di Gianni Lattanzio
L’operazione militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran segna un punto di svolta nella lunga crisi tra Washington, Tel Aviv e Teheran. Ai raid contro infrastrutture militari e siti legati al programma missilistico e nucleare si somma oggi un possibile vuoto di leadership al vertice della Repubblica islamica, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Donald Trump hanno lasciato intendere che Ali Khamenei potrebbe essere rimasto ucciso nei bombardamenti, mentre fonti ufficiali di Teheran parlano di “guerra psicologica” e ne smentiscono la morte.
Leggi tutto: La guerra e la successione: USA, Israele e Iran di fronte al nodo Khamenei
di Mario Catini
Nel lessico ufficiale non è mai “guerra”. È “risposta proporzionata”, “deterrenza”, “operazione mirata”, “difesa della stabilità”. Le parole sono il primo fronte: servono a contenere la paura, a tenere insieme le alleanze, a proteggere la reputazione. E soprattutto servono a far passare un messaggio politico semplice: noi non aggrediamo, reagiamo. Questa è una vecchia arte imperiale. Roma la praticava con un rigore quasi liturgico; gli Stati Uniti la esercitano con un apparato comunicativo e diplomatico infinitamente più complesso, ma animato da una logica simile: la superpotenza non può permettersi di apparire come un aggressore unilaterale, perché l’egemonia moderna vive anche di consenso, non solo di forza.
Leggi tutto: Da Sagunto a Tel Aviv: l’alleato come leva di potenza (e come miccia)
di Paolo Balduzzi
Fino a pochi anni fa, in gran parte dell’opinione pubblica dei paesi europei, l’espressione “economia di guerra” era relegata ai dibattitisulla storia economica del secolo scorso o, in alternativa, utilizzata come una metafora per altri eventi. Gli effetti del covid, per esempio, ole conseguenze della Grande recessione (2009-2013), furono infatti descritti da numerosi commentatori e giornalisti come simili a quelli di una guerra.
Leggi tutto: Il prezzo della guerra e il valore della pace
di Giandiego Carastro
Debitori delle tradizioni orientali, sappiamo da tempo che “crisi” è rischio mortale, ma anche occasione di rinascita. Le accelerazioni che provengono dagli Usa sono drastiche, nervose, nerborute. Sono scossoni che pongono l’Europa in crisi. Ma anche in grado di ridirsi una identità e ridarsi un orizzonte.
Leggi tutto: Europa, ascolta te stessa per capire chi sei chiamata ad essere!
di Ranieri de Ferrante
Minneapolis è una tragedia in corso, interamente man-made.Sparatorie, proteste, presenza federale e repressione compongono una spirale che non è frutto dell’inevitabilità, ma di una strategia. Nella nuova destra americana, la libertà smette di essere un valore e diventa una colpa. Trump interpreta il conflitto come un bullo: una prova di forza continua, dove la de-escalation equivale alla sconfitta. Vance, invece,
Leggi tutto: Strange Bedfellows: Trump, Vance e Marx