di Gianni Lattanzio
Nel cuore di una guerra che pretende di essere “gestita” mentre si negozia il modo di uscirne, un dettaglio rivela più di molte dichiarazioni ufficiali: l’uomo considerato a Teheran come il principale riferimento politico‑diplomatico di Washington, l’ex ministro degli Esteri Kamal Kharazi, viene gravemente ferito in un attacco aereo contro la sua abitazione, proprio mentre sono in corso contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran. Non è soltanto un episodio in più nella spirale di colpi e ritorsioni; è il segnale che il confine – già fragile – tra campo di battaglia e tavolo negoziale è stato oltrepassato, e che nessuno, nemmeno chi tesse i fili del dialogo, può più dirsi al riparo dalla logica della forza.
Dalle guerre contro le tribù italiche ai conflitti in Ucraina e Siria: la storia insegna che il segreto della vittoria risiede in un equilibrio precario tra dipendenza militare e integrazione politica.
di Gianni Gigli
Esiste un’antica massima latina che sembra scritta per i moderni corridoi del Pentagono: “Nec sine Marsis nec contra Marsos triumphari posse”. Ovvero: non si può vincere né senza i Marsi, né contro di loro. Questa frase, nata durante la Guerra Sociale (91-87 a.C.), non è solo un importante reperto storico, ma la chiave di lettura per comprendere il fallimento o il successo delle strategie militari delle grandi potenze contemporanee.
Leggi tutto: Il Paradosso dei Marsi: perché le superpotenze non possono vincere da sole.
di Susanna Clavarino
A meno di due settimane dalle elezioni presidenziali, il dato più rilevante non riguarda un candidato, ma l’assenza di scelta. Il 34% dell’elettorato si colloca infatti tra “non preciso”, voto bianco, nullo o annullato. Più che indecisione, si tratta di un rifiuto: una quota significativa della popolazione non si riconosce in nessuna delle opzioni disponibili. In questo senso, la campagna elettorale del 2026 appare meno come una competizione tra candidati e più come un sintomo di una crisi di rappresentanza.
Leggi tutto: Perù 2026: quando l’elettorato preferisce non scegliere
di Gianni Lattanzio
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto l’effetto di uno squillo improvviso in un concerto che si illudeva ormai di poter suonare in automatico. Il commercio mondiale, rassicurato da anni di interdipendenze tanto fitte quanto fragili, riscopre all’improvviso che la geografia conta, e che pochi chilometri d’acqua possono piegare indici di Borsa, bilanci pubblici e conti familiari. In quelle acque, dove si intrecciano rotte e interessi, riaffiora una verità antica: la prosperità, se si separa dalla coscienza della propria fragilità, si trasforma in illusione collettiva, in un castello di carte esposto al primo colpo di vento.
di Gianni Lattanzio
L’Unione europea ha imboccato una soglia decisiva nel suo rapporto con il Mercosur, facendo uso di uno degli strumenti più caratteristici del diritto dell’integrazione: l’applicazione provvisoria di un accordo internazionale, nel caso di specie l’accordo commerciale interinale UE‑Mercosur (iTA), in attuazione della decisione del Consiglio del 9 gennaio e della conseguente notifica ai quattro Paesi sudamericani. Questo passaggio, apparentemente tecnico, è in realtà profondamente politico: in un’epoca di transizioni molteplici – ecologica, tecnologica, geopolitica – il commercio diventa uno dei luoghi in cui si decide, per riprendere Karl Polanyi, la direzione del cambiamento e non solo la sua velocità.
Leggi tutto: L’Europa, il Mercosur e il tempo delle decisioni