno. Il problema non è trovarle. È che nessuno le sta leggendo insieme.
Note sulla transizione geopolitica contemporanea
di Tiberio Graziani
La crisi dell’ordine unipolare non coincide con una semplice redistribuzione della potenza, ma con una più profonda riconfigurazione sistemica. Tra riaffermazione della sovranità, competizione tecnologica, centralità eurasiatica e vulnerabilità interne agli Stati, il policentrismo emerge come cifra del nuovo scenario internazionale.
di Gianni Lattanzio
C’è sempre un momento, nella storia, in cui il potere smarrisce il senso del limite e si illude di poter piegare la realtà alla propria volontà. Sant’Agostino lo aveva compreso osservando il tramonto dell’Impero romano: tra la civitas Dei e la civitas terrena non vi è soltanto una distinzione teologica, ma una tensione permanente tra chi crede che la forza fondi l’ordine e chi sa che senza giustizia non vi è che dominio.
di Romina Cacciatore
L’Europa sta attraversando una profonda discussione su confini, identità e appartenenza. Ma esiste un dibattito che rivela qualcosa di ancora più importante: il modo in cui ogni nazione sceglie di guardare ai propri discendenti nel mondo. E poche comparazioni risultano oggi così emblematiche come quella tra Polonia e Italia.
Beccalossi e prima hanno ammirato la grandezza del grande Torino, senza dimenticare Alex Zanardi ed il post terremoto in Friuli – giorni di anniversari tra storie di sport e di vita, ricordando i campioni e gli eventi come avrebbe fatto Beppe Viola
di Emanuele Mariani
Ci sono giorni nei quali, specie ai primi di maggio, lo sport e la vita si mescolano al ricordo di avvenimenti non sempre lieti: è notizia di oggi, 6 maggio, della scomparsa di un grande, grandissimo fantasista del calcio italiano degli anni ’70, ’80 e ’90, e che oggi, ironia della sorte, avrebbe fatto comodo alla nostra Nazionale (a corto di geniali numeri 10) - lui che in Nazionale maggiore non ci ha mai giocato - Evaristo Beccalossi, data che coincide con altro tragico anniversario, il terremoto in Friuli giusto 50 anni fa (ricordato con una cerimonia alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella),
di Gianni Lattanzio
Ci sono lingue che nascono per comandare, lingue che prosperano negli scambi commerciali, lingue che si affermano come codici tecnici di potenze militari. L’italiano ha avuto un’altra storia: si è insinuato nel mondo come lessico dell’arte e della musica, come grammatica del paesaggio urbano, come lingua di una certa idea di misura e di umanità.
di Ciro Maddaloni
Il 30 Aprile u.s., si è tenuto nella prestigiosa sede di Palazzo Valentini - Sala Mons. Luigi Di Liegro - la premiazione dei partecipanti al Concorso di Idee: “Metti il turbo alla tua intelligenza”.
I partecipanti al concorso hanno presentato i loro elaborati sul tema “L’intelligenza Artificiale al servizio dell’istruzione - Tra Tecnologia e Etica”, a cui sono seguiti interessantissimi interventi da parte dei relatori del Convegno.
di Gianni Lattanzio
L’entrata in vigore, seppur provvisoria, dell’Interim Trade Agreement tra Unione europea e Mercosur non è una semplice notizia di cronaca economica: è uno di quei passaggi che, in silenzio, spostano le faglie della geopolitica.
Non stiamo assistendo soltanto alla graduale eliminazione di dazi; stiamo vedendo l’Europa tentare di ridisegnare il proprio posto nel mondo, riaprendo un grande fronte atlantico che da troppo tempo viveva ai margini dell’immaginario strategico di Bruxelles.
di Gianni Lattanzio
C’è un momento, ogni anno, in cui il calendario civile smette di essere una semplice successione di date e torna a farsi coscienza collettiva. È il Primo Maggio. Ma questa festa, oggi più che mai, chiede di essere sottratta alla retorica, alle formule stanche, ai riti che si ripetono senza più toccare la realtà. Perché il lavoro, nel nostro tempo, non è soltanto una questione economica: è la grande soglia sulla quale si misura la dignità della persona, il valore della convivenza, la qualità della democrazia. In una stagione segnata da guerre, rivoluzioni tecnologiche,
di Gianni Lattanzio
Nel secondo mandato di Donald Trump, con una guerra in Iran che divide l’Occidente e un’Ucraina logorata da un conflitto senza sbocchi chiari, la visita di Stato di re Carlo III negli Stati Uniti non è una parentesi di folklore monarchico, ma un’operazione di alta geopolitica. Dentro il rituale delle parate, dei brindisi e delle foto a beneficio dei social si è consumata una partita delicata: usare il linguaggio delle cortesie di Corte per mettere limiti, almeno simbolici, all’unilateralismo della Casa Bianca e ricordare a Washington che l’“alleato naturale” europeo non è disposto a seguirla in ogni sua avventura.
passando per le celebrità di Studio Uno, Milleluci e Fantastico, ed ora messo in vendita al quartiere romano “Della Vittoria”
di Emanuele Mariani
Se una persona si trovasse a passare per il quartiere “Della VittoriaXV” e più precisamente in via Col di Lana, si chiederebbe da dove derivi questo nome dato alla strada.
Ebbene Col di Lana (Col de Lana in ladino) è una montagna alta2.452 metri e si trova nelle Dolomiti, precisamente nel Comune di Livinallongo del Col di Lana (Belluno), tra la valle del Cordevole e il passo Falzarego. Il Col di Lana si allunga alla sinistra della valle del Cordevole, delimitato a sudest dal rio Andraz, a sudovest dal Cordevole stesso, a nordovest dal torrente Ruaz. A nordest, un'ampia vallata lo separa dal Setsas.
di Gianni Lattanzio
L’incontro tra Papa Leone XIV e la primate anglicana Sarah Mullally in Vaticano non è soltanto una pagina di cronaca ecclesiale, ma un segno carico di conseguenze religiose, culturali e geopolitiche, che si impone anche allo sguardo più distratto. Nel gesto del Vescovo di Roma che apre le porte del Palazzo Apostolico alla guida di una comunione nata da uno scisma, in un tempo segnato da guerre globali e da una diffusa crisi di senso, si riflette la consapevolezza che la divisione tra i cristiani non è più un affare interno di specialisti, ma un elemento che incide sulla credibilità stessa dell’annuncio: “Che tutti siano una sola cosa, perché il mondo creda” (Gv 17,21).
Ottant'anni fa, l'Italia si liberava dal nazifascismo. Oggi, il 25 aprile torna a ricordarci che la libertà non è mai scontata — è una conquista quotidiana, fragile e preziosa, che ogni generazione ha il dovere di custodire e rinnovare.
Le parole di Sandro Pertini, partigiano, presidente, uomo libero tra gli uomini liberi, risuonano oggi con una forza che il tempo non ha scalfito. Una democrazia imperfetta, litigiosa, rumorosa, vale infinitamente più di qualsiasi ordine imposto con la forza. Perché nella democrazia c'è la voce di tutti — anche di chi sbaglia, anche di chi dissente.
La Festa della Liberazione non è nostalgia. È bussola. È il punto fermo da cui misurare quanto siamo disposti a fare per difendere i valori che chi è venuto prima di noi ha pagato con la vita.
di Emanuele Mariani
C’è stato chi ha attraversato anni raccontando le gesta dei grandi campioni dello sport e non solo, li ha commentati e ha vissuto con loro le gioie e i dolori degli avvenimenti: nella boxe, come nel calcio, nell’atleticaed in tutte le loro smisurate sfaccettature. Soprattutto, c’è chi ha dato voce a chi voce non aveva, a quelli che sembravano emarginati e delusi e che spesso vivevano nelle periferie del mondo, lontano dai riflettori.
San Giovanni Battista Scalabrini e i “vecchi agenti di emigrazione”
di Padre Lorenzo Prencipe
Il XIX secolo è l’epoca di uno dei più consistenti spostamenti di popolazioni dell'età moderna: l’emigrazione dall’Europa verso le Americhe. Dal 1815 al 1840, 70 milioni di persone cambiano continente, provenienti soprattutto dall’Europa. Dal 1840 al 1914 circa cento milioni di Europei emigrano in un altro continente. E dalla sola Italia, dal 1861 allo scoppio del primo conflitto mondiale emigrano quasi 16 milioni di persone che per raggiungere la loro meta, percorrono gli itinerari imposti dalle grandi compagnie di navigazione e soggiacciono alla pressione di una rete di “agenti reclutatori” senza scrupoli.