di Tiberio Graziani
A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il conflitto continua a essere interpretato come una fase di transizione verso un nuovo assetto di sicurezza regionale o globale. Questo articolo sostiene che tale lettura sia analiticamente fuorviante. Lungi dal produrre un nuovo ordine, la guerra ha consolidato una condizione di sospensione strategica, intesa come gestione armata e prolungata dell’assenza di un assetto credibile. Attraverso una distinzione tra conflitto reale e ordine narrato, l’articolo mostra come la persistenza della guerra sia legata non solo a dinamiche di potere, ma anche a vincoli politici e discorsivi che impediscono agli attori di dichiarare un limite senza compromettere la propria legittimità. La normalizzazione della sospensione viene infine interpretata come una forma politica della guerra contemporanea in assenza di un ordine condiviso.
Leggi tutto: Quattro anni di guerra in Ucraina: sospensione strategica e limiti dell’ordine narrato
di Myriam Mazza
Nel Golfo Persico, una delle regioni più aride del pianeta, l’acqua è diventata una risorsa strategica almeno quanto petrolio e gas. Mentre l’attenzione internazionale si concentra sugli effetti dei conflitti sui mercati energetici, analisti e scienziati mettono in guardia da un rischio meno visibile ma potenzialmente più devastante: la sicurezza idrica.
Leggi tutto: Guerra e sete nel Golfo: la vulnerabilità dei “regni di acqua salata”
di Gianni Lattanzio
Per lunghi decenni abbiamo contemplato il mondo da un unico balcone privilegiato: Washington. Prima come acropoli del fronte occidentale nella guerra fredda, poi come centro di irradiazione di un ordine liberale che pretendeva di farsi orizzonte universale del pianeta. Oggi quella centralità non è venuta meno, ma si è fatta ambivalente, quasi tormentata. Gli Stati Uniti restano il perno del sistema internazionale, e tuttavia non aspirano più – o non riescono più – a sorreggerne da soli l’intera architettura. Ne scaturisce un passaggio d’epoca, in cui la guerra torna a imporsi come grammatica ordinaria della politica, mentre l’ordine e il disordine s’intrecciano in forme nuove, cangianti, inquietanti.
Leggi tutto: Gli Stati Uniti, la guerra, e il futuro dell’ordine/disordine mondiale
di Sonia Rocca
Lo Stretto di Hormuz e l’isola di Kharg sono tornati ad essere il cuore pulsante di una crisi che intreccia sicurezza marittima, equilibrio energetico globale e confronto strategico tra Stati Uniti, Iran e alleati regionali. La recente campagna di attacchi statunitensi e israeliani ha colpito duramente la flotta convenzionale di Teheran, senza però eliminare la capacità iraniana di minacciare la navigazione attraverso tattiche “asimmetriche”, basate su droni, mine navali e motoscafi veloci, in uno dei choke point più sensibili del pianeta. In questo contesto, lo Stretto di Hormuz – da cui transita circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali – è oggi al centro di un gioco ad altissimo rischio, in cui ogni incidente può tradursi in un’immediata impennata dei prezzi dell’energia con ricadute sulle economie europee e asiatiche, Italia compresa. L’isola di Kharg, considerata il “tallone d’Achille” dell’Iran per la concentrazione di terminali petroliferi e infrastrutture di export, è diventata a sua volta un obiettivo simbolico e strategico, sul quale si misura la pressione degli Stati Uniti e la capacità di deterrenza di Teheran.
Leggi tutto: Hormuz e Kharg, il cuore caldo della nuova crisi nel Golfo
di Gianni Lattanzio
In Iran si combatte oggi una doppia guerra. Quella che si vede – tra Stati Uniti, Israele e la Repubblica islamica – ha il suo fronte nei cieli di Teheran, nelle basi militari, nello stretto di Hormuz dove transita una quota decisiva del petrolio mondiale.
Leggi tutto: Iran, una guerra che non assolve il regime. E la prova di maturità per l’Europa