L'Italia e il Mondo

 di Giuseppe Morabito

Una delle ultime attività di Mike Pompeo, come Segretario di Stato del Presidente Trump, ha coinciso con l’affermazione che la repressione cinese degli Uiguri nello Xinjiang è un "genocidio".

Antony Blinken, candidato a succedere a Pompeo, ha affermato di concordare su questa visione. Nel caos della litigiosa transizione presidenziale, Washington ha quindi adottato il linguaggio più deciso di qualsiasi altra capitale nella sua descrizione degli avvenimenti che stanno accadendo nell’ovest della Cina. Questo aumenterà le tensioni nell’area e potrebbe complicare le relazioni tra Pechino e la nuova amministrazione USA. L'uso del termine "genocidio" da parte di Pompeo non obbliga Biden a intraprendere ulteriori misure nei confronti  di Pechino per la repressione degli uiguri, un gruppo etnico principalmente musulmano, ma le dichiarazioni concordanti di Pompeo e Blinken indicano un cambiamento radicale nell’approccio di Washington allo Xinjiang, dove più di un milione di uiguri sarebbero stati inviati nei campi per "de radicalizzazione" e dove le donne sarebbero state sottoposte a sterilizzazioni forzate e aborti per limitare la crescita demografica.

25-01-2021
Autore: Giuseppe Morabito
Generale dell’Esercito Italiano
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

di Giuseppe Morabito

Il giorno dell’Epifania, Antony Blinken, Candidato a Segretario di Stato nell'amministrazione Biden ed ex Vice Segretario di Stato durante il mandato Obama, ha dichiarato: ”Gli arresti, effettuati in modo radicale, dei manifestanti a favore della democrazia sono un attacco a chi coraggiosamente difende i diritti universali. L'amministrazione Biden-Harris starà con il popolo di Hong Kong e contro il giro di vite di Pechino sulla democrazia”. La situazione a Hong Kong è strettamente legata a quella di Taiwan, l’isola con governo democratico e ventitré milioni di abitanti che Pechino considera parte integrante del suo territorio.

Il 9 gennaio Michael Pompeo, attuale Segretario di Stato del Presidente Trump ha voluto rimarcare, ancora una volta, che: ”Taiwan è una vivace democrazia e un partner affidabile degli Stati Uniti, anche se per diversi decenni il Dipartimento di Stato ha creato complesse restrizioni interne per regolare le interazioni dei nostri diplomatici, membri di servizio e altri funzionari con le loro controparti taiwanesi”. “Il governo degli Stati Uniti ha intrapreso queste azioni unilateralmente, nel tentativo di placare il regime comunista di Pechino”. Ha aggiunto che: ”Oggi revocherò tutte queste restrizioni autoimposte”.

13-01-2021
Autore: Giuseppe Morabito
Generale dell’Esercito Italiano
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

di Giuseppe Morabito

Il cambiamento climatico e la scarsità di risorse influenzeranno sempre più gli equilibri di potere in diverse aree del mondo. La competizione per il possesso e il controllo di acqua e terre continua a generare tensioni “intra” e “inter“ nazionali. Le future scelte strategiche e logistiche di molte operazioni militari dovranno tenere conto di questi scenari. La NATO Defence College Foundation ha analizzato questi aspetti strategici nella conferenza organizzata a Roma lo scorso mese. A questi argomenti si aggiunge quello energetico. Il nostro paese e i suoi alleati della NATO, come tutti i principali paesi consumatori, - comprese le nazioni emergenti – dovranno, nel prossimo futuro, risolvere un problema energetico complesso.

Il comparto della Difesa non può essere avulso da questi problemi, perché potrebbe essere, di fatto, il mezzo, qualora fallisse la diplomazia, per affrontare le minacce future per l’approvvigionamento dell'energia agli italiani. La NATO come “Alleanza Difensiva” non può trascurare l'importanza per la sicurezza globale ed equilibri internazionali di energia e questioni ambientali, per due ragioni principali.

08-01-2021
Autore: Giuseppe Morabito
Generale dell’Esercito Italiano
Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

di Giorgio Bartolomucci

Nel 1967, cinque Paesi del Sud est asiatico decisero di iniziare un progetto di integrazione regionale che li avrebbe aiutati ad affrontare alcuni dei maggiori problemi di quegli anni. Fra le priorità chiave: la guerra del Vietnam, la guerra fredda, la diffusione del comunismo, il futuro del nuovo stato della Malesia, i rifugiati indo-cinesi, il genocidio in Cambogia e la sua invasione da parte del Vietnam, Gli obiettivi erano chiari e ambiziosi: favorire la stabilità tramite la crescita economica, il progresso sociale e lo sviluppo culturale. Ai giorni d’oggi, l'ASEAN - Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, consta di dieci paesi membri (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam) le cui popolazioni ammontano a quasi il 9% degli abitanti del pianeta. La cosiddetta ASEAN Way definisce un processo decisionale basato sul consenso attraverso una costante consultazione rafforzata; la non interferenza negli affari interni, il rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell’identità nazionale, l’integrità territoriale, la pari rappresentanza e, ultimi ma non meno importante, il riconoscimento della necessità di una risoluzione pacifica delle controversie, la rinuncia all'aggressione e all’uso della forza. Oggi questa parte del mondo è una delle più stabili ed economicamente vivace, ma l'intera regione è stata gravemente colpita dalla pandemia del Covid-19.

08-12-2020
Autore: Giorgio Bartolomucci
Direttore di Diplomacy

di Franco Danieli

Chiunque abbia frequentato i due Paesi e si sia correttamente informato, può agevolmente constatare come i valori - e le regole - posti a fondamento dell’Unione Europea siano regolarmente e grandemente violati; furbizia e corruzione, appalti pubblici non trasparenti, controllo dei mezzi d’informazione, giudici sottoposti all’esecutivo, limitazioni alla libertà di espressione e all’insegnamento, repressione del dissenso e così continuando, sono le caratteristiche principali dei due Stati ex “cortina di ferro”.

Ora nel momento in cui l’Unione e soprattutto il suo Parlamento decidono finalmente di condizionare i trasferimenti economici al rispetto dei comuni principii dello “stato di diritto” i governi dei due Paesi giocano d’azzardo, proclamando di “non accettare indebite intromissioni negli affari interni” e ponendo il veto al bilancio pluriennale, di cui sono tra l’altro tra i principali beneficiari.

                                              
29-11-2020
Autore: Franco Danieli
Già Vice Ministro agli Affari Esteri

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