di Barbara Barbieri
L’emergenza pandemica ha posto la scuola italiana davanti a un prepotente cambiamento che ha investito la dimensione organizzativa, didattica e relazionale del fare scuola. Un cambiamento che ha travolto la comunità scolastica tutta, facendo uscire ciascuno dalla propria zona di confort per misurarsi con un nuovo modo di fare scuola e lavorare a distanza. Per affrontare un cambiamento bisogna prima di tutto comprenderlo e diventare poi oggetto del cambiamento stesso, ma questo può non bastare. Per realizzare il mutamento bisogna accrescere le spinte e ridurre la resistenza, quella resistenza al cambiamento insita in ogni persona e che si traduce in un atteggiamento di chiusura verso tutte le novità implicite o esplicite, desiderate o non desiderate.
Abbiamo imparato che essere resilienti significa essere consapevoli, in un presente che non può essere affrontato con strumenti noti e strategie codificate, nella costante ricerca di modalità nuove e allo stesso tempo efficaci per mantenere viva la relazione educativa. E così, la capacità di governare il cambiamento è diventata una competenza strategica, essenziale in una Scuola che ha incessantemente lavorato giorno dopo giorno per riorganizzarsi, rimodularsi e reinventarsi.
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di Rosa Musto,
Siamo qui per rinnovare una promessa: batteremo la mafia, la elimineremo dal corpo sociale perché è incompatibile con la libertà e l' umana convivenza. E perché l'azione predatoria delle varie mafie ostacola lo sviluppo, impoverisce i territori, costituisce una zavorra non solo per il Sud ma per tutta l'Italia" ( Presidente della Repubblica Sergio Mattarella)
Anche quest’anno, il 23 Maggio 2021, a conclusione della settimana dedicata all’educazione della legalità, l’emergenza pandemica non ha interrotto la realizzazione della nota commemorazione con le scuole, sugli attentati in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina.
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di Annalisa Libbi
Riflettere sulla scuola dopo il 2020 assume un significato inedito nel quale le conseguenze della pandemia che ha colpito il mondo e, con essa, i suoi traumi svolgono un ruolo da protagonista.
La chiusura delle attività del paese ha riconsegnato, all’istituzione scolastica, almeno nel dibattito, quel ruolo che le è peculiare nel suo intersecarsi e influenzare tutti gli ambiti della vita sociale e, nella crisi di una vita forzatamente reclusa, essa ha rappresentato l’unico aggancio al mondo esterno, una delle poche idee di “normalità” ancora rimaste.
La scuola non è stata chiusa, neanche nei momenti più critici e, tra le tante difficoltà evidenziate da questa condizione straordinaria che il mondo sta vivendo, continua a svolgere il proprio ruolo anche grazie alla serietà e flessibilità dei suoi attori che, dovrebbe essere ricordato più spesso, non sono missionari o volontari ma professionisti nel proprio settore.
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di Rosa Musto
L’ Educazione degli adulti”, nella prospettiva del Lifelong learning, si rifà al Consiglio europeo tenutosi a Lisbona più di venti anni fa, nel marzo 2000.
La Strategia di Lisbona, anticipò i tempi nell’adottare l’ambizioso progetto di “fare dell’Europa l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.
Per realizzare questo fu assegnato un ruolo strategico ai sistemi di istruzione e al loro interno, al settore dell’educazione degli adulti nell’ambito del Lifelong learning e per questo il Consiglio definì i seguenti tre obiettivi strategici:
1. Migliorare la qualità e l’efficacia dei sistemi di istruzione e di formazione nell’Unione europea;
2. Facilitare l’accesso di tutti ai sistemi di istruzione e di formazione;
3. Aprire i sistemi di istruzione e formazione al mondo esterno.
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di Rosa Musto
Il rapporto di Eurydice del 2020 presenta una panoramica delle riforme e dei principali sviluppi politici nei vari paesi dal 2015 ad oggi sulla base dei risultati pubblicati dall’Education and Training Monitor 2020[1],il rapporto di monitoraggio dell’istruzione e della formazione presentato dalla Commissione europea a novembre 2020, il quale analizza i risultati dell’UE e degli Stati membri in relazione agli obiettivi fissati dal quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione (ET 2020).
In tale quadro l’Italia viene menzionata per aver introdotto riforme sostanziali volte a migliorare la qualità e la governance in tutto il paese, per una importante ristrutturazione del sistema ECEC, il sistema e cura della prima infanzia da 0 a 6 anni e per aver introdotto riforme sulla qualificazione del personale o sullo sviluppo professionale continuo.